Posts Tagged ‘Simone Weil’

LALLA BERTOLINI, “LA TERRA LIBERATA” (NEW MODEL LABEL)

Viene da lontano, Lalla Bertolini: un’attività di lungo corso che solo negli ultimi anni ha trovato una realizzazione una realizzazione discografica, con l’esordio della primavera 2020 – “Lo Straniero” – e ora con questo secondo lavoro.

Ancora otto brani (di scrittura più o meno recente, tra cui la rivisitazione di Franco Fosca, esponente dell’underground capitolino a cavallo tra i ’90 e i ’10), ancora una ventina di minuti di durata; ancora, soprattutto, la potenza di questa voce che, continua a dare l’impressione di venire da lontano, di portare con sé un ‘carico’ biografico e un ‘bagaglio tradizionale’.

Un pugno di canzoni in cui domina una dimensione quasi onirica, ‘sfuggente’, che sembra riportare elementi ‘ancestrali’: si parla di acqua (di mare), dello scorrere del tempo e delle stagioni, di fuoco, di terra.

Non però, attenzione, un disco ‘elementale’, o naturale: piuttosto, gli ‘elementi’, fanno da contorno, da scenario, quasi da spettatori impassibili di vicende umane legate o meno alla biografia della cantautrice romana.

Si guarda però anche al di là: un brano dedicato al mai chiarito rapporto tra Simone Weil e Trockij, un pezzo che rievoca un viaggio a New York, tra suggestioni passate e presenti, la ‘title track’, che risalente agli inizi della affermazione leghista, sembra rievocare anhce l’11 Settembre.

Un lavoro in cui Bertolini guarda oltre anche nei suoni: se l’esordio si fondava su chitarra e voce, oggi troviamo un ensemble strumetale che si allarga all’elettricità (anche lasciando i lidi folk per tingersi di rock), ospitando chitatta e batteria assieme a un contrabbasso, fiati e suoni-giocattolo episodicamente.

A restare però è soprattutto la sua voce, che sembra voler mollare certi ‘ormeggi’ – forse qualche timidezza – facendosi più sicura e affermando un’artista che merita ascolto e attenzione.

LIZZIWEIL, “IN VOLO SOPRA LA POLVERE” (PETIT NOIR)

Liza Minnelli + Simone Weil= Lizziweil, ovvero: l’identità ‘sonora’ dietro alla quale si cela la cantautrice e violoncellista piemontese Laura Vertamy. Minnelli + Weil, l’aspetto ludico e un filo da un lato, quello più ‘pensato’, riflessivo dall’altro…anche se forse, nei dodici brani di “In volo sopra la polvere” sembra prevalere il secondo.

Non è un disco ‘facilissimo’, quello di Lizziweil: non che il suo ascolto sia un arduo esercizio per ‘menti sopraffine’, ma insomma non è uno di quei dischi che puoi mettere lì, in sottofondo mentre fai altro: è un disco che richiede, che ‘pretende’ attenzione: con testi ‘intimi’, espressi con una malinconia vivida al confine con la rabbia, condita con un filo di amara ironia… Un disco ‘denso’, che parla di tanto e in modo non banale: al fondo c’è certo un sguardo verso il sé e verso il mondo, se vogliamo la critica di fondo ad una società poco ‘autentica’, alla necessità di ritrovare un’autenticità di vita, di gesti, di emozioni, magari un contatto più genuino con la natura; ma tutto questo è espresso con una scrittura mai banale: non ellittica od ermetica, intendiamoci, anzi, per certi versi molto piana ed immediata, intensa, ma comunque mai ‘facile’ ed arricchita da citazioni colte (dalla mitologia greca al “Mulino dei dodici corvi” di Preussler).

Il tutto espresso in una forma che, naturalmente deve molto alla più classica tradizione cantautorale italiana, ma all’insegna di un’attitudine ‘cameristica’; Lizziweil sceglie di imbracciare la chitarra e di occuparsi degli archi ‘di contorno’, lasciando spesso e volentieri il compito di curare il violoncello principale a Manuela Mondino; la strumentazione, essenzialissima, è tutta qui: giusto con l’occasionale aggiunta di un flauto, un charango, qualche percussione, all’insegna di un matrimonio, molto riuscito, tra un pop cantautorale elegante e musica ‘classica’.

“In volo sopra la polvere” è insomma un disco efficace nel suo impatto più immediato, nello stabilire un ‘contatto emotivo’ con l’ascoltatore; quanto nella sua profondità, nel ‘richiedere attenzione’ di cui parlavo all’inizio: un lavoro che per questo, riesce nell’intento di andare oltre un ascolto fugace.