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PARIGI

Qualcuno si sarà forse se chiesto se io non abbia avuto veramente nulla da dire riguardo gli attentati di Parigi e tutto ciò che ne è conseguito.
La risposta è: no. O meglio, di cose da dire ne avrei, ma stavolta di metterle per iscritto mi è mancata proprio la voglia.
Non mi pare ci sia molto altro da dire, hanno già detto tutto – e forse troppo – in tanti… alla fine, unire le mie parole alle tonnellate che ne sono già state scritte mi sembrava un esercizio inutile.
Molte considerazioni sono analoghe a quelle fatte a proposito dell’assalto a Charlie Hebdo: del resto in pochi mesi non è cambiato granché.
Ho seguito le notizie riguardo la serie di attentati come in una bolla, una strana sensazione di distacco; mi domando se non si possa cominciare a parlare di ‘assuefazione’… come se tutto quello che è successo fosse stato in fondo prevedibile, come se ce le si dovesse aspettare.
Ho provato una certa empatia per le vittime del Bataclan: non sono un fan sfegatato degli Eagles of Death Metal, ma la band è molto in sintonia con i miei gusti e di conseguenza ho provato una certa ‘vicinanza’ a chi era lì.

Ho considerato che se la Francia ha bombardato la Siria e l’Iraq e quindi si trovava in cima alla lista dei potenziali obbiettivi; ho considerato che la Francia ha questo stramaledetto problema con gli immigrati di seconda generazione che non è riuscita ad integrare, ho aggiunto la riflessione che spesso la gioventù si trova di fronte ad una vuoto di senso, che viene riempita talvolta con la droga, talvolta col gioco d’azzardo, talvolta col terrorismo: non è mischiare capra e cavoli, secondo me; il punto di partenza è comune, il problema sono se vogliamo i ‘canali di sfogo’: c’è chi entra nella sala giochi sotto casa e chi finisce su un sito estremista.

Ho considerato che certo, l’Italia ha tanti ‘simboli’ da colpire, ma che, dopo tutto, per il momento noi non abbiamo bombardato nessuno, quindi almeno viene meno il motivo della rappresaglia; ho considerato che da noi la questione degli immigrati di seconda generazione per il momento ha un impatto sociale minore, augurandomi che ‘chi di dovere’ impari la lezione francese e provveda per tempo.

E poi mi sono detto che dopo tutto la probabilità di uscire di casa e venire investiti da un auto, continua ad essere infinitamente superiore a quella di restare vittima di un attentato: non vuole essere una magra consolazione, si tratta di un semplice dato statistico; e comunque a voler restare chiusi in casa ci sono sempre gli incidenti domestici dietro l’angolo.

Rifletterei invece su come invece di ‘vaneggiare’ di bombardamenti e attacchi all’ISIS – peraltro sottolineo che chi parla di queste cose in genere poi non è che poi prenda, parta e vada in prima persona a combattere, è più il solito ‘armiamoci e partite’ – bisognerebbe veramente andare a fondo sulla questione dei rapporti coi Paesi finanziatori e delle armi.
Il Papa è l’unico che da quando è salito al soglio di Pietro ripete costantemente gli attacchi alla produzione di armi; ben pochi, nel panorama istituzionale e politico italiano hanno portato alla ribalta il tema di chi produce armi in Italia e di quali siano gli acquirenti di queste armi;
peraltro leggere quello che succede a Parigi e non solo, sembra che procurarsi delle armi, legamente o non, sia di una facilità irrisoria.

L’altra questione è quella dei rapporti con chi finanzia i terroristi: per il momento siamo solo di fronte a servizi giornalistici, ma nessuno si è sognato finora di redigere una lista dei ‘Paesi canaglia’ che finanziano il terrorismo… Forse perché fino a quando la lista – vera o presunta – includevaa Gheddafi e Saddam andava bene, ma se dovesse includere qualche emirato andrebbe molto meno bene.

Piccolo inciso, tra l’altro: per anni l’Iran ci è stato presentato come il ‘male assoluto’… eppure in Iran le donne possono frequentare l’Università, laurearsi e raggiungere anche posizioni di preminenza; per contro, l’Arabia Saudita è sempre stata proposta come ‘Paese amico’; in Arabia Saudita le donne non possono manco guidare la macchina:  sono solo io a vederci qualcosa di strano in questa situazione?

