Posts Tagged ‘Mardi Gras’

LA PLAYLIST DI APRILE

Zenigata       Tubax

Eri piccola così  Bugo

Painlover      Mardi Gras

Camilla          Vallone

Betoniera      Simone Mi Odia

Divano revolution  Bifolchi

Trashy Like TV   Laila France

Ravenhead        Fallen

Wonder Tortilla  Mamavegas

Il volo          Africa Unite

MARDI GRAS, “PLAYGROUND” (AEREOSTELLA)

Al terzo disco sulla lunga distanza, i romani Mardi Gras consolidano la propria esperienza e fissano la propria impronta stilistica: un rock dalla forte impronta chitarristica, frutto dell’apprendimento della lezione dei maestri d’oltreoceano, ma che non dimentica del tutto le radici del folk irlandese, primo punto di riferimento, qui rappresentate dalla collaborazione con Mundy, uno dei songwriter di punta dell’attuale scena dell’Isola di Smeraldo.

Il ‘campo da gioco’ dei Mardi Gras è corposo: 14 brani (cantati in inglese) per oltre un’ora di durata, trainati dall’interpretazione vocale di Claudia Loddo e dalle corpose chitarre di Simone Sammarone (elettrica) Fabrizio Fontanelli (acustica), a cavallo tra hard rock, AOR, ispirazioni country e qualche suggestione ‘metallara’.

A dispetto del titolo, il sestetto capitolino confeziona un lavoro sui cui è posato un alone di tristezza e di rimpianto: il tema ricorrente è quello dell’amore infelice, perché finito male o finito e basta, perché in una fase burrascosa, perché lontano o perché caduto in oscuro abisso di violenza.

Ci si guarda dentro, cercando di tracciare i contorni della propria identità; ci si guarda intorno, giunti a un punto cruciale della propria esistenza; ci si guarda alle spalle, quando coscienti di essere giunti al termine della propria vicenda terrena, buttando uno sguardo sul percorso compiuto.

Dr.Jekyll e Mr Hyde, John Fante, i Vangeli tradotti dai monaci irlandesi, allusioni a Foscolo e citazioni dei “Superamici” degli anni ’80, all’insegna del classico immaginario che mescola cultura ‘alta’ e ‘popular’, sacro e profano, inserendo con ‘Are we ready for the sun’, una parentesi di sensibilità ecologista.

Un piatto ottimo e abbondante, si potrebbe dire, anche se alla lunga il ricorso alla classica forma della ‘ballad’, per quanto corroborata da momenti di più spiccata personalità, appare un po’ troppo insistito: tirando le somme i momenti migliori finiscono per essere quelli che più si distanziano dal mood dominante del disco: l’escursione ‘metallica’ di ‘Painlover’ e il trascinante groove funk di “Superfriends’.

Nonostante qualche calo di tensione, comprensibile in oltre una dozzina di brani, “Playground” ci dà la conferma di un gruppo in salute, tra le proposte più interessanti del panorama rock capitolino.

MARDI GRAS, AMONG THE STREAMS (ROUTE 61)

Un assaggio delle loro capacità, i Mardi Gras lo avevano dato con la loro versione di Land of hope and dreams, inserita nel disco – tributo a Bruce Springsteen, pubblicato dalla Route 61 qualche tempo fa.

Per la band romana arriva oggi il momento del disco d’esordio: una prima prova diversa da tante altre, perché frutto del lavoro di musicisti ormai maturi, nello stile e nelle idee, le cui variegate esperienze trovano in “Among the streams” una sorta di sintesi.

Dieci brani all’insegna di un rock che non necessita di tante definizioni: un mix di sonorità spesso e volentieri calde e solari, cui si alternano momenti di maggiore raccoglimento: un’elettricità mai aggressiva né prepotente alternata alla rilassatezza della dimensione acustica.

Impressioni liriche e ballate sentimentali, soliloqui e storie ‘nere’ (Scarecrow in the night è forse il pezzo più riuscito del lotto) si alternano nel corso di un lavoro nel quale sono tanti i punti di riferimento individuabili: dal rock americano più (ritroviamo qui la cover di Land of hope and dreams), anche con qualche ‘sfioramento AOR’, a suggestioni irlandesi, portato delle origini della cantante Claudia McDowell e della partecipazione in un brano di Liam O’Maonlai (che qualcuno ricorderà negli Hothouse Flwers), fino all’hard rock anni ’70, un pizzico di soul e un divertito episodio a cavallo tra country e folk irlandese.

Il tutto all’insegna di suoni resi ancora più pieni e avvolgenti dal frequente ricorso al piano.

L’insieme convince, soprattutto per l’aria che si respira in tutto il disco, nel corso del quale il gruppo sembra assolutamente rilassato, padrone dei propri mezzi e (complice l’esperienza), per niente ansioso di proporsi come chissà quale ‘fenomeno’, o ‘fulmine di guerra’ o ‘mostro di bravura’.

Certo, qua e là si avverte magari l’impressione che si sia data qualche attenzione di troppo a smussare gli angoli per un verso e a non apparire troppo ‘oscuri’ dall’altro, mantenendosi sempre su toni ‘concilianti’ e tonalità mai troppo cupe, ma nell’insieme “Among the streams” resta un esperienza estremamente gradevole.

LOSINGTODAY