Posts Tagged ‘Party In A Forest’

LA PLAYLIST DI APRILE

Dance of the clown WorldService Project

No reason why        Party In A Forest

Zoppo di Madre       Fragil Vida

Equilibrio                  Davide Solfrini

Come d’estate           Ilaria Viola

La metà                       Kozminski

Je vous salue Ninì   Fratelli di Soledad

Dead Caravan             The Great Nothern X

How to cure hangover in April   K-Conjog

Rainy spell                   Johann Sebastian Punk

PARTY IN A FOREST, “ASHES” (NEW MODEL LABEL)

Disco d’esordio per i Party In A Forest, trio romano che nei dieci brani che compongono Ashes mostra di aver imparato bene la lezione del rock d’oltremanica, quello che con le radici ben piantate negli anni ’80.

Suoni wave – post punk, naturalmente riportati ai giorni nostri, con l’aggiunta di qualche spezia ‘indie’, e corroborati di un’ampia dose di pop nell’accezione positiva del termine: il terzetto capitolino assembla dieci brani all’insegna di riff che ‘acchiappano l’ascolto’, sornioni quanto basta, ammiccanti ma mai troppo smaccatamente ‘piacioni’.

L’elettricità chitarristica, un filo abrasa, la fa da padrone, anche se non mancano spazi dedicati ai climi più rilassati e accorati; la sezione ritmica compie il suo onesto e regolare lavoro nelle retrovie;  la voce,  a cavallo tra rabbia e malinconia  interpreta testi (cantanti in inglese) il cui filo conduttore appare essere quello del ‘trovarsi fuori posto’ nel mondo attuale, scegliendo magari scappatoie oniriche od immaginifiche come vie di fuga.

A impressionare positivamente in “Ashes” è soprattutto l’equilibrio complessivo del disco: pur non mancando qualche passaggio a vuoto (prevedibile e comprensibile come in ogni esordio), il lavoro non soffre di evidenti cali di ritmo, mantenendo viva l’attenzione dell’ascoltatore. Uno di quei dischi che certo ricorda tanto altro, ma il suo essere ‘derivativo’ non disturba granché (anche se talvolta sul cantato aleggia con fin troppa insistenza l’ombra di Robert Smith) e che alla fine si lascia apprezzare, mostrando una band che ci sa fare, alla quale forse resta solo da raggiungere uno stile definitivamente compiuto.