Posts Tagged ‘Raphael’

LA PLAYLIST DI APRILE

Lontano   Suite Solitaire

Control    Phoenix Can Die

Strawberry Squirt   Noir Project

Boy     Emily Sporting Club

Mechanical Liars    Pin Cushion Queen

French Riviera    Bruno Bellissimo

Sweet motherland    Raphael

Se tu non torni    Deluded By Lesbians (cover Bosè)

Ottogenova    Salamone

Il senso del non senso    Arturocontromano

Io sto da Piero   Marco Bugatti

Lucido     Il Terzo Istante

Mentre dormi    Calavera

Fossato 41     Russo Amorale

Vito il Pistolero    Gasparazzo Banda Bastarda

L’unica      The Black Animals

Tutto strano    Gaben

Cherry Brandy    The Incredulous Eyes

RAPHAEL, “REGGAE SURVIVAL” (SUGAR KANE)

Giovane, ma avendo già maturato una certa esperienza (grazie ad un carriera cominciata prestissimo con gli Eazy Skankers), Raphael si sta affermando come uno dei maggiori esponenti del reggae italiano: “Reggae Survival”, il suo secondo full length offre la conferma di un autore sulla buona strada per superare i confini nazionali per assumere una dimensione internazionale.

Le dieci tracce del lavoro (includendo una versione dub del singolo Dread Inna Babylon), sono del resto state assemblate tra Italia, Stati Uniti e, naturalmente, Giamaica, col contributo delle sapienti mani dell’esperto Triston Palma, per una produzione dal sapore più che mai ‘globale’, così come internazionale è il cast di coloro che coi loro strumenti hanno accompagnato la voce di Raphael.

“Reggae Survival” (curioso come un giovane artista parli già di ‘sopravvivenza’) è un lavoro che ripercorre temi e stili del genere, tra orgoglio di appartenenza, aneliti di ribellione, omaggi alle proprie origini (Raphael, che di cognome fa Nkereuwem, è nato a Torino da madre italiana e padre nigeriano: un ‘italiano del terzo millennio’, insomma), canzoni di pace ma anche momenti più riflessivi, dedicati alla ricerca del proprio posto del mondo.

Spazio anche all’impegno, con l’inserimento di brevi intermezzi tratti dai discorsi dell’ex Presidente uruguaiano Mujica e della leggenda dell’afrobeat Fela Kuti.

Climi solari, umori compassati (ma non troppo) tipici del genere, per un disco che potrà piacere non solo agli appassionati.

AFRICA UNITE, “IL PUNTO DI PARTENZA” (AUTOPRODOTTO)

Intitolare un disco “Il punto di partenza” quando si è in circolazione da trent’anni e passa.

Pensi agli Africa Unite e in effetti ti rendi conto del tempo da cui sono in circolazione.

Pensi agli Africa Unite e, anche se il reggae non è mai stato la tua ‘passione’, anche se non sei mai stato ad un loro concerto, alla fine volente o nolente li hai incrociati, più di una volta, magari ascoltandoli per radio e fermandoti lì, perché insomma, gli Africa Unite ‘ci sanno fare’ – non sarebbero durati così tanto, altrimenti – e in fondo la loro musica al di là dei gusti di ognuno finisce per coinvolgere… Per dirne una, quando ho scritto questo post, qualche giorno fa,  a Roma era una giornata più che mai uggiosa, fuori diluviava e (anche forse un po’ banalmente, ammetto), il ritmo rilassato e le sonorità solari degli Africa ci stanno bene…

Quando gli AfricaUnite sono nati, andava di moda il post – punk… i loro primi dieci anni li hanno compiuti quando si girava in camice a quadrettoni e si ascoltavano i Nirvana… e il discorso potrebbe continuare… mentre si sono succeduti svariati revival punk, il trip – hop, la jungle e l’elettronica ‘sparata’, e il brit pop, gli Africa Unite stavano sempre lì, decisamente non sotto ai riflettori, eppure vivi e con un loro seguito, il classico ‘zoccolo duro’…

Viene da pensare come alla luce di tutto questo, gli Africa Unite siano quasi un caso isolato negli ultimi trent’anni di storia della musica italiana: sempre lì, a sfornare nuovi dischi, ‘fedeli alla linea’ si potrebbe dire citando i quasi coetanei (ma molto, molto, molto meno longevi CCCP), all’insegna di un’attitudine e di una coerenza non certo frequenti…

Anno Domini 2015, e gli Africa Unite sono ancora qui, a sfornare un nuovo disco… prodotto e ‘pubblicato’ all’insegna di quell’attitudine ‘do it youtself’ molto diffusa proprio agli inizi degli anni ’80, quando magari la musica girava su cassettine ‘artigianali’ duplicate… oggi, la tecnologia a trasformato tutto quello in un semplice ‘clic’: “Il punto di partenza” lo potete scaricare gratis e senza limiti, sul sito della band, che ha scelto di puntare tutto sulle esibizioni live: un disco lo si può pure scaricare, ma il ‘live’ è un esperienza unica, ogni volta nuova, irripetibile.

