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PACE LENTA, GUERRA VELOCE

Soluzione diplomatica, intervento dell’ONU: queste, sinteticamente, le soluzioni che vengono prospettate dal Governo italiano (e non solo) riguardo la questione Libia – ISIS. Tutto giusto e molto di buon senso, sembrerebbe: il problema è che in questo caso col ‘buon senso’, ci si fa poco, ho paura.
Soluzione diplomatica: con chi? Non certo con quelli dell’ISIS, il cui concetto di ‘diplomazia’ consiste più o meno nello scannare o bruciare vivi i loro ‘interlocutori’: come efficacemente ha fatto notare Crozza, ma ce lo vedete Prodi parlare col ‘Califfo’? Il meno che gli potrebbe succedere sarebbe di essere messo allo spiedo e ‘cucinato’ sulla graticola…

La soluzione diplomatica, allora, risiederebbe nella creazione di un Governo ‘unico’ in Libia, in luogo dei due che attualmente rivendicano il potere, per poi pensare che questo ‘Governo unico’, sempre che riesca a ‘imporsi’ sulle centinaia di tribù in cui si articola la popolazione libica, riesca a dare assieme all’ONU un qualche tipo di risposta militare all’ISIS, il che mi pare abbastanza complicato, almeno nei tempi.

L’ONU tra l’altro non è per nulla detto che decida di intervenire: ci sono nazioni come Russia e Cina (che hanno diritto di veto) che non mi pare abbiano molto interesse a prendere una posizione dura e definitiva sulla questione; la Russia, anzi, in cambio della propria approvazione dell’intervento in Libia, potrebbe chiedere qualche tipo di contropartita … ad esempio, che la comunità internazionale si faccia gli affari propri in Ucraina; andrebbe sottolineato, tra l’altro, come anche rimanendo in Europa, come al solito, non ci sia una posizione univoca: gli unici realmente interessati ad una soluzione della questione libica alla fine siamo proprio noi italiani; anche la Francia sembra aver mostrato una qualche attenzione, ma bisognerà vedere se alle parole seguiranno i fatti.

Il limite di fondo di tutti questi discorsi è che la pace è lenta e la guerra veloce: quanto ci vorrà perché i rappresentanti dei due Governi attivi in Libia si incontrino e trovino un accordo talmente forte da poter produrre un’adeguata risposta militare all’ISIS? Quanto ci si metterà a raggiungere un accordo all’ONU (sempre considerando poi che non è che l’ONU abbia a disposizione tutti questi mezzi e questo gran spazio di autonomia, alla fine a decidere tutto sono i singoli Stati: non credo, per dirne una, che Obama abbia tutta questa voglia di mandare decine di migliaia di soldati in Africa o di farli tornare in Iraq). A me pare che gli unici ad aver capito come devono andare le cose sono la Giordania e l’Egitto: dopo i massacri del soldato giordano e dei 21 copti, le rispettive nazioni non hanno posto tempo in mezzo ed hanno subito cominciato a bombardare a tappeto, ottenendo anche qualche risultato tangibile.

La pace è lenta e la guerra è veloce: a me la guerra non piace per nulla, ma qui il rischio è che prima che si faccia ordine trai governi libici e si metta in campo l’ONU, l’ISIS abbia tutto il tempo del mondo per continuare a conquistare posizioni… d’altra parte, mi rendo conto che Giordania ed Egitto siano intervenuti reagendo, non ‘preventivamente’: non dico che l’Italia debba prendere una decisione per cavoli suoi e bombardare l’ISIS autonomamente quale guerra preventiva (peraltro credo che su questo non si riuscirebbe nemmeno a trovare un accordo in Parlamento); d’altra parte non si può certo lasciare che la situazione si incancrenisca, aspettando passivamente che pure da noi arrivi ‘il botto’ e comunque va ricordato che l’Italia è stata più volte direttamente minacciata: l’ISIS ha esplicitamente dichiarato la volontà di conquistare non Parigi, Londra o Madrid, bensì Roma: minaccia che è tutt’altro che una ‘sparata’, dato che viene da gente che non esita a scannare, amputare e bruciare vivo chiunque si azzardi anche solo a dire ‘a’ rispetto alla loro visione dell’Islam.  Forse, invece di aspettare di formare improbabili ‘governi unici in Libia’, sarebbe meglio intervenire in appoggio di chi, come Giordania ed Egitto, ha già capito che l’unico modo di trattare con l’ISIS è bombardandolo a tappeto; soluzione non priva di rischi peraltro.

E’ un nodo gordiano di difficile soluzione, causato dall’inancrenirsi di una serie di situazioni che si sono tirate avanti per troppo tempo: forse gli USA dovevano restare in Iraq per ‘sovrintenderne’ alla reale ‘democratizzazione’; forse la comunità internazionale avrebbe dovuto adottare maggiore risolutezza in Siria, invece che lasciarla nel caos; sicuramente, l’Europa avrebbe dovuto prendersi maggiori responsabilità in Libia, invece di lasciare che tutto degenerasse. Il punto è che si lasciano sempre le cose a metà:  se si decide di intervenire, allora lo si deve fare fino in fondo, altrimenti meglio evitare del tutto.

Al momento allora, più che pensare ad interventi ‘esterni’ è bene rafforzare al massimo la sicurezza interna, aumentando i controlli sui migranti in entrata, accrescendo  la tutela degli ‘obbiettivi sensibili’ e rafforzando gli sforzi di controllo e soppressione dei fenomeni di propaganda estremista su Internet; per stare sul sicuro io comincerei a dare attenzione anche a possibili attacchi dall’aria, nel caso l’ISIS riuscisse ad impadronirsi di arei militari o civili.
Insomma, cominciamo a portare al massimo la sicurezza a casa nostra, e poi pensiamo al ‘fuori’, ma evitiamo per favore, di pensare che la soluzione sia nella diplomazia o nell’ONU: soluzioni che nel caso dell’ISIS mi paiono abbastanza impraticabili.

FUORI TEMPO MASSIMO

La mia sensazione è che ormai siamo fuori tempo massimo: ciò che si poteva – che si doveva fare – doveva essere fatto non settimane, non mesi, ma anni, forse decenni fa… La nostra tanto decantata ‘civiltà occidentale’ se n’è fregata di quello che succedeva altrove, cullandosi nella presunzione della propria superiorità, radicata nella cosiddetta ‘democrazia’ che a ben vedere oggi, A.D. 2015, ha portato solo alla creazione di vari potentati sovranazionali (FMI, Banca Mondiale, Multinazionali Assortite), che prendono decisioni per tutti e che di ‘democratico’, hanno ben poco.

Succederà? Succederà, non se, ma quando… probabilmente, nel giro di due, tre, massimo cinque anni, avremo un attentato in grande stile qui da noi: per ‘grande stile’, non intendo una dozzina di morti come quelli di Charlie Hebdo, intendo qualche decina, se non centinaia di migliaia di morti: missili, probabilmente, oppure qualche arma batteriologica: se, come ritengo ormai quasi certo, l’Isis, conquisterà la Libia, allora ci sarà da preoccuparsi sul serio, spero che qualcuno si stia cominciando a chiedere che fine abbiano fatto gli arsenali di Gheddafi.

La Libia, credo, va considerata persa: l’Isis è forte, determinato, ed ha una grande capacità di fascinazione nei confronti di un mondo islamico che alla fine, se si fa così facilmente irretire dall’ideologia della conquista e dell’annichilimento del nemico, è caratterizzato dalla stessa debolezza dell’Occidente: in fondo, c’è ben poca differenza trai fedeli islamici che ingrossano volentieri le fila dell’Isis e i cittadini tedeschi che negli anni ’30 andavano volentieri appresso ad Hitler sposando in toto il suo progetto di annullamento degli ebrei.

Ormai è tardi: prima che l’Onu, la Nato, chiunque altro, decida qualcosa, l’Isis farà in tempo a prendersi tutta la Libia, temo… e allora, saranno solo ed esclusivamente ca**i nostri: non penserete mica che la Francia, la Germania o chi per loro si scomodernno a darci una mano? Non l’hanno fatto fino ad adesso, lasciando esclusivamente a noi di sobbarcarci la questione dell’immigrazione, figuriamoci se lo farebbero in condizioni peggiori. Naturalmente quando le cose si faranno veramente serie, ‘chi di dovere’ se la darà a gambe: Berlusconi per dirne una ha varie case ai Caraibi; dubito che gente come Renzi, Alfano, Salvini, Boschi, Madia, Grillo o Vendola se ne resterà qui a rischiare la pelle… scapperanno tutti, lasciando ai comuni cittadini di sbrigarsela da soli.

