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STATE LIQUOR STORE, “NIGHTFALL AND AURORA” (LIBELLULA DISCHI)

Nati nel 2013, gli State Liquor Store giungono al traguardo del primo disco sulla lunga distanza dopo varie vicissitudini, tra attività dal vivo, cambi di formazione e la pubblicazione di un EP.

“Nightfall and Aurora” ci porta nei territori di quella che da ormai almeno un decennio è stata battezzata ‘americana’: ovvero la rilettura, attualizzata nei suoni, dell’ampio patrimonio folk / country e popolare d’oltreoceano. Tendenza che ben presto ha varcato i confini americani, come mostrano anche gli State Liquor Store.

Le nove tracce presenti sono dominate dalla presenza piena, corposa, densa delle chitarre, con toni sgargianti e suggestioni assolate, la sezione ritmica a fare da contorno solido sullo sfondo e un cantato vivace, pur senza eccessi, che contribuisce alla grande sensazione di vitalità trasmessa nel corso di tutto il disco.

Come in certa tradizionale letteratura americana, è un disco di storie, pur se solo abbozzate, di emozioni, di personaggi, idealmente incrociati percorrendo gli spazi sconfinati come quello che domina la copertina.

Un rock che trae linfa dalla tradizione, ma non rinuncia a usare riferimenti pi recenti, tra episodi che possono ricordare i primi REM e qualche accento psichedelico, per un lavoro che a tratti assume tinte vagamente oniriche.

Un esordio efficace, per una band che può conquistare.

DAVIDE SOLFRINI, “VÈSTITI MALE

Un po’ più di un EP, un po’ meno di un full length: il nuovo lavoro di Davide Solfrini, romagnolo di Cattolica, si pone un po’ al confine, con i suoi sei brani e una mezz’ora circa di durata, arrivando ad arricchire un curriculum sonoro che conta già due lavori sulla lunga distanza arrivati a seguire altrettanti EP, pubblicati all’inizio del proprio percorso.

Il cantautore, classe 1981, dà vita a una galleria di personaggi, pretesti per parlare dell’oggi e della società, proseguendo discorsi già avviati nei lavori precedenti, a cominciare da quello sul mondo del lavoro, forte della sua esperienza come operaio. Solfrini affronta il tema con rabbia – trattenuta e amara ironia in parti uguali: alla fine la vera ‘stortura’ del sistema appare l’acquiescenza e l’incapacità delle ‘vittime’ di reagire, unico atto di possibile ribellione quello di ‘vestirsi male’, come cita il titolo. L’altra faccia della medaglia è l’introspezione, anche qui senza fare sconti.

Sotto il profilo sonoro, Solfrini – almeno rispetto a Muda, esordio sulla lunga distanza (recensito altrove qui) – sembra aver abbracciato con più decisione certe sonorità d’oltreoceano, in particolare con reminiscenze dei REM, continuando allo stesso tempo un discorso cantautorale che per certi momenti ironici continua a ricordare a tratti Ivan Graziani e Alberto Fortis nei momenti di maggiore asprezza.

Il nuovo tassello di una produzione che, almeno sotto il profilo quantitativo, comincia ad essere corposa; il limite forse in questo caso è proprio la durata: questi sei brani alla fine danno l’idea di un discorso non compiutamente concluso, come se alla fine si sentisse la mancanza di quei due / tre pezzi necessari a ‘chiudere il cerchio’.

LA PLAYLIST DI LUGLIO

Con un filo di ritardo…

Holy Diver Ronnie James Dio
Under a soil and black stone Amorphis
Jihad Slayer
Funeral Rites Sepultura
Non posso dormire Surgery
Nido di formiche Human Tanga
La tempesta Kardia
Nail Hand Wrist Moustache Prawn
Old Toys Nicolas J. Roncea
Leonard S.M.S
Thousand Eyes Nothern Valentine
Habitat ’67 /Run
Green Grow the Rusches REM
Jesus thinks you’re a jerk Frank Zappa

 

LA PLAYLIST DI GIUGNO

Genova Brucia        Simone Cristicchi
Obbiettivo sensibile  Gasparazzo
Vivo                 Fononazional
Illuminati Bitch     Notic Nastic
The quiet place      In Flames
Blind at heart       Dark Tranquillity
Singolare donna      Gianluca De Rubertis
Gardening at night   REM
Trolling for answers   Redrick Sultan
Why I must           Au
Chonnie-On-Chon      James Brown