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IN BARCA COL PD

Ieri sera alla Festa del PD in corso nel mio quartiere, ho assistito ad un incontro con Fabrizio Barca: per chi non lo sapesse, Barca, Ministro per la Coesione Territoriale nel Governo Monti; conclusa quell’esperienza, si è iscritto al PD (il padre di Barca fu tra l’altro un famoso partigiano comunista e in seguito senatore e direttore dell’unità), lanciando un suo documento programmatico volto a ‘rifondare’ il Partito, o quanto meno a riportare al centro della linea politica i temi sociali, oltre a volerlo riorganizzare complessivamente. Barca ha pubblicato il suo documento online (io non l’ho letto, ma lo si trova abbastanza facilmente), indirizzandolo soprattutto alla ‘base’, e in seguito si è impegnato in un lungo ‘tour’ per presentarlo in tutta Italia.

A dire la verità, sono venuto via dall’evento di ieri con molti dubbi in più rispetto alla (apparente) convinzione che Barca mi aveva trasmesso in certe sue apparizioni televisive: il problema è che da una parte ci sono le analisi e le proposte, dall’altra però ci sono le ‘intenzioni’. Ora: sulle analisi Barca è fortissimo (e ci mancherebbe pure, visto il suo curriculum di studi e professionale), specie quanto riflette sul modo in cui la dirigenza del PD, specie quella di matrice comunista, appare frettolosamente aver buttato via ‘il bambino con l’acqua sporca’ dopo l’89, senza portarsi dietro ciò che di buono era insito nella ‘scuola’ comunista; altrettanto efficace è la su disamina della più recente esperienza dei laburisti di Blair, che lui reputa fallimentare nei risultati, anche se per certi versi efficace sul fronte di certi ‘strumenti’… l’attacco al ‘blairismo’ è ovviamente una critica implicita a Renzi… Sulle proposte, beh, c’è molto di sensato: l’idea di un partito la cui dirigenza recepisca costantemente i suggerimenti della base e allo stesso tempo un partito che dialoghi costantemente con l’opinione pubblica: discorso non nuovo e se vogliamo sostanzialmente banale, non fosse per il fatto che il PD di tutto ciò se n’è sbattuto (e continua a sbattersene), concentrandosi sulla lotta per la leadership.

Fin qui, tutto più o meno bene; il problema nasce sulle ‘intenzioni’: la domanda di fondo da porsi è: “ma cosa vuole Barca?”. Ora: ieri Barca ha affermato, testuali parole, di voler ricoprire il ruolo di ‘quello che rompe le balle’, ovvero, di quello che spinge il partito a parlare di idee, e non di nomi. In secondo luogo, a domanda precisa, Barca ha accuratamente evitato di esprimere qualsiasi commento sui candidati alla guida del PD, ribadendo che lui vuole che si parli di ‘idee’ (specie quelle presenti nel suo documento) e non di nomi… a un’ulteriore domanda, sulla sua possibile candidatura, ha risposto, più o meno: “ma vi pare che io, arrivato nel PD da qualche mese, ho l’arroganza di chiederne la leadership”? Discorso che reggerebbe pure, ma allora, viene da porsi una domanda: perché mai un ex Ministro, appena approdato nel PD, dovrebbe darsi la pena di scrivere un ‘documento’ programmatico che sostanzialmente sa tanto di ‘principi organizzativi di una nuova segreteria’ e si dovrebbe ammazzare di fatica per girare su e giù per lo Stivale a presentarlo, in un’attività che lui stesso ieri sera ha definito ‘quasi da campagna elettorale’? Qualcosa non torna.  Certo, c’è da credere alla buona fede fino a prova contraria, ma mi sembra abbastanza improbabile che Fabrizio Barca si sia fatto un mazzo così durante questi mesi solo per poi starsene seduto buono buono durante il prossimo Congresso e alzarsi solo per snocciolare il suo discorso… un conto è credere alla buona fede, un conto è passare per stupidi: insomma, la politica la conosciamo tutti: nessun politico quando fa un’affermazione, intende mai esattamente quello che ha detto, anzi… e io mi chiedo perché Fabrizio Barca dovrebbe essere diverso.

La mia impressione è che lui effettivamente non si candiderà, ma che tutto questo giro gli serva per costruirsi un consenso all’interno del Partito, da usare magari quando qualcuno gli chiederà di candidarsi: un pò come fece Veltroni, che dopo aver giurato e spergiurato che mai avrebbe guidato il PD, al primo soffiare di brezza si presentò ‘abile ed arruolato’ a ricoprire la carica (per inciso: Veltroni in Africa ancora ci deve andare). In realtà il ‘materiale’ c’è: perché se è vero che attualmente la gran parte della dirigenza del PD si è ormai accodata a Renzi, per puro opportunismo, la base Renzi lo detesta: ieri era chiarissimo l’umore di una platea di elettori e militanti che pendeva dalle labbra di Barca (il quale conoscendo i suoi polli, sapeva benissimo quali corde toccare), sperando che annunciasse di essere l’anti Renzi. La base del PD, almeno quella di tradizione di sinistra, ‘dura  e pura’ (a proposito, ieri gli under 40 si contavano sulla punta delle dita, e gli Under 30 erano più o meno non pervenuti, del resto Barca ha quasi 60 anni), Renzi non lo vuole: uno degli spettatori, intervenuto per una domanda, ha affermato che Renzi gli fa lo stesso effetto di una colonscopia… 😉 Ho l’impressione che lo scollamento tra una base che chiede una cosa, e la dirigenza che se ne sbatte i co***oni nel PD stia continuando a peggiorare; ecco perché Barca secondo me potrebbe anche avere uno ‘spazio di manovra’, con un colpo di teatro che potrebbe togliere di mezzo tutti i ‘nani’ (con tutto il rispetto per Cuperlo, Civati e gli altri) che rischiano di essere spazzati via dal sindaco di Firenze, con una postilla: non per nulla detto che Renzi e Barca debba esserci per forza un conflitto, anzi: secondo me Barca potrebbe tranquillamente fare il Segretario (a lui al momento secondo me interessa quello), mentre Renzi lo vedo molto più adatto a fare in candidato Premier… ma questa, al momento è fantascienza: l’unica cosa certa è che è difficile, molto difficile, che in occasione del prossimo congresso del PD, dopo tutta la fatica di questi mesi, Barca si accomodi in platea, assistendo silente al trionfo di Renzi.