Posts Tagged ‘The Child Of A Creek’

FALLEN, “WHEN THE LIGHT WENT OUT” (ROHS! RECORDS)

Nuovo lavoro per Fallen, già attivo in passato col nome di The Child Of A Creek.

Le sei composizioni, che proseguono il discorso dei precedenti dischi, sono stavolta ispirate dalla paura del cambiamento, dalla tendenza umana a scegliere la via più facile…

Il titolo del disco offre un’idea dei contenuti di un lavoro che, come i precedenti si fonda su atmosfere notturne, silenziose, sospese.

Il campionario sonoro, tra piano, tastiere, elettronica, rumori di ‘ambiente’, dà vita a composizioni attitudine quasi ‘cinematografica’ (viene in mente, a tratti, Vangelis), che guardano allo stesso tempo ai ‘padri nobili’ dell’impressionismo classico.

Evocativo.

FALLEN, “TOUT EST SILENCIEUX” (TRIPLE MOON RECORDS)

Beh, di certo non si può dire che ‘Fallen’ (già conosciuto come The Child Of A Creek) sia uno che se ne sta con le mani in mano, dato che è giunto al terzo lavoro in pochi mesi…

Stavolta, ‘tutto è silenzioso’: momenti di pace e tranquillità che, almeno leggendo le note, sono stati più che mai desiderati un periodo di grandi cambiamenti per l’autore.

La formula è quella a cui ‘Fallen’ ci ha abituato: composizioni – stavolta, sei, tutti i titoli in francese (forse chissà, a rievocare la stagione dell’impressionismo francese, Debussy, Satie…) – in cui strati sintetici fanno da supporto a labili trame di piano e chitarra, su uno sfondo continuamente variato dall’entrata di suoni d’ambiente: scricchiolii, crepitii, sciabordii. Insieme al solito suggestivo, onirico, a tratti quasi ipnotico.

Un disco che troppo facilmente potrebbe dirsi notturno, ma che in fondo fin dal titolo si propone come possibile sfondo alle parentesi silenziose che ognuno può trovare lungo lo scorrere di esistenze a volte volutamente fin troppo frenetiche.

FALLEN, “GLIMPSES” (CATHEDRAL TRANSMISSION)

Nuovo lavoro per il progetto Fallen, che dal 2015 ha proseguito il discorso cominciato dallo stesso autore con lo pseudonimo di The Child of A Creek.

Disco registrato per lo più in notturna, facendosi suggestionare dal clima esterno o dal fluire dei propri pensieri, “Glimpses”, come buona parte dei suoi predecessori è tutto giocato su atmosfere sospese e oniriche, sonorità dilatate, ambient e minimalismo.

Otto composizioni in cui chitarre dalle trame evanescenti, piano , celesta e sintetizzatori assortiti si mescolano a echi, scricchiolii, forse l’evocazione del picchiettare della pioggia sui vetri.

Come i suoi predecessori, anche “Glimpses” è un disco tutto affidato all’evocazione, che lascia all’ascoltatore il compito di ‘riempirlo’ di dargli un senso facendosene avvolgere e permettendo così di emergere al proprio personale vissuto, con riflessioni, pensieri e ricordi, magari sorseggiando un the in piena notte, volgendo lo sguardo verso il mondo circostante.

FALLEN, “ÁST ” (TIME RELEASED SOUND)

Ást, ovvero: ‘amore’ in islandese. Il nuovo lavoro del progetto Fallen, il cui artefice in precedenza aveva lavorato con con lo pseudonimo di The Child Of A Creek, nasce da un’esperienza prettamente ‘domestica’: quella della prima convivenza del musicista.

Ást riflette dunque quest’anno di vita comune, i cambiamenti intervenuti a partire da quelle ‘piccole’ la cui somma rende caratteristica ogni singola esistenza.

Fallen affida le sue riflessioni attraverso i modi che avevano caratterizzato i precedenti lavori: un ambient che fluisce lento, magmatico, trame evanescenti stese da chitarra e piano, organo e sintetizzatori; sullo sfondo, tappeti in cui si inseriscono ‘suoni di ambiente’ e vaghi ‘rumorismi’ generati da oggetti di uso comune.

Otto composizioni che scorrono placide e avvolgenti, un mood che non può che definirsi riflessivo e che a tratti riesce a trasmettere il tepore di una rassicurante tranquillità domestica.

FALLEN “NO LOVE IS SORROW” (AOSMOSIS RECORDS)

Nuovo lavoro per Fallen, progetto portato avanti dall’artista precedentemente fattosi conoscere come The Child of A Creek.