“Il punto di partenza” è un disco in cui spesso e volentieri il reggae filtra con l’elettronica, con episodi dalle suggestioni dub e parentesi dall’appeal industriale, quasi cyber…

Un lavoro impreziosito dalle collaborazioni con Raphael e More No Limiz, ma soprattutto quella con gli Architorti, che dà vita ad un paio di pezzi in cui il reggae si contamina – efficacemente – con la musica classica .

Bunna, Madaski, Ru Catani, ‘Benz’ Gentile, Alex Soresini, ‘Piri’ Colosimo, Paolo Parpaglione e Mr.T Bone danno vita ad undici brani in cui si rivendica la propria attitudine, dichiarazioni d’amore per il reggae e la lingua italiana, frecciate contro l’ossessione per la notorietà ai tempi dei social network… con episodi – ‘Il volo’, ‘La Teoria’ – in cui il reggae si sposa con la migliore tradizione italiana del cantautorato pop più elegante, e ti viene da pensare che in un mondo alternativo sarebbero entrati direttamente nelle heavy rotation di ogni radio…

Ascoltando “Il punto di partenza” si ha più che mai l’impressione che gli Africa Unite siano entrati di diritto nel ‘patrimonio artistico’ della canzone italiana: non uno di quei monumenti che tutti vanno a visitare, magari uno di quei ‘borghi’ poco conosciuti che si ‘aprono’ solo ai più curiosi e a coloro che magari hanno la curiosità di deviare dagli itinerari più battuti…

RAPHAEL, “MIND VS HEART” (IRIEVIBRATION RECORDS)

Il nome di Raphael Nkereuwem non risulterà del tutto sconosciuto agli amanti del reggae nostrano, essendosi già affermato quale vocalist degli Eazy Skankers, band che con i suoi due lavori sulla lunga distanza si è fatta discretamente apprezzare dai cultori delle sonorità giamaicane.

A quella esperienza, Raphael da qualche tempo ha cominciato ad affiancare il tentativo di lancio della propria attività da solista, che dopo alcuni primi passi giunge con “Mind vs Heart” alla prima tappa importante, licenziata dall’etichetta austriaca Irievibration.

18 brani, comprendendo il breve intro e le tre bonus track ( tra le quali un remix curato da Madask), per un lavoro che a livello sonoro ripropongono gli stilemi classici del genere, senza ‘colpi di testa’ o fughe sperimentali: si gioca piuttosto la carta della piacevolezza di ascolto, di una ‘facilità’ che però non diventa mai un ‘voler piacere’ fine a se stesso, con pezzi che invitano a muoversi, dalla sottile vena danzereccia.

Il lavoro gira tutto intorno all’efficace interpretazione vocale di Raphael, accompagnato agli strumenti da un nugolo di ospiti di varia origine e provenienza, trai quali si segnalano un veterano del genre come Skarra Muci e l’ex Black Uhuru Michael Rose; i testi variano tra l’intimista e l’osservazione della realtà, con l’invito frequente all’incontro fisico e al ‘darsi’ agli altri, riflettendo sulle conseguenze negative di una modernità che va  rendendo un’esperienza ‘sociale’ come quella musicale sempre più come qualcosa di freddo, vissuto nel proprio isolamento davanti allo schermo di un PC.

Non mancano i consueti brani ‘autodescrittivi’, o in cui si  si omaggiano i propri compagni di strada o parentesi sentimentali, come in Wine with me, tra gli episodi più riusciti.

Un esordio solista convincente, per questo artista che con gli Eazy Skankers si è già fatto adeguatamente le ossa, apparendo pronto ad un ulteriore salto di qualità: ed è un peccato che questo esempio di ‘melting pot all’italiana’, nato a Savona da padre nigeriano e madre italiana, dedicatosi poi alla musica giamaicana, abbia finito per rivolgersi ad un’etichetta austriaca per la pubblicazione del suo primo lavoro solista.