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2013: DISCHI, LIBRI, MOSTRE E FILM

Sintetico, anche se ritardatario , sunto sullo stato dell’arte delle mie ‘passioni’…

DISCHI:  Zero, o quasi, se escludiamo la manciata di lavori gentilmente inviatimi dalle band che si fanno andar bene anche la recensione su un semplice ‘blog tra tanti’ come il mio… La musica resta una grande passione, ma da un paio d’anni mi dedico praticamente solo al riascolto di ciò che già ho, più che all’acquisto di dischi aggiuntivi, per motivi di prezzo (la coperta è sempre  e comunque corta), ma anche e soprattutto per questioni di spazio: altri cd? Si, mi piacerebbe tanto, però… ‘ndo li metto?

LIBRI: Un anno di ‘magra’, anche sotto questo profilo… ho letto pochi titoli, ma, diciamo, ‘sostanziosi’:  circa 3/4 di uno dei Meridiani dedicati a Calvino (quello che, tra gli altri, contiene “Il sentiero dei nidi di ragno”, i racconti di “Ultimo viene il corvo” e la ‘trilogia degli antenati’), il “Milione di Marco Polo”, il “Decamerone” di Boccaccio,  “Underworld di De Lillo”, 22/ 11 / ’63 di King (del quale ho riletto pure “Mucchio d’Ossa”); riletti “L’incanto del Lotto ’49” di Pynchon e “Nemico, amico, amante” di Alice Munro, in onore del suo Premio Nobel.  Se poi ampliamo al settore fumetti, allora il tutto assume dimensioni pantagrueliche

MOSTRE: Poche, giusto quattro di numero, unica veramente ‘memorabile’, quella sui Cubisti al “Vittoriano”.

FILM: Almeno su questo fronte, posso essere ampiamente soddisfatto: rispetto al ‘contarli sulla punta delle dita’ del 2012, nel 2013 ho trovato tempo e modo di andarmene a vedere un numero più che soddisfacente. Questa la classifica, con tanto di voto:

1) SACRO GRA 8
2) RUSH 7,5
3) DJANGO UNCHAINED 7,5
4) WORLD WAR Z 7,5
5) KICK ASS 2 7,5
6) PACIFIC RIM 7,5
7) BENVENUTO PRESIDENTE 7
8) VIVA LA LIBERTA’ 7
9) L’UOMO D’ACCIAIO 7
10) METALLICA 3D THROUGH THE NEVER 7
11) RE DELLA TERRA SELVAGGIA 7
12) RALPH SPACCATUTTO
13) THOR – THE DARK WORLD 6,5
14) LA GRANDE BELLEZZA 6
15) IRON MAN 3 6
16) WOLVERINE L’IMMORTALE 6
17) THE MASTER 5,5

AKBAR. IL GRANDE IMPERATORE DELL’INDIA

FONDAZIONE ROMA MUSEO – VIA DEL CORSO, PALAZZO SCIARRA FINO  AL 3 FEBBRAIO 2013

L’unica salvezza, di fronte  a ciò che succede nella politica italiana, è dedicarsi ad altro: aprire il primo libro a portata di mano, imboccare il primo cinema, andarsene a vedere una mostra o un museo. Ricreare lo spirito con occupazioni ‘più alte’ (anche l’attività fisica appartiene alla categoria); non sono bei tempi, soldi ce ne sono pochi: io stesso quest’anno ho praticamente depennato il cinema e i dischi… almeno a qualche mostra, specie quelle che aprono le porte su altri mondi, però non ci rinuncio…