Sei le composizioni presenti, come di consueto strumentali, formula più o meno invariata rispetto ai precedenti lavori dello stesso compositore: ci si addentra in territori al crocevia tra un filone che mescola rarefazioni ambienti e ripetizioni dai caratteri minimalisti con l’intensità di certe ispirazioni gotiche, in un insieme sonoro che affonda le proprie radici nella lezione impressionista.

Prevalgono le atmosfere dilatate, a tratti liquide, frutto di una strumentazione variegata in cui trovano spazio tappeti sintetiche, chitarre e batterie passate attraverso processi elettronici, la concretezza ‘materiale’ del pianoforte, l’afflato rasserenante, ma più spesso malinconico, dell’oboe, spezie dal lontano oriente apportate dai suoni del santoor o del koto.

Il titolo non lascia molto spazio all’immaginazione: le atmosfere sono dominate da un velo di malinconia che talvolta diviene un più pesante drappo; i titoli dei singoli brani vanno riportano suggestioni di sguardi verso l’infinito (Eyes like windows), sprazzi di luce (Shimmering), l’incontro tra elegia e carnalità (Soft Skin, Eternal Verses), fino al finale di un New Beginning che alla fine sembra comunque aprire la speranza alla fine di un percorso travagliato.

Un lavoro che come i precedenti ondeggia tra la difficoltà di una formula sonora che per la sua natura sperimentale richiede all’ascoltatore meno ‘pratico’ di tali territori uno ‘sforzo intellettuale’ in più, e la forza delle suggestioni che alla fine consentono più o meno a chiunque di lasciarsi andare.

FALLEN, “SECRETS OF THE MOON” (PSYCHONAVIGATION)

Torna The Child of A Creek, o meglio, allo stesso tempo, arriva Fallen: la scelta di usare un nome diverso dettata dall’esigenza di differenziare questo lavoro dai precedenti, forse l’apertura di una nuovo capitolo nella propria biografia musicale.

Una nuova fase, sebbene non completamente slegata da quanto ascoltato in precedenza: come nel recente “Hidden tales and other lullabies”, anche qui troviamo sei lunghe composizioni, interamente strumentali, dalle atmosfere suggestivamente oniriche; nelle intenzioni dichiarate, un lavoro che affonda le proprie radici nei ricordi di un passato più o meno distante, con un misto di rimpianto, malinconia, nostalgia.

Il punto di riferimento esplicito è l’ormai lunga tradizione delle sperimentazioni elettroniche, della musica ‘ambient’ e del minimalismo, dai Tangerine Dream a Brian Eno, passando per Klaus Schulze, ma nel corso del lavoro si fanno largo atmosfere gotiche che possono ricordare i suoni di Dead Can Dance e simili, con l’aggiunta di qualche sprazzo industriale; alla strumentazione elettronica e alle chitarre si affiancano piano ed oboe, all’insegna di una contemporaneità colorata di tinte classiche, in un insieme strumentale completato da arrangiamenti di archi e spesso scarne, dagli accenti quasi tribali.

L’esito è quello consueto per i lavori di questo tipo: “Secrets of the moon” finisce ben presto per mollare gli ormeggi, l’ancoraggio alle intenzioni ed al ‘vissuto’ dell’autore, per lasciarsi galleggiare nell’immaginario dell’ascoltatore, pronto ad accogliere le impressioni ed il ‘senso’ che i suoni lasciano scaturire in ognuno.

LA PLAYLIST DI DICEMBRE

In attesa della classifica annuale, l’ultima playlist dell’anno…
A2                      MonoLogue
Dorothy                 Torakiki
Raise Your Hands        Miriam in Siberia
I giorni che non c’eri  Lettera 22
Verità                  Mulholland Drive
Sono Fragile            Rocio Rico Romero
The Mist                The Child Of A Creek
La Ruota                Cumbo
Io & Te                 Riva
Il mondo che avanza     Eugenio In Via Di Gioia
Madre                   Tommaso Tanzini
Ti prometto che         Claudia Cestoni
Caprilli                Quintetto Architorti

THE CHILD OF A CREEK, “HIDDEN TALES AND OTHER LULLABIES” (METAPHYSICAL CIRCUITS)

