Posts Tagged ‘Peter Milligan’

FUMETTAZIONI 1/2019

Brevi (più o meno) recensioni di letture disegnate…

 

SILVER SURFER – REQUIEM

Non c’è nulla di meno definitivo della morte dei supereroi: in genere, manca il corpo, e allora scopriamo che il nostro si è rocambolescamente salvato; se il corpo c’è, il più delle volte è un clone, un automa o roba del genere; quando veramente ogni speranza sembra essere perduta, ecco intervenire qualche potere insospettato, o qualche entità superiore…
No, l’unico modo per assistere a una dipartita è trasferirsi in un futuro indefinito, e raccontare una storia che probabilmente non arriverà mai.
Lo hanno fatto, nel 2007, J. Michael Straczynski ed Esad Ribic, narrandoci gli ultimi giorni del ‘surfista d’argento’, il suo commiato dalla Terra, suo pianeta adottivo, e dai suoi eroi, la sua ultima impresa (pacificare due pianeti in guerra da oltre un millennio), il ritorno al pianeta – natale Zenn-La e all’amata Shalla Bal, prima dell’incontro finale con Galactus, colui che gli ha dato i poteri e che in un ultimo gesto di rispetto (affetto?) esaudirà il suo ultimo desiderio, consegnandolo a un tipo speciale di immortalità…
Straczynski gioca facile coi sentimenti, qui poi si parla di un personaggio tra i più tormentati e filosofici della Marvel, coadiuvato da un Esad Ribic più che mai a suo agio nel dipingere le tavole di una storia con poca azione e molte riflessioni.
Voto: 8

 

ORGOGLIO E PREGIUDIZIO

Quello delle parodie è uno dei filoni più gloriosi della Disney, con ormai innumerevoli, e spesso riuscitissime, traposizioni, a partire dal mitologico
“Inferno di Topolino”.
Spesso una ‘prova del nove’ per gli autori, in altre occasioni un’autentica consacrazione (non si assegnano riletture di ‘grandi classici’ a gente inesperta, per maneggiare certo materiale ci vogliono mani – e matite – ferme).
“Orgoglio e Predgiudizio” si candida seriamente a restare negli annali; sicuramente, si farà ricordare a lungo.
Stefano Radice e Teresa Turconi – coppia nel lavoro e nella vita – danno forma a una eccezionale versione ‘paperizzata’ del capolavoro di Jane Austin (per chi vuole recuperarla: è uscita nei numeri 3292 – 2294 di “Topolino”, ma è sicuro che in breve tempo avremo versioni cartonate, ‘de luxe’ e quant’altro), seguendo e adattando il romanzo, ma conservandone lo spirito e – soprattutto – i sentimenti.
I dialoghi e le scene leggere e coinvolgenti della Radice, il tratto – come al solito, delizioso – di Turconi, fanno vivere personaggi destinati a rimanere impressi.
Una parodia che rappresenta il giusto riconoscimento alla coppia e il cui risultato rafforza l’idea che i due abbiano tutte le carte in regola per entrare nel novero dei ‘grandi’.
Voto 8,5

 

CAPTAIN AMERICA – TRUTH

Approfondimenti e retroscena delle origini del Capitano, per una rilettura – uscita nel 2003 – senza eccessivi stravolgimenti.
Steve Rogers non è stato l’unica cavia degli esperimenti per il supersoldato: veniamo a sapere di una squadra di soldati afroamericani potenziati e mandati dietro le linee nemiche, con scarsa preparazione. L’unico superstite, Isaiah, sarà protagonista di un’ultima missione suicida, in un campo di concentramento; ai giorni nostri, Capitan America indagherà sulla vicenda, fino a un finale amaro.
Omaggio al sacrificio dei militari afroamericani per una ‘Patria’ che ai tempi li considerava ancora cittadini di seconda serie o esseri inferiori.
‘Escursione supereroistica’ per Robert Morales (mancato nel 2013) e Kyle Baker, attivi in coppia soprattutto nel settore satirico, il secondo noto
per “Perché io odio Saturno”, che coi suoi disegni ‘deformati’ dà alla storia il suo tratto più caratteristico.
Voto: 7,5

