Posts Tagged ‘Pin Cushion Queen’

LA PLAYLIST DI FEBBRAIO

Backwards Future    Pin Cushion Queen

Joan Cavalier    Gran Bal Dub

Tutti padroni    Rickson

E’ colpa mia    Volemia

Capirai, Capirei    Filippo Dr. Panico

Cose Buone    Davide Solfrini

Dall’atra parte dell’Oceano    Rosso Petrolio

Un giocattolo vecchio   Cè

Soft Skin, Eternal Verses    Fallen

Da lì    Twoas4

Veloce    Massimiliano Cremona

La signora dei post-it    Lontano da qui

Scommessa    Stato Brado

Grattacielo    Ella

PIN CUSHION QUEEN, “SETTINGS_3 EP” (AUTOPRODOTTO)

Terzo e ultimo Ep della serie “Settings”, a sua volta inserita in una trilogia avviata qualche anno fa con “Characters” e destinata a proseguire con “Stories”.

Il progetto è sempre quello curato da Micciola, Calandrino e Zanardi: come il titolo suggerisce, l’oggetto dei tre EP (gli altri due sono usciti nel corso del 2016), sono le ambientazioni, i ‘set’, se vogliamo usare un termine cinematografico, richiamando una dimensione che appare più che mai vicina e congeniale alla band di stanza a Bologna.

Tre pezzi (altrettanti ne conteneva ciascuno dei due precedenti capitoli) caratterizzati infatti da un grande impatto evocativo, climi e atmosfere che riconducono ad atmosfere da fantascienza anni ’60, tra viaggi interplanetari e futuri postapocalittici, i film di Antonio Margheriti e Luigi Cozzi e le sonorizzazioni che li accompagnavano: tra dilatazioni dai tratti psichedelici a saturazioni dal respiro industriale; brani ‘cantati’, nei quali l’elemento vocale tende a fondersi con quello sonoro, senza mai prendere il sopravvento.

Un terzo capitolo che appare avere una personalità più spiccata rispetto agli altri due – o forse è solo l’impressione data dal fatto di essere l’ascolto più ‘fresco’ – che permette di dare uno sguardo d’insieme al progetto, nel complesso efficace e cui forse la scelta – o la necessità – di un’uscita così dilazionata, ha tolto un po’ di ‘forza’.

LA PLAYLIST DI OTTOBRE

Benvenuti nel mondo che non c’è     Metaphora

Come si fa?    Gomma

Esserci    Riforma

Chiedi Chiedi    Buzzy Lao

Le promesse    Losburla

Nuovamente essente    Monica Pinto

Craco    Pin Cushion Queen

Captivity Walts    The Giant Undertow

Universale    Mercuri

Plaza Victoire    Bea Zanin

PIN CUSHION QUEEN, “SETTINGS_2 EP” (AUTOPRODOTTO / SFERA CUBICA)

Ricapitoliamo: i Pin Cushion Queen sono un trio (Igor Micciola, Marco Calandrino, Zanardi) di base a Bologna, che sta pubblicando la propria musica in una sorta di trilogia: “Characters” il primo capitolo, targato 2011; “Stories” il terzo, ancora di là da venire; “Settings” quello in corso di pubblicazione, dato che la band ha deciso di scomporlo a sua volta in tre EP da tre brani ciascuno. La prima delle tre parti è uscita lo scorso aprile; giunge ora il momento della seconda.

I Pin Cushion Queen mescolano ruvidità elettriche ed elementi elettronici all’insegna di un’attitudine che loro stessi ammettono essere caratterizzata più dall’immediatezza e dall’istinto che non dallo studio, tenendo presenti i propri ‘numi’ tutelari – Radiohead, Battles e Liars – e strizzando l’occhio al minimalismo d’avanguardia (ricorrendo spesso alle ripetizioni insistite e vagamente stranianti di certe ‘cellule sonore’), articolandosi tra aperture movimentate e dilatazioni raccolte, usando l’elemento vocale (per quanto interpretando dei testi) come un ulteriore elemento che si aggiunge all’insieme sonoro.

Un disco in gran parte ‘suonato’ (a chitarre, bassi e batterie si aggiungono glockenspiel e pianoforte e synth ), in cui la componente elettronica acquisisce un ruolo di arricchimento dello sfondo sonoro, senza mai diventare invasiva.

Prima traccia dagli accenti plumbei, dolenti; seconda composizione volta ad un raccoglimento quasi contemplativo; più dinamica e articolata la terza, che supera gli otto minuti, ad attraversare vari climi, tra beat elettronici che alludono quasi al dancefloor e frustate ai limiti del noise.

Il secondo capitolo comincia a offrire un’idea più precisa della proposta dei Pin Cushion Queen, come di un gruppo volto alla sperimentazione, ma cercando di tenere aperto un canale di comunicazione con l’ascoltatore. Appuntamento alla terza parte per poter apprezzare “Settings” nella sua compiutezza.

LA PLAYLIST DI APRILE

Lontano   Suite Solitaire

Control    Phoenix Can Die

Strawberry Squirt   Noir Project

Boy     Emily Sporting Club

Mechanical Liars    Pin Cushion Queen

French Riviera    Bruno Bellissimo

Sweet motherland    Raphael

Se tu non torni    Deluded By Lesbians (cover Bosè)

Ottogenova    Salamone

Il senso del non senso    Arturocontromano

Io sto da Piero   Marco Bugatti

Lucido     Il Terzo Istante

Mentre dormi    Calavera

Fossato 41     Russo Amorale

Vito il Pistolero    Gasparazzo Banda Bastarda

L’unica      The Black Animals

Tutto strano    Gaben

Cherry Brandy    The Incredulous Eyes

PIN CUSHION QUEEN, “SETTINGS_1 EP” (AUTOPRODOTTO)

Tre, proverbialmente, il numero perfetto: tre sono i Pin Cushion Queen (nome ispirato da Tim Burton); attivi in quel di Bologna dal 2007, dopo varie vicissitudini giungono nel 2011 al traguardo del primo lavoro sulla lunga distanza, “Characters”, concepito come primo capitolo di una trilogia, di cui “Settings” rappresenta il secondo step; il terzo si intitolerà “Stories”, ma qui si parla, appunto, di storie ancora di là da venire.

Tre sono anche gli EP in cui “Settings” è stato articolato, che nelle intenzioni dovrebbero uscire a distanza abbastanza ravvicinata; e per non infrangere la ‘regola aurea del tre’, altrettanti sono i pezzi inseriti in ognuno.

Una band intenta a cercare un proprio sentiero attraverso territori, a cavallo di elettrica ed elettronica, già ampiamente percorsi da altri: Radiohead, Liars e Battles sono citati dalla stessa band come propri punti di riferimento.

Il primo pezzo volto alla melodia, a una dimensione raccolta e intimista, venata di malinconia; più aggressivo il secondo, dominata dal passo marziale tenuto da chitarre elettriche all’insegna dell’abrasione, pur trovando anch’esso una parentesi più dimessa; dilatato il terzo, nuovamente caratterizzato da sonorità più flebili; stavolta si avverte un’intenzione quasi impressionista, evanescente, con qualche vaga accentazione avanguardistica.

Certo tre pezzi sono troppo pochi per crearsi un’impressione compiuta del lavoro della band, ma questo assaggio ci mostra comunque un gruppo che al di là degli esiti si mette d’impegno per offrire una lettura sufficientemente personale di quanto già proposto da altri.