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AU, “BOTH LIGHTS” (THE LEAF LABEL)

Un profluvio di suoni; un’ondata di caotiche distorsioni che, per uno di quegli strani effetti ‘magici’ finiscono per costruire muri di melodia avvolgente… Il terzo, fantasmagorico lavoro degli Au, duo di Portland formato da Luke Wayland e Dana Valatka: il primo, a disegnare coi sintetizzatori panorami sonori alieni, algidi come l’artico, ma pronti ad esplodere nell’incandescenza di un vulcano islandese; la seconda, ad arricchire il tutto con le sue multicolori percussioni.

Il risultato sono questi undici brani, nei quali si mescolano composizioni strumentali (la maggior parte) e brani cantati (talvolta da entrambi), ardite rapide che sfociano in cascate sonore iridescenti e più tranquilli, placidi frangenti, colorati dalla grana crepuscolare del piano.

Una serie di brani in cui si mescolano momenti che rimandano a dei Sigur Ròs ‘iperproteici’, parentesi dal sapore prog, sprazzi ai limiti del jazz rock e frustate sperimentali dal sapore talvolta zappiano (con l’aggiunta di qualche fiato) e più spesso minimalista per un disco dal quale è veramente dura staccarsi, scoprendo ad ogni ascolto particolari precedentemente sfuggiti.

Uno dei migliori ascolti di questo 2012.

LOSINGOTODAY

ROLL THE DICE, “IN DUST” (THE LEAF LABEL)

Secondo lavoro per il duo elettronico formato dagli svedesi Malcolm Pardon e Peter Mannerfelt: undici composizioni interamente strumentali che coniugano avanguardia minimalista e suggestioni cinematografiche (e ciò non meraviglia, dal momento che Pardon vanta già qualche esperienza nella composizione di musiche da film. “In dust” finisce così per porsi a metà strada (o se vogliamo all’incrocio) tra Philip Glass e John Carpenter: le atmosfere futuristiche, a tratti tinteggiate di oscurità (quando non di una certa inquietudine), ricordano infatti le colonne sonore del regista di “1999 e affini”; qua e là, si intravedono squarci teutonici (pur se abbastanza banalmente, è almeno il caso di citare i Kraftwerk).

L’ora e passa di durata garantisce un ascolto ricco e anche abbastanza variato sotto il profilo delle atmosfere ‘emotive’, in qualche caso c’è anche spazio per un pizzico di ‘energia’ in più, pur in un quadro votato alla rarefazione e a tonalità ambient che, complice la ripetitività ‘microvariata’ tipica di certo minimalismo (procedendo magari per arricchimenti sonori progressivi) dà spesso e volentieri un effetto ipnotico, finendo per portare a ‘galleggiare’ sulle musiche del duo scandinavo.

Un lavoro suggestivo e a tratti anche intenso, che forse però nei meno avvezzi potrà talvolta indurre un pizzico di noia strisciante e stimolare uno sbadiglio: un disco quindi consigliato soprattutto agli amanti del genere e agli ascoltatori più ‘propensi’ a certe suggestioni sonore.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY