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DISCHI: TOP 20 2018

La mia classifica, trai dishi recensiti nel blog.

 

1) GENOMA, “MOSTRI, PARANOIE E ALTRI ACCADIMENTI”

2) SNOWAPPLE,  “WEXICO”

3) PRISCILLA BEI, “FACCIAMO FINTA CHE SIA ANDATO TUTTO BENE”

4) MEGANOIDI, “DELIRIO EXPERIENCE”

5) SAVANA FUNK, “BRING IN THE NEW”

6) CAPABRO’,  “MUSICANORMALE”

7) MATERIANERA, “ABYSS”

8) ELLEN RIVER, “LOST SOULS”

9) QUADROSONAR, “FUGA SUL PIANETA ROSSO”

10) ARTURA, “DRONE”

11) MARTE, “METROPOLIS IN MY HEAD”

12) SAMUELE GHIDOTTI, “L’INFERNO DOPO LA DOMENICA”

13) FABRICA, “BAR SAYONARA”

14) MONOBJO, “DIANA’S MIRROR”

15) ARCANO 16, “XVI”

16) MARTYR LUCIFER, “GAZING ALL THE FLOCKS”

17) TRUEMANTIC, “TRUEMANTIC”

18) ROPSTEN, “EERIE”

19) ALEA AND THE SIT, “GENERATION”

20) ME, PÉK E BARBA, “VINCANTI”

 

MONOBJO, “DIANA’S MIRROR” (HELIOPOLIS)

La musica strumentale, nonostante una tradizione secolare che va dai classici alle colonne sonore, non sembra granché apprezzata in Italia attualmente, a parte qualche eccezione, piuttosto isolata.

Monobjo sulla musica ‘senza parole’ ha deciso di costruire la sua carriera, dopo gli esordi, parecchi anni fa, in più canonici gruppi di estrazione metal.

Sono passati quasi quattro anno dal precedente “The Magic Of Big Top” e Monobjo torna col suo lavoro probabilmente più ambizioso, che mescola le suggestioni infantili del lago di Nemi con le sue navi romane (autentici palazzi galleggianti) e i miti della zona ripresi da Frazer nel suo ‘Ramo d’oro’.

Viene così costruito un racconto, inserito nel libretto di accompagnamento del cd e che può essere quindi seguito lungo lo svolgersi del disco, dai contorni fantasy, che appare riprendere certe suggestioni dei ciclo arturiano, portandole a due passi da Roma e attingendo alle tradizioni locali e alla mitologia latina.

Le dodici composizioni presenti diventano così colonna sonora del racconto: il clima è, ovviamente, fiabesco, evanescente: domina il piano, cui si aggiungono archi ed effetti di sfondo. Le suggestioni sonore sono molteplici: ci sono, ovviamente la musica classica, con certi effetti ‘impressionisti’ e la musica da film; c’è una continua sensazione di sospensione, con accenni ambient; ci sono riferimenti alla musica medievale, con modi che, coi debiti distinguo, possono ricordare i Dead Can Dance.

Ogni disco ha una sua importanza per chi lo lo crea; per Monobjo “Diana’s Mirror” riveste un valore particolare, frutto di quattro anni di lavoro nella consapevolezza del proverbiale ‘nemo profeta in patria’, delle difficoltà di farsi ascoltare qui e della necessità di guardare oltreconfine, a un pubblico più aperto.

LA PLAYLIST DI NOVEMBRE

(Anche se ormai specificare il mese è un filo superfluo, visto che ‘ste playlist le pubblico un mese si e tre no…)

Gassman Blues Junkfood + Gabrielli

The Contorsionist    Monobjo

Closer         Godblesscomputers

I’m All Right     The Hangovers

Voglia                Scimmiasaki

L’ultima cena     Cesare Malfatti

The Abacist       Suz

How to erase a plot  Armaud

Art School     Peter Truffa

Across The Universe  Joseph Martone And The Travelling Souls

Uomo con la chitarra Limone

Il Taglia teste   Lebowki

Buco Nero         Teo Manzo

Malaga (un altro Margarita) Bosco

MONOBJO, “THE MAGIC OF THE BIG TOP” (AUTOPRODOTTO)

Monobjo è ovviamente uno pseudonimo, il più recente progetto di un musicista attivo da anni nelle retrovie della scena ‘indipendente’ capitolina, uno di quei casi in cui si riesce a continuare a fare musica restando lontani dai riflettori e dalla notorietà, per pura passione. Avrebbe potuto, forse, firmare col proprio nome; ha preferito invece, mantenere un alone di ‘sintomatico mistero’, per cui poco o nulla di biografico si può aggiungere.

“The Magic Of The Big Top” è una sorta di concept album ‘circense’ o meglio, ambientato in un Luna Park itinerante: ognuna delle nove tracce dedicata ad un’attrazione, tra contorsionisti, incantatori di serpenti, acrobati, elefanti, illusionisti e pagliacci.

Interamente strumentale, il disco finisce per essere una sorta di ideale colonna sonora, per un film che con un po’ di immaginazione si potrebbe porre a metà strada tra un kolossal come “Il più grande spettacolo del mondo” e un film maledetto come “Freaks” di Browning: esempi agli antipodi, ma ad ascoltare “The Magic Of The Big Top” si avverte la stessa distanza, tra brani ariosi, dall’afflato glorioso ed orchestrale, e momenti più ‘raccolti’, caratterizzati da atmosfere misteriose, sottilmente inquietanti…

Si passa così dalla luce dei riflettori che illumina acrobati e domatori, alla penombra delle tende degli illusionisti, degli incantatori di serpenti, dei contorsionisti, nelle quali aleggiano ombre di mistero, vaghe allusioni ai segreti inconfessabili celati dietro certe abilità…

Monobjo dà vita a tutto questo attraverso un’ampia gamma di soluzioni, per un lavoro da lui interamente assemblato, lavorando soprattutto con synth e tastiere, aggiungendo qua e là archi e fiati e percussioni. Il risultato, indubbiamente suggestivo, è forse un filo troppo ‘esteticamente perfetto’, se vogliamo a tratti un po’ ‘freddino’, ma ciò non incide più di tanto sugli esiti di un lavoro che soddisfa.