Posts Tagged ‘Presidenziali’

CLINTON, SANDERS E GLI ALTRI

E’ cominciata la ‘grande corsa’ delle Primarie americane: piccole e grandi sorprese, come in fondo molto spesso succede quando dopo tante chiacchiere si passa al voto, e viene da notare come quasi ovunque poi il ‘popolo’ faccia di testa sua e smentisca spesso e volentieri le analisi dei cosiddetti ‘esperti’… quello del ‘politologo’ per inciso è uno di quegli ‘strani mestieri’ che in fondo si riducono all’espressione di opinioni personali, spesso nemmeno tanto circostanziate, da parte di presunti o sedicenti esperti che poi nell’80 per cento dei casi risultato attendibili quanto un qualsiasi sito di consigli sulle scommesse calcistiche. Chiuso l’inciso.

Le elezioni americane saranno sempre più tema dominante nei prossimi mesi, prima con le primarie, poi col confronto trai candidati designati e poi col voto… non entro in disamine; mi limito a osservare come al momento (e siamo solo all’inizio, in fondo) sembrerebbe profilarsi la stessa situazione di otto anni fa, con i democratici a dividersi la posta e i repubblicani ad agire di rimessa; la discesa in campo di un personaggio quanto meno ‘colorito’ come Trump ha dimostrato che tutto sommato gli Stati Uniti non sono messi tanto meglio di noi, quanto a credibilità dell’aspirante classe dirigente; mi stupisco, sinceramente, che trai repubblicani al momento non sia riuscito a sfondare uno come Rubio, che per età e storia personale potrebbe proporsi come una sorta di Obama di destra.

Hillary Clinton appare, ancora più di otto anni fa, la leader designata dei democratici: stavolta a metterle i bastoni tra le ruote non è un giovane afroamericano che incarna la speranza del possibile, ma  Bernie Sanders, un attempato signore che ha il fegato di definirsi socialista in una nazione in cui la parola è più o meno comunemente considerata un insulto e in un mondo dove ormai ben pochi hanno ancora il coraggio di definirsi tali.
Sanders sembra un uomo fuori dal mondo e dal tempo, ma forse ci vuole proprio una persona ‘esterna’, uno che non prende i soldi dalle grandi banche d’affari ma dai sindacati degli insegnanti e degli autotrasportatori per poter incarnare quel minimo di speranza residua in un mondo che non sia governato dalla finanza.
Clinton di certo non può incarnare quell’idea (basta solo leggere l’elenco dei suoi finanziatori per rendersene conto): la sua è la promessa di un mondo in cui banche e finanza sono sostanzialmente lasciate libere di continuare ad agire come hanno fatto finora, versando in cambio un ‘obolo’ a favore dei poveri; sembra una situazione ‘italiana’, con la pura estetica del volere piacere a tutti di ClintonRenzi e la fedeltà ai principi (col rischio di risultare antipatici a qualcuno) di SandersRodotà.

Ammetto peraltro che le mie sono analisi tendenziose e dettate dalla suprema antipatia che mi ispira Hillary Clinton: al contrario di tanti osservatori, il personaggio non mi piace per nulla; arrivismo a parte (ma è il meno: in quel mondo se non sei un arrivista non vai da nessuna parte), non capisco il principio secondo cui bisognerebbe in qualche modo tifare Hillary perché donna: che le donne al Governo facciano meglio degli uomini, portando pace e prosperità per tutti è un luogo comune: Thatcher in Gran Bretagna ha fatto danni, Merkel in Germania ha mostrato di essere disposta a mandare in fallimento mezza Europa solo per salvare la sua nazione, Roussef in Brasile sta annegando negli scandali e l’elenco potrebbe proseguire… mi sembra che il ‘buon Governo femminile’ sia più che altro un’eccezione (Bachelet in Cile? L’attuale leader della Corea del
Sud?).
A non convincermi di Clinton però sono soprattutto le motivazioni: in fondo Obama era mosso dall’ambizione di essere il primo Presidente afroamericano; Clinton, più che dall’essere la prima Presidente(ssa) donna, mi pare mossa soprattutto da uno spirito di rivalsa nei confronti del marito: la voglia di dimostrarsi migliore di Bill, dopo tutto quello che Bill le ha fatto.

