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ELEZIONI REGIONALI

L’impressione davanti alle imminenti elezioni regionali è quella di un generale abbassamento del livello dei candidati; ancora di più, di uno scadimento della politica ‘in sé’.
A dire la verità, non ci si capisce quasi più niente: politologi e filosofi ci hanno ampiammente spiegato come siamo ormai nel periodo della ‘post-ideologia’ e che è inutile ragionare secondo i ‘vecchi schemi’, sinistra-destra: tutto giusto, ma se alla fine delle ‘ideologie’, segue la fine delle ‘idee’ e il principio generale diventa solo: “tutto pur di andare al potere e rimanerci” qualcosa di sbagliato c’è. A me basterebbe alla fine che ci fosse una sinistra ‘progressista’ fautrice dell’ampiamento dei ‘diritti’ (civili, economici, al lavoro, all’istruzione) e una destra conservatrice che parta dai ‘doveri’, ma qui non c’è nemmeno più questo. Siamo davanti ad un semplice ‘mettere insieme’ tutto ed il contrario di tutto: intanto si conquisti il potere e poi vediamo.

E’ una storia che viene da lontano, una catena della quale Renzi è solo l’ultimo anello, cominciata con le ammucchiate uliviste, proseguita col principio del ma-anchismo veltroniano (ricordo che quando Veltroni era sindaco di Roma, poco ci mancò che si presentasse alle elezioni una lista dei ‘fascisti per Veltroni’) e con l’esiziale idea del PD, nato per mettere insieme tutti e che oggi forse si vorrebbe portare alle estreme conseguenze col ‘Partito della Nazione’. Il risultato è che se nelle candidature alle regionali si cerca uno straccio di principio, di idea, si fatica a trovarlo: è solo una gara a conquistare il potere. Non parlo per carità di patria di profili penali, di candidati incandidabili e di altri in odor di criminalità, perché si aprirebbe un capitolo troppo ampio…

Qualche giorno fa per caso mi sono imbattuto in un dibattito elettorale coi candidati della Campania: un cittadino che non ne sapesse nulla avrebbe concluso che Caldoro (candidato di centrodestra) fosse del PD e De Luca (candidato del PD) si presentasse per La Destra di Storace; stessa impressione, un filo annacquata, per la Puglia: anche qui Emiliano vuole dare l’idea dell’uomo ‘forte’: gli è stata contestata la candidatura di ex AN nella sua lista, la risposta è stata che “in Puglia si è sempre fatto così”, e che alla fine ‘accogliere chi ci sta’ non è poi una bestemmia. In Liguria, vivaddio, la ‘sinistra’ ha avuto un sussulto d’orgoglio rispetto alla candidatura PD della Paita in odore di Burlando, che sembra aver già ventilato la possibilità di un Governo con l’NCD, seguendo l’esempio di quello nazionale; piccolo inciso: se i liguri voteranno per chi sarà l’erede delle amministrazioni che negli ultimi 15 anni hanno massacrato il territorio, beh, alla prossima alluvione non si lamentassero… certo se l’alternativa deve essere Toti, quello che ‘Novi Ligure è in Liguria’ (errore da geografia di Terza Elementare), beh, non invidio i liguri… così come non invidio i veneti, costretti a scegliere tra uno Zaia che si è attribuito tutto il bene del Veneto attribuendo tutto il male al Governo centrale, un Tosi che non si sa dove voglia andare e Alessandra Moretti, quella che ‘per le politiche è importante andare dall’estetista’, quella che – ricordo – a Ballarò ebbe il coraggio di citare trai risultati delle giunte di sinistra a Roma, la terza linea della Metro, quando di quella linea non era ancora nemmeno attivo il breve tratto in funzione da solo pochi mesi a questa parte. Il livello insomma mi pare abbastanza infimo…

Non mi meraviglierei se, a questo giro, il MoVimento Cinque Stelle cominciasse ad ottenere risultati soddisfacenti anche sul piano locale; non parlo di vittorie ma, soprattutto in Liguria e in Puglia, c’è la possibilità di portare a casa un buon risultato. Certo, fossi un elettore delle regioni interessate, rispetto a duelli Zaia – Tosi – Moretti, Paita – Toti, Caldoro – De Luca, o Emiliano – Schitulli – Poli Bortone, andrei dritto su M5S: insomma, meglio la totale inesperienza condita con proposte magari un filo irrealistiche, che la lotta per il potere fine a sé stesso svuotata di ogni parvenza di contenuto ideale.

N-CAPACE

Essenzialmente, una lunga sequenza di interviste, a vecchi ed adolescenti: al centro, il passato per i primi e il futuro per i secondi, l’amore ed il sesso soprattutto, con situazioni e considerazioni che spesso e volentieri strappano la risata.
La provincia laziale (Terracina); la periferia romana – Tor Bellamonaca, lo storico quartiere di San Lorenzo, scorci di Testaccio e del centro storico.
Dirige Eleonora Danco, nota soprattutto per la sua attività teatrale, unica presenza dell’età di mezzo, che mescola al materiale documentaristico alcune sue performance in luoghi pubblici: lei su un letto posto in mezzo ad una strada, o che armata di piccone si ‘scaglia’ contro certe brutture architettoniche sorte a Roma negli ultimi decenni, dal nuovo mercato di Testaccio all’orrendo muro eretto a ‘recinzione’ della teca dell’Ara Pacis.
Eleonora Danco frappone alle considerazioni dei suoi intervistati le sue riflessioni, sul passato (dialogando spesso col proprio padre) e sul presente / futuro.
I vecchi parlano di ciò che è stato, rappresentando quasi il futuro dell’autrice, giovani parlano di ciò che è che sarà, costituendo una sorta di termine di paragone del suo passato.
L’evoluzione dei costumi, la diversità nell’approccio all’amore ed al sesso, dai percorsi obbligati e definiti di cinquant’anni fa alla ‘libertà’ di adesso (soprattutto per quanto riguarda le donne).
Il tratto comune alle due generazioni sembra essere l’inutilità della scuola: i primi non hanno studiato per poter fin da ragazzini aiutare gli adulti; i secondi in genere vedono la scuola come un impiccio, un ostacolo al raggiungimento di una rapida indipendenza economica di un’autonomia di vita; giovani che non aprono un libro perché gli si ‘incrociano gli occhi’ e che provano emozioni solo davanti alla ‘moto gp’.
Più che giudicarli, Eleonora Danco sembra mostrarci dei dati oggettivi, invitando a domandarsi perché la scuola finisca per ‘respingere’ le giovani generazioni, specie nelle realtà urbane più disagiate, il perché la lettura venga considerata un’attività inutile, del tutto priva di interesse…
Viene da pensare che i vecchi di paese o dei quartieri ‘paesani’ di Roma e i giovani della provincia e della periferia costituiscano proprio quelle categorie che non guarderebbero mai questo film, trasmesso magari nelle tipiche sale cinematografiche da ‘intellettuali’ (io l’ho visto nel non plus ultra di questo tipo di cinema, il ‘morettiano’ Nuovo Sacher); è come se Eleonora Danco ci avesse mostrato gli ultimi esempi di un mondo che va scomparendo, quello degli anziani, che da giovani aiutavano gli adulti nei campi e per i quali gioco e lavoro si mescolavano fino ad essere indistinti e allo stesso tempo avesse messo in scena il mondo dei giovani di provincia e borgata, così lontano da quello del pubblico del film…
Eppure alla fine, ci si ritrova: pur con tutte le differenze del caso, le esperienze sono sempre quelle, universali; le sensazioni, gli aneddoti, le speranze.
Un film divertente ed atipico.

PACE LENTA, GUERRA VELOCE

Soluzione diplomatica, intervento dell’ONU: queste, sinteticamente, le soluzioni che vengono prospettate dal Governo italiano (e non solo) riguardo la questione Libia – ISIS. Tutto giusto e molto di buon senso, sembrerebbe: il problema è che in questo caso col ‘buon senso’, ci si fa poco, ho paura.
Soluzione diplomatica: con chi? Non certo con quelli dell’ISIS, il cui concetto di ‘diplomazia’ consiste più o meno nello scannare o bruciare vivi i loro ‘interlocutori’: come efficacemente ha fatto notare Crozza, ma ce lo vedete Prodi parlare col ‘Califfo’? Il meno che gli potrebbe succedere sarebbe di essere messo allo spiedo e ‘cucinato’ sulla graticola…

La soluzione diplomatica, allora, risiederebbe nella creazione di un Governo ‘unico’ in Libia, in luogo dei due che attualmente rivendicano il potere, per poi pensare che questo ‘Governo unico’, sempre che riesca a ‘imporsi’ sulle centinaia di tribù in cui si articola la popolazione libica, riesca a dare assieme all’ONU un qualche tipo di risposta militare all’ISIS, il che mi pare abbastanza complicato, almeno nei tempi.

L’ONU tra l’altro non è per nulla detto che decida di intervenire: ci sono nazioni come Russia e Cina (che hanno diritto di veto) che non mi pare abbiano molto interesse a prendere una posizione dura e definitiva sulla questione; la Russia, anzi, in cambio della propria approvazione dell’intervento in Libia, potrebbe chiedere qualche tipo di contropartita … ad esempio, che la comunità internazionale si faccia gli affari propri in Ucraina; andrebbe sottolineato, tra l’altro, come anche rimanendo in Europa, come al solito, non ci sia una posizione univoca: gli unici realmente interessati ad una soluzione della questione libica alla fine siamo proprio noi italiani; anche la Francia sembra aver mostrato una qualche attenzione, ma bisognerà vedere se alle parole seguiranno i fatti.

Il limite di fondo di tutti questi discorsi è che la pace è lenta e la guerra veloce: quanto ci vorrà perché i rappresentanti dei due Governi attivi in Libia si incontrino e trovino un accordo talmente forte da poter produrre un’adeguata risposta militare all’ISIS? Quanto ci si metterà a raggiungere un accordo all’ONU (sempre considerando poi che non è che l’ONU abbia a disposizione tutti questi mezzi e questo gran spazio di autonomia, alla fine a decidere tutto sono i singoli Stati: non credo, per dirne una, che Obama abbia tutta questa voglia di mandare decine di migliaia di soldati in Africa o di farli tornare in Iraq). A me pare che gli unici ad aver capito come devono andare le cose sono la Giordania e l’Egitto: dopo i massacri del soldato giordano e dei 21 copti, le rispettive nazioni non hanno posto tempo in mezzo ed hanno subito cominciato a bombardare a tappeto, ottenendo anche qualche risultato tangibile.

La pace è lenta e la guerra è veloce: a me la guerra non piace per nulla, ma qui il rischio è che prima che si faccia ordine trai governi libici e si metta in campo l’ONU, l’ISIS abbia tutto il tempo del mondo per continuare a conquistare posizioni… d’altra parte, mi rendo conto che Giordania ed Egitto siano intervenuti reagendo, non ‘preventivamente’: non dico che l’Italia debba prendere una decisione per cavoli suoi e bombardare l’ISIS autonomamente quale guerra preventiva (peraltro credo che su questo non si riuscirebbe nemmeno a trovare un accordo in Parlamento); d’altra parte non si può certo lasciare che la situazione si incancrenisca, aspettando passivamente che pure da noi arrivi ‘il botto’ e comunque va ricordato che l’Italia è stata più volte direttamente minacciata: l’ISIS ha esplicitamente dichiarato la volontà di conquistare non Parigi, Londra o Madrid, bensì Roma: minaccia che è tutt’altro che una ‘sparata’, dato che viene da gente che non esita a scannare, amputare e bruciare vivo chiunque si azzardi anche solo a dire ‘a’ rispetto alla loro visione dell’Islam.  Forse, invece di aspettare di formare improbabili ‘governi unici in Libia’, sarebbe meglio intervenire in appoggio di chi, come Giordania ed Egitto, ha già capito che l’unico modo di trattare con l’ISIS è bombardandolo a tappeto; soluzione non priva di rischi peraltro.

E’ un nodo gordiano di difficile soluzione, causato dall’inancrenirsi di una serie di situazioni che si sono tirate avanti per troppo tempo: forse gli USA dovevano restare in Iraq per ‘sovrintenderne’ alla reale ‘democratizzazione’; forse la comunità internazionale avrebbe dovuto adottare maggiore risolutezza in Siria, invece che lasciarla nel caos; sicuramente, l’Europa avrebbe dovuto prendersi maggiori responsabilità in Libia, invece di lasciare che tutto degenerasse. Il punto è che si lasciano sempre le cose a metà:  se si decide di intervenire, allora lo si deve fare fino in fondo, altrimenti meglio evitare del tutto.

Al momento allora, più che pensare ad interventi ‘esterni’ è bene rafforzare al massimo la sicurezza interna, aumentando i controlli sui migranti in entrata, accrescendo  la tutela degli ‘obbiettivi sensibili’ e rafforzando gli sforzi di controllo e soppressione dei fenomeni di propaganda estremista su Internet; per stare sul sicuro io comincerei a dare attenzione anche a possibili attacchi dall’aria, nel caso l’ISIS riuscisse ad impadronirsi di arei militari o civili.
Insomma, cominciamo a portare al massimo la sicurezza a casa nostra, e poi pensiamo al ‘fuori’, ma evitiamo per favore, di pensare che la soluzione sia nella diplomazia o nell’ONU: soluzioni che nel caso dell’ISIS mi paiono abbastanza impraticabili.

E’ RICOMINCIATA LA GUERRA A MARINO

Quello che è successo a Roma la notte dell’ultimo dell’anno – la defezione in massa dei vigili urbani per ‘malattia’, cui per amor di precisione bisogna aggiungere quella degli autisti di una delle linee della metropolitana – ci dice una cosa sola: la guerra contro il sindaco Marino è ricominciata. Si chiude ‘in bellezza’ il 2014, annunciando nel contempo un 2015 di ‘guerra totale’.