L’avvenire è fosco: abbiamo pensato che la ‘libertà’ risiedesse in smartphone, PC, connessioni veloci, porno su Internet a qualsiasi ora del giorno e della notte, tv satellitari, automobili, chiacchiere pallorane, etc… Abbiamo perso di vista tutto il resto, abbiamo lasciato che si creassero istituzioni sovranazionali a decidere il destino di interi popoli mentre a noi continuava ad essere raccontato che mettendo una scheda in un’urna potessimo decidere qualcosa.

Forse quando davvero cominceremo a vedere in Sicilia sventolare le bandiere nere, cominceremo a renderci conto di quanto tempo abbiamo buttato: in fondo, se dopo le ripetute minacce e dichiarazioni di guerra, si continua a parlare di Nazareno, legge elettorale e riforme fasulle, mentre Gentiloni, Alfano e compagnia rilasciano dichiarazioni e Renzi twitta, l’Isis ce lo meritiamo.

CHI SARA’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

A una settimana dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica, tento di fare il punto della situazione; di nomi ne circolano tanti… pure troppi: vediamo di fare un pò d’ordine.

MONTI, ovvero: ‘dalle stelle alle stalle’ (o quasi, naturalmente con tutto il rispetto). A novembre la strada appariva chiara e ben delineata: Monti al Quirinale, uno dei suoi Ministri ‘tecnici’ (Passera o Riccardi i più gettonati) a capo di un Governo sostenuto da PD, PDL e centristi; poi, tutto all’aria: Berlusconi molla Monti, con questo privandosi dell’unica personalità del ‘mondo moderato’ che avesse una concreta possibilità di raggiungere la Presidenza; Monti dal canto suo per ripicca ‘scende in campo’, togliendo ai moderati voti preziosi e contribuendo all’attuale fase di stallo. Nonostante questo, Monti probabilmente resta ancora il Presidente più gradito ai ‘mercati’, alla Banca Mondiale, all’FMI, all’UE, alle agenzie di rating e alla Germania, che lo vedono ancora come il salvatore dell’Italia e dell’euro; difficile, molto difficile però che Berlusconi e Bersani cambino ancora una volta bandiera, appoggiando la sua elezione, e dando l’idea di un sistema politico italiano che piega ancora una volta la testa ai ‘desiderata’ di oltreconfine.

AMATO, D’ALEMA, VIOLANTE, ovvero: ‘quelli di sinistra graditi alla destra’ (e chiediamoci il perché…); ognuno a suo modo sarebbe un nome ‘plausibile’, ma per ognuno sembra difficile soprassedere a certi ‘difetti di base’: Amato è a tutti gli effetti un residuato della Prima Repubblica, D’Alema è sommamente antipatico a gran parte degli italiani, a cominciare proprio da quelli di sinistra, che non gli perdonano l’atteggiamento giudicato troppo ‘morbido’ nei confronti di Berlusconi, problema che condivide con Violante, che nonostante il passato in magistratura e nella commissione antimafia e la Presidenza della Camera, non sembra abbia il ‘phisique du role’ per arrivare al Quirinale.

MARINI, ovvero: ‘quello che in mancanza d’altro è perfetto per il ruolo’ (pure troppo); a ben vedere le caratteristiche per la Presidenza le ha tutte: una prima carriera nel mondo del lavoro (diventanto un leader sindacale di primo piano), poi il passaggio in politica, arrivando fino alla Presidenza del Senato. ‘Una vita da mediatore’, si potrebbe dire, parafrasando Ligabue: teoricamente è la migliore scelta possibile, se si vuole un Presidente ‘facilitatore’ che crei le condizioni per un Governo PD-PDL. Giocano a suo sfavore l’età (non so se gli italiani dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano gradirebbero un altro Presidente ottuagenario) e il fatto di essere finito sostanzialmente fuori dalla scena politica dopo le ultime elezioni, che gli darebbe l’aria di quello che, uscito dalla porta, viene fatto rientrare dalla finestra.

PRODI, ovvero: ‘il sogno del PD e di Bersani’: due esperienze di Governo e soprattutto un corposo cursus honorum all’estero, culminato con la Presidenza della Commissione Europea; ineccepibile sotto il profilo istituzionale, ha il suo punto debole nel suscitare giudizi opposti in Patria: Napolitano pur essendo un ex comunista, godeva del riconoscimento anche dalla parte opposta; Prodi è un nome che ancora oggi divide, soprattutto per la gestione del tasso di cambio euro – lira che in molti considerano una sconfitta e un cedimento nei confronti della Germania.