 

THE INFINITY CRUSADE
Capitolo conclusivo della trilogia dell’Infinito’, che a inizio anni ’90 fissò un nuovo standard per i ‘mega crossover’ di casa Marvel, tanto riverberarsi ancora oggi, nei colossal cinematografici.
Stavolta la consueta pletora di supereroi si trova di fronte ad una autoproclamatasi ‘Dea’ intenzionata a purificare l’universo dal male attraverso la distruzione totale e che per raggiungere l’obbiettivo fa il lavaggio del cervello a un’ampia schiera di eroi…
Seguono le classiche botte da orbi, in una storia che regge bene fino a metà, prima di perdersi un po’ dovendo mediare tra la necessità di azione – che alla fine non è nemmeno tutto ‘sto che – e le aspirazioni ‘filosofiche’ di Jim Starlin (affiancato ai disegni dal ‘solito’ Ron Lim) che stavolta propone una riflessione sul quanto potrebbe essere accettabile un mondo pacificato attraverso la soppressione del libero arbitrio. La ‘trilogia dell’Infinito’ si chiudeva così con un’occasione persa.
Voto: 6,5

 

EMPIRE

Mark Waid e Barry Kitson firmano questo progetto, nato come pubblicazione indipendente e poi finito sotto l’ombrello della DC.
L”Impero’ del titolo è quello stabilito dal supercattivo Golgoth che, dopo aver fatto piazza pulita dei ‘buoni’ deve ora vincere le ultime sacche di ribellione sulla Terra, avere a che fare con un manipolo di ‘luogotenenti’, legati a lui soprattutto grazie a una sostanza di origine misteriosa e prendersi cura di una figlia poco più che adolescente, tenuta sotto una campana di vetro, lontana dal peggio delle sue nefandezze.
Singoli problemi di poco conto per uno che ha conquistato il Globo, ma che se finiscono per essere collegati tra loro, possono diventare esplosivi…
Premesse interessanti per una storia che però resta in sospeso, con un finale più che mai aperto in attesa che un giorno, chissà, gli autori la riprendano, trovando qualcuno disposto a pubblicargliela.
Voto: 6,5

 

BATMAN – EGO

Bruce Wayne faccia a faccia col suo alterego: le origini, le motivazioni, l’evoluzione di una lotta al crimine che, in fondo è anche una lotta con sé stesso: combattere il male ‘fuori’ per non soccombere ai propri demoni interiori.
Un gioiello batmaniano scritto e disegnato da Darwyn Cooke, andatosene troppo presto.
Voto: 8

 

INVINCIBLE 61

Mark ed Eve continuano con la loro nuova vita su un mondo extraterrestre, con qualche preoccupazione per la loro figlia, la piccola Terra. Tutto molto serie tv americana, pur se con qualche nube all’orizzonte…
Voto 6,5

Conclude la sua corsa Wolf-Man, dopo aver proposto una versione non originalissima della classica lotta tra licantropi e vampiri.
Voto: 6,5

 

SELINA’S BIG SCORE

Smesso il costume di Catwoman, Selina Kyle, assieme a un manipolo di compagni, si lancia nell’impresa ‘della vita’: una classicissima ‘rapina al treno’, complicata dal fatto che il treno appartiene alla malavita e che tutti i soldi che ci sono sopra sono destinati a pagare una grossa partita di droga…
Darwyn Cooke dà vita a un ‘must’ nella bibliografia di Selina / Catwoman, con le consuete atmosfere retrò e la consueta gioia per gli occhi.
Voto: 8

 

SUB MARINER: THE DEPTHS
La spedizione di uno ‘svelatore di bufale’ alla ricerca della precedente missione di un esploratore partito alla ricerca della perduta Atlantide, misteriosamente dispersa, è gravata da plumbei presagi, legati a una figura mitologica, quella di Namor, protettore della città perduta… La discesa nelle profondità marine si trasformerà in un viaggio negli abissi della follia, con un crescente climax di orrore che sfocerà nell’autentica epifania del Sub Mariner…
Peter Milligan scrive la storia di un gruppo di uomini in un mondo di mostri e creature semidivine, in cui anche la più fredda razionalità deve cedere il passo di fronte a una realtà in cui il soprannaturale acquisisce sostanza fisica… insieme a lui, Esad Ribic coi suoi corpi che sembrano scolpiti nel marmo, uno dei maggiori talenti attualmente in circolazione, per una storia che riecheggia i più classici romanzi d’avventura, con l’aggiunta di un tocco lovecraftiano.
Voto: 7,5

 

SAVIOR 28
Dopo decenni passati tra supercriminali e minacce aliene, aver visto nemici e amori scomparire, posto davanti al proprio più grande fallimento – il mancato intervento l’11 settembre 2001 – il supereroe Savior28 diventa un’icona del pacifismo mondiale.
Quando però si smette di menare le mani e si cerca di intervenire sugli equilibri della politica mondiale, è ovvio che qualcuno non gradisca…
J. M. De Matteis, maestro forse non troppo riconosciuto del fumetto supereroistico e non solo, scrive una storia che potrebbe essere la base di un film di Oliver Stone; interessante, anche se l’impressione è che De Matteis avrebbe avuto bisogno di più spazio, al di là di questi cinque numeri; i disegni, non eccezionali, di Mike Cavallaro, non aiutano.
Voto: 6,5

 

THE WALKING DEAD 57

L’addio più difficile dall’inizio della serie, con tanto di ‘saluto’ dello stesso autore; se ne va uno dei pilastri della serie, e sarà difficile che tutto continui a scorrere come prima; nuovi equilibri in vista, nuovi ‘rapporti di forza’ e, di certo, nuove minacce sulla strada del ritorno alla ‘vita civile’.
Voto: 7,5

 

BATMAN – HUSH
Jeph Loeb negli ultimi vent’anni ha runnovato la tradizione dei ‘supereroi senza macchia’, facendo risplendere la loro aura di ‘miti contemporanei’; Jim Lee è stato, negli anni ’90, uno dei ‘rivoluzionari’ del disegno e portabandiera della creatività degli autori. Insieme, nei primi 2000, hanno dato vita a questa scorribanda a perdifiato nel mito batmaniano, in cui il Cavaliere Oscuro affronta un nemico misterioso che usa nemici e amici come pedine di una partita a scacchi.
Quasi un pretesto per tirare una linea, e far confrontare Batman con tutte, o quasi, le persone e i personaggi incontrati lungo la strada, con un occhio particolare per Catwoman, il rapporto con la quale qui raggiunge un punto di non ritorno, portando alla luce ciò che fino a quel momento.
Una saga entrata a far parte di diritto delle letture imprescindibili per ogni fan del Cavaliere Oscuro.
Voto: 8

 

DARK KNIGHT RETURNS – THE LAST CRUSADE

Sorta di prologo al ‘mitologico’ “Ritorno del Cavaliere Oscuro”, con un Batman che comincia a sentire il peso dell’età e un Robin preda del ‘sacro furore’ della gioventù che si appresta, forse, a prenderne il posto… ma il Joker è in agguato…
Brian Azzarello sviluppa le idee e la versione dei personaggi data da Frank Miller affiancato da un John Romita Jr. qui in una delle poche prove convincenti degli ultimi tempi.
Tutto però si esaurisce troppo presto, con uno sviluppo che da metà storia in poi si fa decisamente frettoloso.
Voto: 6

FUMETTAZIONI – 3

Terzo appuntamento con le letture disegnate più recenti.

UACK! 24

Uack! cambia formula: da mensile passa a bimestrale e, non più dedicato alla sola opera omnia di Carl Barks, si apre ad altri autori: il nuovo sottotitolo fa infatti genericamente riferimento a Paperopoli.
L’Uomo dei Paperi continua comunque a farla da padrone, ma in questo caso il vero gioiello è Sua Maestà de’ Paperoni, interamente firmata da Don Rosa, in cui il nostro finisce per rendere la collina su cui sorge il deposito un vero e proprio Stato indipendente – una monarchia, ovviamente – con tutte le conseguenze del caso. Voto: 7,5

 

SHADE THE CHANGING MAN VOL.9: LA VITA E’ BREVE

Shade all’Inferno per ‘recuperare’ il suo defunto amore… e in seguito a fare i conti con un figlio che cresce, invecchia e trapassa nel giro di qualche giorno.
La serie scritta da Peter Milligan in pieni anni ’90 si sarebbe dovuta in realtà chiudere col numero 50, pubblicato nel precedente volume di questa serie di ristampe; tuttavia il successo raggiunto spinse l’editore prima e lo scrittore poi a proseguire: il livello continua ad essere elevatissimo, le situazioni del tutto deliranti (e non poteva essere altrimenti, per una serie che faceva della ‘follia’ il suo perno centrale), i disegni, curati da Paul Jenkins e Mark Bukingham, efficacissimi nell’accompagnare i contenuti.
Voto: 8

 

THE BOYS 41

Le cose cominciano ad andare veloci. Decisamente, veloci: la corsa verso il finale è cominciata e non potrà arrestarsi che dopo il confronto finale coi ‘super’; è il momento quindi di sistemare le ultime questioni in sospeso, mentre è chiaro che qualcuno finora si è mosso nell’ombra per rendere inevitabile lo scontro e trarre vantaggio dalla distruzione reciproca dei combattenti. Voto: 7

 

CAPITAN AMERICA: A CHE PREZZO LA GLORIA?

Uscita recentemente nella collana Marvel Best Seller, questa miniserie vede Steve Rogers prendere decisamente la scena rispetto alla sua controparte in costume: gangster e belle ragazze in pericolo per una storia scritta dall’ottimo mestierante Bruce Jones e disegnata con tratto gradevolmente retrò da Steve Rude, già maestro della sci-fi fumettistica col suo Nexus. Voto: 7

 

 

THE WALKING DEAD 41

Una nuova, inquietante, minaccia all’orizzonte (per gli appassionati della serie tv: il fumetto la precede di parecchio, con storie e personaggi sono sviluppati in modo in buona parte diverso), ma soprattutto, la continua ricerca di una disperata ‘normalità quotidiana’: le parole di Robert Kirkman e i disegni a firma Charlie Adlard e Stefano Gaudiano ci dicono che i protagonisti di The Walking Dead vorrebbero vivere facendo finta che nulla sia cambiato, che nonostante il ritorno a una sorta di Medio Evo, e la minaccia costante degli zombie, sia possibile vivere ‘come prima’. Desiderio che si scontra con la realtà di un mondo dove, volenti o nolenti, la violenza è diventata un elemento fondante. Persone comuni, i protagonisti di TWD non possono più esserlo: se nel ‘mondo di prima’ le convenzione sociali imponevano la tolleranza, la sopportazione, il controllo dei propri istinti, in quello del ‘dopo’, per quanto si faccia finta che non sia così, certe regole sono venute meno e il ‘mors tua, vita mea’, letteralmente, diventa alla fine l’unica regola fondante di una società in cui l’imperativo è sopravvivere. Voto: 7,5

 

LA VEDOVA NERA 10

Si conclude la ‘maxiserie’ (20 numeri) firmata da Nathan Edmondson (storia) e Phil Noto (disegni) dedicata alla superspia della Marvel: quella che poteva essere poco più che un’appendice si trasforma forse nel momento più crudo e crudele dell’intera serie: ancora una volta un episodio del passato della Vedova, forse il più definitivo, che dà tutta la dimensione della disperata necessità della protagonista di espiare tutte le nefandezze compiute in passato, tema portante della serie. Voto: 7,5

 