L’obbiettivo mi pare fosse abbastanza chiaro: qui le ‘rivendicazioni di categoria’ – vere o presunte – c’entrano poco o nulla: c’entrava invece – e molto – il voler gettare la città nel caos; si voleva, abbastanza ovviamente, offrire la testa di Marino su un piatto d’argento alla destra romana e ai ‘mammasantissima’ del PD capitolino, dare loro l’occasione per un nuovo attacco concentrico contro il ‘sindaco alieno’; per fortuna, tutto è andato bene, il che dovrebbe far pensare i romani riguardo la reale utilità dell’attuale corpo di polizia municipale…

I lettori abituali di questo blog ricorderanno forse quello che scrissi a suo tempo, in occasione di tutta la gazzarra sollevata per il ‘caso Tor Sapienza’: Ignazio Marino a Roma sta sulle scatole a molti: ovviamente alla destra, che alla fine fa il suo mestiere, per quando nel solito modo rozzo e discretamente becero, più da ‘curva da stadio’ che non da Palazzo Senatorio, tipico dei destrorsi romani; ma anche anche alle ‘alte sfere del PD’: Marino la dirigenza del PD non l’ha mai voluto, perché estraneo alla politica maneggiona su cui il centrosinistra a Roma ha campato negli ultimi vent’anni; Marino è stato scelto dalla base, che proprio non ne poteva più, reagendo con un moto d’orgoglio contro i candidati epigoni dei Rutelli e dei Veltroni.

Ci erano quasi riusciti, a farlo fuori, dopo lo scandalo – mai totalmente chiarito – delle multe non pagate (ma dovute o meno?) e dopo il caos scoppiato a Tor Sapienza (anche in quel caso, restano non pochi sospetti di un qualcosa montato ad arte)… poi però è scoppiato il bubbone di Mafia Capitale, sono venute alla luce le connivenze tra una bella fetta della politica romana – di ogni versante – e il sistema gestito da Carminati, Buzzi e soci… e guarda caso, chi ne è uscito meglio? Proprio il ‘sindaco alieno’, la cui elezione, oltre alla destra ed ai ‘capoccia’ del PD capitolino, ha rotto le uova nel paniere proprio al ‘Cecato’ e alla sua cricca: non aggiungo altro, fatevi qualche domanda.

E’ trascorsa qualche settimana di tregua: si è aspettato che passasse qualche tempo senza notizie clamorose di nuovi indagati od arrestati, e poi si è ripartiti alla carica: stavolta si è ricorso alle armi pesanti, uno dei tre grandi ‘corpi’ che a Roma vengono usati quando si vuole mettere alle strette chi governa la città: i vigili, i conducenti dei mezzi pubblici (in parte coinvolti anche la notte dell’ultimo dell’anno), i tassisti; è stato lanciato un chiaro messaggio al sindaco: questo è solo l’inizio, aspettati un 2015 di fuoco, perché non ci fermeremo fino a quando non ti avremo tolto di mezzo.
Scommettiamo che nei prossimi mesi sarà una raffica di agitazioni di vigili, scioperi dei mezzi pubblici, manifestazioni dei tassisti, accompagnate dal berciare almeno ‘autentico’ degli esponenti della destra romana e dalle più ‘composte’ – ma quanto ipocrite!!! – richieste del PD di ‘cambiare passo’, mentre a farne le spese saranno i soli comuni cittadini?

Si cercherà di far passare Marino come un incapace, come il nemico pubblico numero uno… l’augurio è che i romani intelligenti e ‘pensanti’ siano coscienti del fatto che attualmente il problema di Roma non è certo Marino, e che il marcio sta altrove, nei luoghi in cui destra e sinistra intessevano amabilmente relazioni con Carminati, Buzzi e soci… auguriamoci tutti che Marino resti dov’è adesso, perché l’alternativa non potrebbe essere altra, se non quella di un referente di Carminati e soci…

P.S. A proposito, non mi risulta che alcuno dei coinvolti nel caso ‘Mafia Capitale’ sia stato ancora espulso dai partiti di appartenenza, il che la dice lunga su quale sia lo stato della politica a Roma.

P.P.S. Qualcuno si chiederà perché io difenda a spada tratta Marino: sottolineo che non sono né suo amico, né suo parente, ma visto che l’ho votato, vorrei vederlo all’opera per cinque anni per vedere che combina; mi chiedo secondo quale principio Alemanno abbia potuto non-governare Roma per cinque anni e invece Marino debba andarsene dopo manco due anni. In secondo luogo provo un’istintiva simpatia per tutti quelli che vengono lasciati soli, scaricati e che si trovano contro anche quelli da cui teoricamente dovrebbero essere appoggiati; rendetevi conto: Marino sta governando una città come Roma avendo una bella fetta del PD che gli rema contro, solo perché al Campidoglio c’è lui e non Gentiloni o Sassoli…

METTEMO LE SBARRE AR CAMPIDOJO

Dice er procuratore soddisfatto:
“Vedrete che je leveremo er vizzio
Per adesso er primo passo è fatto e questo non è artro che l’inizio”

Oddio me sembra de diventà matto
Pure Roma mo’ sta ner precipizio Nun se tratta de quarche mentecatto
Qui tutti, o quasi, hanno d’annà a giudizio

E aumenteranno da matina a sera
Sarà proprio così: “Ndo’ cojo cojo”

Io propongo de fa’ in questa maniera:
se l’inchiesta va liscia come l’ojo
invece de portà tutti in galera
convie’ mette le sbarre ar Campidojio

(Gigi Proietti)

CHE SUCCEDE A ROMA?

Io non so quale sia l’impressione che si siano formati i non romani su quanto successo a Roma negli ultimi giorni (mi riferisco a quanto avvenuto a Tor Sapienza) ad uso e consumo di chi non abita qui, e come spunto di riflessione per i cittadini romani, esprimo solo una considerazione: non fatevi fregare, è tutta fuffa. A Tor Sapienza è successo poco o nulla, e quanto è successo, se non proprio montato ad arte, è stato strumentalizzato contro il sindaco Marino.

Tor Sapienza è una periferia come ce ne sono tante altre, a Roma e nel resto d’Italia, specie nelle grandi città; un quartiere nato ‘bene’, anche, al contrario di altri mostri urbanistici, che però è stato progressivamente abbandonato dai servizi pubblici: mezzi di trasporo, pulizia, illuminazione… così, Tor Sapienza è diventato un ‘brutto posto’… e i posti brutti rendono brutta pure la gente che ci abita; tutto qui: gli abitanti di Tor Sapienza sono gli abitanti di una zona degradata, con servizi pubblici inefficienti, in cui la criminalità – dalla prostituzione alla spaccio di droga – ormai fa come gli pare e piace.

Quanto successo nei giorni scorsi potrebbe essere considerato la tipica ‘goccia che fa traboccare il vaso’: in sé un centro di accoglienza per immigrati non costituisce un problema; se però il centro si aggiunge ai campi rom, allo spaccio e alla prostituzione, diventa un problema; e questo è un modo di vedere le cose. Si potrebbe però ragionare diversamente: chiediamoci il perché di una tale cagnara per una struttura di accoglienza che non ha nulla di criminale; e chiediamoci perché ad esempio non si è sollevato casino per la prostituzione o lo spaccio… forse perché prendersela con dei minorenni lontani migliaia di chilometri da casa è più facile che prendere di mira chi spaccia, temendo delle ritorsioni.

C’è qualcosa che non va: io ho il forte sospetto che, oltre all’esasperazione dei cittadini, sotto ci sia altro; ho il forte sospetto che le proteste dei giorni scorsi siano state aizzate da qualcuno – sia chiaro: di questo non ho prove, sono solo sensazioni – cogliendo l’occasione dell’aria particolare che si respira a Roma dal punto di vista politico. L’impressione è che il sindaco Marino sia destinato a cadere in tempi brevi; sono mesi che sembra si cerchi il ‘casus belli’ per liberarsi di un sindaco che ormai la sua stessa parte politica ritiene troppo ingombrante perché fa troppo di testa sua; e guarda caso, negli ultimi giorni è uscita fuori prima la strana vicenda dei permessi di sosta per la sua Panda al centro che non si sa che fine abbiano fatto; e poi esplode la questione di Tor Sapienza: la tempistica è talmente perfetta che non può non destare sospetti…

Qualcuno si chiederà perché ormai l’intero panorama politico romano vuole liberarsi di Marino… o meglio, perché la destra se ne voglia liberare è chiarissimo, un po’ meno chiare – forse – sono le motivazioni del suo stesso partito. Ora: su Ignazio Marino ne sono state dette tante, a torto od a ragione; naturalmente, Marino non è stato il miglior sindaco di Roma, ma manco il peggiore: è un anno e mezzo che sta dove sta, non è nemmeno a metà mandato ed un giudizio, se si vuole essere un minimo intellettualmente onesti, è del tutto prematuro. Il punto è che Marino non fa parte di nessuna delle conventicole della sinistra romana: è stato eletto alle primarie proprio perché gli elettori di sinistra ne avevano piene le palle dei giochetti di potere dei politici capitolini, perché la prospettiva di avere come sindaco Sassoli, arrivano fresco fresco dal Parlamento Europeo o  – peggio mi sento – Gentiloni (quello che adesso ha aggiunto alla sua collezione di poltrone quella di Ministro degli Esteri) sembrava ai più deleteria.

