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LUCA GEMMA, “SUPERNATURALE” (NOVUNQUE)

Quarto lavoro da studio per l’ex Rossomaltese che per l’occasione raduna un manipolo di amici (Patrizia Laquidara, Mattia Boschi dei Marta Sui Tubi, l’ex Karma e Afterhours Andrea Viti tra gli altri).

Il titolo sintetizza efficacemente il filo conduttore degli undici brani presenti: ‘supernaturale’, attenzione, non come sinonimo di ‘soprannaturale’, ma proprio nel suo significato letterale, la ricerca di qualcosa di estremamente immediato, così privo di filtri e di quelle che con un filo di saccenza si potrebbero definire ‘sovrastrutture’ da apparire semplice, ai limiti del ‘naif’.

Affidandosi spesso alla rima baciata, il cantautore piemotese  lambisce episodicamente i temi dell’essere musicista, dell’industria della canzone e dell’osservazione della poco edificante realtà italiana; la gran parte dei pezzi di “Supernaturale” è però dedicata alla riflessione su sè e, soprattutto, dando ai pezzi una continua coloritura ‘ambientale’, richiamando costantemente il richiamo con la natura, sottolineato tra l’altro dalla copertina e dalla foto interna, che ritrae l’autore seduto su una panchina di legno, all’ombra di un albero, i piedi nuti a toccare il terreno erboso.

Disco semplice nelle forme ma ricco nei suoni, con archi e fiati che in alcune parentesi aggiungono le loro pennellate sonore a quelle più presenti di chitarre, tastiere (utilizzatissimo il moog) varie percussioni, a disegnare brani all’insegna di un pop elegante senza divenire troppo sofisticato, immediato ma non ammiccante. Predomina la dimensione acustica, ritmi lenti e dilatati, pur non mancando qualche frangenti di elettricità un tantino più ruvida, per un lavoro riconducibile certo alla classica tradizione cantautorale italica, ma che di tanto fa tornare alla memoria la leggera stagione del ‘beat’ tricolore. Un disco efficace, che potrebbe far storcere il naso a qualcuno nel sembrare così semplice, ma che fa di questa sua immediatezza, a tratti disarmante, la sua arma vincente.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

LUCIA MANCA, “LUCIA MANCA” (NOVUNQUE / SELF)

L’esordio di una nuova voce femminile nel panorama musicale italiano è sempre una buona notizia: negli ultimi anni in effetti, non sono state poche le cantanti che, con alterne fortune, si sono affacciate sulla scena tricolore, ma è un fatto che ben poche di queste poi riescono veramente a raggiungere il grande pubblico, sommerse dalla marea di ugole uscite da talent show e quant’altro: un discorso che ci porterebbe lontano… A farsi ascoltare ci prova stavolta la giovane salentina Lucia Manca, con questi dieci brani, poco più di una mezz’ora di durata.

A dar man forte alla cantautrice pugliese arriva Giuliano Dottori, voce e chitarra negli Amor Fou, che qui oltre a produrre, imbraccia buona parte degli strumenti, offrendo in un caso un suo testo e in altro scrivendolo a quattro mani con la stessa autrice.

Domina, ovviamente, l’interpretazione della Manca, caratteristica nel suo cantato etereo e a tratti fanciullesco, a ricordare magari (alla lontana, e coi debiti distinguo) le Cocorosie; vocalità più che mai adatta a brani in cui sentimenti ed esperienze sono filtrati attraverso uno schermo traslucido di suggestioni oniriche, in cui la realtà assume contorni a tratti sfuggenti. Qua e là si intravede forse qualche ingenuità, tipica dell’esordio, ma nel complesso la scrittura appare, se non del tutto convincente, almeno inserita nei binari giusti.

Domina una sensazione di dolcezza, ombreggiata dalle classiche venature malinconiche, in un disco quasi interamente affidato a climi tranquilli e umori rasserenanti, in un solo caso il ritmo si alza decisamente per un escursioni più marcatamente rock.

Lucia Manca supera la prova d’esordio con un disco dalla spiccata immediatezza, capace di coinvolgere e toccare le corde emotive dell’ascoltatore: l’augurio è di risentire presto parlare di lei.

 LOSINGTODAY