Posts Tagged ‘Supermarket’

LA PLAYLIST DI LUGLIO

…in anticipo? O è quella di giugno in ritardo? Mah…

 

Plasters Inc.   Hyris Corp. LTD

Anything goes    Dropp

La cicala e la formica   Luca Burgio & Maison Pigalle

Direzione opposta   Cappadonia

Abbraccio vago   Azimut

Hurry & Fall   Sir Rick Bowman

V per settembre   Daniele Celona

Bold    Jester At Work

Di sana e robusta Costituzione    Le3corde

Le giovani coppie     Bifolchi

Ask yourself    Fratelli Tabasco

La grande beffa     Carlo Conti Trio

Fantacoscienza    Fabrizio Tavernelli

La nostra guerra   Circolo Lehmann

Gatti Neri          DieciCento35

Tristi tropici (Infinita Nostalgia)     Supermarket

 

SUPERMARKET, “PORTOBELLO” (L’AMORE MIO NON MUORE)

Il supermercato, ‘non luogo’ per eccellenza, dove si può trovare un po’ di tutto; ‘Portobello’, prototipo dei mercatini di strada in cui si può trovare veramente di tutto: il concetto è chiaro, questo è un disco in cui … si trova di tutto.
Il Supermarket è aperto in realtà da parecchio tempo: almeno dal 2010, ad opera del chitarrista Alfredo Nuti dal Portone; un progetto a lungo privo di una formazione precisa, una sorta di ‘band di passaggio’, in cui vari musicisti andavano e venivano; in seguito, la ‘cristalizzazione’ nell’attuale quartetto.

L’intento è rimasto sempre lo stesso: mescolare di tutto, dal punk al mariachi, dal calypso al jazz, dalle bande di paese alle orchestre da spiaggia, condito con vaghi rumori di sottofondo ed effetti che a tratti sembrano far provenire i suoni da un indistinto altrove.L’origine del resto è la riviera romagnola, e con questo molto si spiega degli otto pezzi che lo compongono, interamente strumentali: questo continuo, caotico affastellarsi di elementi, come auto in coda sull’adriatica, come variegate folle nei viali di Riccione nelle notti estive, come oggetti accumulati sulle bancarelle di un mercatino improvvisato, tra slavi armati di cric e demoni che forse non fanno paura a nessuno.

Un disco che si, è spesso solare e variopinto, caleidoscopico e dominato da una vena spiccatamente cazzeggiona, ma che qua e là rivela l’allungarsi delle ombre, un che di plumbeo e di nostalgico, evocato dalla vista di un parco acquatico abbandonato; un’idea da festa finita, sedie di plastica abbandonate sulla spiaggia e personaggi che fino a quel momento di erano confusi nella baldoria della festa che restano lì da soli, assumendo un’aria vagamente patetica, non potendo più mescolare la propria solitudine nella folla: non è un caso forse che il brano conclusivo si intitoli ‘Tristi tropici (infinita nostalgia)’.
Musiche che sarebbero state un ottimo contorno per una commedia all’italiana degli anni ’60, ma anche – e non poteva essere altrimenti – di un film di Fellini (e in effetti qua e là sembra allungarsi l’ombra di Nino Rota).

Un lavoro che nel suo essere affidato ai soli suoni trova il suo maggiore punto di forza, permettendo all’ascoltatore di ‘riempirlo’ con le proprie parole, costruendosi se vogliamo il proprio supermercato, sull’onda di note potentemente evocative.