Posts Tagged ‘Pan del Diavolo’

BUZZY LAO, “HULA” (INRI)

Disco d’esordio per questo cantautore torinese che si fa conoscere solo con lo pseudonimo di Buzzy Lao, varie esperienze alle spalle tra cui una lunga parentesi londinese, la consueta gavetta dal vivo, di supporto, tra gli altri, a Dente, Daniele Celona e Omar Pedrini, un singolo e un primo Ep all’attivo.

Ora, il primo tentativo sulla lunga distanza, coadiuvato da Fabio Rizzo (già al lavoro con Nicolò Carnesi e Pan del Diavolo); tredici brani (tra cui un breve strumentale) poco più di cinquanta minuti la durata, per un lavoro che affianca ad una tipica impronta cantautorale, suggestioni sonore che, partendo da una forte componente blues, ampliano l’orizzonte verso il soul, il folk, fino a lambire territori reggae e rock.

Un disco che assume i connotati, se non di una sorta di seduta di analisi, quelli di un tirare le somme, di un fare il punto della situazione su quanto compiuto e percorso fino ad ora, come a fotografare una fase della propria vita prima che questa si chiuda e una porta si apra sul prossimo futuro.

Riflessioni esistenziali, magari dominate da un clima di incertezza, tipico di chi si trova a metà di un guado, a cercare dentro di sé la forza per affrontare nuove sfide ‘di vita’, si uniscono alle classiche traversie sentimentali, tra amori ‘in corso’ e storie già concluse, con tutto il carico che portano con sé.

Buzzy Lao interpreta con varie coloriture emotive, alternando intensità e leggerezza e trovando nella sua chitarra Weissenborn una sorta di ‘seconda voce’, di contraltare sonoro dominante.

Un lavoro per certi versi un filo dispersivo che però mostra un cantante già abbastanza consapevole delle proprie potenzialità.

CAPPADONIA, “ORECCHIE DA ELEFANTE” (BRUTTURE MODERNE / AUDIOGLOBE)

Le “Orecchie da Elefante” del titolo del disco, e del brano di apertura sono una metafora dei ‘pesi’, degli impedimenti che ognuno trova sulla strada della propria realizzazione; ostacoli spesso autoimposti, per giustificare timori e paure rispetto al coraggio di prendere delle decisioni lungo il percorso che porta alla propria realizzazione.

Punto di partenza del disco di esordio di questo cantante e polistrumentista che ha già avuto modo di calcare i palchi italiani, lavoro frutto della collaborazione con Alessandro Alosi dei Pan del Diavolo, il quale partecipa all’impresa sia in veste di produttore, che di strumentista, a guidare un nutrito di collaboratori, trai quali spicca Nicola Manzan, nome di punta della scena indie italiana quando si tratta di strumenti ad arco.

Il tema degli ostacoli alla propria realizzazione è dunque al centro del primo dei nove brani il cui filo conduttore è alla fine proprio quello del raggiungimento dei propri obbiettivi e aspirazioni, variamente affrontato: l’inutilità del guadare al passato, la futilità degli oggetti, l’esortazione a non sprecare il proprio tempo, la fiducia nel fatto che, magari attraverso percorsi imperscrutabili, si giunga a comunque alla propria ‘meta’, l’incoraggiamento ad agire, anche se questo vuol dire lasciar libero gli ‘altri’ (anche sotto il profilo affettivo) o sé stessi: accettare i rischi posti dal cambiamento, anche rinunciando a qualche certezza.

Temi declinati attraverso sonorità sempre in bilico tra un indie rock all’insegna di una ruvida elettricità, o più soffuse sonorità di stampo brit pop, lasciando ampi spazi al lato melodico della questione, con un cantato mai sopra le righe (unico appunto sotto questo profilo: certe ‘e larghe’ che a volte sono fin troppo marcate).

Un disco che tradisce certe indecisioni stilistiche, tipiche di ogni esordio (per quanto mi riguarda si fanno preferire gli accenti più accesi rispetto agli episodi pop un filo manieristici), una produzione che cerca forse in modo troppo insistito una certa ‘perfezione’ formale.

Cappadonia mostra insomma discrete potenzialità, ma deve forse ancora trovare la strada giusta per esprimerle compiutamente.

IL TERZO ISTANTE, “LA FINE GIUSTIFICA I MEZZI ” (AUTOPRODOTTO ( LIBELLULA DISCHI))

Trio formatosi nel 2011 in quel di Torino, Il Terzo Istante pubblica tre EP, ribattezzati ‘trilogia fluo’, calcando nel frattempo i palchi in supporto, tra gli altri, a Gazzè, Zibba, Amari e Pan del Diavolo, giungendo ora all’importante meta del primo lavoro sulla lunga distanza.

“La fine giustifica i mezzi”: o meglio, la ‘fine’ che a volte (spesso?) arriva a dare un senso alle cose, alle vicende esistenziali; forse, in ultima analisi, alla vita: un concetto molto ‘letterario’ se vogliamo: le ‘storie’ sono belle e restano dentro proprio perché prima o poi devono concludersi.

Filosofia a parte, e non se la prendan i componenti de Il Terzo Istante, questi nove pezzi (che tra l’altro vedono la collaborazione della voce di Sabino Pace, figura di spicco del punk hardcore torinese degli anni ’90 e del sax di Paolo Parpaglione, già Blue Beaters e Africa Unite) colpiscono più per i suoni che per le parole: si potrebbe quasi affermare che il gruppo arrivi a ricordarci che il ‘tre’ anche in musica, può essere il numero perfetto.

Un disco compatto, arrembante, il cui maggior pregio è la capacità di sviluppare potenza sonora: chitarra, basso e batteria col contributo di piano e tastiere disegnano un disco che viaggia

da suggestioni alternative anni ’90 a più recenti influenze stoner, con alle spalle la lezione sempre valida dei power trio dell’hard rock anni ’70. Una vocalità per lo più aggressiva, ma pronta ad avvicinarsi anche a lidi più cantautorali.

Il Terzo Istante allude a tratti al punk hardcore, gioca col blues e, se necessario, mostra di essere in grado di smorzare i toni, fino a sfiorare rarefazioni quasi ambient (in ‘39,8°’, anche grazie al contributo del collettivo vocale Collavoce) e, in modo quasi insospettabile, di prendere una deriva ai limiti del progressive nel lungo brano finale ‘Lucido’ , in cui chitarra basso e batteria si mostrano in grado di dialogare efficacemente con piano e fiati.

“La fine giustifica i mezzi” è un coinvolge convincendo, lasciando l’impressione che Il Terzo Istante non abbia ancora sviluppato pienamente le proprie potenzialità.