Marino, coi debiti distinguo, sembrava una sorta di ‘grillino infiltrato’ in seno alla sinistra romana… uno che dice le cose che pensa, uno non legato alle liturgie, uno non ammanicato coi palazzinari e via dicendo… il PD se lo è ritrovato, ed è stato costretto a tenerselo, ma dal momento in cui Marino è salito al Campidoglio, il suo stesso partito ha cominciato a remargli contro per toglierselo dai piedi. Quello che dà fastidio soprattutto al PD, è che Marino fa di testa sua senza chiedere nulla a nessuno: magari sbaglia, ma vivaddio non si fa imporre la linea da chicchessia… per questo, sono mesi che il PD sta brigando per levarselo dalle palle, e quello che è successo a Roma in questi giorni sta dando al PD romano l’occasione che aspettava: in parole povere:  al PD degli abitanti di Tor Sapienza non gliene frega un ca**o, gli frega usare qunato successo a Tor Sapienza per defenestrare Marino, per metterci magari al posto Zingaretti (il fratello di Montalbano), attuale Presidente della Regione Lazio, e dare il via al classico giro di poltrone; guarda caso, infatti, Zingaretti in questi mesi è stato zitto e buono, col classico atteggiamento ‘paravento’ di chi aspetta l’occasione giusta per farsi avanti: mai una parola sul sindaco di Roma, contro o a favore: Zingaretti è quello che fa lo gnorri proprio perché la sa lunga… non dice una parola, perché non vuole bruciarsi; non prende posizione, perché aspetta che qualcuno vada da lui col cappello in mano a chiedergli di fare il salvatore della patria. Va sottolineato peraltro che c’è una scuola di pensiero secondo cui Zingaretti potrebbe essere una sorta di anti-Renzi all’interno del PD, e la visibilità che gli darebbe la poltrona di sindaco di Roma gli tornerebbe molto utile.

Ignazio Marino probabilmente non riesce manco a fare tutto ciò che vorrebbe, perché ha contro non solo l’opposizione, ma anche il suo partito… in questa situazione secondo me si è venuta a creare una sorta di ‘santa alleanza’ contro il sindaco, che va da CasaPound al PD, tutti accomunati dal desiderio di liberarsi di Marino e rimettere in gioco le poltrone della capitale… e siccome a me le situazioni in cui tutti si coalizzano contro una persona sola mi danno il voltastomaco, allora io dico che proprio per questo Marino deve restare dove sta: la sola prospettiva di tornare ad elezioni e vedere salire al Campidoglio il fratello di Montalbano che parla con la zeppola o l’imprenditore Marchini o Giorgia Meloni a me dà la nausea. Ancora più nauseante, se possibile, è il fatto che per far fuori Marino stiano venendo strumentalizzate le legittime rivendicazioni di cittadini che hanno problemi incancreniti, la responsabilità dei quali è divisa più o meno equamente da chi ha preceduto l’attuale sindaco: i signori Rutelli, Veltroni ed Alemanno; però si scarica tutto su chi sta al Campidoglio da un anno e mezzo, solo perché sta sui co***oni ai ‘capi’ del PD romano…

L’impressione è comunque veramente brutta, e non mi meraviglierei se in Primavera si riandasse a votare per il Sindaco; tanto, dato che si voterà pure per il Parlamento, una scheda in più che vuoi che sia…

GLI ETRUSCHI E IL MEDITERRANEO

LA CITTA’ DI CERVETERI

ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI, FINO AL 20 LUGLIO

Il titolo dice più o meno tutto: nonostante da tempo quello sugli ‘Etruschi, popolo misterioso’ sia divenuto un luogo comune e nonostante le tante scoperte compiute negli ultimi 30 – 40 anni, il loro essere – temporalmente e geograficamente – ‘incassati’ tra la Grecia  e Roma li rende ancora oggi una civiltà sfuggente; eppure gli Etruschi non sono durati poco, anzi: una bella manciata di secoli a dire il vero, nel corso dei quali hanno assunto un ruolo centrale, appunto nei commerci sul Mediterraneo.

La mostra in questione intende proprio dare risalto a questo ruolo, in particolare concentrandosi con gli stretti rapporti che si instaurarono tra civiltà etrusca e greca, concentrandosi in particolare su Cerveteri, della quale viene raccontato lo sviluppo, dai primi insediamenti fino all’occupazione  e incorporazione da parte di Roma.