Vissuto tra nella seconda metà del ‘500, Akbar rappresentò uno di quei particolari casi di monarca caratterizzato da molteplici contrarsi: un conquistatore e un governatore illuminato, analfabeta ma capace di circondarsi di artisti e letterati, costruttore di una società all’insegna della pacifica convivenza delle religione, ma capace di massacrare senza pietà deciene di migliaia di ribelli: un mosaico di atteggiamenti ‘estremi’ che ne ha contribuito alla grandezza, riservandogli un posto nella ristretta cerchia dei sovrani la cui memoria è destinata ad essere tramandata nei secoli. Eppure, come detto, qui da noi, a causa del ‘solito’ atteggiamento eurocentrico nei confronti della storia è poco o per nulla noto, forse anche perché le sue conquiste non sono arrivate ai confini europei, come successo per Gengis Khan, né gli echi delle sue gesta sono arrivati a colpire il nostro immaginario, come nel caso di Tamerlano.
A colmare la lacuna arriva la mostra allestita presso la Fondazione Roma Museo nella sede di Palazzo Sciarra: un prima mondiale, perché mai prima d’ora era stata organizzata un’esposizione del genere, incentrata solo ed esclusivamente sulla vita dell’Imperatore e sulla società del continente indiano durante il mezzo secolo del suo dominio. Lo sforzo compiuto per la raccolta dei materiali vale da solo il prezzo del biglietto, con oggetti provenienti dai musei di mezzo mondo.
Articolato in cinque sezioni, il percorso espositivo segue la filosofia di governo di un uomo che si è trovato a Governare la gran parte del subcontinente indiano, raccogliendo un territorio che oltre all’odierna India raccolse i territori oggi occupati da Afghanistan, Pakistan, Nepal.
Vita a corte, governo e politica; Città, urbanistica e ambiente; l’evoluzione delle arti e dell’artigianato; Guerra, battaglia e caccia; Religione e mito: queste sono le sezioni in cui è stata articolata la mostra: domina, in gran parte, l’arte della miniatura, che mostra un’evoluzione pittorica ancora agli inizi (siamo nella seconda metà del ‘500, ma lo stile ricorda quello dei nostri pittori medievali, ancora prima della ‘scoperta’ della prospettiva), eppure nella loro semplicità queste raffigurazioni riescono a trasmettere tutti i contrasti di quella società, tra corti pacifiche ed opulente e scenari di guerra che non risparmiano immagini che oggi si potrebbero quasi definire ‘splatter’.
In parallelo, si ammira il gusto tutto orientale per la decorazione degli oggetti, tra monete, tappeti, oggetti di arredamento, armi; mentre l’ultima sezione si apre sulla visione di apertura ai credo più diversi, sottolineata dalla serie di immagini ispirate al vangelo.
Indubbiamente una mostra affascinante, che offre soprattutto una di quelle eccezionali occasioni per affacciarsi, in tempi di globalizzazione, sulla cultura di un mondo geograficamente lontano, ma culturalmente sempre più vicino a noi, per sorta di ‘viaggio verso Oriente’ che può trovare un ideale conclusione nella mostra dedicata alla Via della Seta, in corso al Palazzo delle Esposizioni.

RADIOROCK.TO

 

IL GUGGENHEIM. L’AVANGUARDIA AMERICANA 1945 – 1980

Roma, Palazzo delle Esposizioni, fino al prossimo 6 maggio

 Matta-Echaurren , “Dark Light”

Still, “Jamais”

Pousette – Dart, “The Atom. One World”.

Marca – Relli, “Warrior”

Pollock, “Ocean Greyness”

Stella, “Harran II”

Warhol, “Orange Disaster # 5”

Lichtenstein, “Grrrrrr”

Kosuth, “Water”

Kleemann, “Big Foot Cross”

 

Estes, “The Solomon Guggenheilm Museum”

GEORGIA O’KEEFFE

FINO AL 22 GENNAIO, FONDAZIONE ROMA MUSEO

                                                                    RED MESA

 

                                                    BLACK MESA LANDSCAPE

 

                                            NEW YORK CITY STREET WITH MOON

 

                                                               GIORNI ESTIVI

 

                                                                     PLAINS

 

            AUTUMN TREES

 

