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ROSSO PETROLIO, “ROSSO PETROLIO EP” (AUTOPRODOTTO /LIBELLULA DISCHI)

Prima di Rosso Petrolio, c’è Antonio Rossi: romano, classe 1988, una ponderosa gavetta alle spalle, passata da un periodo di studio a Londra, la canonica attività dal vivo, non solo nella capitale, da solo e di spalla ad artisti affermati come Levante o Niccolò Fabi, varie esperienze e collaborazioni, un nuovo lungo soggiorno all’estero, stavolta in Portogallo. Più recente la definitiva ‘trasformazione’ in Rosso Petrolio cui, a stretto giro, segue la pubblicazione di questo EP.

Cinque brani – tre in italiano, due in inglese – all’insegna di un cantautorato contemporaneo, che attinge in pari misura al folk d’oltreoceano e a quello d’oltremanica, non disdegnano però atmosfere e suggestioni derivanti dalla meno tradizionale e di più recente affermazione scuola scandinava. Relazioni sentimentali in via di chiusura o dallo sviluppo complicato, riflessioni più ampie sul sé, lo svolgersi della vita tra incertezze e insicurezze, momenti cupi… Una proposta sonora scarna, tutta giocata su un’interpretazione accorata ma non troppo, affiancata da tessiture di chitarra dalla grana fine, ma pronte ad accendersi di frenesia.

Riconducibile, ma solo in parte, al nuovo cantautorato italiano – vedi alla voce The Niro e Le Luci della Centrale Elettrica – Rosso Petrolio appare però alla ricerca di un’impronta stilistica più personale, magari attenuando il proprio lato drammatico, evitando di cadere nel ‘manierismo depressivo’ dei succitati. Tirare in ballo il fado, seppur considerando l’esperienza portoghese del nostro, appare comunque inesatto: tuttavia alla lontana, in certi arpeggi di chitarra e nell’atmosfera di malinconia sospesa, il cantautore sembra aver assorbito qualcosa di quel mondo sonoro: uno dei brani, forse il migliore del lotto, riporta del resto a quell’esperienza, intitolato ‘Dall’altra parte dell’Oceano’.

Accompagna l’EP non un classico booklet, ma un libretto di poesie, intitolato “Cronache di un naufragio”, per quella che alla fine diventa un’opera dalla duplice natura.

DAINOCOVA, “FUGA DA SCUOLA” (NEW MODEL LABEL)

Dopo aver viaggiato in lungo e in largo per il globo, soggiornando per lunghi periodi in Australia e ad Atene, Nicola Porceddu ritorna sul suolo italico per dare vita al suo primo progetto solista. Coadiuvato da una band di tre elementi, il cantautore e polistrumentista di origine cagliaritana assembla nove tracce (poco più di mezz’ora la durata), improntate a sonorità per lo più acustiche, di matrice folk, pronte qua e là a concedersi qualche escursione all’insegna di più sferzanti fustigate elettriche. Una formula, quella dell’autore sardo, che pur non avendo i crismi dell’originalità riesce a convincere, specialmente negli episodi più scarni ed essenziali, talvolta pronti a declinare verso territori vagamente obliqui. ‘Obliqua’ del resto, appare l’aggettivo più calzante da abbinare alla scrittura dell’autore, che costituisce il lato più interessante del lavoro: un procedere per associazione di idee, frammenti di pensieri, immagini, metafore, allegorie, spesso sfilacciate, che producono testi talvolta ellittici, in cui anche il ‘non detto’ appare acquistare forza.

“Fuga da scuola” è un titolo che fa presagire i non rari riferimenti al passato, post-infantile e adolescente, utilizzato nelle frequenti riflessioni sul sè, che nel corso del disco si allargano alla rilettura di rapporti sentimentali, o all’osservazione del mondo circostante, in maniera mai diretta, ma sempre filtrata attraverso la lente del ‘parlar d’altro’, tra evocazioni belliche (Inverno contro tutti), ambientazioni agresti (Perso in campagna), minimi fatti quotidiani (Proprio Strani, Il tempo di un toast), sprazzi di lirismo (Sulla luna).

Il lavoro di Dainocova appare così essere uno dei più interessanti ascoltati nel 2012 nella categoria della nuova generazione cantautorale, apparendo una sorta di sintesi tra la tradizione e novità, come se le ellissi di un Conte (o certi episodi di Dalla), incontrassero lo sguardo disincantato (con un velo di sarcastica ironia) di Bugo e un pizzico del ‘male di vivere’, di autori come The Niro o Le Luci della Centrale Elettrica.

Un autore che lascia intravvedere ottime potenzialità, una volta trovata una più personale cifra stilistica sonora, adeguata ad una scrittura che appare già ben avviata.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY