Posts Tagged ‘Philip Glass’

REDRICK SULTAN, “TROLLING FOR ANSWERS” (AUTOPRODOTTO)

L’espressione ‘collettivo canadese’ da qualche anno è ormai diventata usuale, quando si parla di ‘rock alternativo /indipendente / usate voi l’aggettivo che più vi aggrada’: nella categoria rientrano anche i Redrick Sultan, la cui formazione – base è un quartetto, che in occasione di questo secondo lavoro sulla lunga distanza viene accompagnato di volta in volta nei diciassette brani che compongono il disco da una ventina circa di ospiti.

Forse più che in altre occasioni un numero così elevato di partecipanti risponde pienamente alle esigenze della band, venendo utilizzato nella maniera più efficace: “Trolling for answers” è una pazzesca cavalcata che attraversa, con disarmante nonchalance, i generi più vari: il funk e il free jazz, il folk e Frank Zappa, il ‘Canterbury sound’ e i ritmi ‘in levare’; il minimalismo da colonna sonora in stile Philip Glass o Michael Nyman e la musica Klezmer, la musica da camera e l’hip hop (mescolato a coretti anni ’30 o a orchestrazioni jazz dai profumi lounge). A impressionare, oltre alla indiscutibile capacità dei Redrick Sultan di attraversare i generi, è l’impressione di compattezza data dal lavoro nella sua complessità: lungi dall’essere un semplice campionario di ‘esercizi di stile’, il disco della band di Vancouver riesce a mantenere una grande coerenza di insieme, riuscendo a mantenere nella gran parte degli episodi una sorta di ‘marchio di fabbrica stilistico’ che cementa il lavoro, impedendogli di perdersi trai rigagnoli delle tante suggestioni musicali che si susseguono al suo interno. Colori sgargianti (con qualche digressione crepuscolare), una buona dose d’ironia e, sullo sfondo, la costante impressione di essere di fronte a una band che si diverte e vuole divertire: per chi non li conosceva, una bellissima sorpresa, un ascolto ricchissimo e a tratti entusiasmante.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

ROLL THE DICE, “IN DUST” (THE LEAF LABEL)

Secondo lavoro per il duo elettronico formato dagli svedesi Malcolm Pardon e Peter Mannerfelt: undici composizioni interamente strumentali che coniugano avanguardia minimalista e suggestioni cinematografiche (e ciò non meraviglia, dal momento che Pardon vanta già qualche esperienza nella composizione di musiche da film. “In dust” finisce così per porsi a metà strada (o se vogliamo all’incrocio) tra Philip Glass e John Carpenter: le atmosfere futuristiche, a tratti tinteggiate di oscurità (quando non di una certa inquietudine), ricordano infatti le colonne sonore del regista di “1999 e affini”; qua e là, si intravedono squarci teutonici (pur se abbastanza banalmente, è almeno il caso di citare i Kraftwerk).

L’ora e passa di durata garantisce un ascolto ricco e anche abbastanza variato sotto il profilo delle atmosfere ‘emotive’, in qualche caso c’è anche spazio per un pizzico di ‘energia’ in più, pur in un quadro votato alla rarefazione e a tonalità ambient che, complice la ripetitività ‘microvariata’ tipica di certo minimalismo (procedendo magari per arricchimenti sonori progressivi) dà spesso e volentieri un effetto ipnotico, finendo per portare a ‘galleggiare’ sulle musiche del duo scandinavo.

Un lavoro suggestivo e a tratti anche intenso, che forse però nei meno avvezzi potrà talvolta indurre un pizzico di noia strisciante e stimolare uno sbadiglio: un disco quindi consigliato soprattutto agli amanti del genere e agli ascoltatori più ‘propensi’ a certe suggestioni sonore.

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