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NICOLAS J. RONCEA, “OLD TOYS” (I DISCHI DEL MINOLLO)

Più conosciuto – forse – come leader di Fuh e La Monade Stanca, Nicolas J. Roncea da qualche anno ha affiancato ai suoi progetti di gruppo anche una carriera solista: tuttavia, dopo un esordio (“News form Belgium”) interamente consacrato ad un’intima dimensione acustica, in “Old Toys” sembra piuttosto voler ritrovare lo ‘spirito di gruppo’, sebbene declinato in modo diverso rispetto a quanto accade nelle band con cui abitualmente lavora.

Affiancato da un manipolo di ospiti (tra gli altri, spiccano Luca Ferrari dei Verdena, Carmelo Pipitone e Mattia Boschi dei Marta sui Tubi, Gigi Giancursi dei Perturbazione e Ru Catania degli Africa Unite), Roncea confeziona dodici brani, all’insegna di atmosfere che in larga parte restano raccolte, riflessive (pur non disdegnando schegge rumorose e abrasioni varie), ma che sotto il profilo sonoro si arricchiscono sovente di effetti col risultato di una decisa profondità.

Un lavoro che così risulta sospeso tra indie e folk, improntato a una vena cantautorale, espressa attraverso una scrittura (in inglese) mai banale, spesso sospesa, all’insegna di pensieri talvolta quasi affastellate, riflessioni, soliloqui, dialoghi immaginati rivolti di volta in volta al proprio amore, agli amici, anche ai famigliari, in cui si aprono spazi ellittici, senza che mai tutto venga espresso fino in fondo, lasciando spazio all’allusione, al non detto.

Un lavoro che insomma rivela un autore maturo nelle idee e nella scrittura, che appare avere tanto da dire, anche al di fuori delle proprie band di riferimento.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY

LUCA GEMMA, “SUPERNATURALE” (NOVUNQUE)

Quarto lavoro da studio per l’ex Rossomaltese che per l’occasione raduna un manipolo di amici (Patrizia Laquidara, Mattia Boschi dei Marta Sui Tubi, l’ex Karma e Afterhours Andrea Viti tra gli altri).

Il titolo sintetizza efficacemente il filo conduttore degli undici brani presenti: ‘supernaturale’, attenzione, non come sinonimo di ‘soprannaturale’, ma proprio nel suo significato letterale, la ricerca di qualcosa di estremamente immediato, così privo di filtri e di quelle che con un filo di saccenza si potrebbero definire ‘sovrastrutture’ da apparire semplice, ai limiti del ‘naif’.

Affidandosi spesso alla rima baciata, il cantautore piemotese  lambisce episodicamente i temi dell’essere musicista, dell’industria della canzone e dell’osservazione della poco edificante realtà italiana; la gran parte dei pezzi di “Supernaturale” è però dedicata alla riflessione su sè e, soprattutto, dando ai pezzi una continua coloritura ‘ambientale’, richiamando costantemente il richiamo con la natura, sottolineato tra l’altro dalla copertina e dalla foto interna, che ritrae l’autore seduto su una panchina di legno, all’ombra di un albero, i piedi nuti a toccare il terreno erboso.

Disco semplice nelle forme ma ricco nei suoni, con archi e fiati che in alcune parentesi aggiungono le loro pennellate sonore a quelle più presenti di chitarre, tastiere (utilizzatissimo il moog) varie percussioni, a disegnare brani all’insegna di un pop elegante senza divenire troppo sofisticato, immediato ma non ammiccante. Predomina la dimensione acustica, ritmi lenti e dilatati, pur non mancando qualche frangenti di elettricità un tantino più ruvida, per un lavoro riconducibile certo alla classica tradizione cantautorale italica, ma che di tanto fa tornare alla memoria la leggera stagione del ‘beat’ tricolore. Un disco efficace, che potrebbe far storcere il naso a qualcuno nel sembrare così semplice, ma che fa di questa sua immediatezza, a tratti disarmante, la sua arma vincente.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY