Posts Tagged ‘maratona’

CAMPIONATI MONDIALI DI ATLETICA: BILANCIO ITALIANO

…che poi per certi versi uno sarebbe tentato di dire: lasciamo perdere, e invece… invece ci ritroviamo qui a fare sempre le stesse considerazioni… riflettevo qualche attimo fa che il fatto che io alla fine non sia poi manco tanto insoddisfatto denota una certa assuefazione allo stato, decisamente poco salutare, dell’atletica italiana. I Mondiali di Mosca si sono conclusi con la  ‘solita’ medaglia che quanto meno non ci fa tornare a casa a mani vuote, e meno male che il secondo posto di Valeria Straneo nella Maratona era anche poco pronosticato, ci ha regalato una bella gioia… Il punto è che ‘il resto del mondo’ va avanti, mentre l’Italia sembra non riuscire a trovare una sua ‘strada’: certo, non tutto è da buttare: Elisa Rigaudo ha ottenuto l’ennesimo ottimo piazzamento, a salvare il settore marcia, alle prese con la inevitabile transizione del ‘dopo Alex Schwazer’; i velocisti – specie in staffetta – hanno fatto vedere qualcosa di nuovo, il punto è che nelle gare veloci davvero gareggia tutto il mondo e riuscire a competere ad alti livelli non è facile; discorso diverso per i salti: c’era la grande attesa per il triplo, ma qualcosa non ha funzionato se  Donato e  Di Gregorio, entrambi atleti in grado di gareggiare per le medaglie, non sono riusciti ad andare in finale, per scarsa condizione od infortuni improvvisi; il terzo, Schembri, ha discretamente ben figurato arrivando ottavo in finale. Alessia Trost nell’altro è una grande promessa, ma non si poteva certo chiedere a lei di ‘salvare la baracca’ alla prima manifestazione importante; così come nulla c’era da pretendere dal martellista Vizzoni, che a quasi 40 anni ha onorato la sua ennesima partecipazione accedendo alla finale. Il resto, poco o nulla: le prove multiple in Italia sembra che manco si sappia cosa siano; i lanci, non pervenuti; il mezzofondo sembra una tradizione sempre più lontana nel tempo, nei 10.000 e nei 5.000 ci limitiamo a qualche comparsata.  Il problema è che abbiamo accumulato un ritardo enorme, e colmarlo è molto complicato: se si guarda il medagliere di Mosca, ci si accorge che non è più come una volta, non ci sono più Stati Uniti e Russia: c’è ovviamente la Giamaica, di Bolt e non solo, ci sono il Kenia, l’Etiopia, la solita Germania, ma anche la Gran Bretagna, che grazie alle Olimpiadi si è ‘riorganizzata’, e poi il mare degli ‘altri’… ecco, l’Italia dovrebbe almeno cercare di distaccarsi da questi ‘altri’: nessuno chiede medaglie a raffica, ma di cercare di arrivare a quelle tre, quattro, cinque medaglie che possano farci dire di non essere una Nazione di retroguardia nell’atletica mondiale, come al momento, bisogna ammettere, siamo. Soprattutto, riuscire a portare almeno un nostro atleta ad essere ‘il migliore del mondo’, cosa che non succede dalla vittoria di Gibilisco nel salto con l’asta, ormai dieci anni fa. L’impresa è molto complicata, ma non impossibile: c’è da lavorare, c’è da curare quei pochi talenti che abbiamo e cercare di rilanciare le discipline ‘storiche’ (marcia e maratona in primis) così da  poter ottenere qualche soddisfazione in più. L’anno prossimo ci saranno gli Europei, vedremo se almeno gareggiando solo coi ‘concorrenti continentali’ riusciremo a toglierci qualche soddisfazione in più…

GRAZIE

Ad Agnese Allegrini (Badminton), Mihai Bobocica e Wenling Tan – Monfardini (Tennistavolo) e a tutti i ragazzi e le ragazze  solo brevemente comparsi alle Olimpiadi di Londra, rappresentando l’Italia che, tanto lontana dai riflettori, resta sconosciuta ai più, non riuscendo a godere nemmeno della breve e fulgida ribalta offerta da una medaglia olimpica.

