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MONDIALI DI NUOTO: UN CONSUNTIVO

La bella medaglia di bronzo ottenuta ieri sera da Gregorio Paltrinieri nei 1500 stile libero, ha concluso a Barcellona un Mondiale di Nuoto – e delle discipline acquatiche –   che per l’Italia potrebbe definirsi ‘di transizione’: l’esito non è da buttare via, specie pensando al collasso delle Olimpiadi dello scorso anno, ma nemmeno di quelli da fare urlare al miracolo… tante situazioni diverse che danno l’impressione di un movimento che stia un pò ‘galleggiando’, in attesa di capire (come alcune delle sue ‘punte di diamante’) dove andare. Andiamo con ordine, disciplina per disciplina.

Sincronizzato.  La situazione è la solita descritta tante volte: ottimi tecnici, tanta buona volontà, ma la consapevolezza di un movimento che deve fare i conti con la scarsa popolarità della disciplina; siamo sempre lì, tra le prime del mondo, il podio non lo vediamo più col binocolo come una volta, bastano delle lenti da miope, ma l’impressione è che manchi qualcosa: forse proprio la classica ‘stella di valore assoluto’ che porti lo sport alla popolarità nazionale, come ha fatto Tania Cagnotto coi tuffi, dando al movimento di crescere.

Tuffi. Tania Cagnotto incornicia una prestazione maiuscola, con due argenti (uno dei quali per la miseria di 10 centesimi di punto non è diventato un oro) e un quarto posto: e per fortuna che era arrivata lì senza pressioni, dopo essersi presa un anno quasi ‘sabbatico’ dopo la delusione londinese: la riprova che a volte la ‘pressione’ finisce per fare più male che bene; in attesa di capire se Tania avrà voglia di continuare fino a Rio (3 anni sono lunghi, nello sport), i tuffi italiani non riescono ancora a trovare un ‘erede dichiarato / a’. Maria Marconi è arrivata vicinissima alla medaglia per due volte, senza poi riuscire ad agguantarla; trai maschi, Chiarabini è una promessa. Dovere di cronaca impone di ricordare che in questo Mondiale hanno esordito i Tuffi dalle grandi altezze: italiani  però assenti, in una disciplina che, per la sua spettacolarità, c’è da credere che acquisisca seguito e possa ambire a partecipale alle Olimpiadi.

Pallanuoto. A prima vista, la spedizione è stata un pò deludente: ragazze eliminate – ai rigori  – forse troppo presto rispetto al loro reale valore,  Settebello ai piedi del podio, annichilito dalla sorpresa Montenegro prima e dalla Croazia poi. Il Setterosa è una squadra giovane, in via di rodaggio, che ha dalla sua tutto il tempo per crescere; i maschi, Oro mondiale due anni fa e argento a Londra, si sono comunque mantenuti su standard più che discreti, sebbene le due sconfitte senza appello in semifinale e nella finalina per il bronzo suggeriscano la necessità di qualche correttivo.

Nuoto di fondo. Qualcosa, stavolta, non ha funzionato: è vero, l’unico oro dell’intera spedizione azzurra ai Mondiali è arrivato proprio da questa disciplina, per di più dalla massacrante 25 chilometri, vinta da Martina Grimaldi, ma nelle altre gare gli italiani, solitamente protagonisti, sono rimasti lontani dalla lotta per le medaglie. Una riflessione è d’obbligo.

Nuoto: a impreziosire la spedizione azzurra è stata, manco a dirlo, ancora una volta Federica Pellegrini, col suo argento nei 200 stile libero: sulla medaglia inaspettata in tanti hanno ampiamente parlato; per  Federica appare valere lo stesso discorso di Tania Cagnotto: se si gareggia più liberi da tensioni, forse si ottengono risultati migliori; l’esordio di Pellegrini nel dorso non è stato entusiasmante, ma c’è tempo per lavorarci. A salvare la baracca è poi arrivato il terzo posto di Paltrinieri, che almeno ha dato l’idea che Federica Pellegrini non sia l’unica a sobbarcarsi il peso del nuoto italiano; ottima la prestazione di Rivolta, una bella speranza; per il resto, gli atleti più quotati (Scozzoli, Bianchi) per motivi diversi hanno offerto prestazioni al di sotto della attese; la spedizione azzurra si è caratterizzata per tante qualificazioni sfuggite per un soffio… In prospettiva, comunque, c’è materiale su cui lavorare: Pellegrini e Paltrinieri, Scozzoli e Bianchi (se si riprenderanno), Rivolta (se si confermerà), senza contare la dorsista Arianna Barbieri, qui assente, costituiscono un buon numero di atleti in grado di competere ad alti livelli: i ‘se’ però sono ancora tanti, forse troppi: speriamo che le buone prospettive trovino conferma.