Periodo di intensa prolificità per The Child Of A Creek, che ha sfornato due dischi quasi in contemporanea: dopo “Quiet Swamps”, ecco “Hidden tales and other lullabies”, anche se a a voler essere precisi l’esatto ordine di uscita è inverso.
A differenza del suo ‘gemello’, “Hidden tales…” è un lavoro interamente strumentale: sei tracce di lunghezza medio – lunga (costantemente attorno ai sei minuti di durata), che porta avanti uno dei filoni del discorso musicale avviato dall’autore livornese fin dall’inizio della propria biografia musicale.
Un disco all’insegna dei tempi dilatati e delle sonorità rarefatte, in cui tinte gotiche si sposano ad una certa attitudine ambient, scorgendo, in filigrana, la lezione impressionista dei maestri Satie e Debussy.
Tappeti sonori che disegnano paesaggi suggestivi sui quali si stagliano le scarne melodie disegnate di volta in volta da piano, chitarra, sintetizzatori vari; il ripetersi ciclico degli stessi gruppi di note, all’insegna di modi minimalisti garantisce l’afflato onirico, alla lunga vagamente lisergico, delle singole composizioni.
Un lavoro efficace, nuova tappa di un percorso sonoro ormai decennale.

THE CHILD OF A CREEK, “QUIET SWAMPS” (RURALFAUNE)

The Child Of A Creek è ormai in circolazione da quasi un decennio, all’insegna di un percorso che lo ha visto progressivamente rendere la propria proposta sonora via via più dilatata e rarefatta: partendo dal mix di folk e indie degli inizi, in seguito addentrandosi in territori gotici, fino a percorrere sentieri ai confini dell’ambient.
Il cantante e musicista livornese sembra ora intenzionato a varcare quegli stessi confini, pur continuando a mantenere un solido ancoraggio con la forma canzone, e facendo tesoro della collaborazione con Pantaleimon dei Current 93, tra gli alfieri di quel sottogenere che venne definito come ‘folk apocalittico’; a volerlo classificare, “Quiet Swamps” potrebbe rientrare in quella categoria: il tentativo di conciliare la forma canzone con atmosfere sempre più rarefatte e dilatate, appunto, ai confini degli ampi spazi dell’ambient ed oltre.
Premesse che rendono abbastanza ovvio (se non banale) definire “Quiet Swamps” un disco di atmosfere ed emozioni: per certi versi algido ma allo stesso tempo suggestivo ed evocativo, come possono essere proprio le ‘placide paludi’ citate nel titolo.

Disco, come d’abitudine per l’autore, all’insegna del ‘faidate’: nei dodici pezzi presenti (due dei quali interamente strumentali) The Child Of A Creek ‘canta’ (si potrebbe quasi dire recita, vista l’esecuzione, spesso quasi parlata), e si occupa dei suoni, quelli ‘suonati’ (chitarre, piano, occasionalmente il flauto, sintetizzatori e percussioni) e quelli ‘lavorati’: loop, field recordings e quant’altro): così le tenui melodie disegnate da piano e chitarre si stagliano su un panorama, giocato per lo più sugli sfondi delineati dai tappeti e dagli effetti sonori.

Un ulteriore sviluppo del percorso di ricerca da parte dell’autore, che sta vivendo un periodo di grande prolificità: questo è infatti uno dei due lavori pubblicati negli ultimi tempi.

THE CHILD OF A CREEK – “THE EARTH CRIES BLOOD” (SEAHORSE RECORDINGS / AUDIOGLOBE)

Ormai The Child Of A Creek gira già da un pò: dal 2005 in poi, il progetto, dietro al quale si nasconde una ‘one man band’ di stanza a Livorno, è arrivato al quinto lavoro, con un sesto già in rampa di lancio.

Una carriera all’insegna di continui cambi di direzione: il suo precedente lavoro, “Whispering Tales Under An Emerald Sun”, prendeva certe pregresse sonorità indie folk, declinandole in atmosfere a cavallo tra il gotico e l’apocalittico; nel caso di “Earth Cries Blood”, la strada cambia nuovamente, stavolta all’insegna di una maggiore varietà di soluzioni: a fianco di suggestioni gotiche, atmosfere shoegaze ed escursioni accennate in territori ambient, si trovano con maggiore frequenza ballate che sembrano uscite dal repertorio del periodo d’oro dell’hard rock / heavy metal di inizio anni ’80, una certa ‘corposità’ chitarristica messa al servizio di atmosfere cerpuscolari.

Il filo conduttore appare proprio essere quelle dei climi, vagamente nuvolosi, di tinte ombreggiate, serali, anche se forse mai del tutto notturne: una ‘costante umorale’ compassata, spesso malinconica (accresciuta da un cantato intenso, ma mai sopra le righe, cui in un episodio contribuisce Pantaleimon di Current 93)), declinata però con una certa varietà di stili che conferiscono al disco un certo dinamismo, mantenendo viva l’attenzione dell’ascoltatore.

Child Of A Creek aggiunge dunque un nuovo efficace ed interessante tassello al mosaico della propria biografia musicale.