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MA CHE COS’E’ QUESTO ‘POPULISMO’?

Credo sia il caso di domandarselo, se non altro perché negli ultimi decenni, quella di ‘populismo’ è stata un’accusa lanciata a destra e manca… spesso, mi viene da pensare, in maniere del tutto strumentale, volta in un certo senso a ‘depotenziare’ certe proposte… I lettori più attenti avranno già indovinato dove voglio andare a parare, ma, MoVimento Cinque Stelle a parte, secondo me il problema si pone a priori. La mia sensazione, esulando per un attimo dai casi specifici, è che negli ultimi anni qualsiasi proposta che sia stata anche solo di poco ‘fuori’ da certi ‘canoni’, sia stata sbrigativamente, con tanta disonestà intellettuale e in perfetta malafede, bollata di populismo; si taglia la testa al toro, insomma: appena qualcuno si alza ed esclama che ‘il re è nudo’, lo si taccia di populismo per evitare di scendere nel merito delle questioni. Guarda caso poi, l’accusa di populismo viene sempre dalla stessa parte: mi perdonino i simpatizzanti e gli elettori del PD, ma è un dato di fatto che è proprio questo, assieme ai suoi predecessori, ad aver usato più spesso il termine ‘populismo’ per derubricare, fin troppo sbrigativamente, le proposte altrui; spesso, aggiungo e ribadisco, proprio per non scendere nel merito delle questioni e magari nascondere la propria mancanza di idee…

Negli ultimi vent’anni, dal PDS al PD, sono stati di volta in volta definiti populisti Berlusconi, la ‘sinistra radicale’, il MoVimento Cinque Stelle… come si vede, senza distinzioni, tra destra e sinistra… Secondo me col tempo si è confuso, ovviamente in modo voluto ‘popolare’ con ‘populismo’: col tempo, qualsiasi proposta che risultasse gradita al ‘popolo’ è stata bollata come ‘populista’. Eppure, ma il dovere dei partiti politici non dovrebbe proprio essere quello di proporre proposte che ‘facciano piacere’ al popolo?  Insomma, a questo punto dovremmo affermare che persino Obama sia ‘populista’ quando propone una riforma sanitaria assai costosa, rischiosa per le casse pubbliche, ma in fondo giusta perché offre garanzie a una parte della popolazione che ne è priva… poi è chiaro che dopo la proposta c’è la realizzazione concreta, è lì come si dice ‘casca l’asino’, si capisce se una parte politica è in grado o meno di dare seguito alle proprie proposte… e sotto questo profilo, negli ultimi vent’anni, non abbiamo visto grandi cose; guardiamo solo all’attuale Governo: sia PDL che PD avevano giurato e spergiurato che avrebbero portato a termine almeno due provvedimenti immediati: la legge elettorale e la riforma del finanziamento pubblico dei partiti; di nuova legge elettorale, nemmeno l’ombra; la riforma del finanziamento pubblico si sta rivelando un’autentica presa per i fondelli; mi pare quindi che, a prescindere dal ‘populismo’ o meno delle proposte, poi alla fine il punto sia la loro effettiva realizzazione: banalmente, è la democrazia.

Ma poi, mi chiedo: c’è veramente qualcosa di male, nel fare proposte populiste, ossia gradite al popolo? C’è veramente qualcosa di antidemocratico, in questo? O forse per essere lodati per la serietà delle proposte, basta presentare provvedimenti che siano innanzitutto graditi a organizzazioni internazionali non democraticamente elette (Banca Mondiale, FMI, Commissione Europea), o alle varie conventicole che prosperano in Italia? Qual è il senso della democrazia: farsi eleggere per far star meglio la generalità popolazione o per far star meglio solo alcuni? E ancora: ma le proposte serie e ‘rigorose’ portano veramente benefici? Prendiamo l’ultimo caso  (escluso Letta, ancora in carica): di ‘Governo serio e non populista’: Mario Monti è senz’altro l’ultimo a poter essere accusato di populismo, anzi tutto il contrario: per lui parlano i dati elettorali (a proposito: che fine ingloriosa, quella di Mario Monti e Scelta Civica); il Governo Monti ha approvato provvedimenti del tutto invisi al popolo, da esso accettati con fin troppa acquiescenza; i risultati? Deleteri, a partire da un aggravamento mostruoso della recessione, l’aumento della disoccupazione, il calo dei consumi, dei redditi e delle condizioni di vita della maggioranza della popolazione, l’ulteriore arricchimento della porzione già più benestante. Allora? Come la mettiamo? Se questi sono i risultati della ‘politica seria non populista’, ha senso chiedersi se quella realmente ‘populista’  – o ‘popolare’ – non sia migliore. Almeno i ‘populisti’ vanno al Governo in forza di una reale legittimazione democratica, non come Monti che al Governo ci è andato in forza delle pressioni di un Governo straniero (quello tedesco) e delle organizzazioni internazionali non elette da nessuno; poniamoci la domanda: è meglio abdicare alla democrazia pur di aver un Governo ‘serio e responsabile’, che poi peggiora, come si è visto, la situazione, o tenersi il ‘populismo’, ma prodotto da un processo autenticamente democratico?

