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IL CORAGGIO DI DIRE NO

I greci hanno avuto il coraggio di dire ‘no’, finalmente. Un ‘no’ che per esempio noi italiani non abbiamo avuto la forza di dire, anzi; certo, ora improvvisamente tutti scoprono la dignità ellenica, dando peso alle ragioni del rifiuto di continuare a seguire ricette demenziali; in Italia del resto, l’abitudine di salire sul carro del vincitore non l’abbiamo mai persa. Fino all’altro ieri eravamo quelli che avevano diligentemente ‘fatto i compiti a casa’, seguendo le direttive di Berlino e Bruxelles; oggi molti si scoprono improvvisamente avversari dell’Austerity.

L’Austerity a cui i greci hanno detto ‘no’, è la stessa a cui gli italiani hanno sbrigativamente detto ‘si’, facendosi imporre dall’estero dei Governi i cui Capi (Monti, Letta e in fondo anche Renzi), sembravano mossi dal ‘sacro fuoco’ di trasformare gli italiani in tedeschi; con tutto il rispetto, io non voglio morire tedesco; e nemmeno i greci, che però avuto il coraggio di dirlo chiaramente, prima votando Syriza e poi votando il referendum; certo, purtroppo, a noi italiani è stato impedito di votare…

L’Austerity che da quattro, cinque anni, è stata imposta a Italia e Grecia non ha prodotto risultati apprezzabili: le tasse sono esplose, il debito pubblico è continuato a crescere; certo il famigerato ‘spread’ è diminuito, ma ciò sembra più che altro dovuto al trend internazionale che non alle cosiddette ‘riforme’ portate avanti in Italia. Quella delle ‘riforme’ è una panzana che ci viene raccontata da anni: le famose ‘riforme’ approvate in Italia hanno portato al problema allucinante degli esodati, e all’approvazione di una legge sul mercato del lavoro con qualche luce e parecchie ombre: non di certo quella riforma ‘epocale’ che si vorrebbe far credere; non parliamo poi delle riforme elettorali e Costituzionali, un autentico ginepraio che peraltro sembra ancona lungi dall’essere risolto; sul fronte della burocrazia e del processo civile, gli elementi che dovrebbero incoraggiare gli investimenti esteri in Italia, ben poco è stato fatto… senza contare la questione della criminalità, che ancora oggi rende pressoché impossibile agli imprenditori esteri investire serenamente le proprie risorse in larghe parti del meridione. Riforme? Per favore…

Ancora peggio è andata in Grecia, dove quattro anni di austerity hanno distrutto posti di lavoro, redditi, consumi interni… e proprio erano cominciati i primi, timidi segnali di crescita, ecco di nuovo la ‘troika’ a chiedere misure demenziali come l’aumento dell’IVA, per distruggere quel poco di crescita che era cominciata. Ribadisco quanto scritto precedentemente: i creditori non hanno alcun interesse che i debitori paghino; il loro interesse è che i debitori restino incatenati a loro in eterno, dovendo chiedere sempre più soldi e in cambio dovendo seguire direttive di politica economica volte al liberismo più selvaggio e privo di controlli. La Grecia potrebbe anche uscire dall’euro – meno probabile che esca dall’UE – ma questa soluzione è la meno auspicata perché significherebbe perdere i soldi e soprattutto aprirebbe l’orizzonte a territori inesplorati: e se la Grecia, non più schiava di certe direttive, cominciasse a correre come una locomotiva, dando la mazzata definitiva alla credibilità delle politiche europee? Certo, non è detto che questo accada: l’economia non è una scienza esatta e chi vuol fare credere il contrario è un incapace o è in perfetta malafede: tutte le maggiori crisi economiche degli ultimi anni sono nate da persone che pensavano – o volevano far credere – di essere in possesso della Verità Assoluta in campo economico e da chi gli è andato appresso… diffidare, sempre diffidare: in economia, come in tante altre materie, ogni medaglia ha un suo rovescio; in matematica 1+1 fa due, in economia questo non è per nulla detto.

La soluzione alternativa, e quello che veramente farebbe si che il voto greco non fosse stato inutile, è che in questo frangente venga colta l’occasione per rivedere una buona parte dell’impianto delle politiche europee, aprire la porta ad una discussione che finora è stata sempre chiusa a causa del comportamento tedesco.

Io me la prendo sempre con la Germania: a ben vedere però ogni volta che in Europa le cose vanno per il verso sbagliato ci sono di mezzo i tedeschi. Il fatto è che in fondo all’ottusità e alla sicumera tedesca, alla loro convinzione di essere sempre e comunque nel giusto, ci dovremmo essere abituati; il problema forse sta nel fatto di essergli andati appresso. La Germania negli ultimi ha fatto i suoi interessi, all’insegna del principio secondo cui quel che va bene a loro va bene per il resto d’Europa; la Germania è stata anche molto abile a creare un cosiddetto ‘blocco del rigore’, raccogliendo attorno a sé Stati dell’Europa nord e orientale. Il problema è che non c’è stato un blocco altrettanto granitico dall’altra parte: alla fine gli unici a sfidare il Golia tedesco e i suoi seguaci sono stati i piccoli Davide ellenici, e si potrebbe anche scomodare il paragone con le Termopili.

