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CLINTON, SANDERS E GLI ALTRI

E’ cominciata la ‘grande corsa’ delle Primarie americane: piccole e grandi sorprese, come in fondo molto spesso succede quando dopo tante chiacchiere si passa al voto, e viene da notare come quasi ovunque poi il ‘popolo’ faccia di testa sua e smentisca spesso e volentieri le analisi dei cosiddetti ‘esperti’… quello del ‘politologo’ per inciso è uno di quegli ‘strani mestieri’ che in fondo si riducono all’espressione di opinioni personali, spesso nemmeno tanto circostanziate, da parte di presunti o sedicenti esperti che poi nell’80 per cento dei casi risultato attendibili quanto un qualsiasi sito di consigli sulle scommesse calcistiche. Chiuso l’inciso.

Le elezioni americane saranno sempre più tema dominante nei prossimi mesi, prima con le primarie, poi col confronto trai candidati designati e poi col voto… non entro in disamine; mi limito a osservare come al momento (e siamo solo all’inizio, in fondo) sembrerebbe profilarsi la stessa situazione di otto anni fa, con i democratici a dividersi la posta e i repubblicani ad agire di rimessa; la discesa in campo di un personaggio quanto meno ‘colorito’ come Trump ha dimostrato che tutto sommato gli Stati Uniti non sono messi tanto meglio di noi, quanto a credibilità dell’aspirante classe dirigente; mi stupisco, sinceramente, che trai repubblicani al momento non sia riuscito a sfondare uno come Rubio, che per età e storia personale potrebbe proporsi come una sorta di Obama di destra.

Hillary Clinton appare, ancora più di otto anni fa, la leader designata dei democratici: stavolta a metterle i bastoni tra le ruote non è un giovane afroamericano che incarna la speranza del possibile, ma  Bernie Sanders, un attempato signore che ha il fegato di definirsi socialista in una nazione in cui la parola è più o meno comunemente considerata un insulto e in un mondo dove ormai ben pochi hanno ancora il coraggio di definirsi tali.
Sanders sembra un uomo fuori dal mondo e dal tempo, ma forse ci vuole proprio una persona ‘esterna’, uno che non prende i soldi dalle grandi banche d’affari ma dai sindacati degli insegnanti e degli autotrasportatori per poter incarnare quel minimo di speranza residua in un mondo che non sia governato dalla finanza.
Clinton di certo non può incarnare quell’idea (basta solo leggere l’elenco dei suoi finanziatori per rendersene conto): la sua è la promessa di un mondo in cui banche e finanza sono sostanzialmente lasciate libere di continuare ad agire come hanno fatto finora, versando in cambio un ‘obolo’ a favore dei poveri; sembra una situazione ‘italiana’, con la pura estetica del volere piacere a tutti di ClintonRenzi e la fedeltà ai principi (col rischio di risultare antipatici a qualcuno) di SandersRodotà.

Ammetto peraltro che le mie sono analisi tendenziose e dettate dalla suprema antipatia che mi ispira Hillary Clinton: al contrario di tanti osservatori, il personaggio non mi piace per nulla; arrivismo a parte (ma è il meno: in quel mondo se non sei un arrivista non vai da nessuna parte), non capisco il principio secondo cui bisognerebbe in qualche modo tifare Hillary perché donna: che le donne al Governo facciano meglio degli uomini, portando pace e prosperità per tutti è un luogo comune: Thatcher in Gran Bretagna ha fatto danni, Merkel in Germania ha mostrato di essere disposta a mandare in fallimento mezza Europa solo per salvare la sua nazione, Roussef in Brasile sta annegando negli scandali e l’elenco potrebbe proseguire… mi sembra che il ‘buon Governo femminile’ sia più che altro un’eccezione (Bachelet in Cile? L’attuale leader della Corea del
Sud?).
A non convincermi di Clinton però sono soprattutto le motivazioni: in fondo Obama era mosso dall’ambizione di essere il primo Presidente afroamericano; Clinton, più che dall’essere la prima Presidente(ssa) donna, mi pare mossa soprattutto da uno spirito di rivalsa nei confronti del marito: la voglia di dimostrarsi migliore di Bill, dopo tutto quello che Bill le ha fatto.

Si possono fare tutti i fini ragionamenti politici che si vogliono, ma alla fine tutto si riduce alla persona e alle proprie esperienze: a inzio anni 2000 gli Stati Uniti hanno avuto un Presidente – Bush – mosso quasi esclusivamente dal conflitto irrisolto col padre e dalla smania di dimostrarsi migliore di lui: abbiamo visto i risultati…
Non vorrei facessimo il bis, ritrovandoci alla guida degli Stati Uniti una donna mossa da uno spirito di rivalsa nei confronti di un marito che l’ha cornificata.
Si dice fin troppo spesso che ‘il privato e pubblico’; troppo si dimentica che anche ‘il pubblico è privato’. Purtroppo.