E IL NUOTO ANNASPA…

Le Olimpiadi stanno procedendo grosso modo come mi aspettavo: dopo il ‘botto’ iniziale, c’era da aspettarsi un rallentamento. Le Olimpiadi non vanno mai ‘perfettamente’: le sorprese sono dietro l’angolo, qualche controprestazione c’è da metterla in conto, così ovviamente come qualche sorpresa, in cui spero anche io. I consuntivi si faranno alla fine, ma qualche riflessione sul nuoto, fin da adesso, credo si possa farla, anche considerando che dopo le dichiarazioni di Magnini, un pò tutti hanno detto la loro, dando il via ad una sorta di ‘resa dei conti’. Non voglio dilungarmi sulla Pellegrini: personalmente ritengo che lei in quanto atleta, abbia sbagliato delle scelte, come quella di cambiare allenatori a raffica. Come persona, poco m’importa: non mi è simpaticissima, ma ho tifato per lei perché m’interessa che vinca, non il suo carattere. Certo, il baraccone gossipparo che le si è sollevato attorno non credo abbia giovato, e ho il dubbio che qualcuno attorno a lei non l’abbia consigliata benissimo su come gestire la cosa. Però sono affari suoi. Io credo che la Pellegrini debba essere citata per un altro motivo, di cui lei ha poca o nessuna responsabilità: la Pellegrini, da almeno tre anni a questa parte, è un alibi. Devo essere onesto, provo un pò di soddisfazione, a dire “io l’avevo detto”, anche se ovviamente il pronostico non era positivo. Tre anni fa, ai Mondiali di Nuoto di Roma ’09,  le avvisaglie di un ‘tramonto’ del nuoto italiano c’erano tutte: dietro alla Pellegrini e alla Filippi, si intravedeva poco o nulla. Io lo dissi all’epoca, che era meglio che qualcuno ne prendesse atto e corresse ai ripari. Invece, è successo l’esatto contrario: il nuoto italiano si è adagiato sugli allori della Pellegrini, “tanto le medaglie le vince lei”. Sorpresa sorpresa, arriva il momento in cui la Pellegrini, per vari motivi, non vince, e allora tutti si accorgono improvvisamente che il nuoto italiano è poca cosa.
Di certo, non si potevano pretendere i miracoli da Magnini, uno che già nel 2009 era finito nelle retrovie del nuoto che conta; ai Mondiali di Roma, piuttosto, gareggiò tutta una serie di giovani promesse: ricordo, tra gli altri, la Scarcella e la Di Pietro tra le donne, Giorgetti tra gli uomini; non uno di loro è cresciuto fino a raggiungere dimensioni non dico Mondiali, ma nemmeno europee. Qualcosa che non va, c’è. Certo nel frattempo sono usciti fuori Scozzoli, che comunque in queste Olimpiadi ha mostrato di non essere ancora prontissimo e Paltrinieri (deve ancora gareggiare, vedremo), ma l’impressione è che siano i classici ‘fenomeni’ esplosi improvvisamente. Piuttosto, ci sarebbe da chiedersi come mai si sia lasciato perdere per strada  un talento come quello della Filippi: va bene che è stata vessata dagli infortuni e ha anche vissuto un periodo di crisi, ma proprio in questi casi doveva esserci qualcuno a sostenerla. L’impressione è che nel nuoto italiano si ricorra fin troppo spesso all’improvvisazione: si aspetta che esploda il ‘fenomeno’ e ci si affida a lui; non c’è alcuna capacità di prendere atleti di livello medio e farli crescere. Guardiamo alla Francia: sono pieni di fenomeni. Da cosa dipende? Non certo dalla genetica, o da quello che mangiano. I francesi sono bravi a prendere i loro talenti e  a farli crescere. Credo sia ora che in Italia ci si renda conto che bisogna cambiare marcia: il nuoto, come tutto lo sport, sta cambiando: nuovi Paesi si affacciano alla ribalta, la competizione è più serrata. Non credo si possa continuare a sperare che esploda qualcuno, trincerandosi magari dietro al discorso che ‘è una questione di cicli, mancano i talenti’: i talenti escono fuori pure in Italia, li abbiamo noi come i francesi; il problema vero è quello di riuscire a valorizzarli adeguatamente.

