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THE GREAT NOTHERN X, “COVEN” (IN THE BOTTLE RECORDS / AUDIOGLOBE)

Era il 2012 quando i Great Nothern X, si presentavano sulla scena col loro primo, omonimo lavoro… a due anni di distanza, il gruppo guidato da Marco degli Esposti, voce e chitarra e autore dei testi – in inglese – dei sette brani che compongono “Coven”, snodandosi su una mezz’oretta circa di durata.

Di acqua sotto i ponti ne è passata parecchia, a detta dello stesso Degli Esposti, affiancato dai (si suppone) fratelli Arzenton a chitarre e basso e da Federico Maio a batteria e percussioni assortite; “Coven” si configura allora come un ‘riassunto’ degli ultimi due anni, come uno sguardo abbastanza disilluso e amaro (per certi versi anche un filo rancoroso) sul presente e sul recente passato: dal mito per la ricchezza accresciuto dalla crisi, all’atteggiamento dell’Occidente nei confronti delle rivoluzioni arabe, fino allo svilimento della donna.

I Great Nothern X traducono questo in uno stile sonoro dalle coordinate chiare, ma allo stesso tempo dall’identità sfuggente: l’ascolto, pur breve, appare non instradarsi mai su un percorso definito, mescolando componenti del nuovo folk (o alt.country che dir si voglia) americano, con accenni a certe sonorità ‘oblique’ à la Bright Eyes e momenti più invasivi e debordanti (vagamente riconducibili a certi Motorpsycho d’annata), fino a momenti rutilanti, caratterizzati da avvolgenti sabbiosità stoner e parentesi dilatate, a sfiorare territori psichedelici.

Un lavoro continuamente sospeso tra un intimo raccoglimento cantautorale e più estroverse aperture da indie rock band, che mostra un gruppo in crescita, che conferma le potenzialità dell’esordio, dando l’idea di avere ancora ampi margini di sviluppo.

CRANCHI, “VOLEVAMO UCCIDERE IL RE” (IN THE BOTTLE RECORDS /AUDIOGLOBE)

Secondo lavoro per i Cranchi (il nome, anzi il cognome, glie l’ha dato il cantante e chitarrista Massimiliano), dopo l’esordio del 2010: un progetto nato tra Mantova e Rovigo (città di provenienza dei quattro componenti della band), tutti già con qualche esperienza alle spalle (tra queste,  i The Great Nothern X, già recensiti su queste pagine). “Volevamo uccidere il re”: laddove il re è la personale metafora per il ‘pensiero unico’ dominante ai giorni nostri.

I Cranchi conducono la loro battaglia attraverso un folk acustico (talvolta vestito con divisa ‘da combattimento’, all’insegna di un ensemble che agli strumenti consueti aggiunge fisarmonica, banjo e piano), venato di ‘indie’ e impastato con la tradizione del cantautorato italiano, quella del filone più orientato a uno sguardo critico verso la società (tornano alla mente Guccini o Claudio Lolli). Storie ispirate dalle guerre, magari quelle così lontante ‘nella mente’, ma geograficamente appena oltre un braccio di mare, o dagli ‘anni di piombo’ (rievocati nel brano conclusivo), un cuoco anarchico e un redivivo Robin Hood, sono solo alcuni degli scenari e dei personaggi che incrociamo lungo gli otto brani presenti, in cui si trova anche spazio per un paio di episodi sentimentali.

Un disco su cui aleggia costantemente un alone di rabbia venata di malinconia, espressa con personalità dal cantante, in un episodio accompagnato da una voce femminile. I Cranchi superano con personalità la prova del secondo disco, dando l’idea di avere ancora ampi margini di miglioramento.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

THE GREAT NOTHERN X (IN THE BOTTLE RECORDS)

Il progetto Great Nothern X nasce dalla collaborazione di un pugno  musicisti della scena padovana, provenienti da due precedenti esperienze: da una parte, Marco degli Esposti col suo progetto Art of Wind; dall’altra i componenti del trio strumentale Flap.

Il risultato sono questi sette brani, all’insegna di un folk dai risvolti spesso psichedelici; atmosfere talvolta venate di tinte crepuscolari, quasi decadenti.

Cavi elettrici con qualche uccello (corvi?) appollaiato sopra, sullo sfondo un cielo grigio, il tutto in bianco e nero pare sintetizzare il mood del disco, dominato da un

cantato ugualmente velato di una malinconia, con venature che ricordano certo folk irlandese dal mood particolarmente ‘nostalgico’.

Loser song, The stranger, Sickness of the great nothing sono titoli che allo stesso modo rendono bene le atmosfere che si respirano nei poco meno di quaranta minuti di durata del lavoro: grandi spazi e un senso come di incompiutezza, di nostalgia appunto, o di mancanza di un qualcosa reso più evidente dalla desolazione di certi spazi aperti…

Vi si accompagna a chitarre ruvide, dagli accenti spesso, appunto, psichedelici, pronti in qualche caso a esplodere in finali di brano erigendo muri alle soglie dello shoegaze; il resto della strumentazione a fare da accompagnamento, con regolarità, un’armonica di tanto in tanto ad arricchire l’ensemble sonoro.

I Great Nothern X assemblando un disco che, pur nella formula non originalissima, punta efficacemente gran parte delle sue carte sull’impatto delle sue suggestioni da esso evocate; certo forse non destinato a restare scolpito dalla memoria, ma testimonianza comunque riuscita del progetto.

LOSINGTODAY