ROMA, IN SINTESI

Commissario Tronca: non eletto, nominato dal

Prefetto Gabrielli: non eletto, nominato  dal

Presidente del Consiglio Renzi: non eletto.

Qualcuno ha detto

DEMOCRAZIA?

FANTASTICHE!!!

Non posso esimermi, anche se quasi fuori tempo massimo (questo è quello che succede quando non si ha una connessione ‘autonoma’ e quando scrivere un post dal cellulare si rivela un’impresa di ‘quelle che meglio lasciar perdere) dal celebrare l’impresa di Flavia Pennetta e Roberta Vinci.

Cosa sia successo e come sia andata a finire credo lo sappiamo più o meno tutti, visto che l’avvenimento storico è stato la notizia di apertura di quotidiani e notiziari.

GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE a Flavia Pennetta e Roberta Vinci per le semifinali spettacolari, le emozioni di un avvenimento che anche a ripensarci ora sembra da fantascienza; GRAZIE  a Flavia per essere stata la seconda italiana a vincere un torneo dello ‘slam’, apice – e a questo punto, stando alle sue dichiarazioni, finale glorioso – di una bella carriera.

L’augurio è che l’impresa rilanci un po’ le sorti del nostro tennis femminile che a questo punto, oltre a Errani, Vinci e (forse) Giorgi, non sembra promettere un grande cambio generazionale, mentre quello maschile sembra al momento affidato al solo Fognini, grande talento offuscato da un carattere fin troppo umorale.

Quanto alle polemiche su Renzi, se è vero che c’è chi urla ai soldi buttati via (ma quando gli pare… parliamo dei soldi buttati via per finanziare i giornali che sbraitano contro Renzi brutto e cattivo che parte e va a vedere la finale?), è altrettanto vero che una presenza ‘istituzionale’, anche di grado elevato, in un’occasione del genere era quasi un atto dovuto; poi si può fare ampia dietrologia sul fatto che Renzi debba mettersi in mostra… Non escluderei, anzi mi sembra molto probabile, che la presenza di Renzi a New York sia stata un messaggio esplicito al CIO riguardo l’attenzione delle istituzioni italiane verso lo sport, con riferimento alla candidatura olimpica di Roma… Certo magari sarebbe meglio qualche pista di atletica in più…

P.S. Un doveroso ringraziamento va anche a Stefano Benzi, Eurosport e DeeJay TV per aver trasmesso in chiaro l’incontro e aver rotto lo ‘schema’ secondo cui i grandi eventi sportivi in televisione sono quasi esclusivamente disponibile a chi ha i soldi per pagarsi l’abbonamento a Sky.

MARINO E I SUOI BADANTI

Torno, cercando di essere breve, sulle questioni ‘romane’.
Il sindaco Marino nei giorni scorsi ha presentato il nuovo ‘restyling’ della propria giunta, volto, almeno nelle dichiarazioni, a segnare una ‘svolta’ che dovrebbe portare a qualche risultato concreto…
Non è dato di sapere quanto questa nuova fase durerà: l’impressione tuttavia è che almeno un paio dei nuovi nomi messi in giunta siano stati imposti ‘dall’alto’ con la funzione di ‘bombe ad orologeria’ pronte ad esplodere al momento giusto per causare l’ennesima crisi e portare Roma al voto, con l’obbiettivo, che tutti immaginano, di aggiungere la Capitale all’elenco dei ‘feudi’ renziani.
Al di là della strategia politica, le scelte appaiono equamente divise tra ‘positive’ e ‘negative’.

Cominciamo dalle brutte notizie: la scelta peggiore e deleteria è quella del nuovo vice Sindaco ed Assessore al Bilancio, Causi: tutti lo dipingono come un amministratore di ‘esperienza’, uno che conosce bene Roma, sia dal punto di vista amministrativo, avendo curato il bilancio anche con Veltroni, che politico.
L’impressione è che Causi sia stato imposto a Marino come si fai coi badanti per gli anziani: una sorta di deterrente alla ‘mania’ (insopportabile per il PD romano) del sindaco di fare di testa sua… L’impressione è che da ora in poi a Roma non si muoverà foglia che Causi non voglia.
Nonostante tutto, se Causi avesse dato prova senza ombra di dubbio di essere un buon amministratore, la cosa potrebbe anche avere dei lati positivi.
Il problema è che l’amministrazione Veltroni ha lasciato Roma con un buco di bilancio di dimensioni abnormi, uno degli elementi che hanno portato Roma nella situazione in cui è oggi… e chi curava il bilancio all’epoca di Veltroni? Proprio Causi… io non voglio portare il ragionamento su deduzioni sbagliate, le conclusioni tiratele voi.

Ai Trasporti, altro settore nevralgico della città, è stato portato Esposito, quello che ha fatto ‘carriera’ scagliandosi un giorno si e l’altro pure contro i No-Tav in Val di Susa… mi chiedo se il soggetto abbia le reali competenze per affrontare il caos del trasporto pubblico a Roma; in ogni caso, la ‘funzione politica’ di Esposito sembrerebbe essere quella di ‘riferire’ direttamente a Renzi su quello che succede a Roma, onde far capire al Presidente del Consiglio quando sarà il momento più adatto per staccare la spina all’amministrazione Marino.