L’ultima riflessione riguarda proprio l’inondazione di parole, analisi e riflessioni che ci è stata scaricata addosso in questi giorni: la mia conclusione è stata che molti di coloro che hanno parlato e continuano a parlare lo fanno nella consapevolezza di avere le spalle coperte e di non essere a rischio.
Gli aerei bombardano nel mucchio, i terroristi sparano nel mucchio: ad andarci di mezzo è chi non c’entra niente, sia laddove non ha proprio potere decisionale perché le elezioni non sanno manco cosa siano, sia dove la democrazia esiste, ma poi chi viene eletto col voto ci fa un po’ quello che vuole.
Insomma, in tv tanti parlano perché sanno che i terroristi colpiscono ristoranti, sale da concerto, stadi e supermercati, non certo parlamenti, sedi di partito, centri finanziari fabbriche di armi…

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MARINO E I SUOI BADANTI

Torno, cercando di essere breve, sulle questioni ‘romane’.
Il sindaco Marino nei giorni scorsi ha presentato il nuovo ‘restyling’ della propria giunta, volto, almeno nelle dichiarazioni, a segnare una ‘svolta’ che dovrebbe portare a qualche risultato concreto…
Non è dato di sapere quanto questa nuova fase durerà: l’impressione tuttavia è che almeno un paio dei nuovi nomi messi in giunta siano stati imposti ‘dall’alto’ con la funzione di ‘bombe ad orologeria’ pronte ad esplodere al momento giusto per causare l’ennesima crisi e portare Roma al voto, con l’obbiettivo, che tutti immaginano, di aggiungere la Capitale all’elenco dei ‘feudi’ renziani.
Al di là della strategia politica, le scelte appaiono equamente divise tra ‘positive’ e ‘negative’.

Cominciamo dalle brutte notizie: la scelta peggiore e deleteria è quella del nuovo vice Sindaco ed Assessore al Bilancio, Causi: tutti lo dipingono come un amministratore di ‘esperienza’, uno che conosce bene Roma, sia dal punto di vista amministrativo, avendo curato il bilancio anche con Veltroni, che politico.
L’impressione è che Causi sia stato imposto a Marino come si fai coi badanti per gli anziani: una sorta di deterrente alla ‘mania’ (insopportabile per il PD romano) del sindaco di fare di testa sua… L’impressione è che da ora in poi a Roma non si muoverà foglia che Causi non voglia.
Nonostante tutto, se Causi avesse dato prova senza ombra di dubbio di essere un buon amministratore, la cosa potrebbe anche avere dei lati positivi.
Il problema è che l’amministrazione Veltroni ha lasciato Roma con un buco di bilancio di dimensioni abnormi, uno degli elementi che hanno portato Roma nella situazione in cui è oggi… e chi curava il bilancio all’epoca di Veltroni? Proprio Causi… io non voglio portare il ragionamento su deduzioni sbagliate, le conclusioni tiratele voi.

Ai Trasporti, altro settore nevralgico della città, è stato portato Esposito, quello che ha fatto ‘carriera’ scagliandosi un giorno si e l’altro pure contro i No-Tav in Val di Susa… mi chiedo se il soggetto abbia le reali competenze per affrontare il caos del trasporto pubblico a Roma; in ogni caso, la ‘funzione politica’ di Esposito sembrerebbe essere quella di ‘riferire’ direttamente a Renzi su quello che succede a Roma, onde far capire al Presidente del Consiglio quando sarà il momento più adatto per staccare la spina all’amministrazione Marino.

Le notizie positive sono gli altri due nomi: Marco Rossi Doria, incaricato di curare Istruzione e Periferie, è un nome che ispira fiducia, per vissuto e competenza… certo, bisognerebbe intendersi sui ‘limiti geografici’ del termine ‘Periferie’: se per ‘periferia’ si intende ad esempio tutto ciò che è al di fuori del cosiddetto ‘anello ferroviario’ – chi conosce Roma sa di cosa parlo – parliamo di una superficie di territorio che equivale ai tre quarti del totale, forse qualcosa di più; se intendiamo le più classiche ‘borgate’, l’estensione si riduce, ma parliamo comunque almeno di un milione – un milione e mezzo di abitanti: mi chiedo che cosa preveda l’impegno di Doria per le ‘periferie’.

Ultimo nome quello di Luigina Di Liegro, nipote di Don Luigi, fondatore della Caritas: come lo zio, una vita spesa a favore degli ultimi e di altre ‘periferie’, quelle che Papa Bergoglio ha definito ‘esistenziali’: gli è stato assegnato l’Assessorato al Turismo, scelta non casuale, perché nei prossimi mesi ‘turismo’ a Roma vorrà dire soprattutto ‘Giubileo’, con evidenti implicazioni sotto il profilo dell’associazionismo religioso e delle opere di carità; anche in questo caso il profilo appare elevato, vedremo quali e quanti saranno gli spazi di manovra.

La nuova giunta Marino sembra comunque, sotto molti aspetti, una sorta di ‘Commissariamento politico’ del Comune: di certo Marino avrà meno libertà di prima nel proporre iniziative da molti considerate ‘estemporanee’ (ad esempio le pedonalizzazioni, l’allontamanento dei camion bar dalle aree turistiche, il registro delle unioni omosessuali) e avrà uno spazio di manovra limitato dalla presenza di una personalità ingombrante come quella di Causi e da quella di Esposito, in qualità di referente di Renzi.

L’impressione conclusiva è che a meno di grosse sorprese i prossimi mesi saranno volti a cercare di risolvere le urgenze rappresentate da trasporto pubblico e nettezza urbana, per poi staccare la spina nei primi mesi del 2016 ed andare al voto in primavera.

RIFLESSIONI

Gli spunti di riflessione su quello che è successo a Parigi sono tanti; la vignetta del “Charlie Hebdo” che ho postato potrebbe – in qualche caso – essere ritenuta offensiva, ma il punto è proprio questo: difendere la libertà di espressione, che sia essa informazione, satira, o quello che volete voi, quando ci si esprime in modo educato ed in punta di forchetta è troppo facile; non voglio tirare in ballo il solito motto di Voltaire, ma è un fatto che, vivaddio, in Occidente è sempre – o quasi – possibile esprimersi come si vuole: pensate alle prime pagine dell’italiano Vernacoliere, che prende di mira non solo la politica, ma anche il Papa o il Vaticano… pensate alle bordate sparate da certi quotidiani di destra o sinistra, e via dicendo… se poi qualcuno si sente offeso, può sempre ricorrere alla magistratura; pensate a certa satira che, anche a casa nostra, a volte prende di mira i dogmi della religione cattolica; può non piacere, essere ritenuta offensiva e volgare, ma di certo, non si è mai imbracciato un fucile andando a fare una strage nella sede di un giornale…

Non si può ‘limitarsi’: non si può dire in alcun modo ‘eh, però se la cercano’: siamo qui, la nostra cultura è questa; non è possibile stabilire dei paletti, solo perché qualcuno si sente offeso, perché se oggi cominciassimo con la satira, domani diventerebbe l’abbigliamento e dopodomani magari le donne che guidano… chiunque si può sentire offeso per qualsiasi cosa, ma ciò non è sufficiente a imbracciare un fucile; tantomeno è pensabile che si debbano mettere dei paletti alla qualsiasi cosa perché qualcuno si sente offeso… se qualcuno si sente offeso da certi aspetti della società in cui vive, ha varie strade:  protestare civilmente, creare un partito e vincere le elezioni per  cambiare le cose, oppure prendere armi e bagagli ed andarsene altrove, dove la satira religiosa non è ammessa, per esempio; ma romperci le palle per come siamo, quello che diciamo, quello che facciamo, come la pensiamo, proprio no. Tanto meno dovremmo sentirci in colpa noi, perché siamo quello che siamo.

