Posts Tagged ‘Steve McNiven’

FUMETTAZIONI 5 / 2018

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate.

 

INVINCIBLE 55

Un nuovo, spiazzante, voltafaccia lascia Invincible isolato in una realtà alternativa e in mezzo a un mare di guai.
Voto: 7
Riprendono le avventure di Wolf-Man, per la prima volta alle prese con una minaccia di tipo ‘classico’ che sembra aprirgli le porte della fama e del sostegno popolare.
Voto: 6,5

 

SUPERMAN: RED SON

… E se invece che nella ‘libera’ America, Superman fosse approdato sul suolo dell’Unione Sovietica?
Mark Millar, lo scrittore che più di tanti altri nel corso degli anni 2000 ha cercato di ‘svecchiare’ i supereroi, parte da quello che potrebbe essere un semplice ‘gioco’ da venti pagine e ne fa un mastodonte, che costruisce una storia supereroistica alternativa del ventesimo secolo e oltre, che mostra ancora una volta come la via per l’inferno sia lastricata di buone intenzioni, anche quelle di un Superman votato al ‘sol dell’avvenir’; finale ad effetto, che vuole spiazzare, ma che risulta un po’ forzato nel ricercare la ‘chiusura del cerchio’.
Una storia che ha raggiunto uno status di culto, una lettura ormai obbligata per ogni fan dell’Uomo d’Acciaio,
purtroppo limitata dai disegni di Dave Johnson, abbastanza anonimi.
Voto: 7

 

WOLVERINE: OLD MAN LOGAN

I ‘cattivi’ hanno vinto, gli eroi sono stati tutti eliminati, o quasi; Logan (una volta Wolverine) si è rifatto una famiglia e tira a campare, vessato dalla progenie di Hulk.
Un altro superstite, Occhio di Falco, gli proporrà una missione, nel corso della quale Logan potrebbe essere costretto a tirare fuori quegli artigli che non usa da mezzo secolo…
Una delle saghe di maggior successo di Wolverine, che ha ispirato (alla lontana) l’omonimo film, firmata da Mark Millar.
Chi segue i fumetti da almeno un po’ di tempo non può però che stufarsi presto, di fronte a un ‘gioco’ che non offre grossi spunti di novità rispetto a certi classici ‘futuri disperati’, periodicamente presentati dalla Marvel.
Lo sviluppo più che mai tetro e il sangue a fiumi appaiono fini a sé stessi, in una storia comunque impreziosita dai disegni di Steve McNiven.
Voto: 6,5

 

HOLY TERROR
Un vigilante e la sua ‘inseparabile’ avversaria; una catena di attacchi terroristici, preludio a un attentato ancora più devastante; una lotta senza quartiere e senza pietà.
Doveva essere l’ennesimo ritorno di Frank Miller su Batman, ma stavolta il tema era troppo ‘scabroso’ e così l’autore ha trovato un altro editore, cambiando nomi e riferimenti.
Il risultato è un attacco frontale non solo al terrorismo islamico, ma anche a una certa ‘ragion di Stato’ americana, a certe ipocrisie dei democratici…
Tanto è bastato perché l’opera sia stata accusata di ‘fascismo’ (termine sul cui abuso nei tempi attuali ci sarebbe da scrivere un manuale): cosa ci sarà di ‘fascista’ in un tizio mascherato che stermina dei terroristi…
Oggetto di discussione, piuttosto, è uno stile narrativo fin troppo scarno e un tratto che all’epoca – l’opera risale al 2011 – cominciava già a mostrare dei limiti (non è un mistero che Miller abbia avuto seri problemi di salute).
L’uso del bianco e nero conserva tuttavia ancora un certo fascino, in quella che è l’opera di un maestro (l’unico per un autografo del quale abbia fatto due ore e passa di fila, vent’anni e passa fa) che fa i conti col passare del tempo.
Voto: 7

 

THE WALKING DEAD 54
La guerra contro i Sussurratori si conclude con una vittoria solo apparente: all’orizzonte, una torma di morti viventi minaccia come non mai la fragile vita quotidiana ricreata dai protagonisti, mentre il ‘fronte’ delle varie comunità di sopravvissuti mostra le prime crepe e le prime volontà di sopraffazione…
Voto: 6,5

 

INVINCIBILE 56
Tornato a casa dopo essere sparito nel nulla per l’ennesima volta, il nostro Mark si vede dare il benservito da una Eve stanca di aspettare e per nulla disposta a crescere da sola il figlio/a di cui è in attesa, col partner in giro a salvare il mondo.
Non bastasse questo, il nostro è oggetto di un’autentica violenza sessuale da parte di Anissa, una dei viltrumiti in esilio sulla Terra, alla ricerca di un partner almeno ‘passabile’ per generare la propria discendenza.
Voto: 7

In appendice, numero interlocutorio per Wolf-Man, alle prese con la celebrità, la ricostruzione del rapporto con la figlia e una nuova possibile minaccia.
Voto: 6

 