Le notizie positive sono gli altri due nomi: Marco Rossi Doria, incaricato di curare Istruzione e Periferie, è un nome che ispira fiducia, per vissuto e competenza… certo, bisognerebbe intendersi sui ‘limiti geografici’ del termine ‘Periferie’: se per ‘periferia’ si intende ad esempio tutto ciò che è al di fuori del cosiddetto ‘anello ferroviario’ – chi conosce Roma sa di cosa parlo – parliamo di una superficie di territorio che equivale ai tre quarti del totale, forse qualcosa di più; se intendiamo le più classiche ‘borgate’, l’estensione si riduce, ma parliamo comunque almeno di un milione – un milione e mezzo di abitanti: mi chiedo che cosa preveda l’impegno di Doria per le ‘periferie’.

Ultimo nome quello di Luigina Di Liegro, nipote di Don Luigi, fondatore della Caritas: come lo zio, una vita spesa a favore degli ultimi e di altre ‘periferie’, quelle che Papa Bergoglio ha definito ‘esistenziali’: gli è stato assegnato l’Assessorato al Turismo, scelta non casuale, perché nei prossimi mesi ‘turismo’ a Roma vorrà dire soprattutto ‘Giubileo’, con evidenti implicazioni sotto il profilo dell’associazionismo religioso e delle opere di carità; anche in questo caso il profilo appare elevato, vedremo quali e quanti saranno gli spazi di manovra.

La nuova giunta Marino sembra comunque, sotto molti aspetti, una sorta di ‘Commissariamento politico’ del Comune: di certo Marino avrà meno libertà di prima nel proporre iniziative da molti considerate ‘estemporanee’ (ad esempio le pedonalizzazioni, l’allontamanento dei camion bar dalle aree turistiche, il registro delle unioni omosessuali) e avrà uno spazio di manovra limitato dalla presenza di una personalità ingombrante come quella di Causi e da quella di Esposito, in qualità di referente di Renzi.

L’impressione conclusiva è che a meno di grosse sorprese i prossimi mesi saranno volti a cercare di risolvere le urgenze rappresentate da trasporto pubblico e nettezza urbana, per poi staccare la spina nei primi mesi del 2016 ed andare al voto in primavera.

ROMA, MARINO E LE (IM)POSSIBILI ALTERNATIVE

L’impressione è che difficilmente Roma potrà uscire in tempi brevi dalla situazione dove è finita, o dove è stata fatta finire.
C’è una degenerazione complessiva che ha portato noi cittadini romani dove siamo; negli ultimi vent’anni, chi ha governato Roma se n’è fregato della città e dei suoi abitanti: abbiamo seplicemente assistito ad un susseguirsi di sistemi di potere in cui sono stati occupati posti, distribuite poltrone, incarichi, assunzioni a parenti ed amici, soprattutto nei settori della nettezza urbana e del trasporto pubblico, che non potevano che portare ad un deterioramento dei servizi; nel frattempo, alcuni problemi ‘storici’, come quello dei Rom e dell’integrazione degli immigrati, sono stati lasciati incancrenire, creando ad arte ‘situazioni di emergenza’ per lucrare meglio grazie alle deroghe alle regole.

 

ROMA SPORCA, CITTADINI SPORCHI

Ognuno ha le sue colpe: da Veltroni che continuava a raccontare la favoletta di ‘Roma, città dell’accoglienza’, mentre nelle periferie cresceva l’insofferenza verso gli immigrati, e che invece di risolvere i problemi pensava alle ‘feste del cinema’, ad Alemanno, che sostanzialmente ha lasciato Roma come l’aveva trovata, senza aver risolto un solo problema.
La mancata soluzione dei problemi ha portato ad un generale incattivirsi della popolazione: i romani si lamentano del traffico e della città sporca, ma poi prendono l’automobile pure per andare al cesso e se trovano il cassonetto sotto casa pieno, pur di non farsi venti metri per raggiungere il successivo, buttano la spazzatura dove capita; è stato lanciato il servizio gratuito di raccolta dei rifiuti ingombranti a domicilio, ma televisori, frigori, poltrone, credenze e materassi continuano ad essere lasciati per strada, dove capita. Qualche settimana fa mi è capitato di parlare del problema con altri cittadini: la risposta è stata che “quelli sono gli svuotacantine che lasciano i mobili dove capita”; ecco: la colpa è sempre di qualcun altro…
Posti brutti rendono brutto pure chi li abita, che a sua volta contribuisce al degrado. L’impressione è che a fare schifo non sia solo Roma, ma spesso pure chi la abita; ha ragione da vendere Gassman a dire che i cittadini si devono muovere: la rivoluzione dovrebbe nasce dal basso, ma qui si continua a pretendere che a muoversi debba sempre essere qualcun altro.
Poco distante da casa mia c’è un giardinetto frequentato il giorno da mamme, bambini e anziani; di sera arrivano gruppetti di adolescenti o neo-maggiorenni che bevono e fumano lasciando in giro cicche e talvolta qualche coccio.
Considerazione numero uno: nel quartiere mancano luoghi di aggregazione ‘ad hoc’ per la gioventù.
Considerazione numero due: quei giovani non hanno ricevuto dai genitori un’educazione civica degna di questo nome.