Da parte dei rappresentanti delle comunità islamiche, c’è sempre il tenue distinguo: certo si condanna su tutta la linea – e ci mancherebbe pure – ma poi si fa notare, per quanto educatamente e sottovoce, che però per l’Islam certe cose sono offensive… saranno pure offensive, ma non si può ammettere come reazione le sparatorie e gli ammazzamenti… non basta più la condanna: da parte delle comunità islamiche è necessario isolare preventivamente le mele marce e denunciarle. Non so quanto si sia progrediti su questo punto; ho come l’impressione – ma posso sbagliare – che di strada ce ne sia ancora da fare parecchia… Mi chiedo, a proposito di quanto successo in Francia, quanti sapessero o almeno sospettassero: è impossibile che due – tre persone possano caricarsi di armi e preparare una cosa del genere senza che nessuno tra chi li circondava se ne sia accorto… oppure a circondarli erano solo persone che hanno partecipato all’organizzazione, e allora ci sarebbe veramente da preoccuparsi…

Ci sono atteggiamenti cui mi trovo di fronte ogni giorno che trovo francamente intollerabili, ma non ho mai imbracciato un fucile, per dire; poi i pazzi, le menti deboli e facilmente influenzabili ci saranno sempre; il problema nasce quando qualcuno se ne approfitta, facendo dell’islamizzazione dell’Europa e dell’imposizione di certe interpretazioni estreme del Corano un programma politico.
A lungo dopo l’11 settembre ho pensato che tutto dipendesse in ultima analisi dalla povertà e dalle differenze macroscopiche che ci sono nel mondo; ho continuato a ripetermi che se il mondo fosse più giusto, l’odio per chi ‘ha di più’ sarebbe meno diffuso e l’estremismo farebbe meno presa; col tempo però mi è venuto qualche dubbio e dopo ieri i dubbi aumentano: ragionando all’estremo, il World Trade Center poteva essere ritenuto il simbolo delle ingiustizie economiche del mondo; la sede del “Charlie Hebdo” è invece il simbolo della libertà di espressione; non è più uno scontro tra un Occidente opulento e una buona fetta del mondo povera; è diventata la guerra tra chi pensa che ognuno possa dire ciò che vuole e quelli che chi invece che tutti debbano parlare, pensare e comportarsi come dicono loro; il che è tutto un altro paio di maniche.

L’impressione, insomma, è che se anche ricchezza e benessere si diffondessero in quei luoghi del mondo dove l’islamismo radicale fa proseliti, la loro guerra non si fermerebbe comunque: troverebbero comunque un pretesto per attaccarci: oggi è la satira, domani diventerà la concezione della donna, dopodomani perfino le abitudini alimentari… Ho l’impressione che da quelle parti riuscirebbero a trovare qualche fanatico pronto a compiere una strage in un’enoteca in virtù del fatto che l’Islam proibisce gli alcolici.

Purtroppo credo bisogni entrare davvero nella logica di essere sotto attacco: dobbiamo guardarci intorno e capire che c’è in giro gente che non tollera il nostro modo di vivere e che ha come obbiettivo quello di imporci il loro con la violenza e con le armi, e agire di conseguenza.

Ieri quell’infame miserabile urlava per strada che “Charlie Hebdo è stato ucciso”: sappiano loro e tutti quelli come loro, che Charlie Hebdo è vivo più che mai e continuerà a vivere a lungo nel sacrosanto diritto che tutti qui abbiamo di dire e pensare ciò che vogliamo. Non pensino di poterci tappare la bocca.

PERCHE’ FAR SUONARE I ROLLING STONES AL CIRCO MASSIMO E’ UNA TROVATA DEMENZIALE

1) Perché ci sarà un sacco di gente che proverà, riuscendoci, a vedersi il concerto ‘di straforo’;

2) Perché, come già avvenuto ai tempi dello scudetto della Roma, assisteremo alle esibizioni dei soliti cretini che pur di vedere il concerto si arrampicheranno sulle rovine circostanti, rischiando di farsi male loro, o di danneggiarle;

3) Perché il Circo Massimo non è luogo per concerti, celebrazioni sportive o manifestazioni sindacali;  è un luogo storico che va lasciato ai turisti, a chi ci vuole andare a correre o a passeggiare; al massimo ci si possono organizzare spettacoli tranquilli, come concerti classici o teatro;

4) A Roma abbiamo la bellissima spianata di Tor Vergata, usata per l’incontro col Papa ai tempi del Giubileo del 2000: tanto spazio, collegamenti discreti, ma fuori dal contesto urbano; i Rolling Stones, i tifosi della Roma e sindacalisti andassero a suonarsela e a cantarsela lì, invece di rompere il ca**o al centro di Roma;

5) Se Marino conferma il via libera, significa che di Roma non ha capito nulla e che forse dovrebbe andare a fare il sindaco a Las Vegas.

