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SUGAR FOR YOUR LIPS, “SPLEEN” (OVERDUB RECORDINGS)

Il dato geografico stavolta ha un peso: la Calabria e Cosenza non sono certo il ‘centro’ del rock italico, anzi: probabilmente fanno parte della periferia, più o meno estrema.

E tuttavia la convizione nei propri mezzi può portare una band come gli Sugar For Your Lips a calcare le scene per quasi un decennio, vivere delle difficoltà, rinascere, giungere a ribalte nazionali come Sanremo Rock (non chissà che, ma qualcosa conta) e, finalmente, a pubblicare il proprio primo lavoro sulla lunga distanza. Non resilienza, ma autentica resistenza.

Non si può quindi non guardare con occhio benevolo questi nove brani, che partono da Baudelaire e dallo Spleen, il ‘male di vivere’ che diventa fonte di creazione artistica, che toccano “Il Visconte Dimezzato” di Calvino, e lambiscono la ‘caverna’ del mito platonico prima di arrivare a una sorta di pacificazione dove il malessere iniziale è quanto meno mitigato dalla consapevolezza che tutti ‘valiamo’ qualcosa (e mi scuso se questo ricorda uno slogan pubblicitario) a prescindere dagli altri e dal contesto e che in questo possiamo trovare se non una soluzione, almeno un minimo di conforto.

In mezzo, un mix di rabbia, dolore e altre forti emozioni, a descrivere un percorso che porta soprattutto a un conflitto con sé stessi, alla ricerca forse di una propria personalità, a tentare vie di fuga, a cercare di comprendere se dietro all’impressione di essere ‘ombre’ di qualcun altro o ‘fantasmi di sé stessi’ ci sia poi qualcosa di vero.

“Spleen” cerca insomma di rispondere a certe classiche domanda sul ‘senso’, specie in un periodo in cui sembra sempre più evidente la frattura tra chi cerca di imporre la propria personalità su tutto e tutti e chi questa personalità non sembra nemmeno sicuro di averla veramente.

Il tutto tradotto con suoni e un’attitudine che possono ricordare un certo ‘rock italico’ un filo ‘di maniera’ (vedi alla voce: Le Vibrazioni), ma tentando almeno di ‘depurarlo’ di certe eccessive concessioni al ‘facile consumo’, con scelte sonore più ‘taglienti’, a tratti rumorose e con accenti talvolta ‘metallici’.

La dimostrazione che anche non essendo al centro di certi ‘circuiti’ tradizionali, si possono raggiungere dei risultati.