LETTA – BERLUSCONI I ‘sogni del PDL… e di Berlusconi’: detto che le possibilità che il Cavaliere diventi Presidente della Repubblica sono le stesse che ha la Roma di vincere lo scudetto, Letta resta ad oggi l’unico nome di una certa ‘serietà’ che può presentare il PDL; tuttavia Letta non è un politico di carriera, né un ‘tecnico’ di rango: è semplicemente un ex giornalista e direttore di giornale che poi per gran parte della sua vita è stato il principale consigliere politico di Berlusconi: basta questo per portarlo alla Presidenza della Repubblica?

RODOTA’ – ZAGREBELSKY sono i due nomi principali sui quali potrebbe esserci una convergenza PD – M5S come già avvenuto in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere; condividono il fatto di essere giuristi di primo livello, e quello di essere stati sempre in prima linea nella denuncia dei ‘rischi di autoritarismo’ del Governo berlusconiano (a proposito, sottolineerei come proprio loro, visti come paladini della democrazia, siano i preferiti da parte di attivisti ed elettori del MoVimento Cinque Stelle, da altri accusato esplicitamente di essere una formazione di stampo fascista). Rodotà ha forse qualche possibilità in più, perché più conosciuto al grande pubblico e per aver tenuto negli anni un atteggiamento forse un filo meno militante.

BONINO, ovvero: ‘il jolly’, il nome sul quale potrebbero trovarsi d’accordo veramente tutti (e questo già la mette potenzialmente fuori gioco), se il principio fosse quello del ‘usiamo l’elezione del Presidente della Repubblica per lanciare un segnale di cambiamento all’elettorato’ . Donna e radicale, più volte Ministro, Emma Bonino unisce la popolarità trasversale in Italia (superiore a quella di Prodi) ad un ampio riconoscimento a livello internazionale, dove ha ricoperto incarichi sia all’UE che all’ONU. Emma Bonino al Quirinale sarebbe un sogno che appare troppo, troppo bello per poter diventare realtà e i sogni si sa svaniscono all’alba. Potrebbe avere possibilità concrete se non si limitasse a prendere voti sparsi, ma se divenisse la candidata ufficiale del M5S, o del PDL che potrebbe fare il suo nome per il solo gusto di mettere i bastoni tra le ruote a Prodi.

ALTRI: Di nomi ne sono stati fatti tanti: per il PDL, quelli di Pera o Martino, ma appaiono nomi buttati lì ‘tanto per’; qualche chance in più potrebbe avere Anna Finocchiaro per il PD (che potrebbe anche giocarsi le carte Veltroni o Bindi, dei quali, stranamente, negli ultimi tempi non si parla granché); bisognerà poi vedere cosa farà il MoVimento Cinque Stelle, presso il quale i nomi più gettonati sarebbero quelli di Rodotà, Zagrebelsky e Bonino, cui si aggiungo ipotesi più fantasione come quelle di Strada o Gabanelli; si sono fatti i nomi di De Rita, Presidente del Censis, o delle ex Ministre montiane
Severino e Cancellieri, di Onida, uno dei ‘dieci saggi’ di Napolitano; il mondo della cultura vedrebbe bene il professor Salvatore Settis, in un Paese che solo su cultura, scienza e ambiente può fondare la propria ripresa; sono stati ipotizzati i nomi degli attuali Presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini.
Mi unisco anche io al gioco, buttando lì i nomi, da completa fantascienza, del Nobel Carlo Rubbia e dell’archeologo Andrea Carandini, per il discorso che l’Italia non può non ripartire da scienza o cultura.

Emma Bonino è indubbiamente il nome migliore, che unisce prestigio internazionale a una certa ‘popolarità’ tra gli italiani… i partiti per una volta potrebbero fare uno strappo alla regola e considerare anche gli umori che circolano fuori dal Palazzo, con un atto di ‘riconciliazione’ e diciamocelo anche di immagine; altrimenti ho l’impressione che la Presidenza se la giocheranno Prodi o Marini: il primo, se il PD forzerà la mano per non dare l’idea al proprio elettorato di ‘inciuciare’ col PDL; il secondo se, viceversa, lo stesso PD sceglierà, per quieto vivere non ‘fare tutto da solo’ e scegliere un Presidente che agisca da ‘facilitatore’ nei rapporti col PDL, anche se a ben vedere lo stesso ruolo di ‘pontiere-pompiere’ potrebbe essere coperto efficacemente anche da Emma Bonino.