 

MARINO, OBBIETTIVAMENTE

Marino obbiettivamente è una persona onesta.
Marino obbiettivamente non era preparato a governare una città come Roma.
Marino obbiettivamente ha dovuto governare non solo contro l’opposizione, ma anche contro gran parte del suo partito.
Marino obbiettivamente non poteva fare nulla più di ciò che ha fatto finora, visto lo stato in cui ha trovato Roma, gli ostacoli quotidiani messigli davanti anche dal suo partito, e il verminaio scoperchiato dalle inchieste.
Marino obbiettivamente ha chiuso – finalmente!!! – alle automobili private i Fori Imperiali, ha chiuso la megadiscarica di Malagrotta e mi risulta che da quando c’è lui, la cementificazione selvaggia della città si sia arrestata. Inoltre, sta cercando di arginare il fenomeno dell’abusivismo commerciale, dei venditori di souvenir e dei camion bar che affollano i monumenti. Qualche risultato si comincia a vedere, ma resta del lavoro da fare.
Marino obbiettivamente dovrebbe avere la possibilità, come chi l’ha preceduto, di governare Roma per almeno un intero mandato, per poi essere giudicato e riconfermato o mandato via dagli elettori.
Marino obbiettivamente non indagato, è stato attaccato da Renzi il quale invece negli ultimi mesi ha difeso a spada tratta tutta una serie di indagati.
Marino obbiettivamente potrebbe fare due – tre cose per farsi maggiormente ben volere dalla cittadinanza: si potrebbe cominciare col risistemare le strade – groviera, continuando con un po’ di pulizia in più e proseguendo con qualche intervento sul trasporto pubblico (cosa che sembra intenzionato a fare); per governare Roma, non è necessario un programma in dieci punti: la situazione è tale, che basterebbe prenderne tre, ma rispettarli tutti.
Marino obbiettivamente l’ho votato, e se fosse costretto ad andarsene mi dispiacerebbe.

 

VIA MARINO!!! OK. POI?

Si chiedono le dimissioni di Marino: d’accordo, e poi? Insomma, le alternative quali sono?

A destra:

Giorgia Meloni – Giorgia Meloni sta ad Alemanno come Salvini sta a Bossi, vuole presentarsi come una ‘destra nuova e presentabile’, ma alla fine la storia è la stessa, quella di una destra che a Roma ha sempre rosicato perché nonostante sia stata storicamente molto forte, non è mai – o quasi – riuscita a vincere… a sentire loro, quando fossero andati al governo della città, chissà che sarebbe successo; c’è andato Alemanno, e… non è successo niente: l’unico evento degno di nota in cinque anni fu la nevicata che bloccò la città, facendoci ridere dietro da mezza Italia (naturalmente, si assistè al solito scaricabarile, nessuno disposto ad assumersi un minimo di responsabilità); per il resto, niente a Roma è cambiato di una virgola; poi c’è il capitolo ‘penale’, sul quale non mi dilungo perché le inchieste sono in corso, ma quello che è successo a Roma negli ultimi anni ormai è risaputo.
Ora, col massimo rispetto per Giorgia Meloni, mi chiedo perché dovrei pensare che con lei le cose a Roma cambierebbero radicalmente: se Giorgia Meloni diventasse sindaco, ho l’impressione che assisteremmo semplicemente ad un cambio di sistema di potere, magari infarcito di quelli che si sono salvati dalle inchieste e che occuperebbero i posti lasciati liberi da quelli finiti in galera.
Alfio Marchini – Alfio Marchini si pone a metà strada tra il buonismo di Veltroni e una versione all’amatriciana del ‘ghe pensi mi’ berlusconiano, con l’aggiunta del fatto che sembra sia belloccio e riscuota successo presso il pubblico femminile; per il resto, Marchini resta l’erede di una dinastia di palazzinari, quindi c’è da aspettarsi che con lui sindaco, riprendano alla grande le colate di cemento… chissà, magari trasforma il Circo Massimo in un parcheggio e mette una palazzina al posto del Colosseo.
Versante PD: Boh!!!

