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PECHINO EXPRESS: DA DIVERTENTE NOVITA’ A OCCASIONE PERSA

Sta giungendo alle battute conclusive la seconda edizione di “Pechino Express”, il programma a cavallo tra reality e diario di viaggio che, sbarcato su RaiDue l’estate 2012, alla fine aveva rappresentato una delle novità più divertenti del palinsesto della tv di Stato. Purtroppo, bisogna notare come l’edizione 2013 non abbia portato avanti quel discorso, appiattendosi e cadendo in una serie di errori che ne hanno in gran parte disinnescato le potenzialità.

La scelta del cast ha più o meno ricalcato i principi della scorsa edizione: coppie accomunate da legami affettivi o di parentela, ambito di lavoro, etc.. Gli sportivi, le due immancabili bonazze, padre e figlio, la coppia di ‘non famosi’ di turno etc… Unico ‘lampo di genio’, la scelta della contessa e del suo maggiordomo, che quanto meno hanno garantito qualche gustoso siparietto… ma forse si sarebbe potuta usare un pò di fantasia in più.

La ‘trama’, anche in questo caso, si è rivelata troppo scontata e ripetitiva: le tappe con la meta finale da raggiungere cercando passaggi e sistemazioni per la notte verso la popolazione locale, le prove da sostenere, immancabile elemento da reality, così come l’eliminazione di turno decisa con una sorta di nomination: venuto meno l’effetto – novità dello scorso anno, anche qui sarebbe stato il caso di esercitarsi un pò di più: si è invece preferito offrire al pubblico tutto quanto già visto, il che se può apparire da un lato ‘rassicurante’, negli spettatori più esigenti ha finito per generare un bel pò di noia… va comunque dato atto della scelta di proseguire sulla strada dell’ironia e della leggerezza, evitando del tutto qualsiasi situazione estrema che solletichi il sadismo dello spettatore  e limitando al minimo isterismi e ‘scene madri’ certo, i panorami sono stati sempre suggestivi, ma purtroppo bisogna constatare come gli spazi ‘informativi’ riguardo le realtà locali siano stati sempre un pò angusti, risolvendosi spesso in una sostanziale superficialità.

La conduzione: io ancora oggi mi chiedo se la scelta di Emanuele Filiberto lo scorso anno sia stata ‘voluta’, o si sia rivelata un autogol dalle conseguenze paradossali: il vero valore aggiunto lo scorso anno lo dava lui, imbalsamato e sostanzialmente negato per la conduzione, finiva per dare luogo a momenti di assoluta comicità, ribadisco non so se volontaria o meno. Quest’ anno si  è scelto Costantino della Gherardesca che, insomma, ‘ci credeva’: la sua è stata una conduzione molto più calcolata, che ricercava in modo troppo forzato l’ironia in alcuni momenti e mirava troppo al ruolo da ‘bravo presentatore’ in altri, esibendo in continuazione il registro ‘snob’ che lo caratterizza da sempre… col risultato di rendersi fondamentalmente antipatico, perché dai e dai finisci per pensare che lui snob lo sia davvero e davvero pensi di avere un avvenire come presentatore… La sua presenza è stata, a parte alcune parentesi obbiettivamente divertenti, per lo più molesta.

Si deve poi notare come sia stato un errore spostare il programma dalla piena estate all’avvio della stagione autunnale: “Pechino Express” lo scorso anno si rivelò una scelta vincente, proprio perché inserito nel solistamente asfittico palinsesto estivo RAI: quest’anno si è invece scelto di dargli una connotazione più ‘ambiziosa’, ma il risultato è stato di renderlo il classico ‘vaso di coccio tra vasi di ferro; non hanno inoltre giovato i continui cambiamenti del giorno di trasmissione, segno che questo programma col tempo è più che altro diventato un impiccio che non si sapeva dove mettere.

Concludendo, quindi, una grande occasione persa: non si può fare a meno di notare che è difficile avere buone idee ed è ugualmente facile rovinarle: con “Pechino Express” è successo questo: si è preferito seguire pedissequamente lo schema dello scorso anno, senza apportare quelle minime variazione necessarie a mantenere fresco il programma; si è sbagliato conduttore e si è scelto il periodo di trasmissione sbagliato, affossando quella che lo scorso anno era sembra una bella idea, che aveva ancora ottime potenzialità da sviluppare.

 

CHE POI IN FONDO PECHINO EXPRESS NON E’ COSI’ MALE…

E adesso, liberissimi di esibirvi in contumelie e lancio di serci (romano per sassi). Insomma, rispetto a quello che la RAI (e sottolineo, la RAI) ci ha proposto negli ultimi anni in fatto di reality ambientati in luoghi esotici, “Pechino Express” rappresenta un bel passo in avanti. Un amico l’altro giorno mi faceva notare che ricorda “Turisti per caso”; diciamo che mentre i buoni Roversi e Blady proponevano un tipico “programma da Rai3”, con qualche pretesa ‘educativa’ e la classica aria generale da ‘w la mondializzazione e la multiculturalità’, tipica di una certa ‘intellighenzia di sinistra’, intendiamoci non che in questo vi sia nulla di male.  “Pechino Express”, toglie ‘riflessione’ e aggiunge caciara, la butta tutta su questa ‘gara  a chi arriva primo’, che ricorda tanto “La corsa più pazza d’America”, ci mette in mezzo tanta ironia, qualche scontro frizione, ma sempre una conclusione alla ‘tarallucci e vino’; e intanto ti fa pure vedere qualche scorcio esotico che non guasta. Certo il ‘conduttore’ Emanuele Filiberto non è il massimo della vita, e suscita spesso e volentieri il riso involontario, nel suo provare a fare ‘il bravo conduttore televisivo’,  riuscendoci poco, ma almeno fa ridere. Più che ‘ciò che c’è’, sottolineerei ‘quello che manca’: nessuno studio con gente intenta a chiacchierare, nessuna scenata isterica, nessuna ‘piazzata’ pilotata, nessuna inutile ‘situazione estrema’ (più o meno veritiera) in cui mettere i concorrenti stuzzicando il sadismo dello spettatore. Un programma leggero, privo di pretese, che sicuramente non resterà nella storia della televisione, ma che – incrociando le dita – segna il definitivo tramonto dei reality urlati, violenti, incentrati sul deperimento fisico dei concorrenti, piuttosto che a mettere in mostra ampie porzioni di carne dei partecipanti. Certo non è un programma da dotti acculturati, ma tutto sommato si lascia vedere, regala un paio d’ore di svago senza impegno e insomma, detto in parole povere, almeno non abbrutisce chi lo guarda, e questo, pensando ai reality targati RAI, specie quelli condotti da Simona Ventura, è già tanto.