Posts Tagged ‘mitologia’

MONOBJO, “DIANA’S MIRROR” (HELIOPOLIS)

La musica strumentale, nonostante una tradizione secolare che va dai classici alle colonne sonore, non sembra granché apprezzata in Italia attualmente, a parte qualche eccezione, piuttosto isolata.

Monobjo sulla musica ‘senza parole’ ha deciso di costruire la sua carriera, dopo gli esordi, parecchi anni fa, in più canonici gruppi di estrazione metal.

Sono passati quasi quattro anno dal precedente “The Magic Of Big Top” e Monobjo torna col suo lavoro probabilmente più ambizioso, che mescola le suggestioni infantili del lago di Nemi con le sue navi romane (autentici palazzi galleggianti) e i miti della zona ripresi da Frazer nel suo ‘Ramo d’oro’.

Viene così costruito un racconto, inserito nel libretto di accompagnamento del cd e che può essere quindi seguito lungo lo svolgersi del disco, dai contorni fantasy, che appare riprendere certe suggestioni dei ciclo arturiano, portandole a due passi da Roma e attingendo alle tradizioni locali e alla mitologia latina.

Le dodici composizioni presenti diventano così colonna sonora del racconto: il clima è, ovviamente, fiabesco, evanescente: domina il piano, cui si aggiungono archi ed effetti di sfondo. Le suggestioni sonore sono molteplici: ci sono, ovviamente la musica classica, con certi effetti ‘impressionisti’ e la musica da film; c’è una continua sensazione di sospensione, con accenni ambient; ci sono riferimenti alla musica medievale, con modi che, coi debiti distinguo, possono ricordare i Dead Can Dance.

Ogni disco ha una sua importanza per chi lo lo crea; per Monobjo “Diana’s Mirror” riveste un valore particolare, frutto di quattro anni di lavoro nella consapevolezza del proverbiale ‘nemo profeta in patria’, delle difficoltà di farsi ascoltare qui e della necessità di guardare oltreconfine, a un pubblico più aperto.

MOSTRI

Creature fantastiche della paura e del mito

Roma,  Museo Nazionale Romano – Palazzo Massimo, fino al 1 Giugno

I mostri dell’antichità: quelli che hanno popolato la mitologia e le leggende greche e romane, arrivando fino ai giorni nostri; dal Minotauro all’Idra, passando per grifoni, sirene, arpie, creature boschive  e marine, la Sfinge, Chimera, Medusa, Pegaso…

Una ‘galleria’ nel vero senso della parola, quella allestita al pian terreno di Palazzo Massimo, una delle sedi del Museo Nazionale Romano: allestimento suggestivo e riuscitissimo, in una galleria quasi al buio, che si snoda quasi come un labirinto, in quello che alla fine è una sorta di ‘tunnel dell’orrore’ da parco giochi, in cui i ‘mostri’ che fanno capolino di volta in volta sono sculture, mosaici, fregi, oggetti vari a riprodurre le creature fantastiche del mito.

Il materiale è di varia provenienza, in buona parte greca (molte opere arrivano direttamente dalla Magna Grecia), ma non mancano esempi di arte romana ed etrusca; certo, nel succedersi delle opere fa capolino quella sottile sensazione di ‘ripetitività’, spesso inevitabile con le esposizioni di arte antica, ma in questo caso si può sottolineare come la peculiarità del tema e la grande efficacia dell’allestimento rendano “Mostri” senz’altro una delle esposizioni più originali degli ultimi anni, indicata, ovviamente anche al pubblico più giovane.

L’ingresso alla mostra consente inoltre di farsi un giro anche nelle altre sale del Museo: imprescindibile, sempre al piano terra, l’osservazione della celeberrima statua del ‘Pugile’, uno dei punti più alti della storia dell’arte, non solo antica.

 

METAMORPHOSIS

Miniserie di tre numeri

Testi e disegni di Giacomo  Bevilacqua

Aurea Editoriale

Luna è una giovane donna di Roma, blogger e scrittrice, un passato doloroso segnato dall’uccisione violenta e apparentemente immotivata della madre e del fratello qualche anno addietro, un trauma dal quale la ragazza cerca faticosamente di riprendersi seguendo sedute di analisi.

In parallelo al ‘mondo reale’, parte della sua vita si svolge in una dimensione onirica, da lei creata nei suoi sogni: un mondo arcaico, disegnato sul modello dei miti greci e abitato dai suoi cari perduti, cui lei è riuscita a dare una nuova esistenza, sia pure solo sul piano onirico… Un giorno però, l’efferato assassino che l’ha privata dei suoi affetti torna a irrompere nella sua vita, dando il via a una lunga scia di sangue che porterà Luna, aiutata da un poliziotto col quale ha vissuto una travagliata storia d’amore a scoprire la verità alla base di quei crimini, il suo legame con l’assassino, e la vera natura dei propri poteri, fino a un cataclismatico finale in cui i due mondi si toccano, in un classico scontro tra bene e male ambientato sullo sfondo degli scorci più famosi di Roma.

Giacomo Bevilacqua (romano, classe 1983) si è fatto conoscere al grande pubblico con la serie delle vignette A Panda Piace; con Metamorphosis l’autore compie un deciso salto in avanti, dedicandosi a un’opera narrativa compiuta,coadiuvato in un paio di sequenze dalla disegnatrice Sonia Aloi.
A costo di esagerare, “Metamorphosis” è la più bella sorpresa fumettistica degli ultimi tempi: un riuscito mix di generi e influenze, con una storia che comincia a cavallo tra il fantasy (vivaddio non quello ormai abusato di derivazione nordica, ma quello dei miti greci, molto più vicino a noi) e il crime-thriller che appartiene alla più consolidata tradizione italiana e che in seguito prende sviluppi inaspettati, sfociando addirittura nel supereroistico, tra accenni ai manga giapponesi e ambientazioni oniriche che non possono non portare alla memoria quel capolavoro che fu Sandman, in un mix di generi mescolati in maniera accorta ed efficace; l’ambientazione romana diventa poi un valore aggiunto che strizza l’occhio ai lettori capitolini, che finalmente vedono la città diventare teatro di un bello ‘scontro finale’ sulla pagina disegnata.
Vincente anche la caratterizzazione dei personaggi: dalla protagonista Luna, che compie un classico ‘viaggio di crescita’, essendo costretta a superare le proprie insicurezze e diventare consapevole dei propri poteri, al poliziotto Daniel (tratteggiato in un modo che ricorda vagamente l’ispettore Coliandro o certi poliziotti insofferenti alle regole dei serial americana), ai vari personaggi che si muovono come comprimari, in una storia in cui l’ironia trova un costante spazio per controbilanciare atmosfere che altrimenti si farebbero forse troppo ‘pesanti’.
Una ventata di freschezza per il fumetto italiano, troppo ancorato da un lato a modelli di ‘avventura bonelliana’, dall’altro alla tradizione autoriale, che finalmente riesce a confrontarsi con certe atmosfere ‘americane’ senza risultare una sbiadita scopiazzatura.
L’Aurea Editoriale (nata dalle ceneri della gloriosa Eura, che a tanti fumetti italiani e stranieri ha dato la possibilità di essere letti al pubblico italiano), vince la scommessa, portando nelle edicole una prodotto che altrimenti sarebbe probabilmente passato inosservato nelle librerie specializzate.
In edicola al momento è ancora possibile acquistare con una certa facilità il terzo numero e, se si è fortunati, il secondo, più difficile reperire il primo; on ogni caso, l’intera serie può essere acquistata senza troppe difficoltà attraverso Internet, o ordinata presso le librerie specializzate.

KAROLY KERENYI: GLI DEI E GLI EROI DELLA GRECIA

I miti greci: considerando che tutto – vabbè, non esageriamo – gran parte di ciò che ci riguarda, diciamo, è nato da lì, forse è il caso di tornarci, ogni tanto. Sarebbe forse troppo lungo, elencare quanto delle nostre vite quotidiane rimandi ai miti dell’antica Grecia; o quanto questi più o meno ci accompagnino, ritornano periodicamente, nel corso della vita, si tratti delle leggende eroiche che sentiamo narrare quando siamo ragazzini, o le tragedie greche che ci troviamo a studiare, o semplicemente a guardare a teatro in età più avanzata, senza contare l’innumerevole elenco di opere d’arte d’ispirazione mitologica che possiamo ammirare nei musei.
Ce lo dimentichiamo, qualche volta (anzi, spesso), ma tutta la nostra ‘cultura’ (o almeno una bella fetta) viene da lì.
Alcuni magari davanti a certi racconti sentiranno una lieve sensazione di ‘disagio’, derivante da ricordi non proprio edificanti di ore passate a tradurre versioni al Liceo Classico. Gli appassionati di narrativa supereroistica (e non solo) non potranno fare a meno di notare come le radici di certi ‘luoghi comuni’, di certi ‘moduli narrativi’ siano lì… Senza dimenticare la profonda umanità di certe storie, perché poi alla fine tutto si risolve in storie di corna, di dei che non riescono a placare la loro libido, di dispetti, ripicche, vendette e infanticidi.
Illustri filosofi e letterati potranno andare oltre ed elencare decine di ragioni per cui ogni tanto, i miti greci è bene rileggerseli. Karoly Kerényi all’argomento dedicò una vita: in effetti, questo volume, che raccoglie i due saggi più famosi, risale a inizio anni ’60 (Kerényi stesso è mancato nel 1973): una raccolta ‘filologica’ dei miti greci, da quelli della nascita dell’Universo, passando per la genealogia degli dei, arrivando alle gesta degli eroi.
Gli amori di Zeus, Poseidone, Ade; le gesta di Cadmo e Perseo, le fatiche di Eracle, Teseo e Giasone; le maledizioni di Edipo e di Agamennone. I prototipi di tante altre storie e avventure venute dopo, che ancora oggi possiamo ritrovare non appena mettiamo piede in un cinema, ambientate in una Grecia mitica e quasi soprannaturale, così lontana da quella di oggi. Vicende che si incrociano in continuazione, legami parentali che al confronto una qualsiasi opera impallidisce, il tutto in un affresco affascinante e avvincente. E, per inciso, magari a leggere queste storie, e a pensare che sono nate lì, forse si potrebbe anche ragionare sul fatto che non di può guardare solo il debito estero ‘economico’, ma pure quello ‘culturale’, è a ben vedere, la Grecia sotto questo profilo è ampiamente in credito nei confronti di tutto il mondo occidentale.