SUORE NINJA – N.1: ZOMBIE GAY IN VATICANO

di Davide La Rosa – testi e Vanessa Cardinali – disegni

Bimestrale – Miniserie di sei numeri

Ed. Star Comics

98 pagine, € 2,90
Roma, Piazza San Pietro: negli istanti immediatamente successivi all’elezione del Papa, accadono due fatti degni di nota: il primo è che, non appena la ‘fumata bianca’ esce dal celebre comignolo, la Piazza diventa il teatro di un’improvvisata manifestazione del Gay Pride, organizzata proprio lì e proprio in quel momento per protestare contro le posizioni della Chiesa nei confronti degli omosessuali; la seconda è che (per tutta una serie di disguidi che non sto cui a spiegare), di fumo ne esce un pò troppo, avvolgendo l’intera piazza e trasformando i manifestanti in un’orda di zombie assetati di sangue.
A risolvere la situazione saranno chiamate, da un lontano eremo, tre suore, Adalgisa, Xena e Gegia, attuali rappresentanti di un secolare ordine monastico di combattenti addestrate per fare fronte a minacce di ogni genere…

Un salto indietro: nel 2011 i visitatori di Lucca Comics si trovarono davanti uno strano albo, intitolato Zombie Gay in Vaticano: il fumetto, firmato da Davide La Rosa (già noto ai frequentatori internettari per le sue esilaranti strisce, le trovate all’indirizzo http://lario3.blogspot.it) e di Vanessa Cardinali e andò letteralmente a ruba, attirando le attenzioni dell’editrice Star Comics. Oggi quell’idea diventa la prima di una serie di avventure che, in una miniserie di sei numeri con uscita a cadenza bimestrale, racconteranno le avventure delle tre agguerrite suore. Se poi in tutto questo ci mette lo zampino il caso, con l’albo uscito nelle edicole pochi giorni dopo la vera elezione del nuovo Papa, il cerchio si chiude in maniera pressoché perfetta.

Se non lo si sia ancora capito, il tutto è buttato sullo scherzo, sfiorando la farsa, nel segno di un anticlericalismo che, se da un lato prende di mira senza troppi sconti liturgie, tradizioni, ‘miti’ della religione cattolica e abitudini e atteggiamenti del clero, dall’altro lo fa sempre in maniera composta, certo per suscitare la risata, animata da una sana ironia con una sottile venatura sarcastica, ma sostanzialmente priva di livore. Davanti a un fumetto intitolato “Zombie Gay in Vaticano” che vede protagoniste tre suore combattenti del resto si immagina già dove si andrà a parare, ma se ci si aspetta che la storia sia un pretesto per un ‘pistolotto’ pieno di acredine contro Santa Romana Chiesa, beh, meglio passare avanti:  è una storia il cui scopo primario è far ridere mettendo alla berlina i tanti paradossi della Chiesa, non senza tirate irriverenti: solo per citarne una, il nuovo Papa sceglie come nome Costantino Vitaliano (unendo i nomi di due Papi realmente esistiti), riecheggiando quello di un popolare ‘tronista’ della De Filippi e afferma di voler fare il giro di Roma in papamobile, con una bella croce d’oro al collo, per far crepare d’invidia tutti i rapper della capitale…

Davide La Rosa scrive, Vanessa Cardinali dà forma ai personaggi che con una resa grafica a metà strada tra le stilizzazioni da vignetta satirica e la vera e propria narrazione per immagini, in uno stile più che mai adatto ad una storia che, certo, regala dall’inizio alla fine una catena di gag esilaranti, ma che riesce a mantenere un suo filo conduttore narrativo. L’appuntamento è a maggio, quando le tre Suore Ninja dovranno difendere San Pietro da un’invasione aliena.

