Posts Tagged ‘Sakamoto’

MARVO MD, “MULTIVERSE 2: METROPOLIS” (THEDUSTREALM MUSIC)

Marvo MD, alias il romano Marco Lombardi: un primo EP uscito un paio di anni fa, seguito da un pugno di singoli e, in questo 2021, dal progetto ‘Multiverse’: la prima parte pubblicata in aprile, la seconda ora.

Il titolo a dire la verità sarebbe perfetto o quasi per una ‘saga’ di Superman; in realtà, qui i supereroi c’entrano poco, e le tre tracce che compongono il lavoro, all’insegna di un’elettronica dal respiro etnico che flirta volentieri con la dance, sono un breve e ampio giro del mondo.

Si parte con ‘Osaka’, che per le sue nuance, può riecheggiare Sakamoto, ma anche certe colonne sonore degli ‘anime’, si prosegue con la mediorientale Mokha (il titolo riprende il nome di una città dello Yemen), si conclude con eThekwini, pezzo ispirato alle origini dell’uomo e che come tale riporta un respiro africano.

Nonostante la brevità complessiva, tre tracce che si lasciano apprezzare soprattutto per il lavoro e la scelta delle sonorità percussive, oltre che di effetti che di volta ci portano in territori cyber, nel pezzo di apertura, sci-fi, come nella seconda traccia, o vagamente onirici, nella composizione conclusiva, in cui l’uso di cori tribali rappresenta l’unico inserimento di un elemento vocale.

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ALBERTO PIZZO – ROBS PUGLIESE, “CONTACT”

Jazz ed elettronica s’incontrano in questa collaborazione tra Alberto Pizzo, affermato pianista da tempo residente in Giappone, già collaboratore, tra gli altri, di Luis Bacalov e il percussionista e ‘manipolatore di suoni’ Roberto ‘Robs’ Pugliese, che ha portato avanti progetti con Renzo Piano, col figlio dello stesso Bacalov, Daniel e con Paolo Fresu, qui special guest in uno dei pezzi con la sua tromba.

Entrambi napoletani (ma forse non è così importante), i due hanno dato vita a un progetto nato nell’immediatezza, senza eccessivi progetti ‘a tavolino’.

Il risultato sono queste nove tracce, in cui le linee melodiche del piano vengono accompagnate, arricchite, sostenute dal lavoro percussivo ed elettronico, certo sullo sfondo, ma pronto a prendere consistenza.

L’esito è certamente variegato, a tratti suggestivo: i crepitii e le soluzioni offerte dall’elettronica danno certamente una diversa ombreggiatura ai disegni del pianoforte, nel segno magari di una sottile inquietudine.

Possibile, come evidenziato da altri, il paragone con certi progetti di Sakamoto, analogamente all’insegna di un classico che si colora di futuristico e proseguendo il confronto, “Contact” ha un suo sapore molto cinematografico.

L’AVVERSARIO, “SANGUE SANGUE” (NEW MODEL LABEL / AUDIOGLOBE)

Il varesino Andrea Manenti, cantante e polistrumentista, pubblica il suo secondo lavoro con lo pseudonimo de L’Avversario.

Il titolo è per nulla rassicurante, i riferimenti letterari espliciti – che fin dall’inizio caratterizzano l’opera dell’autore – vanno da Schopenhauer a Houellebecq, passando per Sartre, lasciando così intuire come i cinque pezzi che compongono il disco siano improntati a una visione non proprio ottimista della realtà attuale.

Non che in realtà vi sia molto di esplicito: sono frammenti, di conversazioni e di esistenze smarrite, prese in una nebbia reale o metaforica, vissute all’insegna di rapporti ‘pratici’, spesso ‘burocratici’ – non a caso, si citano il commercialista, l’avvocato – che ovviamente non portano a nulla, all’interno di città che ‘stanno male’.

Il ‘sangue’ del titolo appare alla fine un oscuro presagio, un fiume sotterraneo pronto a esondare travolgendo le fragili certezze su cui si basa una società piena di contraddizioni.

Un lento fluire come quello dei suoni, trainati dalle note di un piano da club notturno, chitarre riverberate, atmosfere che ricordano la musica da film di Sakamoto,

La voce filtrata, l’uso del ‘famigerato’ autotune, rappresentano una scelta stilistica volta a bilanciare il calore degli strumenti con una sorta di spersonalizzazione.

Accompagnato da Andrea Tsuna Tomassini (chitarra), Ivan Schapira (batteria) e Francesca Tavino (basso), Manenti – ‘L’Avversario’ dà vita a un lavoro che, pur nella descrizione di un mondo in cui prevale la solitudine, riesce ad essere avvolgente e tutt’altro che’freddo’ od emotivamente distaccato.