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SURGERY, “RESET” (ALTIPIANI)

Li avevamo lasciati qualche anno addietro, a ribadire fieramente la loro attitudine con  “Non un passo indietro”, li ritroviamo oggi con  un “Reset” che, non inganni il titolo, ribadisce tutte le convinzioni della band. Il ritorno dei romani Surgery, che ormai hanno accumulato una più che discreta esperienza, avendo ormai superato la mezza dozzina d produzioni discografiche è il consueto ‘martello pneumatico’, instancabile e privo di compromessi. 14 pezzi in totale, inclusi i due remix a chiusura del disco (a cura rispettiavamente di Thomas Reiner dei Nachtmar e dell’ex Icon of Coil Sebastian Komor), e due cover abbastanza spiazzanti: quella di The Metro dei Berlin (per intenderci, quelli di Take my breath away, brano portante della colonna sonora di Top Gun) e de Il Galeone, inno anarchico firmato da Belgrado Pedrini.

La formula, è quella già ampiamente collaudata: sonorità industriali, in cui un incessante battito elettronica si unisce alle urticanti sferzate delle chitarre, ad accompagnare il cantato del frontman Daniele Coccia,  dai toni a tratti ‘gotici’, in qualche caso pronto ad aggredire l’ascoltatore con sfuriate screaming,occasionalmente accompagnato da quello di Cristina Badaracco.

Il punto di riferimento principale è, come al solito, la tradizione teutonica, dall’ebm ai Rammstein, con in mezzo un’escursione oltreoceano, dalle parti dei Ministry.

Un disco da buttare giù tutto d’un fiatto, una botta di violenza sonora che fa da sostegno a testi (in italiano e inglese) in cui si alternano sogni, anarchia, incubi, sesso.

L’esito è un disco dal respiro più che mai internazionale (non fosse per i brani cantati in italiano, si faticherebbe a indovinare la loro provenienza), le cui potenzialità vengono in parte limitate dalla consistenza un filo troppo ‘monolitica’: alla lunga gli incessanti ‘battiti elettronici’ finiscono per appiattire un pò il disco, socchiudendo la porta a un filo di noia.

Un limite comunque trascurabile, in un lavoro che conferma il ruolo dei Surgery quali capofila italiani del genere, capaci di reggere il confronto anche al di fuori dei nostri confini.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

LA PLAYLIST DI LUGLIO

Con un filo di ritardo…

Holy Diver Ronnie James Dio
Under a soil and black stone Amorphis
Jihad Slayer
Funeral Rites Sepultura
Non posso dormire Surgery
Nido di formiche Human Tanga
La tempesta Kardia
Nail Hand Wrist Moustache Prawn
Old Toys Nicolas J. Roncea
Leonard S.M.S
Thousand Eyes Nothern Valentine
Habitat ’67 /Run
Green Grow the Rusches REM
Jesus thinks you’re a jerk Frank Zappa