HEART OF EMPIRE
A fine anni ’80 l’inglese Bryan Talbot col suo “Le Avventure di Luther Arkwright” dava vita a un’opera di culto della narrativa disegnata, un capolavoro a base di dimensioni parallele, esoterismo, superpoteri, etc… Purtroppo la complessità ha impedito che quest’opera e il duo autore entrassero di diritto in quel pantheon del fumetto popolare di cui fanno parte Alan Moore, Frank Miller e via dicendo.
Dieci anni dopo, alle soglie del 2000, Talbot tornava su quei personaggi, raccontandoci le vicissitudini di Victoria, figlia di Luther, erede al trono imperiale di un’Inghilterra che ha conquistato il mondo, intenta a sventare una minaccia che potrebbe distruggere il multiverso e a guardarsi le spalle da intrighi di palazzo assortiti.
Storia godibile, disegni eccelsi (per quanto forse un po’ appesantiti dal colore), ma siamo – prevedibilmente – molto lontani dagli esiti sorprendenti ed entusiasmanti dell’originale.
Voto: 7,5

 

THE ALIEN LEGION: A GREY DAY TO DIE

Un altro luogo, un altro tempo: legionari al servizio di un Governo interplanetario per arginare l’avanzata di un esercito di soldati semi-robotizzati, guidati da un nemico più conosciuto di quanto si pensi…
Quasi un pretesto, in fondo, per parlare di lealtà, solitudine, onore.
Un gradevole sci-fi firmato da autori che, pur non primissimo piano – Carl Potts e Alan Zelenetz – riescono comunque a imbastire una storia godibile.
Voto: 7

MARK MILLAR – STEVE McNIVEN: NEMESIS

Spesso per definire al figura di un antagonista mal riuscito, in un libro o in un film, si usa la definizione di ‘cattivo da fumetto’… come se quella in questione fosse categoria particolarmente esecrabile: ‘cattivo da fumetto’, ossia macchietta che mette in scena piani improbabili per venire puntualmente mazziata dal ‘buono di turno’.
Ebbene, nel caso vi andasse di perdere un paio d’ore del vostro tempo, potreste leggervi “Nemesis”, per giungere alla conclusione che i ‘cattivi da fumetto’ non sono più così risibili.
Il ‘colpevole’ è in questo caso Mark Millar: per intenderci, l’ideatore di quel “Kick Ass”, poi efficacemente portato al cinema, e uno degli autori che negli ultimi anni ha dato una decisa accelerata al definitivo svecchiamento degli eroi della Marvel, facendoli diventare materiale per un pubblico la cui età media supera di molto l’adolescenza.
Il mondo descritto da Millar è per molti aspetti simile al nostro, espediente già usato da chi in un passato più o meno recente ha voluto rileggere il ‘mito’ dei giustizieri in costume, rendendolo più compatibile con la realtà; l’uovo di colombo in questo caso sta nel fatto che, in un mondo senza eroi, Millar inserisce un supercriminale, il che a pensarci non è un’idea così peregrina: quanti inafferrabili terroristi in passato hanno assunto un alone quasi ‘mitico’, ai limti, appunto, del ‘superumano’? Gli esempi sono tanti, da Carlos a Bin Laden, passando per il nostro Vallanzasca…
Il suddetto Nemesis è una sorta di Batman in negativo: guarda caso veste di un bianco e immacolato costume e opera alla luce del sole, sfidando supposti ‘superpoliziotti’ e predicendogli l’ora esatta in cui, a causa sua, tireranno le cuoia; nel contempo sollazzandosi con atti di violenza più o meno gratuita, come far deragliare il convoglio di una metropolitana o dirottare l’Air Force One, rapendo il Presidente degli Stati Uniti con catastrofiche conseguenze: il tutto per attirare l’attenzione della sua nuova vittima, un integerrimo commissario di polizia in onore di ‘alti incarichi’ grazie ai risultati da lui ottenuti nella lotta al crimine. La ‘battaglia’ trai due sarà senza esclusione di colpi, scontro di intelligenze con contorno di massacri vari, colpi di scena, bassezze (alcune delle quali veramente geniali) e quant’altro, fino a un classico ‘cataclismatico’ finale e a una ‘coda’ che lascerà il lettore a bocca aperta, più perplesso che persuaso, rimettendo in discussione gran parte dei punti fermi della storia appena letta.
Un Mark Millar in gran forma, accompagnato da uno Steve McNiven (anch’esso dagli importanti trascorsi ‘marvelliani’) che può dare libero sfogo al suo estro e al gusto per il particolare, non risparmiando all’occorrenza quel gusto per il ‘grand guignol’ (pur senza eccedere mai nello splatter) che ancora nel fumetto ‘mainstream’ è in parte precluso.
Con “Nemesis” Millar rilegge il mito dei ‘cattivi da fumetto’, regalandoci un personaggio a suo modo memorabile e una storia il cui finale rende il tutto ancora più plausibile per il lettore poco avvezzo (o sospettoso) nei confronti delle storie a base di gente in costume. Un pezzo di bravura, probabilmente destinato a restare fumetto ‘di culto’, ma una cui trasposizione cinematografica sarebbe più che mai auspicabile.

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