Il PD non ha al momento un candidato alla possibile successione di Marino; in questo caso il nome non è nemmeno un problema, perché l’obbiettivo di Renzi è semplicemente quello di metterci uno dei suoi, per estendere la sua sfera di potere anche su Roma: chiunque verrà candidato dal PD, sarà un semplice pupazzo che farà le veci di Renzi.
Movimento Cinque Stelle

Sono stato e resto un elettore del MoVimento, ma non è che mi senta tenuto a seguirlo in tutto: continuo a pensare che Marino debba restare fino a fine mandato; detto questo, da elettore del MoVimento penso che M5S sia l’unica realtà che a Roma non rappresenta un sistema di potere fatto di interessi particolari, di combriccole, di gruppetti, etc… é il principale pregio del MoVimento e il principale limite: perché purtroppo a Roma negli ultimi vent’anni (e non solo) si è creata una situazione in cui se non hai un sistema di potere, qualche tipo di conventicola non solo economica, ma (come si è visto) anche più o meno criminale, alle spalle, difficilmente vinci.
Ci sarebbe da sperare in un sussulto d’orgoglio dei romani, ma come ho scritto prima, purtroppo noi romani siamo parte del problema; una possibile vittoria del MoVimento Cinque Stelle significherebbe che noi romani almeno avremmo fatto un piccolo esame di coscienza e che oltre a lamentarci di come vanno le cose, avremmo capito che per migliorare la città, si parte dal basso.

 

L’OPZIONE PIU’ LOGICA: IL COMMISSARIAMENTO

Se si vuole essere un minimo intellettualmente onesti, bisogna ammettere che la soluzione più logica è il commissariamento: chiamare ad esempio uno come Gratteri e dargli carta bianca.
Commissariamento che attenzione, non dovrebbe essere certo una buffonata di tre o quattro mesi: Roma va commissariata per tre o quattro anni, in modo da spezzare il circolo vizioso dell’alternanza tra sistemi di potere volti solo alla tutela di interessi circoscritti e non al bene della città e dei cittadini.
Diciamo che se arrivasse un Commissario, dovrebbe rimanere almeno fino alla primavera 2018, quando è prevista la prossima elezione del sindaco.
Il problema è che i partiti di destra e sinistra vedrebbero il commissariamento solo come un periodo in cui fare campagna elettorale, pochi mesi durante i quali litigarsi l’osso per conquistare gli ultimi brandelli di ‘ciccia’ rimasti da spolpare in città.

 

POSTILLA: MARINO, LA DESTRA E LE FOGNE

Vado per un attimo alle dichiarazioni di un mesetto fa: Marino ha ragione, la destra romana si dovrebbe vergognare del modo ipocrita e strumentale in cui sta affrontando la situazione; non si fermano davanti a niente: con la situazione che sta vivendo Roma, non trovano nulla di meglio che alzare il livello dello scontro, anche con quotidiane campagne di stampa che individuano in Marino il colpevole di tutti i mali di Roma, campagne di stampa che quotidianamente giocano sulla paura dei cittadini per il diverso, accrescendo l’ostilità innanzitutto contro i rom, poi contro gli immigrati, clandestini e non, e in misura minore (ma comunque con una certa ricorrenza) contro gli omosessuali, ‘rei’ di aver ottenuto da Marino il registro delle unioni civili.
La destra si è lamentata per il gergo da anni ’70 delle ‘fogne’, ma alla fine anche il linguaggio della destra a Roma continua ad essere lo stesso di quarant’anni fa: l’odio contro qualsiasi forma di ‘diversità’ (etnica, religiosa, di identità sessuale) di ‘deviazione’ rispetto ad una ‘norma’, ad una presunta ‘normalità’ che spesso assume i contorni ossessivi da patologia psichiatrica.
Dopo aver ‘sistemato’ zingari, africani e froci, magari cominceranno con i portatori di handicap poi con quelli con le orecchie a sventola, che portano gli occhiali, o che sono troppo magri o troppo grassi rispetto al loro concetto di ‘normalità’…
La destra a Roma vuole andare alle elezioni per ricominciare ad occupare poltrone, per realizzare nuovamente la propria ossessione personale di sogno di ‘conquista’ della città, mettendo nei posti chiave i picchiatori di quarant’anni fa che ne frattempo si sono rifatti una ‘verginità’…
La stessa ‘verginità’ che pretendono di avere oggi, chiedendo le dimissioni di Marino e facendo gli gnorri rispetto alle loro pesanti (anche se non esclusive) responsabilità rispetto alla situazione in cui è stata ridotta Roma.
Quindi alla luce di tutto ciò, mi sento di dire che parlando di ‘fogne’, Marino è stato pure troppo politicamente corretto.

 

FINALE

Il punto è che al di là delle ‘parti’, destra e sinistra dovrebbero riconoscere che nella situazione attuale eventuali elezioni non risolverebbero nulla: che PD da una parte e partiti di centro-destra dall’altra sono ancora troppo legati al mastodontico complesso di malaffare che ha dominato Roma negli ultimi per poter realisticamente aspirare al Governo della città.
Se fossero intellettualmente onesti darebbero il via libera ad un commissariamento di un paio d’anni, facendo nel contempo reale pulizia al loro interno (il PD con Barca ci ha provato, ma la sua relazione ha sollevato una caterva di contestazioni e temo che non porterà a nulla), ma purtroppo l’onestà intellettuale è al momento del tutto assente dalle iene della politica romana, che hanno già intravisto la possibilità di spolparsi il poco che resta appiccicato al cadavere.

