Posts Tagged ‘Rosso Petrolio’

LA PLAYLIST DI FEBBRAIO

Backwards Future    Pin Cushion Queen

Joan Cavalier    Gran Bal Dub

Tutti padroni    Rickson

E’ colpa mia    Volemia

Capirai, Capirei    Filippo Dr. Panico

Cose Buone    Davide Solfrini

Dall’atra parte dell’Oceano    Rosso Petrolio

Un giocattolo vecchio   Cè

Soft Skin, Eternal Verses    Fallen

Da lì    Twoas4

Veloce    Massimiliano Cremona

La signora dei post-it    Lontano da qui

Scommessa    Stato Brado

Grattacielo    Ella

ROSSO PETROLIO, “ROSSO PETROLIO EP” (AUTOPRODOTTO /LIBELLULA DISCHI)

Prima di Rosso Petrolio, c’è Antonio Rossi: romano, classe 1988, una ponderosa gavetta alle spalle, passata da un periodo di studio a Londra, la canonica attività dal vivo, non solo nella capitale, da solo e di spalla ad artisti affermati come Levante o Niccolò Fabi, varie esperienze e collaborazioni, un nuovo lungo soggiorno all’estero, stavolta in Portogallo. Più recente la definitiva ‘trasformazione’ in Rosso Petrolio cui, a stretto giro, segue la pubblicazione di questo EP.

Cinque brani – tre in italiano, due in inglese – all’insegna di un cantautorato contemporaneo, che attinge in pari misura al folk d’oltreoceano e a quello d’oltremanica, non disdegnano però atmosfere e suggestioni derivanti dalla meno tradizionale e di più recente affermazione scuola scandinava. Relazioni sentimentali in via di chiusura o dallo sviluppo complicato, riflessioni più ampie sul sé, lo svolgersi della vita tra incertezze e insicurezze, momenti cupi… Una proposta sonora scarna, tutta giocata su un’interpretazione accorata ma non troppo, affiancata da tessiture di chitarra dalla grana fine, ma pronte ad accendersi di frenesia.

Riconducibile, ma solo in parte, al nuovo cantautorato italiano – vedi alla voce The Niro e Le Luci della Centrale Elettrica – Rosso Petrolio appare però alla ricerca di un’impronta stilistica più personale, magari attenuando il proprio lato drammatico, evitando di cadere nel ‘manierismo depressivo’ dei succitati. Tirare in ballo il fado, seppur considerando l’esperienza portoghese del nostro, appare comunque inesatto: tuttavia alla lontana, in certi arpeggi di chitarra e nell’atmosfera di malinconia sospesa, il cantautore sembra aver assorbito qualcosa di quel mondo sonoro: uno dei brani, forse il migliore del lotto, riporta del resto a quell’esperienza, intitolato ‘Dall’altra parte dell’Oceano’.

Accompagna l’EP non un classico booklet, ma un libretto di poesie, intitolato “Cronache di un naufragio”, per quella che alla fine diventa un’opera dalla duplice natura.

LONTANO DA QUI, “LONTANO DA QUI” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA MUSIC)

Esordio discografico per il trio dei Lontano Da Qui, alias la cantate toscana Elisa Castells e i romani Matteo Uccella e Michele Bellanova, già attivi da qualche anno nella scena live romana e non solo.

Un lavoro all’insegna di un folk in cui a radici locali – il classico stornello romano è dietro l’angolo – profumi mediterranei, spezie iberiche, una spruzzata di sudamerica. Intelaiatura sonora che fa da cornice a una vena cantautorale attraverso cui sono narrate storie da minimo quotidiano e una galleria di personaggi che lungo i dieci brani presenti passa attraverso loschi figuri che popolano lo Stivale, suore alle prese con travagli sentimentali, personaggi ossessionati dall’organizzazione di ogni minuto della propria esistenza, soggetti incatenati ai social e all’opposto, coloro che per caso o scelta si sono ritrovati a vivere ai margini ( ‘Il barbone’ è dedicata al personaggio di Mezza Piotta, scomparso l’anno scorso, che più o meno tutti coloro che negli ultimi trent’anni hanno abitato nei quartieri romani del Portuense e di Monteverde hanno conosciuto bene).

Il risultato, se vogliamo, è quello abbastanza ‘tipico’ di questi casi: un lavoro la cui efficacia nasce soprattutto dal contrasto tra il clima solare creato da suoni a tratti sgargianti e tematiche spesso serie, tra storie che veleggiano tra l’indignazione per un’omertà fin troppo diffusa e quella per l’altrettanto diffusa emarginazione, lasciando però spazio per la leggerezza, l’ironia dissacrante e il sarcasmo nei confronti di fissazioni e ‘dipendenze tecnologiche’.

I due chitarristi capitolini costituiscono il nucleo di un insieme sonoro al quale si aggiungono al quale si aggiungono di volta in volta archi, fiati, pianoforte, nella forma della classica ‘orchestrina’ / banda di paese. Elisa Castells interpreta con personalità (coadiuvata nel succitato ‘Il barbone’ da Rosso Petrolio), una ‘toscanaccia’ influenzata dal disincanto tipico dell’Urbe.

“Lontano da qui” è un lavoro efficace, frutto del lavoro di musicisti esperti – i tre sono del resto tutti diplomati al Conservatorio – che tuttavia rischia di scontare l’appartenenza a un genere ormai decisamente sovraffollato, a Roma e non solo tra ‘orchestre’, ‘orchestracce’, cantautori popolari più o meno indie: le potenzialità ci sono, ma per farsi largo tra la concorrenza servirà una buona dose di personalità e forse un filo di originalità in più.