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IL PD E LE PRIMARIE PER IL SINDACO DI ROMA…

…la domanda è la solita: ci si può fidare di un partito che si organizza e si presenta in questo modo? La considerazione che ne segue, anch’essa consueta, è che il PD se continua così di strada non ne farà molta… per chi non sapesse di cosa sto parlando: domenica a Roma ci sono le primarie per scegliere chi sarà il candidato della coalizione di centro-sinistra alla prossima elezione del sindaco di Roma; che poi andrebbe sottolineato che si tratta di ‘primarie di coalizione’, ma dato che il PD è preponderante, si finisce per parlare di ‘primarie del PD’, altro elemento di confusione. I candidati sono sei: quattro del PD, una di SEL, uno del Partito Socialista. Qualcuno potrebbe affermare che l’ampio numero di candidati è segno di democrazia, del resto i candidati sono parecchi anche alle primarie dei Democratici negli USA… solo che,  banalmente, il PD non è il Partito Democratico americano, ma questo discorso ci porterebbe lontano. Il problema non è nemmeno il numero di candidati: se pensiamo alle primarie di PD & Co. per la scelta del candidato Premier alle ultime elezioni, un minimo di logica c’era, perché quei candidati rappresentavano varie ‘anime’ del Partito… Nel caso romano, l’impressione è di trovarsi di fronte a un regolamento di conti tra ‘bande’ interne al partito: in cosa differiscano i programmi delle ‘tre punte’, Ignazio Marino, David Sassoli e Paolo Gentiloni, ancora non s’è ben capito… Dibattiti se ne sono visti pochi, le polemiche non hanno riguardato i programmi ma, per dirne una, il fatto che Sassoli abbia tappezzato la città di manifesti. Il livello generale sembra bassino: Ignazio Marino è una brava persona, competente nel suo campo, la medicina, ma mi piacerebbe capire quali competenze abbia in fatto di trasporti e nettezza urbana, le urgenze più immediate della Capitale. David Sassoli prosegue la ‘nobile’ tradizione dei giornalisti di sinistra prestati alla politica (leggi alle voci: Badaloni, Marrazzo, Gruber, Santor, etc…): il problema è che negli ultimi anni Sassoli ha frequentato più Bruxelles di Roma; certo questo gli sarà servito per vedere come funzionano le cose all’estero, ma non si capisce quali ‘numeri’ possa vantare per poter gestire Roma. Paolo Gentiloni si presenta in ‘quota Renzi’, quindi dovrebbe rappresentare il ‘nuovo’: il problema è che Gentiloni sta in politica da parecchio, ha avuto incarichi nella giunta Rutelli all’epoca del Giubileo (e visti i risultati mediocri già questo basterebbe a lasciarlo a casa), dopodiché si è dato alla politica nazionale, diventando Ministro delle Comunicazioni con Prodi e sollevando un marasma di polemiche quando propose una legge che i più videro come una sorta di tentativo di ‘imbavagliare’ i blog. Gentiloni cerca adesso il rilancio, tentando la scalata al Campidoglio. La quarta candidata del PD è l’unica che può serenamente e onestamente affermare di avere un’esperienza sul territorio che le abbia dato le competenze necessarie a governare una città: è stata Presidente di Municipio, e quindi si è dovuta confrontare tutti i giorni con problemi come traffico, trasporti pubblici, decoro urbano, verde pubblico etc…  E’ stata assessore provinciale allo Sport, Turismo e Giovani;  è stata dirigente dell’Ente Nazionale Protezione Animali;  ha, insomma, percorso tutta la sua carriera negli enti e nelle realtà locali. Prima di entrare in politica, è stata insegnante precaria per 15 anni. Se sento la Prestipino parlare di trasporti pubblici, ho di fronte una che sa di cosa parla; con tutto il rispetto, Marino, Sassoli e Gentiloni non possono affermare lo stesso. Intendiamoci, per fare il sindaco bisogna anche essere dei ‘politici di carriera’, come Gentiloni, o dei ‘tecnici prestati alla politica’ -Ignazio Marino è competente in un settore come la sanità dove Roma non se la passa benissimo – o semplicemente bisogna aver ‘voglia di fare’, come Sassoli… ma se coi problemi di una città come  Roma non ci vivi tutti giorni, è difficile che tu  te possa occupare… Il ‘saper fare politica’, le competenze tecniche o il semplice ‘sapersi presentare’ non bastano, specie al giorno d’oggi. Ovviamente il fatto che Patrizia Prestipino sia una donna, non guasta – assieme a lei va peraltro sottolineato che anche Sel ha candidato una donna, Gemma Azuni – ma ancora più importante mi pare il fatto che sia una persona che ‘sa dove mettere le mani’: gli altri si dovranno per forza di cose affidare ai loro ‘consulenti’, limitandosi (come hanno fatto sia Rutelli, che Veltroni, che Alemanno) ad andare in giro a tagliare nastri e rilasciare dichiarazioni. Io non so se voterò alle primarie; so però che Sassoli, Gentiloni e Marino non corrono per governare Roma, usano queste primarie per il più classico dei ‘regolamenti di conti’ tra le varie correnti del PD (esempio: se vince Gentiloni, Renzi aumenterà ulteriormente il suo peso all’interno del partito); io non voglio che Roma abbia altri anni alla Veltroni, che ha messo i problemi della città sotto al tappeto, pensando che per governare bastasse fare la ‘Festa del Cinema’ e che come risultato hanno avuto solo quello di mettere la città nelle mani di Alemanno (e i risultati si sono visti). Io voglio una persona che corra per diventare Sindaco perché vuole risolvere i problemi di Roma, non fare carriera nel partito. Per questo, mi auguro sinceramente che Patrizia Prestipino vinca le primarie; è molto difficile, ma sperare non costa niente.