IL CORAGGIO DI DIRE NO

I greci hanno avuto il coraggio di dire ‘no’, finalmente. Un ‘no’ che per esempio noi italiani non abbiamo avuto la forza di dire, anzi; certo, ora improvvisamente tutti scoprono la dignità ellenica, dando peso alle ragioni del rifiuto di continuare a seguire ricette demenziali; in Italia del resto, l’abitudine di salire sul carro del vincitore non l’abbiamo mai persa. Fino all’altro ieri eravamo quelli che avevano diligentemente ‘fatto i compiti a casa’, seguendo le direttive di Berlino e Bruxelles; oggi molti si scoprono improvvisamente avversari dell’Austerity.

L’Austerity a cui i greci hanno detto ‘no’, è la stessa a cui gli italiani hanno sbrigativamente detto ‘si’, facendosi imporre dall’estero dei Governi i cui Capi (Monti, Letta e in fondo anche Renzi), sembravano mossi dal ‘sacro fuoco’ di trasformare gli italiani in tedeschi; con tutto il rispetto, io non voglio morire tedesco; e nemmeno i greci, che però avuto il coraggio di dirlo chiaramente, prima votando Syriza e poi votando il referendum; certo, purtroppo, a noi italiani è stato impedito di votare…

L’Austerity che da quattro, cinque anni, è stata imposta a Italia e Grecia non ha prodotto risultati apprezzabili: le tasse sono esplose, il debito pubblico è continuato a crescere; certo il famigerato ‘spread’ è diminuito, ma ciò sembra più che altro dovuto al trend internazionale che non alle cosiddette ‘riforme’ portate avanti in Italia. Quella delle ‘riforme’ è una panzana che ci viene raccontata da anni: le famose ‘riforme’ approvate in Italia hanno portato al problema allucinante degli esodati, e all’approvazione di una legge sul mercato del lavoro con qualche luce e parecchie ombre: non di certo quella riforma ‘epocale’ che si vorrebbe far credere; non parliamo poi delle riforme elettorali e Costituzionali, un autentico ginepraio che peraltro sembra ancona lungi dall’essere risolto; sul fronte della burocrazia e del processo civile, gli elementi che dovrebbero incoraggiare gli investimenti esteri in Italia, ben poco è stato fatto… senza contare la questione della criminalità, che ancora oggi rende pressoché impossibile agli imprenditori esteri investire serenamente le proprie risorse in larghe parti del meridione. Riforme? Per favore…

Ancora peggio è andata in Grecia, dove quattro anni di austerity hanno distrutto posti di lavoro, redditi, consumi interni… e proprio erano cominciati i primi, timidi segnali di crescita, ecco di nuovo la ‘troika’ a chiedere misure demenziali come l’aumento dell’IVA, per distruggere quel poco di crescita che era cominciata. Ribadisco quanto scritto precedentemente: i creditori non hanno alcun interesse che i debitori paghino; il loro interesse è che i debitori restino incatenati a loro in eterno, dovendo chiedere sempre più soldi e in cambio dovendo seguire direttive di politica economica volte al liberismo più selvaggio e privo di controlli. La Grecia potrebbe anche uscire dall’euro – meno probabile che esca dall’UE – ma questa soluzione è la meno auspicata perché significherebbe perdere i soldi e soprattutto aprirebbe l’orizzonte a territori inesplorati: e se la Grecia, non più schiava di certe direttive, cominciasse a correre come una locomotiva, dando la mazzata definitiva alla credibilità delle politiche europee? Certo, non è detto che questo accada: l’economia non è una scienza esatta e chi vuol fare credere il contrario è un incapace o è in perfetta malafede: tutte le maggiori crisi economiche degli ultimi anni sono nate da persone che pensavano – o volevano far credere – di essere in possesso della Verità Assoluta in campo economico e da chi gli è andato appresso… diffidare, sempre diffidare: in economia, come in tante altre materie, ogni medaglia ha un suo rovescio; in matematica 1+1 fa due, in economia questo non è per nulla detto.

La soluzione alternativa, e quello che veramente farebbe si che il voto greco non fosse stato inutile, è che in questo frangente venga colta l’occasione per rivedere una buona parte dell’impianto delle politiche europee, aprire la porta ad una discussione che finora è stata sempre chiusa a causa del comportamento tedesco.

