Posts Tagged ‘Matilde Davoli’

TORAKIKI, “AVESOME” (SYMBIOTIC CUBE)

A un annetto di distanza dall’uscita dell’Ep Mondial Frigor, torna Torakiki (e, si, il nome deriva proprio dal gatto che faceva da comprimario nei fumetti e nei cartoni di Spank, per intenderci quello che qui da noi era doppiato con uno spiccato accento tedesco), creatura nata dalla collaborazione di Alessandro Rizzato, Giacomo Giunchedi e Kevin Perrino, coadiuvati in questo caso da Roberto Rettura (registrazione), Matilde Davoli (mastering) e Justin Bennett (mix).

Elettronica a cavallo tra sperimentalismo e capacità di coinvolgere e far muovere l’ascoltatore, tra ascendenze eighties (con qualche scoria post punk) e suggestioni contemporanee (vedi alla voce: Aphex Twin); rarefazioni ambient e ritmi dancefloor; il battito incessante del basso che dona calore e a tratti un pizzico di emotività a synth e tastiere che si muovono costantemente ai confini di territori algidi. Sette brani, trai quali si distinguono gli episodi in cui l’intervento vocale contribuisce in termini di struttura e colore emotivo, grazie alle suadenti interpretazioni di Ilaria Ippolito e Giulia Olivari.

I Torakiki superano abbastanza agevolmente la prova del primo lavoro sulla distanza medio – lunga (poco più di mezz’ora la durata complessiva del disco, il cui titolo è una storpiatura voluta dell’inglese Awesome, ‘meraviglioso’ che peraltro è anche il nome del gatto del tecnico del suono Justin Bennett, coi Torakiki sempre di gatti si finisce per parlare…), pur lasciando a tratti l’impressione di avere troppe idee e spunti a disposizione non sviluppati fino in fondo, in un lavoro che a tratti a pare un po’ ‘slegato’ tra un brano e l’altro; forse darsi più tempo su un disco di maggiore durata avrebbe maggiormente giovato alla causa.

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LUPRANO, “SOGNAVO SEMPRE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA PRESS)

Esordio solista per il cantante e chitarrista Ivan Luprano, non esattamente un novellino, sia dal punto di vista anagrafico (classe ’77), sia sotto il profilo artistico (un paio le esperienze pregresse all’attivo).

“Sognavo sempre”: il titolo lascia intuire una via di fuga, le difficoltà della vita reale che finiscono per indurre ad una scappatoia onirica… eppure, nonostante il titolo, gli undici brani presenti sono fermamente ancorati alla realtà, in un mix di storie di vita vissuta e considerazioni introspettive.

Si parla di fughe da gabbie esistenziali, anche portate alle estreme conseguenze, finendo per cadere nell’abisso della dipendenza; si parla di persone che cercano di riempire la propria esistenza con troppe attività, non riuscendone a portare avanti nessuna; di relazioni sentimentali complicate, che finiscono per realizzarsi solo attraverso il conflitto e di conversazioni attorno all’amore; di persone che tirano le somme della propria vita, di consapevolezza e solitudine…

Un disco che nelle parole dello stesso autore parla della difficoltà delle persone sensibili di vivere nel mondo attuale; da quella sensibilità deriva non solo la vulnerabilità nei rapporti personali, ma anche la consapevolezza di quanti dei ‘massimi sistemi’ proposti dalla società siano in fondo caratterizzati da un vuoto. Il sogno, forse, finisce per costituire l’unico ‘centro di gravità permanente’ per chi in questo mondo si sente fuori posto…

Luprano declina le proprie idee attraverso un cantautorato folk attraversato da frequenti venature abrasive, memori di certo indie anni ’90 (si sente a tratti, molto in lontananza, l’eco dei Dinosaur Jr.), conditi con una certa dose di rumorismo shoegaze e spezie dreampop.

“Sogavo sempre” appare il classico nuovo inizio di un autore che avvia la propria carriera solista, pur se – grazie alla partecipazione di un manipolo di collaboratori (si ricordano Matilde Davoli degli Studiodavoli e la giovane e promettente Lucia Manca) – si ha spesso l’impressione di trovarsi al lavoro di una band… Qualche incertezza e qualche passaggio a vuoto sono prevedibili, in quello che appare come un disco di transizione verso la definitiva maturità stilistica ed artistica.