Al di là della filosofia politica, la domanda di fondo resta: perché proposte autenticamente ‘popolari’ e gradite alla maggioranza della popolazione, vengono archiviate come ‘populismo’, a causa magari del fatto che la loro applicazione concreta darebbe fastidio a qualche consorteria, conventicola, gruppetto, che in Italia fa il bello e il cattivo tempo solo in forza della propria influenza sulla politica, fondamentalmente basata sui soldi? Dire ‘abbassiamo le tasse’ è populismo? Dire ‘mi dispiace, ma le tasse aumenteranno’ (come ad esempio pare avverrà nel Lazio e Roma) è ‘responsabile’. Proporre una visione alternativa, come fa il MoVimento Cinque Stelle (che poi alla fin fine alternativo lo è fino a un certo punto, visto che il 75 per cento del suo programma alle elezioni corrispondeva a quello di PDL, PD e Scelta Civica) è populista, mentre dire ‘restiamo come stiamo’, continuando con la politica di una tassazione abnorme, del finanziamento pubblico dei partiti e dei giornali, della legge elettorale che così com’è sta benissimo a tutti, e l’elenco potrebbe proseguire, invece è ‘serio e e responsabile’? Ancora: se Grillo dice ‘aboliamo il finannziamento pubblico’ è populista, se lo dicono Renzi o Brunetta ‘bene, bravi, bis’? C’è troppa confusione, in giro; troppa malafede e troppa disonestà intellettuale. Bollare qualsia proposta volta a modificare lo status quo come ‘populista’ è troppo facile e in fondo, offensivo nei confronti dell’intelligenza delle persone.

IN BARCA COL PD

Ieri sera alla Festa del PD in corso nel mio quartiere, ho assistito ad un incontro con Fabrizio Barca: per chi non lo sapesse, Barca, Ministro per la Coesione Territoriale nel Governo Monti; conclusa quell’esperienza, si è iscritto al PD (il padre di Barca fu tra l’altro un famoso partigiano comunista e in seguito senatore e direttore dell’unità), lanciando un suo documento programmatico volto a ‘rifondare’ il Partito, o quanto meno a riportare al centro della linea politica i temi sociali, oltre a volerlo riorganizzare complessivamente. Barca ha pubblicato il suo documento online (io non l’ho letto, ma lo si trova abbastanza facilmente), indirizzandolo soprattutto alla ‘base’, e in seguito si è impegnato in un lungo ‘tour’ per presentarlo in tutta Italia.

A dire la verità, sono venuto via dall’evento di ieri con molti dubbi in più rispetto alla (apparente) convinzione che Barca mi aveva trasmesso in certe sue apparizioni televisive: il problema è che da una parte ci sono le analisi e le proposte, dall’altra però ci sono le ‘intenzioni’. Ora: sulle analisi Barca è fortissimo (e ci mancherebbe pure, visto il suo curriculum di studi e professionale), specie quanto riflette sul modo in cui la dirigenza del PD, specie quella di matrice comunista, appare frettolosamente aver buttato via ‘il bambino con l’acqua sporca’ dopo l’89, senza portarsi dietro ciò che di buono era insito nella ‘scuola’ comunista; altrettanto efficace è la su disamina della più recente esperienza dei laburisti di Blair, che lui reputa fallimentare nei risultati, anche se per certi versi efficace sul fronte di certi ‘strumenti’… l’attacco al ‘blairismo’ è ovviamente una critica implicita a Renzi… Sulle proposte, beh, c’è molto di sensato: l’idea di un partito la cui dirigenza recepisca costantemente i suggerimenti della base e allo stesso tempo un partito che dialoghi costantemente con l’opinione pubblica: discorso non nuovo e se vogliamo sostanzialmente banale, non fosse per il fatto che il PD di tutto ciò se n’è sbattuto (e continua a sbattersene), concentrandosi sulla lotta per la leadership.

Fin qui, tutto più o meno bene; il problema nasce sulle ‘intenzioni’: la domanda di fondo da porsi è: “ma cosa vuole Barca?”. Ora: ieri Barca ha affermato, testuali parole, di voler ricoprire il ruolo di ‘quello che rompe le balle’, ovvero, di quello che spinge il partito a parlare di idee, e non di nomi. In secondo luogo, a domanda precisa, Barca ha accuratamente evitato di esprimere qualsiasi commento sui candidati alla guida del PD, ribadendo che lui vuole che si parli di ‘idee’ (specie quelle presenti nel suo documento) e non di nomi… a un’ulteriore domanda, sulla sua possibile candidatura, ha risposto, più o meno: “ma vi pare che io, arrivato nel PD da qualche mese, ho l’arroganza di chiederne la leadership”? Discorso che reggerebbe pure, ma allora, viene da porsi una domanda: perché mai un ex Ministro, appena approdato nel PD, dovrebbe darsi la pena di scrivere un ‘documento’ programmatico che sostanzialmente sa tanto di ‘principi organizzativi di una nuova segreteria’ e si dovrebbe ammazzare di fatica per girare su e giù per lo Stivale a presentarlo, in un’attività che lui stesso ieri sera ha definito ‘quasi da campagna elettorale’? Qualcosa non torna.  Certo, c’è da credere alla buona fede fino a prova contraria, ma mi sembra abbastanza improbabile che Fabrizio Barca si sia fatto un mazzo così durante questi mesi solo per poi starsene seduto buono buono durante il prossimo Congresso e alzarsi solo per snocciolare il suo discorso… un conto è credere alla buona fede, un conto è passare per stupidi: insomma, la politica la conosciamo tutti: nessun politico quando fa un’affermazione, intende mai esattamente quello che ha detto, anzi… e io mi chiedo perché Fabrizio Barca dovrebbe essere diverso.

La mia impressione è che lui effettivamente non si candiderà, ma che tutto questo giro gli serva per costruirsi un consenso all’interno del Partito, da usare magari quando qualcuno gli chiederà di candidarsi: un pò come fece Veltroni, che dopo aver giurato e spergiurato che mai avrebbe guidato il PD, al primo soffiare di brezza si presentò ‘abile ed arruolato’ a ricoprire la carica (per inciso: Veltroni in Africa ancora ci deve andare). In realtà il ‘materiale’ c’è: perché se è vero che attualmente la gran parte della dirigenza del PD si è ormai accodata a Renzi, per puro opportunismo, la base Renzi lo detesta: ieri era chiarissimo l’umore di una platea di elettori e militanti che pendeva dalle labbra di Barca (il quale conoscendo i suoi polli, sapeva benissimo quali corde toccare), sperando che annunciasse di essere l’anti Renzi. La base del PD, almeno quella di tradizione di sinistra, ‘dura  e pura’ (a proposito, ieri gli under 40 si contavano sulla punta delle dita, e gli Under 30 erano più o meno non pervenuti, del resto Barca ha quasi 60 anni), Renzi non lo vuole: uno degli spettatori, intervenuto per una domanda, ha affermato che Renzi gli fa lo stesso effetto di una colonscopia… 😉 Ho l’impressione che lo scollamento tra una base che chiede una cosa, e la dirigenza che se ne sbatte i co***oni nel PD stia continuando a peggiorare; ecco perché Barca secondo me potrebbe anche avere uno ‘spazio di manovra’, con un colpo di teatro che potrebbe togliere di mezzo tutti i ‘nani’ (con tutto il rispetto per Cuperlo, Civati e gli altri) che rischiano di essere spazzati via dal sindaco di Firenze, con una postilla: non per nulla detto che Renzi e Barca debba esserci per forza un conflitto, anzi: secondo me Barca potrebbe tranquillamente fare il Segretario (a lui al momento secondo me interessa quello), mentre Renzi lo vedo molto più adatto a fare in candidato Premier… ma questa, al momento è fantascienza: l’unica cosa certa è che è difficile, molto difficile, che in occasione del prossimo congresso del PD, dopo tutta la fatica di questi mesi, Barca si accomodi in platea, assistendo silente al trionfo di Renzi.

NAPOLITANO NON E’ IL MIO PRESIDENTE

Per carità, non metto in dubbio la regolarità dell’elezione, anche se è del tutto evidente che la situazione non è assolutamente normale, per quanto i media già in queste ore e nei prossimi giorni cercheranno di far pensare il contrario. Non parliamo poi de modo quanto meno ‘irrituale’ in cui si è arrivati a questo, con una sorta di ‘processione’ di leader andati da Napolitano col ‘cappello in mano’ a chiedergli la ‘grazia’ di farsi rieleggere… che poi a ben vedere, nella storia della Repubblica ci sono state elezioni durate molto di più in situazioni di molto più grave emergenza: Sandro Pertini venne eletto al sedicesimo scrutinio, a poche settimane dall’uccisione di Aldo Moro, dopo che il suo predecessore si era dimesso, travolto da accuse poi dimostratesi infondate. Una situazione nemmeno lontanamente paragonabile con questa, eppure si arrivò al sedicesimo scrutinio. La fretta con cui si è andati da Napolitano è quanto meno sospetta, specie pensando che le soluzioni in Parlamento non mancavano, e non mi riferisco solo a Rodotà: la Cancellieri ad esempio avrebbe ottenuto ottime possibilità… eppure si è deciso, in modo costituzionalmente ineccepibile, ma ribadisco del tutto estraneo a qualsiasi prassi e consuetudine, di chiedere un secondo mandato a Napolitano. Napolitano che, senza andare  a spulciare tutto il suo lavoro degli ultimi sette anni, sul quale a dispetto delle apparenze di queste ultime settimane, i pareri sono stati spesso discordi, accompagnati anche da polemiche virulente (scatenate non solo da Grillo: forse certe dichiarazioni di Berlusconi qualcuno se le  è dimenticate un pò troppo in fretta),  è stato l’artefice della nascita del Governo tecnico di Monti, accompagnata da squilli di tromba e grida di giubilo, salvo poi improvvisamente accorgersi, dopo un anno di sostegno prono e incondizionato da parte di tutti, che forse le sue ricette per ‘salvare l’Italia’ non erano così ‘eccezionali’: il paziente magari campa ancora, ma le sue condizioni non sono certo ‘soddisfacenti’… ecco, adesso mi chiedo: alla luce dei risultati ottenuti da un Governo estraneo alla politica, quali ‘brillanti soluzioni’ escogiterà Napolitano per dare vita ad un Governo che sarà eminentemente ‘politico’, sorretto nuovamente dagli stessi partiti che ci hanno portato dove siamo (nell’ultimo anno e nei precedenti) e nel quale essendo coinvolti a pieno titolo, cercheranno ognuno un giorno si e l’altro pure di tirare l’acqua al proprio mulino; già si fanno nomi, si ipotizzano spartizioni di poltrone (Amato, Letta, Alfano, Mauro, Monti), di fronte ai quali sinceramente non si può fare altro che mettersi le mani nei capelli. E io dovrei riconoscere Napolitano come mio rappresentante? Per carità, lo sarà pure a livello Nazionale, è tutto regolare e valido ai fini della Costituzione… A livello personale però, non chiedetemelo: io da Napolitano non mi sento per nulla rappresentato e perciò ribadisco: Napolitano sarà pure il ‘ Presidente di tutti gli italiani’… di tutti, eccetto me.

CHI SARA’ IL NUOVO PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA?

A una settimana dall’avvio dell’elezione del Presidente della Repubblica, tento di fare il punto della situazione; di nomi ne circolano tanti… pure troppi: vediamo di fare un pò d’ordine.

MONTI, ovvero: ‘dalle stelle alle stalle’ (o quasi, naturalmente con tutto il rispetto). A novembre la strada appariva chiara e ben delineata: Monti al Quirinale, uno dei suoi Ministri ‘tecnici’ (Passera o Riccardi i più gettonati) a capo di un Governo sostenuto da PD, PDL e centristi; poi, tutto all’aria: Berlusconi molla Monti, con questo privandosi dell’unica personalità del ‘mondo moderato’ che avesse una concreta possibilità di raggiungere la Presidenza; Monti dal canto suo per ripicca ‘scende in campo’, togliendo ai moderati voti preziosi e contribuendo all’attuale fase di stallo. Nonostante questo, Monti probabilmente resta ancora il Presidente più gradito ai ‘mercati’, alla Banca Mondiale, all’FMI, all’UE, alle agenzie di rating e alla Germania, che lo vedono ancora come il salvatore dell’Italia e dell’euro; difficile, molto difficile però che Berlusconi e Bersani cambino ancora una volta bandiera, appoggiando la sua elezione, e dando l’idea di un sistema politico italiano che piega ancora una volta la testa ai ‘desiderata’ di oltreconfine.

AMATO, D’ALEMA, VIOLANTE, ovvero: ‘quelli di sinistra graditi alla destra’ (e chiediamoci il perché…); ognuno a suo modo sarebbe un nome ‘plausibile’, ma per ognuno sembra difficile soprassedere a certi ‘difetti di base’: Amato è a tutti gli effetti un residuato della Prima Repubblica, D’Alema è sommamente antipatico a gran parte degli italiani, a cominciare proprio da quelli di sinistra, che non gli perdonano l’atteggiamento giudicato troppo ‘morbido’ nei confronti di Berlusconi, problema che condivide con Violante, che nonostante il passato in magistratura e nella commissione antimafia e la Presidenza della Camera, non sembra abbia il ‘phisique du role’ per arrivare al Quirinale.

MARINI, ovvero: ‘quello che in mancanza d’altro è perfetto per il ruolo’ (pure troppo); a ben vedere le caratteristiche per la Presidenza le ha tutte: una prima carriera nel mondo del lavoro (diventanto un leader sindacale di primo piano), poi il passaggio in politica, arrivando fino alla Presidenza del Senato. ‘Una vita da mediatore’, si potrebbe dire, parafrasando Ligabue: teoricamente è la migliore scelta possibile, se si vuole un Presidente ‘facilitatore’ che crei le condizioni per un Governo PD-PDL. Giocano a suo sfavore l’età (non so se gli italiani dopo Scalfaro, Ciampi e Napolitano gradirebbero un altro Presidente ottuagenario) e il fatto di essere finito sostanzialmente fuori dalla scena politica dopo le ultime elezioni, che gli darebbe l’aria di quello che, uscito dalla porta, viene fatto rientrare dalla finestra.

PRODI, ovvero: ‘il sogno del PD e di Bersani’: due esperienze di Governo e soprattutto un corposo cursus honorum all’estero, culminato con la Presidenza della Commissione Europea; ineccepibile sotto il profilo istituzionale, ha il suo punto debole nel suscitare giudizi opposti in Patria: Napolitano pur essendo un ex comunista, godeva del riconoscimento anche dalla parte opposta; Prodi è un nome che ancora oggi divide, soprattutto per la gestione del tasso di cambio euro – lira che in molti considerano una sconfitta e un cedimento nei confronti della Germania.

LETTA – BERLUSCONI I ‘sogni del PDL… e di Berlusconi’: detto che le possibilità che il Cavaliere diventi Presidente della Repubblica sono le stesse che ha la Roma di vincere lo scudetto, Letta resta ad oggi l’unico nome di una certa ‘serietà’ che può presentare il PDL; tuttavia Letta non è un politico di carriera, né un ‘tecnico’ di rango: è semplicemente un ex giornalista e direttore di giornale che poi per gran parte della sua vita è stato il principale consigliere politico di Berlusconi: basta questo per portarlo alla Presidenza della Repubblica?

RODOTA’ – ZAGREBELSKY sono i due nomi principali sui quali potrebbe esserci una convergenza PD – M5S come già avvenuto in occasione dell’elezione dei Presidenti delle Camere; condividono il fatto di essere giuristi di primo livello, e quello di essere stati sempre in prima linea nella denuncia dei ‘rischi di autoritarismo’ del Governo berlusconiano (a proposito, sottolineerei come proprio loro, visti come paladini della democrazia, siano i preferiti da parte di attivisti ed elettori del MoVimento Cinque Stelle, da altri accusato esplicitamente di essere una formazione di stampo fascista). Rodotà ha forse qualche possibilità in più, perché più conosciuto al grande pubblico e per aver tenuto negli anni un atteggiamento forse un filo meno militante.

BONINO, ovvero: ‘il jolly’, il nome sul quale potrebbero trovarsi d’accordo veramente tutti (e questo già la mette potenzialmente fuori gioco), se il principio fosse quello del ‘usiamo l’elezione del Presidente della Repubblica per lanciare un segnale di cambiamento all’elettorato’ . Donna e radicale, più volte Ministro, Emma Bonino unisce la popolarità trasversale in Italia (superiore a quella di Prodi) ad un ampio riconoscimento a livello internazionale, dove ha ricoperto incarichi sia all’UE che all’ONU. Emma Bonino al Quirinale sarebbe un sogno che appare troppo, troppo bello per poter diventare realtà e i sogni si sa svaniscono all’alba. Potrebbe avere possibilità concrete se non si limitasse a prendere voti sparsi, ma se divenisse la candidata ufficiale del M5S, o del PDL che potrebbe fare il suo nome per il solo gusto di mettere i bastoni tra le ruote a Prodi.

ALTRI: Di nomi ne sono stati fatti tanti: per il PDL, quelli di Pera o Martino, ma appaiono nomi buttati lì ‘tanto per’; qualche chance in più potrebbe avere Anna Finocchiaro per il PD (che potrebbe anche giocarsi le carte Veltroni o Bindi, dei quali, stranamente, negli ultimi tempi non si parla granché); bisognerà poi vedere cosa farà il MoVimento Cinque Stelle, presso il quale i nomi più gettonati sarebbero quelli di Rodotà, Zagrebelsky e Bonino, cui si aggiungo ipotesi più fantasione come quelle di Strada o Gabanelli; si sono fatti i nomi di De Rita, Presidente del Censis, o delle ex Ministre montiane
Severino e Cancellieri, di Onida, uno dei ‘dieci saggi’ di Napolitano; il mondo della cultura vedrebbe bene il professor Salvatore Settis, in un Paese che solo su cultura, scienza e ambiente può fondare la propria ripresa; sono stati ipotizzati i nomi degli attuali Presidenti delle Camere, Grasso e Boldrini.
Mi unisco anche io al gioco, buttando lì i nomi, da completa fantascienza, del Nobel Carlo Rubbia e dell’archeologo Andrea Carandini, per il discorso che l’Italia non può non ripartire da scienza o cultura.

Emma Bonino è indubbiamente il nome migliore, che unisce prestigio internazionale a una certa ‘popolarità’ tra gli italiani… i partiti per una volta potrebbero fare uno strappo alla regola e considerare anche gli umori che circolano fuori dal Palazzo, con un atto di ‘riconciliazione’ e diciamocelo anche di immagine; altrimenti ho l’impressione che la Presidenza se la giocheranno Prodi o Marini: il primo, se il PD forzerà la mano per non dare l’idea al proprio elettorato di ‘inciuciare’ col PDL; il secondo se, viceversa, lo stesso PD sceglierà, per quieto vivere non ‘fare tutto da solo’ e scegliere un Presidente che agisca da ‘facilitatore’ nei rapporti col PDL, anche se a ben vedere lo stesso ruolo di ‘pontiere-pompiere’ potrebbe essere coperto efficacemente anche da Emma Bonino.

PERCHE’ IN ITALIA IL VERO PROBLEMA SI CHIAMA PD

Io non ce l’ho col PD; è che mi piacerebbe tanto votarlo, ma poi c’è sempre qualcosa che mi convince che quella non sarebbe la scelta giusta da fare. Il punto è che il PD non è nemmeno un partito: nel PD da sempre di partiti ne convivono almeno due, talvolta la convivenza è pacifica, nelle fasi di crisi, questa diventa turbolenta, fino a diventare una vera e propria ‘guerra tra bande’. Il PD non è un partito: è un enorme, gigantesco equivoco: un equivoco creato dalla ‘magnifica coppia’ Prodi – Veltroni, che si figuravano un ‘partitone’ sul modello americano, una formazione che, conservando un’anima ‘sociale’ fosse in grado di accomunare la Sinistra – sinistra e quella che una volta era la sinistra democristiana. Prodi e Veltroni avevano detto: i primi tempi saranno difficili, ma poi vedrete… ecco, abbiamo visto; abbiamo visto un partito sostanzialmente privo di linee guida fisse, sempre ondeggiante di qua e di là, raramente capace di dire una parola definitiva su tutto. Perché? Perché l’Italia non è l’America e perché attraverso il PD si è creato un ircocervo incapace di decidere se affiliarsi a una delle due grandi ‘famiglie’ politiche europee, la socialdemocratica  e la popolare; tutti i problemi nascono da qui… Sarebbe stato molto più facile e diretto creare una formazione realmente di sinistra, raggruppando tutto coloro che in Italia si definivano ‘di sinistra’ e ci saremmo evitati tanti problemi: si è scelto altrimenti, e questi sono i risultati, a partire dal trovarsi di fronte  a un partito che, di fronte ai suoi principali competitor, PDL e MoVimento Cinque Stelle, appare incapace di definire in modo altrettanto chiaro e puntuale la  propria proposta. La cosa peggiore, è che in questi giorni il PD sta passando per l’ennesima volta dallo ‘scontro di idee’ a quello di ‘persone’: come ampiamente previsto, a quattro mesi dalle ‘primarie’, siamo di nuovo a Bersani vs Renzi, ma se allora quella era questione interna al PD, adesso coinvolge direttamente il destino dell’Italia: perché Bersani vuole mantenere la guida del PD, perché Berlusconi sa benissimo che se Renzi si candidasse alle elezioni, per lui sarebbero cavoli amari, e allora ecco che già si possono intuire manovre di avvicinamento tra Bersani e Berlusconi il cui unico obbiettivo è togliersi Renzi dai piedi, coinvolgendo nelle trattative l’elezione del Presidente della Repubblica e la formazione del nuovo Governo… e i problemi dell’Italia? Quelli vengono dopo, l’importante è togliersi dalle palle Renzi che si avvia a diventare il nuovo Nemico Pubblico Numero Uno: fino a qualche giorno fa, la palma del ‘supercriminale da fumetto’ era saldamente nelle mani di Beppe Grillo, adesso lo scettro sta passando man mano nelle mani di Renzi… e meno male, aggiungerei: sarà divertente vedere nelle prossime settimane, Renzi ricevere le stesse accuse di Grillo, inclusa quella di ‘essere un fascista’, che vedrete non mancherà…  Per anni ci è stato raccontato che il problema dell’Italia si chiamava Berlusconi: nulla però è stato fatto per risolverlo, quando al Governo sono andate le coalizioni di centro-sinistra; poi il problema è diventato il MoVimento Cinque Stelle: ora, il MoVimento Cinque sta facendo esattamente ciò che aveva promesso in campagna elettorale; io mi chiedo cosa pretendesse Bersani: che dopo mesi in cui si sono detti di tutto, dal ‘fascista’ al ‘Gargamella’, cinque minuti dopo elezioni si andasse a braccetto? Il MoVimento Cinque Stelle si è presentato fin dall’inizio come qualcosa di diverso  e come tale, coerentemente, si sta comportando. Il problema a ben vedere è tutto del PD, nel quale tra l’altro le voci in dissenso alla strategia di Bersani e più favorevoli al ‘dialogo’ col PDL non hanno mai del tutto taciuto e che oggi riprendono vigore. Problema peraltro confermato dallo spettacolo avvilente offerto dai candidati alle primarie per l’elezione del sindaco di Roma, in quello che ancora una volta è apparso come un regolamento di conti interno, in cui il governo della Capitale c’entra poco o nulla (ne parlo qualche post più sotto). La soluzione, per il bene non solo del PD, ma di tutta la politica italiana è che si ponga fine definitivamente all’equivoco: si separino, le due anime inconciliabili del PD: una vada  a creare una formazione di stampo realmente socialista assieme SEL e magari a qualche ‘pentito’ di Rivoluzione Civile; gli altri, vadano assieme a Monti e magari a qualche pezzo meno ‘fondamentalista’ del PDL  e creino un partito di stampo popolare… Almeno così al posto di un partito dominato dalle faide interne e incapace di dire parole definitive su qualsiasi cosa, ne avremo un paio con le idee più chiare… e magari così la gente tornerà a votare  e il MoVimento Cinque Stelle finirà di avere il vento in poppa. Altrimenti, tanti auguri, perché le cose non sono certo destinate a migliorare.