                                                               CALLA LILIES

HOMO SAPIENS – LA GRANDE STORIA DELLA DIVERSITA’ UMANA

ROMA, PALAZZO DELLE ESPOSIZIONI, FINO AL 12 FEBBRAIO 2012

Una grande e bella esposizione, per capire da dove veniamo e come siamo arrivati qui: nella prima sala, una sorta di anticamera, inserita della savana africana, con tanto di mutamenti climatici, ci accoglie la ricostruzione dello scheletro di Lucy; è solo il primo di una serie di ‘personaggi’ che popoleranno il percorso della mostra, illustrandoci dapprima l’evoluzione dell’uomo, anche attraverso i diversi ‘generi’ (non solo il ‘Sapiens’) che hanno popolato, a volte anche convivendo, il pianeta: un esempio su tutti, quello dell’incontro tra Sapiens e Neanderthal, sul quale peraltro vengono definitivamente smentiti una serie di luoghi comuni sulla sua diciamo ‘inferiorità’ rispetto al suo successore.
La mostra illustra i vari processi di migrazione che hanno condotto l’uomo a popolare l’intero pianeta e in contemporanea la sua evoluzione culturale, la nascita del senso del sacro e del piacere per la ‘bellezza’ fine a sè stessa, l’evoluzione del linguaggio e la nascita della musica, fino alla ‘rivoluzione agricola’.
Si parla poi del rapporto tra l’uomo e il suo ambiente, mettendo in luce come l’impatto degli esseri umani sull’ecosistema affondi le sue radici in decine di migliaia di anni fa, con le prime estinzioni di massa provocate dall’intervento umano.
E’ poi la volta di un focus particolare sull’Italia, analizzandone l’evoluzione dalla preistoria, anche qui focalizzandosi in modo particolare sulle differenze linguistiche e soffermandosi sui processi migratori, prima della conclusione che esalta il concetto del ‘genere umano’ come ‘unità’ a prescindere dalle differenze socio-economico-culturali.
Una mostra esaurientissima, giocata ovviamente sull’enorme mole di materiali esposti (la gran parte dei quali sono però calchi, per quanto ‘ufficiali’, degli originali) e arricchita da un apparato editoriale di primordine.
Forse il limite maggiore dell’esposizione è paradossalmente anche questo: le informazioni sono quasi sovrabbondanti: il visitatore scrupoloso, che non vuole perdersi nulla, rischia di trovarsi spiazzato allorché si accorga che il tempo gli è volato e le cose da vedere sono ancora molte… personalmente ho ritenuto un pò superfluo l’excursus sull’evoluzione della civiltà in Italia, tema che da solo meriterebbe una mostra a sé stante; così come la sezione dell’esposizione dedicata all’evoluzione e alla differenziazione dei linguaggi rischia di essere un pò ostica per lo spettatore medio, così come le considerazioni scientifiche a tratti molto tecniche, che si incontrano lungo il cammino.
L’impressione è che si sia voluta allestire una mostra che oltre al classico target della famiglia con bambini, ma che possa interessare anche chi, già dotato di una buona cultura di base sui temi trattati, voglia ulteriormente approfondire le questioni: il connubio non sempre è riuscito, ma la mostra resta comunque un evento che è consigliabile non perdere.

PIET MONDRIAN: L’ARMONIA PERFETTA

ROMA, COMPLESSO DEL VITTORIANO, FINO AL 29 GENNAIO

Piet Mondrian: nome probabilmente non del tutto ignoto nemmeno a chi non frequenta abitualmente l’arte contemporanea: difficile infatti che nessuno si sia mai imbattuto almeno una volta in qella composizioni costruite su ‘griglie’ e spesso caratterizzate da quadrati e rettangoli colorati a tinta unita… tali magari da ricordare le maioliche per il bagno o la cucina, o la carta da parati.
Non è forse il caso qui di addentrarsi nella solita domanda da un milione di dollari riguardo la reale ‘dimensioni artistica’ di certe opere, tuttavia, è questa è senz’altro la ragione principale per cui l’esposizione in corso al Vittoriano una visita, questa ha probabilmente il pregio di fugare (almeno in parte) il ‘dubbio amletico’.
La mostra non è infatti dedicata al solo periodo del ‘plasticismo’ (così sono state ribattezzate le composizioni a griglia), ma segue tutta l’evoluzione artistica di Mondrian.
Gli amanti dell’arte figurativa ‘tradizionale’ troveranno all’inizio del percorso espositivo varie opere che ritraggono panorami olandesi, caratterizzati da tinte spesso plumbee dove talvolta si aprono improvvisi lampi di colore; ma anche in queste opere del primo Mondrian si intravedono ‘in nuce’ le caratteristiche della sua opera successiva, ad esempio in certe ‘ripetizioni’ (talvolta un filo ossessive) di alberi.
Successivamente Mondrian abbandona la pittura ‘naturalistica’ per abbracciare il simbolismo, ed ecco che volti, oggetti, panorami della vita quotidiana cominciano via via a trasfigurarsi, e pur conservando una certa riconoscibilità ‘strutturale’, cominciano a perdere la fedeltà al vero di forme e colori.
La terza sezione della mostra è dedicata alla fase cubista, che sfocerà in seguito nella pura assenza di forme riconoscibili della realtà, per trovare, con le rette che si incrociano e i ‘quadrati di colore’, una diverso linguaggio per definire l’universale.
Interessante la scelta, di accompagnare quest’ultima sezione a una selezione di composizioni musicali, di jazz e musica contemporanea (si va da Glenn Miller ad Alban Berg, fino a Varése e Nancarrow), rispecchiando in questo modo la passione dell’artista per la musica e creando allo stesso tempo una sorta di ‘area multidisciplinare’ all’interno della mostra.
Un’esposizione naturalmente consigliata agli appassionati di arte contemporanea e non solo, ai curiosi, per certi versi alle famiglie (da non dimenticare il fatto i bambini, sempre più ‘ricettivi’ degli adulti, apprezzano maggiormente l’arte astratta piuttosto che quella ‘classica’). Se poi cercate semplicemente un’idea per tappezzare lo studio, il soggiorno, o la camera da letto, forse vi potrebbe venire qualche idea…