SECRET WARS 7

Dopo un paio di numeri di nulla assoluto o quasi, stavolta finalmente succede qualcosa: in sintesi, cominciano le mazzate, con un tutti contro tutti che avvia il rush finale della miniserie; il problema è che mentre fino a qualche tempo fa le miniserie principali di questi megaeventi potevano essere lette e godute tranquillamente a sé, negli ultimi casi capire cosa sta succedendo senza aver letto ciò che è successo contemporaneamente su almeno un’altra mezza dozzina di testate comincia ad essere difficoltoso: mossa ‘paraventa’ per costringere il pubblico a comprare decine di albi per poter seguire degnamente l’evento… Voto: 6
In appendice uno scontro tra Silver Surfer e il Maestro (versione futuribile di Hulk) – Voto: 6 – e un’altra breve storia dedicata ad una versione aggiornata di Milly la Modella, personaggio proveniente dalla preistoria della Marvel. Voto: 6.

 

AGE OF ULTRON VS MARVEL ZOMBIE 4

Numero conclusivo per una delle miniserie ‘di contorno’ al megaevento Marvel Secret Wars. Una grande occasione persa, al momento la pietra tombale sull’idea dei supereroi in salsa non morta, qui privati di tutto il loro potenziale orrorifico e ridotti a poco più che macchiette. La scrittura di James Robinson totalmente priva di inventiva, i disegni di Steve Pugh nulla più che ordinari.
Voto: 5

AFinale anche per l’altra miniserie che ha occupato l’albo, dedicata alla cacciatrice del soprannaturale Elsa Bloodstone, anch’essa alle prese con orde di morti viventi; Simon Spurrier fa sfociare in uno psicodramma famigliare figlia – padre trito e ritrito, ma almeno gli si deve dare atto di aver cercato, nel corso dei quattro numeri, di dire qualcosa di più sulla protagonista. Un passo indietro invece per i disegni di Kew Walker, in questo quarto numero decisamente frettolosi. Voto: 6

 

GLI INCREDIBILI X-MEN 310

Giungono a conclusione le tre miniserie e serie ospitate finora, tutte più o meno legate al megaevento Secret Wars.
In Anni di un futuro passato, la scrittrice Marguerite Bennett appare evidentemente costretta dalle necessità editoriali a tagliare corto, senza poter sviluppare pienamente una storia già di per sé non originale, corredata dai disegni non entusiasmanti di Mike Norton. Voto: 5,5

I disegni, almeno dotati di un filo di originalità, sono l’unico motivo di soddisafazione legato a E come Extinzione, che per il resto è accomunata alla miniserie precedente dal fatto di essere poco più che una variazione sul tema, un divertissement fine a sé stesso.
Voto: 6

Diverso il discorso per la serie dedicata a Magneto, che giunge a conclusione col ventesimo numero qui pubblicato: forse la migliore pubblicazione Marvel degli ultimi due anni: Cullen Bunn è riuscito a mantenere a buoni livelli la sua scrittura per la maggior parte della durata – eccezionali i primi 10 – 12 numeri – anche se in seguito si è avvertita forse un po’ di stanchezza; gli ultimi 4 numeri, col protagonista impegnato ad affrontare la catastrofe incombente su tutto l’universo Marvel, sono stati ovviamente una scelta obbligata, che Bunn ha comunque saputo gestire meglio di altri, specie nell’ultimo e ‘definitivo’ numero.
Voto all’intera serie: 7,5

 

