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AVENGERS: AGE OF ULTRON

Resosi conto che i Vendicatori non sono sufficienti a difendere il mondo da tutti i pericoli che lo minacciano, Tony Stark – con l’aiuto di Bruce Banner – dà vita all’intelligenza artificiale Ultron: ‘vita’ nel verso senso della parola, dato che fin da subito il nostro assume piena coscienza di sé stesso, fino a concludere che il vero problema sono gli Avengers prima e l’intera umanità poi, mostrando tutta l’intenzione di eliminarla dalla faccia della Terra; ad aiutarlo, i gemelli Scarlet e Quicksilver (visti nel finale di Captain America – Soldato d’Inverno), che ben presto si accorgeranno degli insani propositi del ‘cattivo di turno’, schierandosi in seguito al fianco degli eroi. Ultron dapprima cercherà di far emergere i dubbi interiori e i conflitti mai sopiti tra gli eroi, mentre un nuovo personaggio irromperà a segnare le sorti della battaglia e all’orizzonte si profila una nuova, letale minaccia…

La seconda puntata delle avventure cinematografiche dei Vendicatori (abbiate pazienza, ma a chiamarli ‘Avengers’, proprio non ci riesco) chiama in causa un nuovo classico avversario dei nostri: uno dei ‘cattivi’ più tragici nel senso ‘classico’ del termine inventati dalla Marvel: Ultron ha ottenuto un dono: condividere coi suoi creatori umani l’autocoscienza e l’autodeterminazione; ma questo porta con sè la consapevolezza di essere un essere a metà: molto più di una macchina, molto meno di un uomo: ne esce un conflitto lacerante (ho coscienza di me come gli esseri umani, ma in quanto macchina non potrò mai essere come loro), risolto come il classico ‘nodo gordiano’, ovvero eliminare coloro che ritiene la causa della sua imperferzione.
Chiaramente portare sullo schermo una vicenda che nel corso dei decenni si è arricchita periodicamente di nuovi capitoli e spunti era complito complicato, sfida consueta quando si parla dei ‘cinefumetti’: Whedon, ormai consumato mestierante del ‘genere’ se la cava egregiamente, assemblando un film volto ancor più del precedente agli effetti roboanti delle scene di scontro.
La prima parte è dominata dall’epica battaglia tra Iron Man ed Hulk (prelevata da un’altra celebre saga marvelliana), la seconda dallo scontro finale trai Vendicatori e Ultron; in mezzo, sprazzi narrativi incentrati sulla vita ‘segreta’ di Occhio di Falco e sul coinvolgimento sentimentale tra la Vedova Nera e… evito spoiler.
Scelta, quella di puntare sui personaggi ‘minori’, in parte narrativa (in fondo Thor, Iron Man e Capitan America sono stati ampiamente raccontati nelle serie loro dedicate), ma molto, credo, produttiva: la partecipazione di Johansson e Renner al film è stata a lungo in dubbio, e credo che questa sia stata ottenuta proprio in cambio di una maggiore spazio nell’economia della storia.
“Age of Ultron” conferma la volontà di articolare i ‘cineMarvel’ in un ‘universo’ il più possibile coerente: il film si apre a tutti gli effetti con quella che appare un appendice di ‘Soldato d’Inverno’, e vede la partecipazione, di un nugolo di personaggi visti negli altri Marvel Movie.

Rispetto al precedente capitolo, manca naturalmente lo ‘stupore’ di vedere per la prima volta tutti i Vendicatori in azione sul grande schermo, e a dire il vero appare esserci qualche ‘buco’ narrativo: Ultron che sviluppa la propria coscienza in quattro e quattr’otto, il mancato approfondimento di ciò che scatena la rabbia di Hulk (chi ha visto o vedrà il film sa di cosa parlo). Ineccepibili le scene di azione, che fanno si che “Age of Ultron”, unito al predecessore, si affermi definitivamente come il nuovo standard di riferimento con cui chiunque vorrà dare vita agli action movie dovrà fare i conti.

Gli attori svolgono agevolmente il loro compito, anche perché bisogna ammettere che a Downey Jr., Hemsworth ed Evans non è stato chiesto nulla più del consueto; tra le new entry, menzione d’onore per il personaggio di Scarlet, praticamente perfetto, interpretato efficacemente da Elizabeth Olsen. Ampio il ricorso all’ironia (ma in maniera molto meno fastidiosa di quanto avvenuto, ad esempio, nel secondo film dedicato a Thor); non mancano le ‘licenze’ rispetto al materiale originale, ma come spesso avviene, sono offerte in modo più che accettabile all’appassionato; c’è tra l’altro da sottolineare come ormai non siano più i fumetti ad essere riferimento dei film, ma la relazione si stia (purtroppo) rovesciando: sempre più spesso il trascorso originale dei personaggi sta venendo riletto per corrispondere a quanto raccontato al cinema, facendo in modo che i nuovi lettori acquisiti grazie ai blockbuster non si trovino spaesati aprendo gli albi… è la dura legge del marketing.