I GIOCHI SONO APERTI

Almeno ufficiosamente, i ‘Giochi della XXX Olimpiade’ cominciano oggi, con le prime partite del torneo femminile di calcio. L’inaugurazione, come credo tutti o quasi sappiano ci sarà però venerdì. Sono giochi ‘strani’: basterebbe solo accennare ai fatti aberranti cui si sta assistendo in questi giorni, lo strapotere dei marchi, il divieto di usare il richiamo alle Olimpiadi se non autorizzati, le polemiche sui viaggi in seconda classe riservati a certe rappresentative femminili mentre le squadre maschili hanno tutti i comfort… gli esempi potrebbero continuare. Sono Olimpiadi ‘strane’ perché il clima non è certo dei migliori: io le Olimpiadi le ho sempre seguite, sono uno di quegli avvenimenti che è ancora in grado di emozionarmi, ma quest’anno è tutto più ovattato, ci sono troppe incognite… C’è anche l’impressione che ‘l’esclusività olimpica’ sia venuta meno: una volta, certi sport in televisione li potevi vedere solo ogni quattro anni; oggi, col digitale terrestre, perfino la RAI in chiaro ti fa vedere l’hockey su prato, la pallamano, lo judo o le gare di tiro. L’Italia si presenta a ranghi ridotti rispetto al recente passato, anche per la mancanza di alcune squadre, come quelle di calcio o basket.  Sul numero, e il ‘colore’, delle medaglie, secondo me c’è da farsi poche illusioni: con buona approssimazione, credo sarà un successo se arriveremo ai venti podi, azzardo sei ori, sette argenti e sette bronzi. La concorrenza è sempre più globale:  Cina, Stati Uniti e Russia fuori portata, ovviamente; alle loro spalle forse arriverà la Gran Bretagna ospitante,  a giocarsi il quarto posto con Germania e Australia; il Giappone dovrebbe proseguire il trend positivo degli ultimi anni; la Francia dovrebbe riuscire a fare ancora una volta meglio di noi. L’Italia può aspirare ad entrare nella Top 10 (a Pechino fu nona, sia per numero di medaglie complessivo, che per ori), ma dovrà fare i conti con la concorrenza di alcuni Stati dell’ex est, come Ucraina e Bielorussia, con la Spagna; occhio alla Corea del Sud e, soprattutto, al Brasile che potrebbe offrire delle sorprese. Il problema è che queste sono Nazioni in ascesa, in Italia è tutto fermo da anni: pochi investimenti, pochi impianti, un sistema sportivo in cui la scuola fa poco o nulla, lasciando gran parte del lavoro ai genitori; poi quando gli atleti crescono, arrivano le varie società legate alle forze armate: per carità, lodevole e nobilissimo impegno, ma lo schema appare ormai datato. Le speranze di medaglia sono le solite: scherma e tiro, qualcosa forse dal canottaggio; la pallanuoto può ben figurare sia trai maschi che tra le femmine; le pallavoliste sono tra le favorite, gli uomini una possibile sorpresa; le ragazze della ritmica negli ultimi anni sono andate avanti come un rullo compressore; qualcosa potrebbe arrivare dalla ginnastica e dagli sport ‘di combattimento’ (Judo, Pugilato, Taekwondo). Nell’atletica, assente Andrew Howe (un grande talento buttato praticamente alle ortiche da una gestione scriteriata da parte di chi doveva farlo crescere), abbiamo praticamente la sola Di Martino (nell’alto una concorrente in meno, la superfavorita croata Vlasic), anche se io uno sguardo alla gara del salto triplo maschile (e perché no, pure femminile) glielo darei. Nel nuoto c’è ovviamente la Pellegrini, insieme a lei Scozzoli con Paltrinieri possibile outsider; per Alessia Filippi è già stata un’impresa esserci. Nel tennis (mancherà Nadal) dopo tempo immemorabile, abbiamo qualche chance: il doppio Errani – Vinci è trai migliori del mondo. Con tutta probabilità comunque, queste Olimpiadi confermeranno il trend del prevalenza dello sport italiano femminile rispetto a quello maschile… anzi, ho l’impressione che stavolta si parlerà di autentico predominio, Questo il quadro generale,  più o meno: la mia speranza è come al solito di vedere qualche oro inatteso: ve lo ricordate a Pechino Andrea Minguzzi nella lotta greco-romana? E allora, via ai Giochi. Nonostante tutto, le Olimpiadi restano ancora le Olimpiadi: per quanto possibile, godiamocele.