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BILL SIENKIEWICZ – STRAY TOASTERS

Parlare di Stray Toasters è operazione complicata: è complicato perché mi rendo conto che si tratta di un’opera di nicchia; è complicato perché non è di facilissima reperibilità (per io l’abbia trovato in uno dei punti vendita di una grande catena, di cui non farò il nome); è complicato perché in Italia per quanto ci si provi, presentare un’opera a fumetti (o di narrativa disegnata, o di ‘arte sequenziale’, chiamatela come volete) come un qualcosa da mettere allo stesso livello (e anche oltre) della narrativa ‘scritta’ è compito difficile… Non ne parliamo poi, se l’opera in questione è di un americano che in genere aveva a che fare con i (orrore!!! esclamerà qualcuno) ‘supereroi’.
Bill Sinkievics è stato infatti verso la notorietà dalla Marvel: è per la ‘Casa delle Idee’ che a inizio anni ’80 lavora su Moon Knight (nel quale mostra di aver appreso a menadito la lezione di Neal Adams, l’autore che negli anni ’70 cominciò a ‘rinnovare’ il mito di Batman) ed è per la stessa Marvel che, in seguito, comincerà a effettuare le prime sperimentazioni sui Nuovi Mutanti. Nella seconda metà degli ’80, l’incontro con Frank Miller (autore del Ritorno del Cavaliere oscuro) diede alla luce “Elektra: Assassin”, prima e “Devil: Amore e Guerra” poi: sono due opere considerate i suoi capolavori, sicuramente il suo apice quando si tratta di storie che ruotano attorno a ‘giustizieri in costume’: il tratto di Sienkievics si fa ancora più sperimentale, mostrando i prodromi di ciò che poi culminerà, appunto, in “Stray Toasters”.
“Stray Toasters” non è, dunque, una storia di supereroi, per quanto molti dei personaggi che la animano non avrebbero sfigurato in quel contesto… Gli aggettivi da usare possono essere tanti: onirico, delirante, spiazzante… un detective alcolizzato appena uscito da una clinica psichiatrica; una serial killer di bambini; una psichiatra traumatizzata dalla perdita di un figlio; automi assassini, un bambino con una particolare propensione per gli apparecchi elettrici e altri strani personaggi, tutti legati da relazioni che, come in ogni thriller che si rispetti, risulteranno chiare solo nelle ultime pagine. Una storia che si svolge a scatti, con improvvisi cambi di scena, tra realtà, sogni (incubi),
soliloqui, flussi di coscienza: complicata da seguire in questo suo alternarsi di piani che trova analoghe variazioni dal punto di vista grafico: dalla caricatura all’Espressionismo, dal Surrealismo all’Iperrealismo.
Un turbine grafico che costringe l’attenzione a focalizzarsi su ogni vignetta, alla ricerca del particolare che finisce per essere decisivo ai fini della trama complessiva.
“Stray Toasters” finisce così per essere una di quelle opere che mostrano quali potenzialità possa avere il medium – fumetto nel suo coniugare testi e immagini, in una costante ed appagante stimolazione sensoriale del lettore.
Una lettura non facile, che potrà in certi momenti apparire addirittura confusionaria ai non avvezzi alla narrativa disegnata, o a coloro che sono abituati alla regolarità della scansione delle vignette, ma proprio per questo un’opera che spinge ad ‘andare oltre’.
L’edizione in questione è stata di recente curata dalle Edizioni BD, e rappresenta il ritorno dell’opera in Italia, dopo un primo tentativo avvenuto a inizio anni ’90 da parte dell’allora Comic Art… evidentemente i tempi non erano maturi, anche perché l’opera fu inserita in una rivista a tema prevalentemente supereroistico; ogni, questa nuova edizione in volume rende finalmente giustizia ad un lavoro che non dovrebbe mancare nella libreria di nessun appassionato lettore, di fumetti e non.