Il problema è che di fronte all’abilità e all’arroganza tedesca, si sarebbe dovuto contrapporre un altro blocco, diciamo ‘Mediterraneo’, con Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, forse anche la Francia; non è un caso, se dopo le ultime elezioni europee, alla guida della Commissione c’è un lussemburghese e a quella dell’Eurogruppo un belga: tutti allineati con la Germania… e il ‘Mediterraneo’? Nulla, anzi, peggio: perché i ‘Paesi con i problemi’ invece di fare massa critica tra di loro, hanno preferito andare appresso alla Germania, invece di fare opposizione, aspirando ad entrare nel ‘club di quelli col ditino alzato’; in Italia è successo esattamente questo, con Monti, Letta e Renzi; analoga situazione in Francia, con Sarkozy prima e Hollande poi (i francesi con la loro tipica supponenza non avranno mai il coraggio di ammettere di avere dei problemi); stessa storia in Spagna.

L’aspetto peggiore di tutta questa situazione è proprio che la Grecia ha finito per portare Tsipras al Governo e votare ‘no’ al referendum perché è stata lasciata sola, peraltro proprio da quelle Nazioni del Mediterraneo che dovrebbero esserle stati più vicine per indole, carattere e cultura, a cominciare dall’Italia: cavolo, Grecia e Italia insieme rappresentano l’80 per cento delle radici della cultura europea… ma invece noi ci siamo ritrovati prima Monti e Letta con la loro smania di trasformare gli italiani in tedeschi e poi Renzi con la sua smania di sedersi al ‘tavolo dei potenti’ per farsi bello nelle conferenze stampa con la sig.ra Merkel. Ora vedremo quello che succederà: il mio timore è che ‘passata la festa, gabbato lo Santo’, sistemata in qualche modo la questione greca, si continui a procedere ottusamente come prima, senza che nulla cambi e continuando a proseguire sulla china che ci ha portato qui, fino alla prossima crisi quando saremo punto e a capo; altrimenti, spero che veramente qualcosa cambi, che prima o poi, magari grazie al cambio progressivo dei vari Governi in giro per l’Europa, si ridiscuta l’impianto di un’Unione che, nata e cresciuta tutto sommato bene, dal momento dell’introduzione dell’euro ha cominciato a storcersi, diventando sempre più aggrovigliata fino a raggiungere le degenerazioni odierne.

FACCIAMO UN PO’ IL PUNTO

Il 15 si riuniscono le Camere; su chi verrà eletto, alle Presidenze dei due rami del Parlamento,  ancora buio completo. Possibile che ogni partito presenti un suo candidato, possibile che il PD voti magari i nomi presentati da PDL e MoVimento Cinque Stelle in un impeto di ‘ecumenismo’ e sperando di ottenere la gratitudine altrui, ma non è detto. Dopodiché Napolitano farà le consultazioni e, allo stato attuale delle cose, darà l’incarico a Bersani. Difficile, molto difficile, che il leader del PD ottenga la fiducia al Senato,  nonostante il programma disegnato in modo da incontrare i ‘desiderata’ del MoVimento, che ha già detto che non farà sconti, e comunque per quanto Bersani sia una degnissima persona, il MoVimento non potrà certo rimangiarsi tutto. A questo punto, Napolitano potrebbe dare l’incarico a qualcun altro; l’opzione se vogliamo più scontata potrebbe essere quella di scegliere il classico ‘tecnico’, in modo da far tornare in gioco il PDL e Monti e ricreare le condizioni dell’ultimo anno. I problemi in questo caso però sarebbero due: il PD avrebbe il problema di far ‘digerire’ la scelta al proprio elettorato (per quanto nello stesso partito vi sia una bella porzione dirigenti che gradirebbe molto rifare l’accordo col PDL, magari a patto che Berlusconi non abbia più alcuna voce in capitolo); il secondo è che, checché se ne dica, il risultato ‘politico’ delle ultime elezioni è che l’elettorato italiano ha mostrato di non gradire affatto ‘Governi tecnici graditi ai mercati e a Bruxelles”.  E allora? Allora Napolitano potrebbe dire al MoVimento Cinque Stelle: “avete voluto la bicicletta, adesso pedalate” e dare l’incarico a loro: d’altronde, bisogna ricordare una cosa: allo stato attuale, non è assolutamente detto che il MoVimento dia a Napolitano il nome di Grillo, o di Casaleggio; potrebbe benissimo estrarre un coniglio dal cilindro, e non ci sarebbe da stupirsi; addirittura potrebbe essere proprio il MoVimento a sparigliare, presentando fin da subito a Napolitano un nome di alto profilo, che assembli un Governo di tecnici, magari volti più all’equità che al rigore…

