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DISCHI: TOP 20 2018

La mia classifica, trai dishi recensiti nel blog.

 

1) GENOMA, “MOSTRI, PARANOIE E ALTRI ACCADIMENTI”

2) SNOWAPPLE,  “WEXICO”

3) PRISCILLA BEI, “FACCIAMO FINTA CHE SIA ANDATO TUTTO BENE”

4) MEGANOIDI, “DELIRIO EXPERIENCE”

5) SAVANA FUNK, “BRING IN THE NEW”

6) CAPABRO’,  “MUSICANORMALE”

7) MATERIANERA, “ABYSS”

8) ELLEN RIVER, “LOST SOULS”

9) QUADROSONAR, “FUGA SUL PIANETA ROSSO”

10) ARTURA, “DRONE”

11) MARTE, “METROPOLIS IN MY HEAD”

12) SAMUELE GHIDOTTI, “L’INFERNO DOPO LA DOMENICA”

13) FABRICA, “BAR SAYONARA”

14) MONOBJO, “DIANA’S MIRROR”

15) ARCANO 16, “XVI”

16) MARTYR LUCIFER, “GAZING ALL THE FLOCKS”

17) TRUEMANTIC, “TRUEMANTIC”

18) ROPSTEN, “EERIE”

19) ALEA AND THE SIT, “GENERATION”

20) ME, PÉK E BARBA, “VINCANTI”

 

PLAYILIST 4/18

Utima selezione dell’anno di brani estratti dai dischi recensiti sul blog.

Darbon           Lou Seriol

Migliorerà     Arcano 16

Incomprensioni     Nasti

Week-End       Someday

Venirne fuori         Mildred

Eva                   Nosexfor

The Wait         Alea And The Sit

You won’t go          Marte

MARTE, “METROPOLIS IN MY HEAD” (LIBELLULA MUSIC)

Le metropoli del titolo è New York, città dove Marte, al secolo Martina Saladino, genovese classe ’95, ha trascorso una vacanza – studio qualche anno fa; esperienza formativa, che ha detta della stessa autrice sembra aver trovato una sorta di ‘affinità elettiva’, di corrispondenza tra l’atmosfera della città e I propri ‘tumulti’ interiori.

Prendendo le mosse da qui la storia di “Metropolis in my head” prende le mosse da qui, snodandosi nel corso di una lunga gestazione, con pause, ripensamenti e ripartenze da zero; in mezzo, un’ulteriore esperienza fatta di viaggi ed esibizioni all’estero – dall’Irlanda alla Germania, fino a trovare, grazie alla collaborazione Fulvio Masini, la definitiva dimensione sonora da dare al disco.

Nove brani, all’insegna di un rock dalle tinte accese, a tratti quasi sofferte, con parentesi più delicati; suoni a tratti ruvidi, scabri, a ricordare, abbastanza prevedibilmente, certe cantanti d’oltreoceano, dalla ‘indie’ e dolente Cat Power, alla più rocker e ‘aggressiva’ Alani Morissette, ma quello delle assonanze è un gioco, che non riduce l’impatto di un’impronta stilistica discretamente delineata. LiL’interpretazione di Marte coinvolge, per impatto emotivo e grinta; i suoni avvolgono.

Un esordio che convince.

WARREN ELLIS – COLLEEN DORAN: ORBITER

In un futuro prossimo ma indefinito, l’esplorazione umana del cosmo è stata messa da parte dopo un ultimo, drammatico incidente, occorso allo shuttle Venture, scomparso nel nulla mentre si trovava in orbita attorno alla Terra. L’esplorazione spaziale è stata lasciata a sonde e robot, il Kennedy Space Center, sede della struttura per il lancio degli Shuttle giace in stato di abbandono, diventato un’enorme baraccopoli che ospita un mare di diseredati.
Un giorno, improvvisamente com’era scomparsa dieci anni prima, la Venture torna a casa, seminando morte e distruzione tra le tende che coprono il centro spaziale di Orlando. Lo Shuttle è un groviglio di enigmi: apparentemente intatto dopo dieci anni passati ‘chissà dove’, rivestito (fuori e dentro), di una strana guaina organica, riporta indizi di un viaggio inconcepibile: per dirne una, su di essa vi sono tracce di sabbia marziana, quando per uno Shuttle sarebbe impossibile anche solo arrivare fino a Marte, figurarsi atterrarvi e ripartire. Chiave dei segreti, il comandante e pilota (unico superstite di un equipaggio di sette persone) privo di qualsiasi segno di una permanenza di dieci anni nello spazio, ma apparentemente molto provato su quello psicologico.
Della risoluzione dei misteri che avvolgono la vicenda del Venture vengono incaricati un’ex astronauta, un ingegnere esperto di propulsione spaziale e una psicologa che in passato si era occupata di seguire gli astronauti al loro ritorno dallo spazio…
Uscito nei primi anni 2000, “Orbiter” viene finalmente pubblicato in italia, grazie alle Edizioni RW. Per una tragica coincidenza, mentre Warren Ellis (solo omonimo del musicista australiano) vi stava lavorando, assieme alla disegnatrice Colleen Doran, nel febbraio 2003 avvenne il disastro dello Space Shuttle Columbia.
“Orbiter”, inizialmente il tributo di Ellis (tra gli autori che hanno contribuito dagli anni ’90 – 2000 in poi a svecchiare il fumetto supereroistico, proseguendo l’opera di autori come Alan Moore o Frank Miller) alla sua passione per lo spazio, si è così trasformato in un omaggio alle vittime di quell’incidente e in un atto di amore nei confronti dell’esplorazione del cosmo.
Per un’altra serie di strane coincidenze, la pubblicazione italiana di “Orbiter” avviene a pochi mesi dalle morti di Ray Bradbury, uno che a fantasticare sui viaggi su altri pianeti ci ha passato una vita e di Neil Armstrong, il primo uomo ad aver messo piede su un corpo celeste extraterrestre; nello stesso anno in cui l’uomo ha mandato un ‘fuoristrada’ a gironzolare su Marte…
Con “Orbiter”, Ellis (coadiuvato ai disegni da una Colleen Doran più che mai ispirata, capace di giostrare tra l’essenziale e il particolareggiato a seconda dei casi) ci dice che potremo mandare in giro qualsivoglia veicolo, sonda o satellite, ma la realtà è che nello spazio ci dovremo andare noi, e su Marte prima o poi dovremo metterci piede, altrimenti negheremmo la nostra stessa natura, quella che centinaia di migliaia di anni fa ci ha spinto ad abbandonare l’Africa per andare a vedere cosa ci fosse fuori, e che ci ha portato solo pochi decenni fa ad atterrare su quella stessa Luna che fin dalla notte dei tempi ha illuminato le nostre notti: non possiamo certo accontentarci di fare su e giù con la stazione spaziale che diciamocelo, è appena fuori l’uscio di casa.
Un messaggio che se già aveva valore quasi dieci anni fa, all’uscita dell’originale, come un’esortazione a non arrendersi davanti alle tragedie che la scoperta del mondo che ci circonda inevitabilmente comporterà; un messaggio ancora più valido oggi, quando il progresso tecnologico sembra avere indotto una certa qual indolenza, nella sicurezza di poter guardarsi le riprese di Marte a milioni di chilometri di distanza, comodamente seduti davanti a uno schermo.
Una lettura intensa e appassionante, tra le migliori uscite dell’anno in fatto di ‘narrativa disegnata’.