Insomma, pur senza raggiungere certi ‘picchi’ del predecessore, “Age of Ultron” appare una sfida vinta: un commiato più che dignitoso per Whedon, che lascia così le redini del progetto; una scelta che non può che lasciare dubbiosi gli appassionati: un cambio di timone che avverrà proprio in occasione del prossimo, roboante film in due parti che concluderà la trilogia: la caccia al Guanto dell’Infinito è aperta, Thanos è lì che aspetta i Vendicatori per il conflitto finale.

X-MEN: GIORNI DI UN FUTURO PASSATO

In un futuro più o meno prossimo, uno sparuto gruppo di reduci mutanti cerca di resistere all’attacco delle ‘Sentinelle’, robot creati per individuare ed eliminare i possessori del gene mutante, in grado di adattarsi ai poteri di coloro che si ritrovano a combattere. In un disperato tentativo di risolvere la situazione, la coscienza del Wolverine del futuro viene mandata nel corpo del Wolverine degli anni ’70, allo scopo di impedire che Mystica uccida il creatore delle Sentinelle, dando il via alla catena di avvenimenti che avrebbe portato a quel futuro apocalittico.  Per raggiungere l’obbiettivo, Wolverine dovrà prima scuotere il professor Xavier dal torpore in cui è caduto dopo che la maggior parte dei suoi studenti è stata costretta  a partire per la guerra del Vietnam; poi, liberare Magneto, tenuto rinchiuso in una cella di massima sicurezza al Pentagono dopo essere stato incolpato dell’assassinio di Kennedy; in seguito, convincere i due, trai quali si è creata una frattura apparentemente insanabile, a tornare a collaborare, e per finire cercare tutti assieme di impedire la catastrofe.

Secondo, attesissimo capitolo della nuova vita cinematografica degli Uomini X, dopo il riuscito “X-Men first class”: stavolta alle redini non c’è più Matthew Vaughn, ma viene richiamato Bryan Singer, già autore della prima trilogia… la differenza c’è e si vede: rispetto al precedente lavoro, molto più incentrato sulle psicologie di Xavier e Magneto, stavolta si punta maggiormente sull’azione, riprendendo la storica vicenda narrata da Chris Claremont e disegnata da John Byrne nel 1981; l’alto livello del materiale di riferimento poteva essere un’arma a doppio taglio per Singer, che tuttavia se la cava egregiamente, trasponendo la storia con modifiche (una su tutte: nell’originale a viaggiare nel passato era la mente di Kitty Pride e non di Wolverine) che però alla fine non disturbano.

Una film fondato sulle fondamenta di una storia ben narrata che trova il compimento della propria architettura in un cast che mescola vecchio e nuovo ciclo degli uomini X: così nel futuro ritroviamo Patrick Stewart, Ian McKellan e Hale Berry come Xavier, Magneto e Tempesta; nel passato riecco i giovani Xavier e Magneto  James McAvoy e Michael Fassbender: il ruolo di trait d’union della situazione lo svolge Wolverine – Hugh Jackman, che completa l’efficacissimo trio di protagonisti: assieme a loro, Nicholas Hoult, Bestia, assurto a quarto membro della squadra, e soprattutto Jennifer Lawrence – Mystica, che ancora una volta ruba la scena con la sua seminudità blu, e la riuscita interpretazione di un personaggio sempre al limite tra bene e male. Il cattivo della situazione ha le fattezze di Peter Dinklage, lanciato dalla notorietà acquisita col ruolo di Tyrion Lannister in “Game of Thrones”: un’interpretazione ‘ordinaria’ forse resa un po’ opaca da un doppiaggio non eccezionale.

“Giorni di un futuro passato”  è dominato da un’atmosfera plumbea, da catastrofe incombente, e non è un caso che il futuro distopico da cui parte il film, trovi le proprie radici in anni in cui negli USA è ancora vivo il ricordo dell’uccisione di Kennedy, in cui la catastrofe del Vietnam è alle battute finali, ma le ferite da essa portata sono ancora tutte aperte, e il cui il potere è detenuto da Nixon, che sarebbe diventato il simbolo della corruzione politica. In questo quadro, l’unico momento di alleggerimento è la sequenza cui partecipa il nuovo personaggio di Quicksilver, che garantisce la scena forse più spassosa dell’intero film e che forse avrebbe meritato un utilizzo esteso a tutta la vicenda: c’è da sperare che nel prossimo film avrà un ruolo più ampio.

Il prossimo capito delle avventure degli X-Men, è già in cantiere, dominato dalla parola Apocalisse, che fa già venire un brivido di attesa a tutti gli appassionati…