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CONCLAVE

C’è di buono che adesso per qualche giorno le questioni politiche passeranno in secondo piano e tutta l’attenzione si sposterà sul famoso ‘comignolo’ della Cappella Sistina, sul Conclave, sull’elezione del Papa e sulle sue prime parole.

A ben vedere, in un mondo in perenne evoluzione, il Conclave è uno dei pochi ‘riti’ che rimasti praticamente uguali a sé stessi, e questo è in una certa misura rassicurante:  ho sempre pensato che chi si definisce ‘progressista’, paradossalmente sappia apprezzare certi ‘punti fermi’ molto più dei cosiddetti ‘conservatori’, forse perché l’attitudine di questi ultimi a non cambiare mai nulla, a lasciare sempre tutto così com’è alla fine si traduce non tanto nel ‘rispetto delle tradizioni’, quanto in un’abitudinarietà fine a sé stessa… Una società che sia volta al ‘progresso’ è sicuramente auspicabile, ma credo che debbano restare delle ‘travi di sostegno’: per questo il Conclave, nella sua plurisecolare immutabilità, mi affascina; sembrerò fissato (è un mio pallino, lo ammetto), ma vivaddio la lenta salmodia intonata dai cardinali lungo il loro percorso verso la Sistina, non è ancora stata ‘contaminata’, dall’accompagnamento di qualche chitarra strimpellata alla come viene… Pensateci: le scene che vedremo domani, la processione dei cardinali, l’extra omnes, etc… fanno parte di un ‘rito’ che si ripete più o meno sempre allo stesso modo da secoli: è quasi come aprire una porta sul passato (vabbè, sta battuta sa molto di Alberto Angela…).  Forse dipende dal fatto che in fondo per la mia generazione il Conclave è qualcosa che si è visto poco: insomma, nel 1978, il famoso ‘anno dei tre Papi e dei due Conclavi’ io avevo quattro anni, ricordo poco o nulla… Lo stesso discorso dal balcone di Wojtyla lo ricordo per averlo visto decine di volte negli anni successivi, dell’evento in sé non conservo nulla… Poi, il pontificato ‘gigante’ di Giovani Paolo II e otto anni fa, il primo vero Conclave, con tutto il suo fascino… e domani, eccone un altro: quindi concedetemelo, non è che la preparazione del Conclave per me sia qualcosa di abituale… e poi pensateci: nel 2013, il pensiero della Capella Sistina rinserrata e del non sapere nulla di che cosa succede là dentro… ha un suo indubbio fascino, che infatti ha stimolato tanti registi, per lo più intenti a disegnare trame più o meno oscure, con l’eccezione di Moretti che nel suo “Habemus Papam” dipingeva la situazione in maniera molto più ‘umana’.

Sia come sia, ci siamo: a breve avremo il nuovo Papa; dubito già domani nel pomeriggio, sono molto più possibilista sulla mattinata di mercoledì; in tutti i casi, mi stupirei se si andasse oltre due – tre giorni: la ‘mossa’ di Ratzinger ha avuto tra le sue conseguenze quella di far ragionare fin da subito i cardinali sul suo successore; tutto stavolta è stato molto più riflessivo, ponderato, privo di quella sorta di ‘urgenza’, abbastanza consueta quando il Papa, più o meno improvvisamente, viene a mancare.

Finite le riflessioni ‘serie’, anche io mi butto volentieri nel divertente ‘gioco dei pronostici’, nel classico mescolarsi di ‘sacro e profano’, tipico di tutte queste situazioni… Come già è stato più volte osservato, il prossimo Papa dovrebbe essere sufficientemente ‘giovane’ da avere le forze per condurre saldamente le redini della Chiesa;  i cardinali europei e non italiani a quanto pare non vedrebbero di buon occhio un Papa di casa nostra (il più gettonato è l’arcivescovo di Milano Scola) , visti tutto quanto è venuto alla luce negli ultimi tempi: lotte intestine, trame oscure e affari non troppo trasparenti che sembrano tutti legati da lotte tra ‘sfere d’influenza’ di casa nostra; gli italiani da parte loro,  forse non gradirebbero il terzo Papa consecutivo europeo (si fa il nome di Christoph Schonborn, arcivescovo di Vienna) ma non Italiano: ecco allora l’ipotesi affascinante del ‘Papa da un altro continente’: si sono fatti più volte i nomi di Cardinali del NordAmericani: il canadese Ouellet e il newyorkese Dolan sono stai i primi; suggestiva e a suo modo rivoluzionaria l’ipotesi di Sean O’Malley, arcivescovo di Boston; uno che va in giro più col saio francescano che con la livrea vescovile; un Papa francescano sarebbe una vera rivoluzione, una rottura col passato, forse troppo netta. Il vero nome forte d’oltreoceano è quello di Odilo Pedro Scherer, brasiliano e arcivescovo di San Paolo.  Nessuno ha per il momento citato il messicano Francisco Robles Ortega, che potrebbe essere un’ottima via di mezzo ‘geografica’.

Come al solito, c’è poi la fascinazione del ‘Papa nero’: nel Continente africano il maggior indiziato è il ghanese Peter Turkson; la vera sorpresa però potrebbe essere un Papa asiatico: in questo caso, andrebbe citato almeno l’arcivescovo di Manila Luis Antonio Tagle, mentre la sorpresa nella sorpresa potrebbe arrivare nella persona dell’indiano  Baselios Cleemis Thottunkal.

L’elezione sembra comunque caratterizzata da una discreta incertezza: i problemi da risolvere sono tanti e non sembra esserci un punto di riferimento ‘forte’ come a suo tempo fu Ratzinger…  in ogni caso… BUON CONCLAVE A TUTTI.