RESPONSABILITA’

Arieccoli, con ‘sta storia della ‘responsabilità’: vorrei capire  a che titolo PD e SEL pretendono ‘responsabilità’ da parte del MoVimento Cinque Stelle… ma loro quando l’avrebbero mai manifestata, questa presunta ‘responsabilità’? Quale sarebbe, la ‘responsabilità’, quella del PD che durante tutto il 2012 ha appoggiato le scelte del Governo Monti senza fare una piega? Quella di non aver preteso elezioni democratiche riducendo l’Italia – unico Paese al mondo – ad essere sostanzialmente commissariato da entità esterne, nessuna delle quali democraticamente eletta, che hanno praticamente deciso chi doveva fare il nuovo Governo? Per non parlare del fatto che il PD e i suoi predecessori in  Italia negli ultimi vent’anni hanno Governato più o meno quanto Berlusconi, e adesso fanno finta di essere appena sbarcati da Marte… la ‘responsabilità’, dove la mettiamo? E vorrei anche dire qualcosa riguardo a Niki Vendola: possibile che negli anni in cui è stato Presidente della Regione Puglia non si fosse accorto di come stava degenerando la situazione a Taranto, con l’inquinamento prodotto dall’ILVA? Come mai si è arrivati dove si è arrivati, dov’era la ‘responsabilità’? No, tanto per chiedere, perché non  è che si può salire su una cattedra ad ammonire gli altri sulla ‘responsabilità’ senza prima farsi un esamino di coscienza…

HABEMUS CAMERORUM PRESIDENTES

Beh, due ottime scelte, mi pare: certo Pietro Grasso l’avrei visto molto meglio come Ministro della Giustizia, l’impressione è che sia stato ‘sacrificato’ dal PD in una sorta di ‘test’ sulla tenuta del MoVimento 5 Stelle: proponiamo un nome ‘di peso’ e vediamo se ‘loro’ continuano a ‘negarsi’, insomma… e in effetti il test è riuscito; mi sembra abbastanza inesatto e discretamente disonesto, parlare di ‘spaccatura’, comunque. La realtà è che, come già aveva ampiamente fatto sapere, il MoVimento ha discusso, si sono sollevati pareri diversi, alla fine com’è giusto che sia si è lasciata libertà di scelta… Molto più democratico il MoVimento 5 Stelle che non il gruppo dei ‘montiani’, comunque, tutti ‘usi obbedir tacendo’ agli ordini ‘dall’alto’, venuti da un Monti ormai preda di delirio di onnipotenza che si crede di poter saltabeccare da una carica all’altra come se nulla fosse, del tutto incurante delle conseguenze (alla faccia della sua presunta ‘istituzionalità’). Il test è stato efficace, anche perché dimostra che comunque, in presenza di nomi ‘di livello’, è possibile trovare una convergenza tra PD e MoVimento: di certo, comunque, è pia illusione pensare che il MoVimento possa poggiare un Governo a guida Bersani. Ottima la scelta di Laura Boldrini, che ha tenuto un discorso intenso, emozionante, tutto politico e quasi del tutto privo dei consueti e grigi contorni istituzionali.  Vorrei chiudere con una notazione: sembrerà che io ce l’abbia col PD, però non posso fare a meno di osservare come per l’ennesima volta, quando si è trattato di conferire un incarico di ‘peso’, il Partito Democratico non sia riuscito a proporre ‘soluzioni interne’ dovendo ricorrere a ‘esterni’: se pensiamo che prima di mettere in campo il nome di Boldrini, il candidato più ‘autorevole’ alla Camera era stato quello di Franceschini, è tutto dire… Meglio le cose al Senato, dove si era fatto il nome, comunque valido, di Anna Finocchiaro, alla quale per i motivi di cui sopra è stato preferito Grasso, meno identificabile col partito…

