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Lucio                    The Chanfrughen

Com’è cominciato tutto      Mentivo

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Amore da un altro mondo The Nedle

Cono Scomposto Deian e Lorsoglabro

Morricone             Stella Burns

Inferno                   Il Mercato Nero

The Maze               Junkfood

Smart Drug            Shiva Bakta

SIN/COS: PARALLELOGRAMS (ANEMIC DRACULA / SANGUE DISKEN)

Di Maolo Torreggiani si può dire tutto, eccetto che sia privo di fantasia e voglia di affrontare nuove sfide: alcuni lo ricorderanno, qualche anno fa, protagonista del progetto My Awesome Mixtape, che aveva suscitato abbastanza rumore tra gli appassionati della scena ‘indipendente’ italiana… poi, pur non lasciando del tutto definitivamente il mondo dei suoni, Torreggiani sceglie altre ‘esperienze sensoriali’ e si dà alla cucina, anche con un certo successo; successivamente, lo troviamo alle prese con sonorizzazioni cinematografiche ed ora eccolo tornare con questo nuovo progetto musicale, accompagnato da Vittorio Marchetti (Altre di b, Obagevi), con la coproduzione di Lorenzo Nada.

Un diario in dodici tappe a ripercorrere vicende realmente vissute, come sottolinea lo stesso autore, factotum del progetto, occasionalmente coadiuvato da qualche ospite, espresso attraverso quella che appare la ricerca di una via ‘sofisticata’ al pop sintetico recentemente portato alla ribalta da quelle macchine da classifica che rispondono al nome di Daft Punk.

“Parallelograms” appare in gran parte giocato su una costante eleganza formale, che fa a meno di ammiccamenti, effenti roboanti, ritmi forzatamente piacioni, per abbracciare piuttosto una dimensione raccolta, intima, soffusa, in fondo la più adatta al racconto di vicende personale, in cui si sconfina in territori ambient e si spargono sui brani spezie scricchiolanti dal sapore ‘glitch’.

L’esito, all’insegna di una costante rarefazione e dilatazione appare contrastato: suggestive le atmosfere, apprezzabile il tentativo di dare alla formula usata una certa ‘compostezza’, tuttavia nel corso del disco si fa strada l’impressione di una certa monotonia, appesantita dal ricorso costante ad un cantato ‘robotico’ filtrato elettronicamente, che alla lunga finisce per stancare; col procedere dell’ascolto si fa sempre più impellente la necessità di un cambio di marcia, di clima, di ritmo, che però non arriva mai… si fanno allora gradire soprattutto quei due – tre episodi in cui ad arricchire la consistenza elettronica dei suoni giunge un violino (quello di Federico Spadoni, ex compagno di strada nei My Awesome Mixtape), o è l’eterea voce di Laura Loriga (Mimes of Wine) a rompere lo schema del ‘cantato robotico’, portando una ventata di ‘vitalita’.