HABEMUS BERGOGLIO

Un nome ignorato puntualmente dai media, tanto da essere accolto con un silenzio tra il perplesso e il deluso da parte della Piazza; ma poi a ben vedere l’ultima volta era stato il secondo più votato dopo Ratzinger, e c’è chi suggerisce che avesse addirittura fatto un passo indietro,  chiedendo di non farsi votare.

Non è un italiano come Scola, ma ha il cognome italiano;  non è un europeo, ma nemmeno uno statunitense; non è un Papa ‘di frontiera’, africano  o asiatico, ma viene da un continente pieno di problemi, ma profondamente cattolico.

Non è un francescano come O’Malley, ma si è comunque dato nome Francesco; non è un giovane, e questo è forse il dato che lascia più perplessi: non si capisce bene se si sia voluto scegliere un Papa ‘di esperienza’, che conosce certi ‘meccanismi’ e sa dove intervenire senza sconvolgere tutto, anziché un giovane battagliero, e se piuttosto la scelta di un ‘nome consolidato’ sia il risultato di un compromesso, di un virare verso un altro nome in mancanza di accordo tra gli eventuali vari schieramenti all’interno del Conclave.

Si è presentato in maniera timida, discreta, dando quasi l’impressione di scusarsi: ha chiesto al ‘popolo’ di pregare per lui, ed ha abbassato il capo di fronte alla folla, quasi in un atto di sottomissione di fronte al gregge.

Di lui si dice che giri abitualmente a piedi o sui mezzi pubblici, è risaputo sia tifoso della squadra del San Lorenzo e a poche ore dall’elezione gli piovono già accuse di collusione con la dittatura argentina.

In tutti i casi, una grande sorpresa… o forse no: a ben vedere il suo nome ce l’avevamo tutti davanti agli occhi, abbiamo preferito farci affascinare da altre personalità.

In tutti i casi, il fatto che abbia scelto come nome Francesco, primo Papa a usare questo nome (e primo gesuita a diventare capo della Chiesa cattolica), è fortemente simbolico e programmatico: è un impegno enorme e un carico gravosissimo, perché è la promessa  e la speranza di una Chiesa che guardi con maggiore insistenza agli ultimi, se necessario spogliandosi di ogni inutile orpello: e se pensiamo a tutti gli intrighi, le trame, gli scandali degli ultimi tempi, è un compito improbo: gli auguro con tutto il cuore di riuscirlo ad adempiere…

CONCLAVE

C’è di buono che adesso per qualche giorno le questioni politiche passeranno in secondo piano e tutta l’attenzione si sposterà sul famoso ‘comignolo’ della Cappella Sistina, sul Conclave, sull’elezione del Papa e sulle sue prime parole.

A ben vedere, in un mondo in perenne evoluzione, il Conclave è uno dei pochi ‘riti’ che rimasti praticamente uguali a sé stessi, e questo è in una certa misura rassicurante:  ho sempre pensato che chi si definisce ‘progressista’, paradossalmente sappia apprezzare certi ‘punti fermi’ molto più dei cosiddetti ‘conservatori’, forse perché l’attitudine di questi ultimi a non cambiare mai nulla, a lasciare sempre tutto così com’è alla fine si traduce non tanto nel ‘rispetto delle tradizioni’, quanto in un’abitudinarietà fine a sé stessa… Una società che sia volta al ‘progresso’ è sicuramente auspicabile, ma credo che debbano restare delle ‘travi di sostegno’: per questo il Conclave, nella sua plurisecolare immutabilità, mi affascina; sembrerò fissato (è un mio pallino, lo ammetto), ma vivaddio la lenta salmodia intonata dai cardinali lungo il loro percorso verso la Sistina, non è ancora stata ‘contaminata’, dall’accompagnamento di qualche chitarra strimpellata alla come viene… Pensateci: le scene che vedremo domani, la processione dei cardinali, l’extra omnes, etc… fanno parte di un ‘rito’ che si ripete più o meno sempre allo stesso modo da secoli: è quasi come aprire una porta sul passato (vabbè, sta battuta sa molto di Alberto Angela…).  Forse dipende dal fatto che in fondo per la mia generazione il Conclave è qualcosa che si è visto poco: insomma, nel 1978, il famoso ‘anno dei tre Papi e dei due Conclavi’ io avevo quattro anni, ricordo poco o nulla… Lo stesso discorso dal balcone di Wojtyla lo ricordo per averlo visto decine di volte negli anni successivi, dell’evento in sé non conservo nulla… Poi, il pontificato ‘gigante’ di Giovani Paolo II e otto anni fa, il primo vero Conclave, con tutto il suo fascino… e domani, eccone un altro: quindi concedetemelo, non è che la preparazione del Conclave per me sia qualcosa di abituale… e poi pensateci: nel 2013, il pensiero della Capella Sistina rinserrata e del non sapere nulla di che cosa succede là dentro… ha un suo indubbio fascino, che infatti ha stimolato tanti registi, per lo più intenti a disegnare trame più o meno oscure, con l’eccezione di Moretti che nel suo “Habemus Papam” dipingeva la situazione in maniera molto più ‘umana’.