Io me la prendo sempre con la Germania: a ben vedere però ogni volta che in Europa le cose vanno per il verso sbagliato ci sono di mezzo i tedeschi. Il fatto è che in fondo all’ottusità e alla sicumera tedesca, alla loro convinzione di essere sempre e comunque nel giusto, ci dovremmo essere abituati; il problema forse sta nel fatto di essergli andati appresso. La Germania negli ultimi ha fatto i suoi interessi, all’insegna del principio secondo cui quel che va bene a loro va bene per il resto d’Europa; la Germania è stata anche molto abile a creare un cosiddetto ‘blocco del rigore’, raccogliendo attorno a sé Stati dell’Europa nord e orientale. Il problema è che non c’è stato un blocco altrettanto granitico dall’altra parte: alla fine gli unici a sfidare il Golia tedesco e i suoi seguaci sono stati i piccoli Davide ellenici, e si potrebbe anche scomodare il paragone con le Termopili.

Il problema è che di fronte all’abilità e all’arroganza tedesca, si sarebbe dovuto contrapporre un altro blocco, diciamo ‘Mediterraneo’, con Italia, Grecia, Portogallo, Spagna, forse anche la Francia; non è un caso, se dopo le ultime elezioni europee, alla guida della Commissione c’è un lussemburghese e a quella dell’Eurogruppo un belga: tutti allineati con la Germania… e il ‘Mediterraneo’? Nulla, anzi, peggio: perché i ‘Paesi con i problemi’ invece di fare massa critica tra di loro, hanno preferito andare appresso alla Germania, invece di fare opposizione, aspirando ad entrare nel ‘club di quelli col ditino alzato’; in Italia è successo esattamente questo, con Monti, Letta e Renzi; analoga situazione in Francia, con Sarkozy prima e Hollande poi (i francesi con la loro tipica supponenza non avranno mai il coraggio di ammettere di avere dei problemi); stessa storia in Spagna.

L’aspetto peggiore di tutta questa situazione è proprio che la Grecia ha finito per portare Tsipras al Governo e votare ‘no’ al referendum perché è stata lasciata sola, peraltro proprio da quelle Nazioni del Mediterraneo che dovrebbero esserle stati più vicine per indole, carattere e cultura, a cominciare dall’Italia: cavolo, Grecia e Italia insieme rappresentano l’80 per cento delle radici della cultura europea… ma invece noi ci siamo ritrovati prima Monti e Letta con la loro smania di trasformare gli italiani in tedeschi e poi Renzi con la sua smania di sedersi al ‘tavolo dei potenti’ per farsi bello nelle conferenze stampa con la sig.ra Merkel. Ora vedremo quello che succederà: il mio timore è che ‘passata la festa, gabbato lo Santo’, sistemata in qualche modo la questione greca, si continui a procedere ottusamente come prima, senza che nulla cambi e continuando a proseguire sulla china che ci ha portato qui, fino alla prossima crisi quando saremo punto e a capo; altrimenti, spero che veramente qualcosa cambi, che prima o poi, magari grazie al cambio progressivo dei vari Governi in giro per l’Europa, si ridiscuta l’impianto di un’Unione che, nata e cresciuta tutto sommato bene, dal momento dell’introduzione dell’euro ha cominciato a storcersi, diventando sempre più aggrovigliata fino a raggiungere le degenerazioni odierne.

PORTE APERTE

Quello di cui ancora non sembra ci sia resi conto, è che quello delle ‘migrazioni’ è un fenomeno che non può essere arrestato: non si può impedire il sorgere del sole, non si possono impedire le migrazioni.
Respingimenti, muri, affondamenti dei barconi, tutto inutile; come quando c’è una perdita: l’acqua trova sempre la sua ‘strada’…

 

L’UOMO E’ MIGRANTE

Domandiamoci perché l’uomo, all’inizio della sua storia, abbia sentito l’esigenza di oltrepassare i confini dell’Africa, sciamando poi per tutto il mondo; domandiamoci perché gli uomini hanno sempre ‘migrato’ per necessità o semplice voglia di esplorare l’ignoto, percorrendo in lungo ed in largo il pianeta, e addirittura andando a volare nello spazio circostante; domandiamoci perché, di fronte a situazioni insostenibili ‘in casa’ – dittature, carestie, mancanza di lavoro – gli uomini non hanno mai affrontato con decisione il tema del cambiamento delle condizioni della propria casa, scegliendo sempre e comunque di migrare.
Allora? Allora bisogna prendere il fatto che lo ‘spostarsi’ fa parte del dna dell’uomo; poco importa che, effettivamente, noi viviamo in una società occidentale che – almeno apparentemente – fa della stanzialità il suo principio (ma è poi vero? Quanta gente cambia luogo di vita per ragioni di lavoro, amore, insoddisfazione per lo ‘status quo’ circostante?).
Quindi è inutile immaginarsi un mondo in cui ‘ognuno se ne resta a casa sua’, specie se questa ‘casa sua’ è vessata da dittature, guerre, carestie.
DITTATURE, CARESTIE, ETC… I PROBLEMI ALLA RADICE DI CUI NESSUNO PARLA

