Posts Tagged ‘Phomea’

PLAYLIST 10.2022

Periodica selezione di singoli ed estratti dai dischi recensiti sul blog, in ordine crescente di preferenza.

KevinLov3 ‘Crazy’
Fainest, ‘Freddie’
Seta, ‘Tarantola’
Mezzanotte, ‘Mezzanotte UTC’
Cronico, ‘Divieti’
The Slight, ‘P.O.P.’
Sestra, ‘Cliché’
Kannella, ‘I Am Free’
Sara Laure, ‘Voilà’
Esteban, ‘Meda’
Vi Skin, ‘Sei’
LefransiincompiutediElena, ‘Lucida’
Federico Fabi, ‘Dolce Signora’
Jamie, ‘Disastro’
Alfiero, ‘Il Mio Padrone’
Samuel Esaltato, ‘Lupo della steppa’
Tesha, ‘Mai’
Lontano da qui, ‘Senza far rumore’
Giorgia Canton ‘L’insostenibile tristezza di domenica’
Mike3d, ‘500.000 Je Suis’
Elephant Brain, ‘Neanche un’ora sveglio’
Phomea, ‘Ruins of Gold’
AMarti, ‘Pietra’
Zelda Mab, ‘Elettricità’

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PHOMEA, “ME AND MY ARMY” (BEAUTIFUL LOSERS / BENG! DISCHI / BETA PRODUZIONI)

Se lo era chiesto già ‘qualcun altro’, qualche secolo fa “Se sia più nobile soffrire le avversità della vita, o impugnare le armi contro il mare di affanni che ci piove addosso fino ad avere la meglio…”
Siamo sempre lì: sono cambiati usi, costumi, tecnologie (soprattutto), ma ben poco è cambiato nell’eterna lotta dell’uomo contro la propria inquietudine interiore; alla faccia dei ‘social’ e dell’essere sempre connessi con qualcun altro, quando si tratta della Vita, siamo sempre soli, alla fine.
Ognuno cerca di crearsi la propria armata, il proprio arsenale, che poi si rivela più o meno spuntato, alla fine.
Fabio Pocci è al suo secondo disco; il progetto Phomea è dichiaratamente figlio – o fratello minore – di Radiohead, The Notwist, Bon Iver; di un’elettronica che procede con suoni quasi sotto traccia, incontrandosi con la tradizionale essenzialità del folk.
Chitarra e voce – più spesso affiancate da piano e tastiere, su uno sfondo sonoro variegato, di frequente frutto di insieme di dettagli, costruiti dal nutrito manipolo di cui l’autore si è circondato.
È un disco che qua e là nel corso dei suoi dodici episodi si ‘accende’, ma che mantiene un suo andamento compassato, oltre il disincanto: con un’interpretazione che sia mantiene su toni tenui, spesso quasi sussurrata, alla fine non è nemmeno un disco malinconico o pessimista.
Più che altro una presa d’atto di ciò che ci succede, del nostro essere soli, della futilità di certe apparenti vie di fuga e in finale della necessità di prendere atto che le cose vanno così: è una guerra che con tutta probabilità non si può vincere, cercando quanto meno di difendersi alla meglio.