A tutti gli atleti che sono scesi nelle strade e nei palazzetti, nelle piscine, sulle piste e sulle pedane a rappresentarci, e che magari sono partiti da Londra prima del previsto, delusi per una prestazione non all’altezza delle aspettative.

A Vanessa Ferrari, Tania Cagnotto, le ragazze della Ritmica,  Roberto Cammarelle e Alberto Busnari, vittime delle logiche, spesso incomprensibili, delle giurie.

Alle squadre nazionali maschili di Pallavolo e Pallanuoto che ci hanno provato, ma che si sono trovate di fronte delle squadre più forti.

Ai maratoneti, ai triathleti e a tutti quelli che, pur rimanendo lontani dal podio, hanno comunque raggiunto dei buoni risultati, per loro e per noi.

A tutti quelli che ci hanno regalato la gioia di una medaglia.

A Luca Tesconi, che nel primo giorno di Olimpiadi ha subito tolto il numero ‘0’ dal medagliere.

A Mauro Nespoli, Marco Galiazzo, Michele Frangilli, che vincendo il primo oro mi hanno permesso subito di mettere il tricolore in terrazzo.

A Elisa Di Francisca, Arianna Errigo e Valentina Vezzali che ci hanno dato il brivido di vedere tre tricolori italiani issati nello stesso momento in una gara olimpica.

A Niccolò Campriani, che dopo un argento è andato in tv con tutta la serenità di questo mondo, dicendo: quello che ha vinto era più forte; allo stesso Niccolò, che qualche giorno dopo ha dimostrato di essere lui, il più forte.

A Jessica Rossi, che mi ha fatto vivere una delle emozioni più intense di queste Olimpiadi, con una vittoria epica e un record da delirio.

A Daniele Molmenti, che è venuto giù come un fulmine tra le rapide di quel torrente in piena, facendomi chiedere: ma come cavolo fa?

A Carlo Molfetta, che ci ha regalato l’ultimo oro di queste Olimpiadi e che assieme a Mauro Sarmiento ci ha mostrato come l’espressione ‘prendere la gente’ a calci in faccia possa essere il sinonimo di qualcosa di sportivo e positivo e non solo del disprezzo per il prossimo cui troppo spesso ci troviamo di fronte in Italia.

A Josefa Idem, che ci ha mostrato come avendo per rispetto per il proprio fisico a 48 anni si possano ancora raggiungere risultati eccezionali.

Alle ragazze della ritmica, che mi hanno tenuto col fiato sospeso (io col fiato sospeso per la ritmica, da non credere…).

A Marta Menegatti,  Greta Cicolari, Paolo Nicolai e Daniele Lupo, che ci hanno fatto scoprire che tutte le spiagge che abbiamo in Italia non servono solo  a starsene sbracati al sole.

A Martina Grimaldi che, almeno lei, ha dimostrato che gli italiani sanno ancora nuotare.

A Fabrizio Donato che, almeno lui, ha mostrato che gli italiani in fatto di atletica leggera sanno ancora combinare qualcosa.

A Marco Aurelio Fontana, che ha vinto una medaglia anche senza sellino.

Ai radiocronisti di RadioUno, che ci hanno fatto vivere l’Olimpiade con quell’intensità della quale la tv pubblica non è stata capace.

A tutti voi, che ci avete rappresentato e ci avete resi orgogliosi, per aver vinto o semplicemente per essere riusciti ad arrivare a Londra, una promessa: cercheremo di continuare a seguirvi, nei trafiletti di un giornale o tra le pieghe della programmazione televisiva, sperando di rivedervi tra quattro anni, a Rio De Janeiro.