Posts Tagged ‘Song by Toad Records’

JESUS H. FOXX, “ENDLESS KNOCKING” (SONG, BY TOAD RECORDS)

‘Collettivo’: sostantivo molto in voga allorché si parla di musica, oggi; spesso abbinato all’aggettivo ‘canadese’. Stavolta però non siamo in Canada, ma in Scozia, con tutte le variazioni sul tema del caso.

Jesus H. Foxx sono in sette e vengono da Edimburgo: Endless Knocking è il loro primo lavoro sulla lunga distanza, disco dalla gestazione un filo complicata: dopo un Ep datato 2009, si sono messi al lavoro sul nuovo disco, ma una volta portatolo a termine il risultato sembrava non essere soddisfacente e quindi via ad una pesante revisione.

“Endless Knocking” esce così solo in questo 2012, ma valeva la pena di aspettare: gli undici brani presenti offrono sprazzi di spettacolarità, improntati a un efficace equilibrio tra acustica ed elettrica, folk (talvolta obliquo, in alcuni frangenti crepuscolare) e indie rock, spesso prevedibilmente all’insegna di afflati orchestrali: chitarre, basso, batteria, ma anche tastiere, glockenspiel, archi fiati e un’interpretazione vocale, spesso e volentieri soffusa e sussurrata, che a tratti esplode in effervescenti cori cui contribuisce anche una voce femminile. Volendo tirare in ballo i soliti confronti, è un pò come se l’indole giocosa di Belle & Sebastien (con qualche vaga suggestione ‘canterburiana’), incontrasse le suggestioni folk d’oltreoceano di Lambchop o National. In tutti casi, un lavoro da gustare dall’inizio alla fine.

IN COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY

THE LEG, “AN EAGLE TO SATURN” (SONG, BY TOAD RECORDS)

La storia dei The Leg nasce, con il nome Khaya / Desc, alla fine degli anni ’90; dopo varie vicissitudini e il cambio di nome, avviano un nuovo capitolo della loro carriera, del quale An Eagle to Saturn è il terzo capitolo. Vengono da Edimburgo, i The Leg, ma potrebbero benissimo venire da un sacco di posti diversi: la loro è un’incendiaria miscela di indie rock e folk di varia provenienza, pronto ad assumere di volta in volta sapori americani o rivelare ascendenze euro – orientali. Chitarre e batterie si sposano felicemente con banjo e violoncello, dando vita a un mix sonoro all’insegna di un folk sghembo pronto a prendere la tangente per colorarsi di vaghe tinte psichedeliche o di iconoclastia punk, trainato da un cantato caracollante e a tratti debordante, spesso in forma di cori: come se il buon Captain Beefheart avesse preso l’aereo e fosse andato a ‘bagnare i panni’ nel Missouri, piuttosto che ad accompagnarsi ad un trasandata orchestrina in una trasandata taverna del Midwest, si potrebbe dire.

Se preferite, i Gogol Bordello che invece che al punk si dedicano all’indie rock. Uno di quei bei dischi ‘obliqui’, del tutto incuranti di ogni conseguenza, specie in quanto a ‘belle forme’.

IN  COLLABORAZIONE CON: LOSINGTODAY