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JUNKFOOD, “THE COLD SUMMER OF THE DEAD” (TROVAROBATO PARADE / BLINDE PROTEUS)

Secondo lavoro per i Junkfood, quartetto di stanza a Bologna che già con l’esordio di “Transience” aveva attirato l’attenzione e riscosso un certo successo di pubblico e critica

La band  prosegue la propria evoluzione stilistica con un concept album che prendendo le mosse dal famoso verso di Pascoli – “E’ l’estate fredda dei morti” (da Novembre) – dipinge un’atmosfera sospesa, come appunto quella della cosiddetta estate di San Martino, caratterizzata da un tepore già innaturale per il periodo, che in se nasconde già le ombre e i primi freddi autunnali.

I quattro danno forma sonora a queste impressioni attraverso otto composizioni, interamente strumentali, che ondeggiano tra rumorismo (il disco è ‘compreso’ tra un intro e una conclusione all’insegna di una ‘cacofonia ventosa), schegge urticanti, momenti di dilatazione. Lungo i poco meno di quaranta minuti del lavoro (prodotto da Tommaso Colliva, già collaboratore di Muse, Calibro 35, Verdena e Afterhours), l’ascoltatore viene gettato in una variegata congerie di suggestioni sonore: jazz d’avanguardia, post hardcore, psichedelia su cui appare aleggiare costantemente l’ombra delle sperimentazioni di Robert Fripp.

Una sezione ritmica che a volte prende le redini dei pezzi con un lavoro percussivo incessante accompagnato da un basso rutilante; chitarre spesso tese, abrase, talvolta lancinanti, fiati che, specie quando il disco si fa più dilatato, gettano sui brani ombre inquietanti: la formula degli Junkfood coinvolge e affascina, destinata agli amanti della sperimentazione o coloro che vengono spinti dalla semplice curiosità ad affacciarsi su territori sempre nuovi, tra discese nell’incubo e scalate verso vastità siderali.