FABLES: FELICI E CONTENTI

Tutte le storie, per poter essere definite tali, devono finire: anzi, è proprio la parola ‘fine’ a rendere una tale una storia, non importa quando arrivi, l’importante è che arrivi.
Certo, la parola ‘fine’ lascia sempre un po’ di amarezza, di tristezza, dovuta all’abbandono dei personaggi che si sono seguiti.
“Fables” è giunto alla conclusione: 150 numeri, al ritmo di uno al mese, fanno quasi 13 anni di vita, che per il mondo dei fumetti costituiscono una durata degna di nota, in effetti.
Tanto più che “Fables” non è stato certo un fumetto ‘mainstream’, pur avendo raccolto lungo la strada schiere di appassionati; il principio, se vogliamo un ‘uovo di colombo’: i personaggi delle fiabe nel mondo reale… se qualcuno pensa a “Once upon a time” certo ci azzecca, se non fosse che Fables è cominciata ad uscire nel 2002, una buona decina d’anni prima della serie che – pur sviluppandolo in modo decisamente diverso – ne ha ripreso le basi.
Tredici anni sono un periodo discretamente lungo anche nella vita di un essere umano: se facciamo due conti e con un po’ di ottimismo, equivalgono a circa 1/7 di un’esistenza…
In Italia ha avuto varie vicissitudini, causate dal sorgere e tramontare di varie case editrici, ma fortunatamente sono riuscito ad accumulare tutti e 150 i numeri… almeno credo, forse me ne è sfuggito qualcuno, ma su 150 un piccolo ‘buco’ ci può stare…
Bill Willingham ha avuto un’idea geniale, ma la bravura vera è stata quella di riuscire a portarla avanti per quasi 13 anni con rari cali di tensione; Marc Buckingham, uno dei migliori disegnatori degli ultimi venticinque anni, ha guidato un team eccellente che ha garantito un livello elevato anche dal punto divista grafico, regalando una serie che, almeno per quanto mi riguarda, rientra direttamente nel mio Olimpo fumettistico personale.
Fables è finita. Viva Fables.
Voto (stavolta a tutti i 150 numeri): 9

 

THE EXTREMIST

di Peter Milligan (testi) e Tedd McKeever (disegni)

… L’estremista non è una persona, non è uno stato mentale… l’estremista è una condizione di vita.