In tutti i casi, io credo che un Governo uscirà fuori, magari di breve durata, che non potrà fare  a meno di risolvere le questioni poste sul tavolo dal MoVimento Cinque Stelle, che ormai costituiscono la vera agenda dell’Italia: legge anticorruzione, legge sul conflitto d’interessi, abolizione totale (o quanto meno una drastica riduzione) del finanziamento pubblico ai partiti; provvedimenti che riducano il costo del lavoro per le imprese, introduzione di sostegni alle fasce più deboli della popolazione: la Banca d’Italia, non Grillo ha detto due terzi delle famiglie in Italia hanno problemi, a questo punto non è certo possibile aspettare una crescita che senza aumento dei consumi non arriverà mai; con l’aggiunta magari del rilancio delle ‘piccole opere’ per la tutela del territorio e di qualche provvedimento che costringa le banche ad allargare i cordoni della borsa; tutti punti presenti nel programma di Grillo, in varia misura fattibili, che nulla hanno di sovversivo o reazionario,  dittatoriale o liberticida.

Detto questo, una chiosa: nelle prossime settimane assisteremo a turbolenze sui mercati, innalzamento dei tassi d’interesse, attacchi speculativi; io credo che bisogni avere i nervi saldi ed essere ben coscienti che siamo l’Italia, tirare fuori una bella dose di orgoglio nazionale e smetterla di farsela sotto davanti ai ditini alzati dei rappresentanti dei ‘mercati’, ai sorrisini dei politici tedeschi, alle prime pagine dei giornali stranieri. Siamo l’Italia, che non dobbiamo farci mettere i piedi in testa da nessuno e sopratutto non dobbiamo e non possiamo permettere che entità come i mercati o le agenzie di rating, che di democratico non hanno nulla (altro che il MoVimento Cinque Stelle…) possano anche solo pensare di poter giudicare o addirittura influire sulla volontà popolare emersa dalle elezioni: e sia chiaro, questo prescinde dal risultato delle elezioni: la democrazia non può cedere il passo ad altro, punto e basta. Quindi stiamo tranquilli, evitiamo isterismi e nel caso alziamo la voce e magari prendiamo le necessarie contromisure…

LA COSA PEGGIORE…

… è che sembra che col risultato delle elezioni, gli italiani abbiano ‘infastidito’ qualcuno: quotidianamente ci troviamo davanti a sorrisetti di condiscendenza dei cosiddetti ‘operatori dei mercati’, ad atteggiamenti di spocchiosa supponenza di politici tedeschi, a copertine irridenti di supposti ‘giornali influenti’, tutti con lo stesso irritante atteggiamento… Come se col loro voto gli italiani non avessero dovuto esprimere la propria opinione, ma compiacere qualcuno, che adesso si mostra ‘risentito’ perché gli italiani non avrebbero fatto ciò che ci si aspettava da loro, ragionando invece con la propria testa… NO, DICO: MA SCHERZIAMO???? Questo ha tutta l’aria di essere un attentato alla democrazia bello è buono: un popolo non può certo vivere ‘schiavo dei mercati’ e votare ‘come piace a loro’, pena l’abbassamento del rating (rating deciso da agenzie private che di democratico non hanno proprio nulla, e che per conto mio andrebbero messe fuori legge) o l’aumento del ‘famigerato spread’: è un atteggiamento INFAME E RICATTATORIO di fronte al quale l’unica risposta dovrebbe essere davvero un mastodontico VAFFA. Siamo l’ITALIA, MA CHE CAVOLO!!! Vogliono ricattarci col ‘votate come vogliamo noi, altrimenti vi facciamo fallire’??? Semplicemente, non possono: hanno fatto i salti mortali per non far fallire la Grecia, una nazione di circa 10 milioni di abitanti,  figuriamoci se possono permettersi di far fallire noi: se l’Italia fallisce, si porta dietro tutti quanti, a cominciare dalla ‘rigorosa e seria Germania’, sempre pronta a far lezione a tutti e che tra poco si troverà nei casini, perché a forza di pretendere ‘rigore’ da tutti, non riuscirà a trovare più nessuno che alimenti le proprie esportazioni…  Non dobbiamo certo votare ‘come vogliono i mercati’, a maggior ragione non dobbiamo certo votare ‘come vuole la Germania’. La signora Merkel si ‘risente’ perché non abbiamo votato come voleva lei? E sti***zi , ma chi si crede di essere? Stiamo attenti, perché si continua a ragionare così, davvero la democrazia è a rischio, e non certo per colpa del MoVimento Cinque Stelle…. Attenzione…