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L’UOMO D’ACCIAIO

Il prologo è quello che gli appassionati – e non solo – conoscono bene: il pianeta Krypton ormai condannato, il tentativo disperato dello scienziato Jor El di mettere in salvo il figlio, sperando che possa trovare una nuova ‘casa’…
Ritroviamo Kal El, cresciuto sulla Terra come Clark Kent, poco sopra la trentina, intento a vivere un’esistenza sotto traccia, usando di tanto in tanto i poteri che il nostro sole ha conferito alla sua fisiologia aliena… e a sconvolgere nuovamente la sua esistenza, arriverà una serie di eventi che lo costringerà a venire definitivamente a patti con sé stesso, scegliendo tra il retaggio della sua stirpe e il mondo che l’ha accolto, dovendosi confrontare con un gruppo di kriptoniani salvatisi dalla catastrofe perché precedentemente esiliati…

Senza girarci troppo attorno The Man of Steel (o l’Uomo d’Acciaio, come cita il titolo italiano), era uno dei film più attesi dell’anno, e sicuramente il più aspettato dagli appassionati del genere. I motivi sono molteplici: in tempi in cui i supereroi al cinema vanno per la maggiore, all’appello mancava ormai solo Superman, dopo il flop disarmante del film di qualche anno fa, poco più che un omaggio, anche abbastanza malriuscito ai film di Christopher Reeve.

Non solo: dopo il successo della trilogia batmaniana, la necessità di portare Superman sul grande schermo era ineludibile e in aggiunta a questo dall’esito di questo film dipenderà la reale possibilità di dare il via ad una serie di film con protagonisti i supereroi della casa editrice DC Comics, il cui apice dovrebbe essere un lungometraggio dedicato alla Justice League, il supergruppo che oltre a Superman e Batman, vede protagonisti Wonder Woman, Flash e Lanterna Verde tra gli altri… insomma c’è da capire se la DC possa mettere in campo un progetto paragonabile e concorrente con quello della Marvel.

“L’Uomo d’Acciaio” è un film riuscito, anche se con qualche limite: lo spirito e l’identità del personaggio sono rispettati, pur se con qualche accettabile licenza, ma con un’apprezzabile operazione di ‘svecchiamento’: privato degli accenti da ‘boyscout’ dei precedenti lungometraggi, Superman viene dipinto come un personaggio in buona parte problematico che davanti alla drastica scelta di fronte alla quale viene messo, viene per un attimo colto dal dubbio. Qualche isolata concessione all’ironia, un’adeguata dose di sentimenti, con l’immancabile Lois Lane e coinvolgimento sentimentale annesso… e tonnellate di azione, distruzione, combattimenti, esplosioni e quant’altro… pure troppi: e forse questo è uno dei limiti del film: specie nella seconda parte il ricorso all’effettaccio appare troppo insistito, si avverte un filo di compiacimento da parte del regista, Zack Snyder, che del resto la sua carriera l’ha costruita più sulla fantasmagoria visiva che sulle ‘storie’ propriamente dette. Efficace l’idea di narrare gli anni dell’infanzia e giovinezza del protagonista attraverso flashback sparsi qua e là, evitando la noia di un riassunto ‘lineare’.
Sotto il profilo della coerenza narrativa si potrebbe avere da eccepire sul fatto che Kal / Clark prima giura eterna fedeltà al genere umano, e poi non si cura del fatto che i suoi combattimenti radono al suo una media cittadina prima e una metropoli poi (a proposito: a un certo Metropolis sembra deserta, interi grattacieli vuoti, alla faccia delle procedure di evacuazione). Per finire, appare fin troppo abusato il ricorso alla situazione dell’eroe che salva la sua donzella: all’ennesima occasione c’è da domandarsi come Superman non sbottti con Lois con un bel “ma tu stai sempre trai piedi”?

Il cast è all’altezza, anche se alle prese con una sceneggiatura che non esplora chissà quali profondità dell’animo umano: Henry Cavill, al centro della scena, riesce a dare sufficiente spessore alle insicurezze del protagonista; attorno a lui Amy Adams – Lois Lane e Michael Shannon (nel ruolo di un cattivo forse non memorabile), svolgono senza troppi patemi il compito non eccessivamente gravoso assegnatogli; Russell Crowe è efficace nel ruolo (il padre ‘genetico’ di Kal-El) che fu di Marlon Brando, Kevin Costner e Diane Lane altrettanto in quelli dei genitori terrestri. Nei ruoli di contorno troviamo, tra gli altri Laurence Fishbrune e due note facce ‘televisive’: Christopher Meloni (Law & Order – Special Victims Unit) e Richard Schiff (The West Wing).

“L’Uomo d’Acciaio” riserva dunque a Superman il rilancio che meritava, gli esiti al botteghino sono stati convincenti: le seguito è annunciato e già le indiscrezioni attorno a plot e personaggi; diverso il discorso se vogliamo parlare di un più ampio progetto che coinvolga anche gli altri eroi della DC: su qesto, eccetto qualche rara allusione, il film non sembra dire ancora granché… le premesse per vederci sommersi da una gragnuola di film a base di gente con superpoteri come già successo con la Marvel non sembrano essere ancora molto concrete.

L’efficacia de “L’Uomo d’Acciao” comunque resta: non passerà alla storia del cinema in assoluto e probabilmente nemmeno a quella dei fumetti su grande schermo: ma è in fondo un film onesto, che mantiene ciò che promette offrendo oltre un paio d’ore di sano svago.