Tre storie che s’intersecano, tre persone a vario titolo collegate, che nel corso della storia finiscono per inguainare i loro corpi nel costume ‘fetish’ dell’Estremista, una figura oscura e sfuggente, il cui compito è di eliminare quanti si mettano d’intralcio sul cammino dell’Ordine, un’organizzazione dedita alle più variegate perversioni sessuali, degni eredi di De Sade.
Lungo una storia non lineare, narrata attraverso flashback, raccontati in prima persona dai protagonisti, ci imbattiamo dapprima in Judith, che il costume dell’Estremista l’ha praticamente ereditato dal marito Jack: dopo averne assistito all’omicidio, apparentemente senza ragione, ne scoprirà la doppia vita, cercando poi di seguirne le tracce per capire chi l’abbia ucciso, ma anche lei, come lui, finirà per precipitare nel gorgo nel quel costume sembra aspirare chiunque lo indossi.
In seguito, assistiamo alla stessa storia di Jack; ultimo protagonista, Toni, che da semplice conoscente di Jack viene casualmente a conoscenza del suo segreto e poi di quello di Judith, fino ad un finale ai limiti dello shockante.
Facciamo un passo indietro: a metà anni ’80 un manipolo di scrittori, molti dei quali di scuola inglese, ma con alcune notabili eccezioni ‘Made in U.S.A’ come Frank Miller, si misero in testa di ‘svecchiare’ il genere supereroistico e divennero gli artefici dell’ultima, grande rivoluzione che ha riguardato il modo di concepire gli eroi in calzamaglia, i cui effetti perdurano ancora oggi. Il principio era il classico ‘uovo di Colombo’: se nel mondo fittizio in cui si muovono Superman o l’Uomo Ragno vedere delle persone scendere in strada per combattere il crimine rappresenta la quotidianità, nel ‘mondo normale’, non ci si metterebbe molto a concludere che infilarsi un costume per andare a prendere a pugni i malviventi sia segno di seri problemi mentali, probabilmente risultato di traumi di vario tipo, anche riconducibili alla sfera sessuale. Non a caso uno dei protagonisti di Watchmen, capolavoro di Alan Moore, è un represso che riesce ad avere rapporti sessuali solo se prima indossa il suo costume di battaglia.
Questa lunga digressione era necessaria per capire dove si inserisca The Extremist, l’opera forse più estrema (il gioco di parole è scontato quanto immediato) di Peter Milligan, (non a caso inglese pure lui), tra gli scrittori più originali degli ultimi anni in fatto di supereroi, pubblicata nel 1993. “The Extremist” porta, si può dire alle massime (per non dire ‘estreme’) conseguenze il discorso sui sottintesi sessuali dell’infilarsi un costume. Spesso si è accennato alle vaghe ascendenze fetish dei costumi di supereroi: Milligan esplicita il tutto azzerando la distanza; altrettanto spesso (come nel caso sopracitato di Watchmen ) si sono attribuiti connotati sessuali all’indossare un costume: anche in questo caso Milligan scoperchia il verminaio: il costume dell’Estremista smette in effetti di essere uno ‘scudo’ dietro al quale celare la propria identità, ma diviene quasi uno strumento per compierla: non a caso i due protagonisti principali della storia, Judith e Jack, a un certo punto perdono completamente la cognizione del proprio sè: le parti si invertono, perché il costume dell’Estremista diviene per loro lo strumento per raggiungere la propria piena identità, prima di tutto attraverso la liberazione di una sessualità fino a quel punto trattenuta sotto la superficie ‘perbenista’ dei vestiti della quotidianità, che in questo ribaltamento finiscono per acquisire essi stessi la consistenza – e la funzione – di maschere: dice ancora Judith: “Mi sono sentita come se fossi stata liberata. E’ il costume. Ti libera. Ti seduce. Ti stupra”.
Un baratro nel quale i protagonisti cadono, complice la quarta figura principale del racconto, l’ambiguo e più che mai perverso Patrick (o Pierre: anche lui pratica il ‘gioco dell’identità’, quale rifiuto di ogni convenzione sociale), un personaggio oscuro, lascivo, collegamento tra l’Ordine e l’Estremista. C’è dunque in partenza la tremenda fascinazione che il costume stesso, con la sua forza simbolica (come sottolinea anche il curatore dell’edizione italiana pubblicata dalla Lion, Marco Rastrelli), esercita sui malcapitati possessori fin dal primo sguardo; c’è la successiva trasformazione, seguita all’indossarlo; c’è la figura di Patrick, che con le sue macchinazioni e i suoi giochi mentali che rasentano il plagio, spinge i malcapitati su una strada senza ritorno di voluttà ed efferatezze; ma dove finisca il plagio e dove cominci la libera scelta non è chiaro, come la potenza del finale suggerisce: alla fine dunque, c’è il libero arbitrio e la volontà delle persone di spogliarsi delle proprie finzioni quotidiane, per raggiungere la propria identità, liberandosi di ogni tabù, omicidio compreso, che più che un prezzo da pagare, appare finire per essere un corollario voluto della propria mutazione. L’unico a non ‘caderci’ resistendo alla ‘tentazione’ e mostrando tutta la saldezza dei propri principi morali, è proprio Toni, capitato in tutto questo quasi per caso.
The Extremist è una storia oscura, che mostra come una realtà sotterranea, fatta di locali in cui tutto è praticamente lecito (protetta dalla connivenza delle alte sfere che ne fanno parte) si insinui nella vita quotidiana di persone normali, sconvolgendone le certezze e portandone alla luce i desideri inconsci.
Un’opera per molti versi disturbante (sensazione accresciuta dal disegno dai tratti stilizzati e deformati di un Tedd McKeever più che mai in forma), che non mancherà di mettere anche a disagio gli amanti dei supereroi in costume, lontana com’è da quella fantasmagoria e per la luce sinistra sotto alla quale mette quelle divise.
Ovviamente una lettura per ‘lettori maturi’, e un pò stupisce che il volume italiano non riporti alcuna indicazione in merito; del resto è comunque difficile che di fronte al tipo di disegno e alla mancanza di ‘scene d’azione’, le pagine possano riscuotere una qualsiasi attrattiva nei confronti del pubblico più giovane.