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GASPARAZZO, OBBIETTIVO SENSIBILE (AUTONOMIX / VENUS)

Terzo lavoro da studio per gli emiliani Gasparazzo (nati nel 2003, una fugace notorietà datagli dal passaggio di Siesta, tratto dal loro disco d’esordio, nella trasmissione di Radio2 Caterpillar): da studio, ma con un’attitudine spiccatamente ‘live’, visto che la band l’ha registrato in presa diretta, in parte lasciando spazio all’improvvisazione, o decidendo sul momento quali accorgimenti usare, utilizzando come location una fabbrica abbandonata.

Un dettaglio, quest’ultimo, che potrebbe far pensare a un disco in un certo senso plumbeo, claustrofobico: e invece, “Obbiettivo sensibile” è un disco più che mai ‘solare’, che risente delle molteplici influenze della band che si muove tra tradizionali sonorità del rock italiano ‘mainstream’ (potrebbero per certi versi venire in mente i Negrita), il funk, spore jazz, qualche abrasione vagamente indie, accenni punk e spezie etniche: mediterranee, ma soprattutto africane, complice il consolidato rapporto del gruppo con la Costa d’Avorio.

Il risultato è un disco sicuramente variegato, in cui una scrittura più che discreta varia tra la critica al vizio sempre più radicato al gioco d’azzardo, al tratteggio di figure storiche:  la fotografa Tina Modotti, il poco conosciuto Dietrich Bonhoeffer, esempio di resistenza tedesca al nazismo, le Madri di Plaza De Mayo ; da brani dedicati ai paesaggi o alla fatica del lavoro dei campi al racconto di episodi di vita vissuta (la title track è dedicata a un’esibizione estemporanea alla Stazione Termini conclusasi con l’intervento della polizia), senza tralasciare momenti di introspezione, (nella classica forma della ballata) e trovando il tempo di inserire anche una cover, quella di “Tornerai”, ‘hit’ degli anni ’30.

Pur nell’indubbia gradevolezza dei suoni, “Obbiettivo sensibile” è un disco che alla fine si lascia piacere soprattutto per le idee espresse lungo i tredici brani: sulla lunga distanza si avverte infatti un pò di dispersione, certo nella natura di mosaico sonoro dalle molteplici influenze dello stile della band, ma insomma alla fine si ha spesso l’impressione di trovarsi a brani che galleggiano su una superficie di rock – pop ‘generico’, nei quali si sente spesso l’assenza di una personalità più marcata.

IN COLLABORAZIONE CON LOSINGTODAY