FACCIAMO UN PO’ IL PUNTO

Il 15 si riuniscono le Camere; su chi verrà eletto, alle Presidenze dei due rami del Parlamento,  ancora buio completo. Possibile che ogni partito presenti un suo candidato, possibile che il PD voti magari i nomi presentati da PDL e MoVimento Cinque Stelle in un impeto di ‘ecumenismo’ e sperando di ottenere la gratitudine altrui, ma non è detto. Dopodiché Napolitano farà le consultazioni e, allo stato attuale delle cose, darà l’incarico a Bersani. Difficile, molto difficile, che il leader del PD ottenga la fiducia al Senato,  nonostante il programma disegnato in modo da incontrare i ‘desiderata’ del MoVimento, che ha già detto che non farà sconti, e comunque per quanto Bersani sia una degnissima persona, il MoVimento non potrà certo rimangiarsi tutto. A questo punto, Napolitano potrebbe dare l’incarico a qualcun altro; l’opzione se vogliamo più scontata potrebbe essere quella di scegliere il classico ‘tecnico’, in modo da far tornare in gioco il PDL e Monti e ricreare le condizioni dell’ultimo anno. I problemi in questo caso però sarebbero due: il PD avrebbe il problema di far ‘digerire’ la scelta al proprio elettorato (per quanto nello stesso partito vi sia una bella porzione dirigenti che gradirebbe molto rifare l’accordo col PDL, magari a patto che Berlusconi non abbia più alcuna voce in capitolo); il secondo è che, checché se ne dica, il risultato ‘politico’ delle ultime elezioni è che l’elettorato italiano ha mostrato di non gradire affatto ‘Governi tecnici graditi ai mercati e a Bruxelles”.  E allora? Allora Napolitano potrebbe dire al MoVimento Cinque Stelle: “avete voluto la bicicletta, adesso pedalate” e dare l’incarico a loro: d’altronde, bisogna ricordare una cosa: allo stato attuale, non è assolutamente detto che il MoVimento dia a Napolitano il nome di Grillo, o di Casaleggio; potrebbe benissimo estrarre un coniglio dal cilindro, e non ci sarebbe da stupirsi; addirittura potrebbe essere proprio il MoVimento a sparigliare, presentando fin da subito a Napolitano un nome di alto profilo, che assembli un Governo di tecnici, magari volti più all’equità che al rigore…

In tutti i casi, io credo che un Governo uscirà fuori, magari di breve durata, che non potrà fare  a meno di risolvere le questioni poste sul tavolo dal MoVimento Cinque Stelle, che ormai costituiscono la vera agenda dell’Italia: legge anticorruzione, legge sul conflitto d’interessi, abolizione totale (o quanto meno una drastica riduzione) del finanziamento pubblico ai partiti; provvedimenti che riducano il costo del lavoro per le imprese, introduzione di sostegni alle fasce più deboli della popolazione: la Banca d’Italia, non Grillo ha detto due terzi delle famiglie in Italia hanno problemi, a questo punto non è certo possibile aspettare una crescita che senza aumento dei consumi non arriverà mai; con l’aggiunta magari del rilancio delle ‘piccole opere’ per la tutela del territorio e di qualche provvedimento che costringa le banche ad allargare i cordoni della borsa; tutti punti presenti nel programma di Grillo, in varia misura fattibili, che nulla hanno di sovversivo o reazionario,  dittatoriale o liberticida.

Detto questo, una chiosa: nelle prossime settimane assisteremo a turbolenze sui mercati, innalzamento dei tassi d’interesse, attacchi speculativi; io credo che bisogni avere i nervi saldi ed essere ben coscienti che siamo l’Italia, tirare fuori una bella dose di orgoglio nazionale e smetterla di farsela sotto davanti ai ditini alzati dei rappresentanti dei ‘mercati’, ai sorrisini dei politici tedeschi, alle prime pagine dei giornali stranieri. Siamo l’Italia, che non dobbiamo farci mettere i piedi in testa da nessuno e sopratutto non dobbiamo e non possiamo permettere che entità come i mercati o le agenzie di rating, che di democratico non hanno nulla (altro che il MoVimento Cinque Stelle…) possano anche solo pensare di poter giudicare o addirittura influire sulla volontà popolare emersa dalle elezioni: e sia chiaro, questo prescinde dal risultato delle elezioni: la democrazia non può cedere il passo ad altro, punto e basta. Quindi stiamo tranquilli, evitiamo isterismi e nel caso alziamo la voce e magari prendiamo le necessarie contromisure…

IL DISCORSO DI BERSANI

…mi è sembrato inaspettatamente coraggioso e realista: a un certo punto sentendogli dire certe cose sono esploso e ho detto: “ma ‘ste cose non le poteva dì in campagna elettorale???”.  Adesso, io non so se sia più tattica o realistica presa d’atto della situazione: vero è che Bersani sembra escludere al momento l’ipotesi ‘Grande Coalizione’, preferendo piuttosto far immaginare un PD che cerca di avviare un discorso autonomo, con un programma che per molti versi cercherà di venire incontro – almeno in parte – a quanto sta scritto nel programma del MoVimento Cinque Stelle: forse Bersani pensa a una situazione in cui sui temi della moralità e dei costi della politica ottiene il voto del MoVimento e su altri temi, di respiro più ‘economico’ ed ‘europeo’ raccoglie i consensi dei montiani e di parte del PDL; sempre che non sia pura tattica, per cercare di ‘stanare’ il MoVimento e coglierlo in contropiede alla prima occasione…  Anche il riferimento all’Europa da ‘cambiare’ sembra un’apertura nei confronti del MoVimento… Boh, staremo a vedere, la situazione non è al momento facilissima, ma già quello che ha detto oggi Bersani sembra comunque la presa d’atto che col MoVimento bisogna comunque farci i conti…