L’Occidente ha certo le proprie responsabilità… Il problema non è nemmeno la Libia, alla fine: si dice che l’Italia è un ‘luogo di transito’ verso il resto d’Europa; ma anche la Libia è un luogo di transito: sappiamo bene che la stragrande maggioranza dei migranti viene dalla Siria, dall’Eritrea, da nazioni dell’Africa profonda… Mi chiedo perché tutti ciarlino della soluzione della situazione libica e nessuno – per esempio – dica una parola riguardo l’abbattimento della dittatura in Eritrea: qualcuno per caso ha fatto il conto di quante imprese europee hanno rapporti con quel regime, e gli altri dai quali fuggono tanti migranti? Il classico ‘circolo vizioso’: situazioni create dagli europei, con le quali gli europei non vogliono fare i conti… Alla base del principio dei ‘campi profughi’ in Libia, sembra esserci l’idea che la suddetta Libia debba diventare un enorme punto di raccolta e blocco dei migranti; ma questo certo non risolve il problema: perché nessuno parla di risolvere realmente i problemi dell’Africa?
Si dice spesso ‘aiutiamoli a casa loro’: ma aiutarli a casa loro significa abbattere le dittature o investire miliardi di euro nella costruzione di infrastrutture idriche che aiutino a combattere la siccità e la carestia…
La politica ragiona sul breve termine: non si può certo spiattellare in faccia alle opinioni pubbliche tedesche, italiane, francesi che per risolvere la questione degli immigrati bisognerebbe versare miliardi di euro di tasse per migliorare la situazione in Africa?
LA NON SOLIDARIETA’ EUROPEA – I POLACCHI DALLA MEMORIA CORTA

L’atteggiamento tedesco e francese di fronte alle richieste italiane – tutto sommato plausibili – di ‘fare un po’per uno’ erano prevedibili: i francesi hanno già i loro problemi con la loro politica di integrazione fallimentare che li ha portati a crescere i terroristi in casa propria; i tedeschi sono degli utilitaristi che accolgono solo quelli che gli hanno comodo, non hanno alcun della solidarietà e dell’umanità: non ne hanno mostrate ai tempi dell’Olocausto, non mostrano oggi, i tedeschi sono sempre quelli.
Stupisce e delude un po’ l’atteggiamento dei polacchi: proprio loro, che per vent’anni sono venuti qui in Italia a lavare i vetri cercando un domani migliore, oggi sono trai primi avversatori di qualsiasi politica di accoglienza. Complimenti, veramente. La memoria è corta, ovunque.
LA POLITICA ITALIANA E GLI AFFARI SULL’IMMIGRAZIONE

La politica italiana fa schifo: i politici italiani (con poche eccezioni) fanno schifo; la questione dell’immigrazione è risaputa da almeno un decennio: nessun Governo di quelli succedutisi nel tempo ha fatto un beneamato cavolo per gestire il fenomeno. Attenzione, non per incompetenza, ma per calcolo: costruire centri di permanenza ed identificazione, riadattare edifici in disuso, sarebbe costato poco; si è preferito non farlo? Perché in Italia la politica da anni fa affari sull’emergenza… quando c’è una situazione di ‘emergenza’ saltano le regole, si possono sveltire procedure, dare appalti agli amici senza tanti problemi, intascarsi le tangenti. Le vicende di Mafia Capitale, col business dell’accoglienza e quella più recente del CARA di Mineo, stanno lì a dimostrare che la politica italiana nell’emergenza ci sguazza e ci guadagna, facendo i soldi sulla pelle di chi cerca di arrivare qui. Un Paese civile, ben sapendo che prima o poi la ‘bolla’ dell’immigrazione sarebbe scoppiata, si sarebbe preparato per tempo; non l’Italia, dove i politici in genere si muovono solo se per loro o i loro referenti c’è un tornaconto; e il tornaconto, appunto, arriva in particolare quando scoppiano le emergenze: la situazione di fronte alla quale ci troviamo è stata voluta e calcolata.

 

CONSIDERAZIONI FINALI

Sarebbe ora che qualcuno dicesse una parola di verità: che le migrazioni non si possono arrestare e che se continuiamo con questa politica del ‘troviamo il modo per non farli arrivare’, prima o poi qualcuno da quelle parti se la legherà al dito e magari farà piovere dei missili sull’Europa per punirci; ci si deve rendere conto che la Storia cammina, e che l’Europa è destinata a diventare sempre di più un mix di etnie, culture e religioni: ci sarebbe bisogno di classi dirigenti ‘illuminate’ per gestire il fenomeno, ma ci ritroviamo con Renzi, Hollande, Salvini, Le Pen, Merkel e via dicendo… prima ci si rende conto che l’unico modo di affrontare la questione è spalancare le porte e accogliere chiunque voglia venire qui, nel frattempo affrontand osul serio le radici del problema, meglio è; altre soluzioni sono dei ‘pannicelli caldi’ ideati dai nostri politicanti per salvare carriere e portafoglio e passare a chi verrà dopo il problema, facendolo incancrenire.

Aprire le porte subito, altrimenti temo che la Storia ci farà pagare il conto, che sarà molto più salato di quello di vedere qualche milione di africani in più girare per l’Europa…