Si possono fare tutti i fini ragionamenti politici che si vogliono, ma alla fine tutto si riduce alla persona e alle proprie esperienze: a inzio anni 2000 gli Stati Uniti hanno avuto un Presidente – Bush – mosso quasi esclusivamente dal conflitto irrisolto col padre e dalla smania di dimostrarsi migliore di lui: abbiamo visto i risultati…
Non vorrei facessimo il bis, ritrovandoci alla guida degli Stati Uniti una donna mossa da uno spirito di rivalsa nei confronti di un marito che l’ha cornificata.
Si dice fin troppo spesso che ‘il privato e pubblico’; troppo si dimentica che anche ‘il pubblico è privato’. Purtroppo.

GRILLO E LE CAMPAGNE ELETTORALI (AMERICANE)

Le reazioni al mio post qui sotto, e le concomitanti elezioni americane, mi hanno portato a qualche riflessione… penso a Grillo a all’accusa che tutti gli imputano, quella di voler evitare il confronto, costringendo al silenzio ‘catodico’ anche i suoi attivisti… penso al concetto di ‘confronto’ che abbiamo in Italia: ormai da anni questo coincide più o meno come partecipare  a un talk show in cui si ripetono sempre le stesse dinamiche… Parla uno, parlano tutti gli altri, dopo venti minuti ti ridanno la parola e nel frattempo il pubblico si è pure scordato di quello che hai detto prima.  In un commento al post precedente qualcuno ha sostenuto che Grillo non evita solo il confronto televisivo,  ma qualsiasi tipo di confronto: ho osservato che di questo non abbiamo ancora la prova: nessuno per esempio ha proposto a Grillo o a chi per lui un dibattito pubblico, che ne so, in Piazza del Popolo a Roma. Poi penso alle campagne elettorali americane, quelle che ogni volta vengono descritte come la massima espressione della democrazie, e mi viene da fare qualche osservazione: ad esempio, il talk show politico non mi pare un ‘genere’ molto praticato nelle televisioni U.S.A. (e anche in quelle di molti altri Paesi mi pare, anzi, ho l’impressione che questo florilegio di programmi tv dove peraltro vanno sempre le solite 15 – 20 persone siano una peculiarità tutta italiana). Le televisioni vengono invece utilizzate – in abbondanza – per trasmettere spot pubblicitari, ovviamente strapagati: a questo punto ci sarebbe molto da dire sulla ‘limpidezza’ della democrazia americana, se alla fine chi più ha soldi più si promuove. Naturalmente si tratta di spot dove altro che ‘civile confronto’, addirittura spesso piuttosto che propositivi sono tutti orientati alla denigrazione dell’avversario… Poi è arrivato Obama, che ha ‘scoperto’ Internet: e infatti nel 2008 Obama ha vinto la campagna elettorale grazie all’uso massiccio della Rete e non ai miliardi spesi per gli spot pubblicitari… In aggiunta, ovviamente al ‘mazzo’ fattosi tenendo comizi in lungo e in largo per gli States… Tutto ciò a me ricorda qualcuno, non so a voi… E i confronti? Già, i confronti: nella tanto osannata democrazia americana, il confronto non è certo il fulcro della campagna elettorale. Certo, i tre dibattiti trai candidati in diretta tv sono autentici ‘eventi’ (a proposito, noi in Italia è un’epoca, dagli ultimi dibattiti Berlusconi -Prodi che non vediamo un confronto del genere), ma poi le statistiche ci dicono che gran parte degli elettori scelgono per chi votare prima dei dibattiti. Come? Non certo coi dibattiti televisivi; piuttosto, coi comizi pubblici, gli spot pubblicitari, Internet. L’impressione, insomma, è che negli U.S.A. nessuno si meraviglierebbe del modo di condurre le campagne elettorali di Grillo; qualcuno dirà che ‘siamo in Italia non negli USA’, ma così comincia il gioco dei ‘distinguo’, degli esempi che sono buoni o cattivi a seconda dei casi.  Resta il fatto che a vedere ciò che accade oltreoceano, Grillo appare tutto, fuorché un alieno… e a ben vedere, sono agli a essere ‘vecchi’.