Sia come sia, ci siamo: a breve avremo il nuovo Papa; dubito già domani nel pomeriggio, sono molto più possibilista sulla mattinata di mercoledì; in tutti i casi, mi stupirei se si andasse oltre due – tre giorni: la ‘mossa’ di Ratzinger ha avuto tra le sue conseguenze quella di far ragionare fin da subito i cardinali sul suo successore; tutto stavolta è stato molto più riflessivo, ponderato, privo di quella sorta di ‘urgenza’, abbastanza consueta quando il Papa, più o meno improvvisamente, viene a mancare.

Finite le riflessioni ‘serie’, anche io mi butto volentieri nel divertente ‘gioco dei pronostici’, nel classico mescolarsi di ‘sacro e profano’, tipico di tutte queste situazioni… Come già è stato più volte osservato, il prossimo Papa dovrebbe essere sufficientemente ‘giovane’ da avere le forze per condurre saldamente le redini della Chiesa;  i cardinali europei e non italiani a quanto pare non vedrebbero di buon occhio un Papa di casa nostra (il più gettonato è l’arcivescovo di Milano Scola) , visti tutto quanto è venuto alla luce negli ultimi tempi: lotte intestine, trame oscure e affari non troppo trasparenti che sembrano tutti legati da lotte tra ‘sfere d’influenza’ di casa nostra; gli italiani da parte loro,  forse non gradirebbero il terzo Papa consecutivo europeo (si fa il nome di Christoph Schonborn, arcivescovo di Vienna) ma non Italiano: ecco allora l’ipotesi affascinante del ‘Papa da un altro continente’: si sono fatti più volte i nomi di Cardinali del NordAmericani: il canadese Ouellet e il newyorkese Dolan sono stai i primi; suggestiva e a suo modo rivoluzionaria l’ipotesi di Sean O’Malley, arcivescovo di Boston; uno che va in giro più col saio francescano che con la livrea vescovile; un Papa francescano sarebbe una vera rivoluzione, una rottura col passato, forse troppo netta. Il vero nome forte d’oltreoceano è quello di Odilo Pedro Scherer, brasiliano e arcivescovo di San Paolo.  Nessuno ha per il momento citato il messicano Francisco Robles Ortega, che potrebbe essere un’ottima via di mezzo ‘geografica’.

Come al solito, c’è poi la fascinazione del ‘Papa nero’: nel Continente africano il maggior indiziato è il ghanese Peter Turkson; la vera sorpresa però potrebbe essere un Papa asiatico: in questo caso, andrebbe citato almeno l’arcivescovo di Manila Luis Antonio Tagle, mentre la sorpresa nella sorpresa potrebbe arrivare nella persona dell’indiano  Baselios Cleemis Thottunkal.

L’elezione sembra comunque caratterizzata da una discreta incertezza: i problemi da risolvere sono tanti e non sembra esserci un punto di riferimento ‘forte’ come a suo tempo fu Ratzinger…  in ogni caso… BUON CONCLAVE A TUTTI.