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EUA, “TANTO VALEVA VIVER COME BRUTI” (INGRANAGGI RECORDS /AUDIOGLOBE)

Quasi dieci anni di attività alle spalle, un’evoluzione che ha portato il trio originale ad ampliarsi fino all’attuale formazione a sei e due dischi da studio: il primo targato 2008, il secondo questo Tanto valeva viver come bruti, a giungere solo oggi, a sei anni di distanza.

La vicenda degli Eua è una delle tante, poco o per nulla conosciute, delle ‘retrovie’ del panorama musicale italiano, fin troppo spesso all’insegna di capacità e idee frenate dai pochi mezzi a disposizione.

Un disco caleidoscopico, frutto del lavoro di una band che non disdegna di trasformarsi in ‘banda’ ed episodicamente si traveste da orchestra, assemblando quattordici brani che attraversano in lungo e in largo lo spazio sonoro, con poco riguardo per confini, steccati etc… Il sestetto parmense passa con disinvoltura dal pop profumato di indie a schegge rock, da sonorità caraibiche a suggestioni western, da aperture orchestrali con tratti di magniloquenza a brani dall’impronta più marcatamente cantautorale, fino a parentesi dall’indole vagamente zappiana.

Un universo sonoro che accompagna brani che osservano la realtà circostante con un atteggiamento costantemente ironico, con un’indole talvolta sottilmente delirante, pronta a sfociare nel nonsense: il precariato lavorativo ed esistenziale, il ruolo pervasivo delle macchine, il rapporto con la natura; pronti però, a dipingere le conseguenzed della prima sbronza, o a dedicarsi con intensità agli sviluppi più o meno positivi di una vicenda sentimentale.

Un disco denso, di suoni e parole, che col trascorrere degli ascolti riesce a non stancare, rivelando qualcosa di nuovo ad ogni passaggio: l’augurio è che gli Eua possano acquisire una visibilità maggiore rispetto a quella conquistata fino ad ora.