IL TRIONFO

Trionfa, dunque il MoVimento Cinque Stelle, quello di Grillo, ‘bruttocattivofascista’ che però guarda caso prende più voti a sinistra che a destra, a dimostrazione che certa gente non c’ha capito niente, a cominciare dall’identificare il MoVimento col suo principale portavoce: quanti ‘geni’ in circolazione, complimenti…

Fini è politicamente morto; Casini in stato vegetativo permanente; Monti non ha ‘sfondato’: gli elettori non sono scemi, il cosiddetto ‘salvataggio’ dell’Italia è stato compiuto colpendo duramente chi con il disastro non c’entrava nulla… Non era certo colpa di pensionati, lavoratori, disoccupati, famiglie, se l’Italia a fine 2011 era ridotta com’era: nulla è stato fatto contro le banche che hanno giocato coi derivati come se fossero in una sala scommesse, nulla è stato fatto contro le stesse banche che davanti ai generosi aiuti della BCE non hanno allargato di un millimetro i cordoni della borsa per imprese e famiglie; nulla è stato fatto contro gli speculatori, i grandi evasori fiscali, gli accumulatori di patrimoni immobiliari: il sig. Monti e i suoi ‘amici’ hanno ‘sparato nel mucchio’, facendo pagare la crisi a chi non c’entrava nulla: ribadisco, gli italiani non sono cretini, e probabilmente per Monti ha votato solo quel 10 per cento che è rimasto immune dalle sue misure di austerità.

La banda di disastrati che pur di ottenere un seggio e continuare a campare alle spalle degli italiani dopo essere stati più volte in Parlamento e non aver concluso nulla, nascondendosi stavolta dietro la ‘figurina’ di Ingroia, è stata quasi del tutto ignorata; non meglio se l’è passata SEL, con un risultato modesto, venendo sconfitta anche nella Puglia del Governatore Vendola, a dimostrazione che la sua vittoria era stata solo il risultato della divisione del centrodestra.

Male la Lega, giustamente punita perché passata dal ritorno all’impeto dei primi tempi al ritorno in buon ordine assieme a Berlusconi; Berlusconi, il quale, detto tra noi, ha perso un vagonata di voti che la metà bastava; il fatto è che partiva praticamente da zero… E poi, per finire, il PD, che ancora una volta non c’ha capito un cavolo; a dicembre era lo scontato vincitore, poi errori su errori, a cominciare da una comunicazione incerta, un modo di porsi grigio, ma un’idea chiara: ma si può descrivere un programma di Governo, bofonchiando frasi come ‘un pò di lavoro’, ‘un pò di investimenti’, ‘un pò di quello, un pò di quell’altro’… Stavolta però la base e gli elettori hanno ben poco di cui lamentarsi, visto che Bersani se lo sono scelti loro… Il PD evita se non altro la beffa di venire sconfitto alla Camera.

Il MoVimento Cinque Stelle è il primo partito: non è solo protesta, non è populismo; è il votare gente nuova, normale, che parla un linguaggio comprensibile (anche se adesso sembra che esprimere pochi e chiari concetti sia ‘populismo’ e ‘demagogia’), gente normale, preparata, che ha studiato e lavorato, che non entra in Parlamento per ripararsi dai propri guai giudiziari o dopo aver ricoperto incarichi a ripetizione nei Governi locali. Il trionfo del MoVimento Cinque Stelle inchioderà probabilmente PD e PDL alle proprie responsabilità: sulla spinta dell’andamento negativo dei mercati, in tempi ragionevolmente brevi nascerà un Governo ‘politico’ alla cui guida ci sarà un ‘tecnico’ o forse un politico gradito a entrambi.  PDL e PD si troveranno nuovamente insieme, ma stavolta anziché nascondersi dietro a Monti, dovranno ‘maturare’ e prendersi le proprie responsabilità; verrà approvata una serie di provvedimenti,  a partire da una nuova legge elettorale; onde non perdere completamente la faccia, saranno probabilmente costretti ad approvare provvedimenti ‘spinti’ dal MoVimento Cinque Stelle, come la riduzione degli stipendi dei parlamentari e del finanziamento pubblico ai partiti, la legge anticorruzione  e (forse), quella sul conflitto d’interessi; forse sarebbe il caso di andare in Europa e lanciare una discussione seria su come riformare il meccanismo di istituzioni che hanno dimostrato ampiamente di non funzionare.

La questione fondamentale è però una: la probabile ‘Grande Coalizione’ deve mettersi in testa di usare il tempo (poco, 12 – 18 mesi) a disposizione per approvare leggi e provvedimenti ‘utili’ che non abbiano come unico scopo quello di depotenziare il MoVimento Cinque Stelle: se PDL e PD impiegassero i prossimi mesi a scervellarsi su come ‘ammazzare’ Grillo, ho l’impressione che al prossimo giro il MoVimento avrà il 40 per cento e passa di voti.

Credo che oggi sia un buon giorno per l’Italia: perché la vittoria di Grillo segna l’entrata di aria nuova in Parlamento, e perché questo risultato costringerà anche i partiti ‘tradizionali’ a rinnovarsi sul serio, anziché fare finta com’è successo fino ad ora, pensando che gli italiani siano sempre disposti a farsi prendere in giro; e se la borsa crolla e lo spread esplode, è anche il caso di cominciare a pensare che forse la democrazia è un pò più importante della finanza e della speculazione e non esiste che certi ‘poteri’ possano imporre i loro ‘desiderata’ a popoli che eleggono liberamente i loro Governanti: in quanto a sospensione delle libertà democratiche abbiamo già dato col Governo Monti: adesso basta.