La mostra si snoda attraverso un campionario di reperti abbastanza canonico: terrecotte, anfore, monili e soprattutto, i reperti ritrovati nei sepolcri della celebre necropoli, con il Sarcofago degli Sposi a fare da pezzo forte dell’intera esposizione.

Per coloro cui piace il ‘genere’, l’esposizione offre senz’altro spunti d’interesse, anche se personalmente vi ho trovato alcuni limiti: il primo è che si tratta, se vogliamo di un’esposizione da livello un filo ‘avanzato’: chi si aspetta un classico ‘giro d’orizzonte’ sulla civiltà etrusca, per intenderci in stile Alberto Angela, con usi, costumi, abitudini alimentari, e via discorrendo, resterà deluso; la mostra in questione più che osservare il quotidiano degli etruschi è più concentrata sul loro ruolo storico – economico nel bacino del Mediterraneo.

Il secondo limite è, se vogliamo, ‘di location’: ha senso organizzare una mostra dedicata agli etruschi in una città dove c’è uno dei musei più importanti a loro dedicati, quello di Villa Giulia? Soprattutto: ha senso organizzare una mostra su Cerveteri a Roma, dalla quale la località può essere facilmente raggiunta in macchina o in treno? Vista così, la mostra assume i contorni di una sorta di ‘invito’ ad approfondire, recandosi sul posto… quasi una sorta di evento promozionale, in fondo.

SORRISETTI DI CONDISCENDENZA

Le categorie di persone che non sopporto sono svariate: in realtà considero più o meno da buttare il 90 per cento del genere umano, e comunque c’è una buona parte della popolazione mondiale che se fosse obliterata libererebbe spazio… non è detto che io ne faccia parte o no: fosse per me ovviamente mi salverei, ma non credo stia a me decidere. Vabbé, nichilismo a parte… tra le varie tipologie di persone che ritengo abbastanza insopportabili c’è quella del ‘sorrisetto di condiscendenza’… sono tutte quelle persone che, davanti ad un interlocutore che la pensi diversamente da loro, assumono l’atteggiamento della maestrina con lo scolaro scemo: lo guardano e sfoggiano il sorrisetto di condiscendenza – e di malcelata compassione – di chi, in possesso della verità assoluta, guarda all’altro come un povero idiota che non sa quello che dice… il classico atteggiamento di superiorità spocchiosa di chi preferisce atteggiarsi a detentore delle massime verità sulla vita, l’universo e tutto quanto di fronte ad poveri minus habens, privi di una qualsiasi capacità di discernimento. Ovviamente tale atteggiamento nasconde la mancanza di volontà di confrontarsi, forse per paura di vedere le proprie posizioni, spacciate come dogmi, miseramente sbugiardate.

Ora, fateci caso: il sorrisetto di condiscendenza è espressione largamente diffusa tra le ‘giovani donne rampanti del PD’:  Alessandra Moretti, Pina Picierno, Alessia Mosca, sembrano fatte con lo stampino; tutte uguali, tutte con lo stesso atteggiamento, magari con qualche differenza caratteriale: Picierno ha dei modi più sguaiati, tipici della classica ‘espansività’ meridionale, mentre Alessandra Moretti potrebbe essere la maestra di una scuola di suore del nordest, ed Alessia Mosca ha l’atteggiamento un filo più algido, tipico della ‘proverbiale’ concretezza lombarda… ma alla fine, sembrano uscite tutte dalla stessa scuola, le reazioni finiscono per essere le stesse: gli manca il ditino alzato, che per fortuna ci risparmiano, ma la conclusione è sempre la solita: messe alle strette, ecco che s’innalzano sul piedistallo e sfoderano il sorrisino con cui mettere a tacere l’uditorio scemo di fronte cui, povere malcapitate detentrici della verità assoluta, sono state  messe di fronte.

Avessero ragione, l’atteggiamento sarebbe comunque sbagliato ed irritante, ma poi ad ascoltarle ci si rende che manco quello che dicono rappresenta poi la verità che il loro atteggiamento sembrerebbe sottintendere: insomma, ho sentito Alessandra Moretti a Ballarò citare la Metro C trai risultati delle giunte di sinistra a Roma… ecco, non vorrei dire niente, ma la Metro C a Roma è ben lungi dall’essere conclusa, e chissà se lo sarà mai… almeno, informarsi prima di parlare… però poi che vuoi che sia, tanto alle brutte c’è sempre il sorrisetto di condiscendenza pronto all’uso: qualsiasi cosa io dica, è la verità, e se tu la pensi diversamente sei un poveretto che non sai quello che pensi…

MUSEE D’ORSAY – CAPOLAVORI

Roma, Complesso del Vittoriano, fino all’8 giugno

Eccezionale. L’aggettivo, abbastanza abusato, appare per una volta più che adeguato. L’esposizione dedicata alla collezione del museo parigino, noto soprattutto per la collezione impressionista, è di quelle imperdibili, per gli artisti esposti, ma anche soprattutto per le opere scelte, alcune delle quali vere e proprie perle poco conosciute.

La mostra viene aperta da una sezione introduttiva che mostra l’evoluzione del museo, da stazione in stato di abbandono trasformata in area espositiva anche grazie al contributo dell’architetto Gae Aulenti, fino alle ultime modifiche, per restare al passo coi tempi.

Il percorso vero e proprio si snoda all’insegna di un’evoluzione storica abbastanza consueta e con essa lo sviluppo ‘ideale’ del movimento impressionista, sfociando poi nelle sue più immediate derivazioni (puntinismo e simbolismo, coi primi accenni di espressionismo e pittura astratta); l’apertura è dedicata al ‘ciò che c’era prima’, con alcuni esempi di pittura ‘accademica’ trai quali svetta la Diane di Delaunay… poi ecco irrompere l’impressionismo, con l’uso della luce e il ricorso a soggetti tratti dal quotidiano: i paesaggi campagnoli di Pissarro e i boschi innevati di Sisley, le barche a vela di Monet ma anche quelle di Van Rysselberghe, che sembrano quasi sfumare nelle pennellate puntinate del mare.

Successivamente, ecco le opere a tema cittadino, per il ritratto o per la ripresa di scene di vita reale: colpiscono, su tutti, le ballerine di Degas, le “Bretoni con l’ombrello” di Bernard e “Il circo” di Seurat con la sua riduzione all’essenziale. La ritrattistica è il terreno in cui l’impressionismo lascia spazio alle complicazioni ‘espressioniste’, in cui il ritratto ‘esteriore’ il mezzo per cominciare a riflettere sull’interiorità: ed ecco allora la figura “A letto” di Vuillard, che sembra quasi sfumare e perdere d’identità tra le lenzuola, ma soprattutto la donna ritratta di spalle in “Hvile” di Vilhelm Hammershoi.

L’ultima sala è quella che riserva le sorprese più belle: non solo per ospitare un Van Gogh, un Gauguin e il bellissimo tramonto di Vetheuil di Monet; ma soprattutto per il potente simbolismo dei “Jeux d’eau” di Bonnard, l’argine di “Les Andelys di Signac” e, ultima opera esposta, le “Iles d’or” di Henri – Edmond Cross, in cui lo studio impressionista sulla luce finisce per affacciarsi sul grande mare della pittura astratta. La ‘ciliegina sulla torta’ di una mostra imperdibile.

Elie Delaunay, “Diane”

 

Edouard Vuillard, “A letto”

 

Vilhelm Hammershoi, “Hvile”

 

Pierre Bonnard, “Jeux d’eau”

 

Claude Monet, “Tramonto a Vétheuil”

 

Pual Signac, “Les Andelys”

 

Theo Van Rysselberghe, “Vele ed estuario”

 

Henri – Edmond Cross, “Les iles d’or”

PERCHE’ FAR SUONARE I ROLLING STONES AL CIRCO MASSIMO E’ UNA TROVATA DEMENZIALE

1) Perché ci sarà un sacco di gente che proverà, riuscendoci, a vedersi il concerto ‘di straforo’;

2) Perché, come già avvenuto ai tempi dello scudetto della Roma, assisteremo alle esibizioni dei soliti cretini che pur di vedere il concerto si arrampicheranno sulle rovine circostanti, rischiando di farsi male loro, o di danneggiarle;

3) Perché il Circo Massimo non è luogo per concerti, celebrazioni sportive o manifestazioni sindacali;  è un luogo storico che va lasciato ai turisti, a chi ci vuole andare a correre o a passeggiare; al massimo ci si possono organizzare spettacoli tranquilli, come concerti classici o teatro;

4) A Roma abbiamo la bellissima spianata di Tor Vergata, usata per l’incontro col Papa ai tempi del Giubileo del 2000: tanto spazio, collegamenti discreti, ma fuori dal contesto urbano; i Rolling Stones, i tifosi della Roma e sindacalisti andassero a suonarsela e a cantarsela lì, invece di rompere il ca**o al centro di Roma;

5) Se Marino conferma il via libera, significa che di Roma non ha capito nulla e che forse dovrebbe andare a fare il sindaco a Las Vegas.