Posts Tagged ‘musica popolare’

MONICA PINTO, “CANTHARA” (MAXSOUND)

Un quarto di secolo di carriera, dagli E’Zezi agli Spaccanapoli, le aperture dei concerti di Peter Gabriel e Manu Chao, il cinema (“Passione” di Turturro), il teatro, fino allo studio dello yoga applicato al canto.

Monica Pinto di strada ne ha percorsa decisamente parecchia, prima di approdare a un esordio solista che visto il corposo curriculum forse giunge anche un po’ in ritardo sui tempi.

“Canthara”, fusione di ‘canto’ e ‘hara’, termine che definisce la propria essenza, il centro dell’esistenza… il canto come mezzo di ricerca ed espressione del proprio ‘io’, dunque, ma non per questo “Canthara” è un disco ripiegato su sé stesso, di difficile comprensione: la cantautrice vi riversa certo le proprie esperienze, fino ad inserire due brevi intermezzi in cui si dà forma sonora a certe pratiche di respirazione yoga, ma senza che il lavoro assuma un’attitudine ermetica.

I temi trattati vanno dall’universale – l’incontro immaginato con la propria morte – allo sguardo sulla società, dalle crescenti disparità tra il ‘nord’ e il ‘sud’ del mondo, all’onnipresenza della televisione e dei ‘modelli’ da questa imposti, tra citazioni di Dostoevskij e un’esortazione alle donne a vivere con pienezza la propria esistenza, a partire dall’aspetto sessuale.

Domina la vocalità sinuosa, a tratti cristallina, della cantautrice, intensa ma mai sopra le righe, classe ed emotività, su un forma di ‘chanson elettronica’, in cui certo l’elemento ‘sintetico’ costruisce scenari e stende tappeti avvolgenti, ma sul quale s’innestano strumenti della tradizione classica (violoncello), popolare (fisarmonica, percussioni) e pop / rock (chitarre, bassi, tastiere), tra cantautorato, folk, spezie orientali, profumi mediterranei, col contributo, tra gli altri, di Fausto Mesolella (Avion Travel).

Dodici pezzi che ci mostrano una cantautrice nel pieno della maturità artistica.

ILA ROSSO, “SECONDO ME I BUONI”(INRI)

Secondo disco sulla lunga distanza per Ilario ‘Ila’ Rosso; torinese, classe ’76, Rosso aveva già attirato le attenzioni della critica col suo precedente lavoro, “Bellapresenza”, prodotto da Cristiano Lo Mele e Gigi Giancursi dei Perturbazione, che Rosso ha accompagnato in varie date del tour 2012, avendo così modo di farsi conoscere anche dal pubblico.

“Secondo me i buoni” si inserisce in quel filone del cantautorato italiano ‘serio-ma-non-troppo’, pronto a riflettere sulle storture del mondo che ci circonda, ma sempre con un accenno di sorriso, a volte sarcastico, a volte semplicemente amaro.

Dodici brani che guardano alla nobile tradizione, citando di sfuggita De André o Dalla, ma anche a tempi più recenti: il gusto per il cambio di marcia e d’atmosfera, il costante attraversamento dei generi non può che ricondurre a Capossela, con tutti i debiti distinguo e sottolineando come Rosso non sia un semplice imitatore, ma cerchi comunque di dare un’impronta stilistica sufficientemente autonoma alle proprie composizioni.

Ballate folk, marce funebri in stile New Orleans, pezzi per piano e voce, pop ‘di classe’, qualche accenno rock sono i territori che Rosso attraversa nello scorrere del disco, dietro al microfono ed imbracciando la chitarra, mentre un manipolo di compagni di strada contribuisce ad ogni tappa con archi e fiati.

Vite instabili, indecise o semplicemente incompiute, vissute all’insegna di sogni più o meno irrealizzabili; esistenze ai margini, in cui il mondo viene filtrato dal vetro di una bottiglia o dalle sbarre di un carcere; una società sbandata, in cui l’azzurro del cielo è stato sostituito da quello di una maglia da calcio, dove domina l’ansia della competizione…a salvarsi, forse, sono giusto i puri di cuore o, in conclusione, i morti… e il cantante si mette in gioco in prima persona, riflettendo sulla totale mancanza di sicurezza insita nella scelta della professione, affidando i propri destini ad una ‘Canzone cafona’ probabilmente destinata ad avere più successo di qualsiasi brano ‘impegnato’.

Ila Rosso propone temi non nuovi in una veste forse non originalissima, ma comunque discretamente personale; lo fa il più delle volte col sorriso sulle labbra e con modi talvolta apertamente ludici e questo lo rende più gradevole di molti colleghi di ‘ultima generazione’ che sembrano raggiungere il successo solo imbracciando la chitarra e attaccando a lamentarsi…

Chi vuole, può ascoltare il disco qui.

 

FRAGIL VIDA, “PAPA’ HA DETTO CHE LA VOSTRA MUSICA E’ SCHIFOSA” (LA FABBRICA / AUDIOGLOBE)

Ai Fragil Vida di sicuro non manca l’autoironia: così un aneddoto che altri avrebbero volentieri dimenticato – un bambino che, beata innocenza, nel bel mezzo di un concerto sale sul palco e si impadronisce del microfono – la band emiliana fa invece nascere il titolo del suo quinto album.

Già, perché è parecchio che i Fragil Vida sono in circolazione: dal 1997 per la precisione: un progetto anagraficamente quasi maggiorenne, ma che la maturità tecnica e stilistica l’ha raggiunta da un pezzo, tra cambi di formazione, innesti aggiuntivi ed un percorso che li ha portati a concentrarsi sulle loro performance dal vivo, dove la componente scenica e teatrale ha acquisito un peso molto simile a quella squisitamente sonora.

Per questo, parlare dei Fragil Vida solo per la loro musica potrebbe risultare un po’ riduttivo… ma d’altronde è anche vero che quando un disco viene pubblicato, tende a ‘vivere di vita propria’… filosofia a parte, in questo loro quinto disco i Fragil Vida confezionano quindici brani che si aprono col ricordo del terremoto dell’Emilia e si chiudono con una lirica evocazione dell’alba; in mezzo, omaggi a De André e ad eroi loro malgrado come Vittorio Arrigoni, parentesi sentimentali, sguardi sulla società e spunti autobiografici, in un disco che dunque offre una gamma discretamente variegata di riflessioni.

Ampi anche i riferimenti sonori, a cominciare dal classico cantautorato italiano a certe sue commistioni con la canzone popolare, il folk, certe orchestrazioni da ‘banda di paese’, con effetti che sfiorano la giocosità circense, per arrivare al rock, genericamente inteso: è il frutto di un ensemble musicale il cui nocciolo, costituito dai fratelli David e Daniele Merighi e da Diego Gavioli, è attorniato da un manipolo di collaboratori, costanti od occasionali, a comporre formazioni ‘variabili’, in cui a fianco dei consueti chitarra, basso e batteria, si trovano tastiere e fiati, occasionalmente qualche arco.

 

L’esito è quindi un disco più che mai vario per suoni, suggestioni e temi trattati, che riesce così a mantenere viva l’attenzione dell’ascoltatore e che si mantiene su livelli più che dicreti, senza palesi passaggi a vuoto. Insomma, checché ne dica qualcuno, la musica dei Fragil Vida tanto shifo non fa… e se proprio non dovessero piacervi, beh, non lamentatevi, del resto il titolo del disco vi avrebbe dovuto mettere in guardia…

Comunque, per chi volesse risolvere la questione, il disco lo si può ascoltare qui.

ANTONINO DI CARA, “NOVELLE DELL’ALTROVE” (GARAGE RECORDS)

Al secondo lavoro da studio, Antonino Di Cara da Vittorio Veneto prosegue col suo personale percorso di ricerca che con gli anni l’ha portato ad addentrarsi nei territori della musica popolare italiana.

Imbracciando la fisarmonica (chitarre, percussioni, occasionalmente un violino – altro strumento popolare – a fare da accompagnamento), Di Cara propone una rilettura del genere che, pur caratterizzata da una certa personalità, non può fare a meno di richiamare alla mente i tanti precedenti, a partire da Branduardi, per finire (anche se con modi meno accesi) ai Modena Ciry Ramblers.

Negli otto pezzi presenti, Di Cara presenta una serie di ritratti, figure ora vestite di un alone di fantasia, ora più vividamente collegate alla realtà di tutti i giorni.

“Novelle dell’altrove” è un disco che scorre via abbastanza veloce, senza grandi sussulti, ma nemmeno con veri e propri passaggi a vuoto; a tratti si avverte a tuttavia la mancanza di qualche coloritura sonora in più – il binomio dominante voce fisarmonica, cui il resto della strumentazione fa sostanzialmente da mero accompagnamento alla lunga mostra un pò la corda.

Un lavoro che tuttavia dà una discreta prova delle qualità del cantautore veneto, per il quale si può ora sperare in un ulteriore passo in avanti.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY