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LUPRANO, “SOGNAVO SEMPRE” (AUTOPRODOTTO / LIBELLULA PRESS)

Esordio solista per il cantante e chitarrista Ivan Luprano, non esattamente un novellino, sia dal punto di vista anagrafico (classe ’77), sia sotto il profilo artistico (un paio le esperienze pregresse all’attivo).

“Sognavo sempre”: il titolo lascia intuire una via di fuga, le difficoltà della vita reale che finiscono per indurre ad una scappatoia onirica… eppure, nonostante il titolo, gli undici brani presenti sono fermamente ancorati alla realtà, in un mix di storie di vita vissuta e considerazioni introspettive.

Si parla di fughe da gabbie esistenziali, anche portate alle estreme conseguenze, finendo per cadere nell’abisso della dipendenza; si parla di persone che cercano di riempire la propria esistenza con troppe attività, non riuscendone a portare avanti nessuna; di relazioni sentimentali complicate, che finiscono per realizzarsi solo attraverso il conflitto e di conversazioni attorno all’amore; di persone che tirano le somme della propria vita, di consapevolezza e solitudine…

Un disco che nelle parole dello stesso autore parla della difficoltà delle persone sensibili di vivere nel mondo attuale; da quella sensibilità deriva non solo la vulnerabilità nei rapporti personali, ma anche la consapevolezza di quanti dei ‘massimi sistemi’ proposti dalla società siano in fondo caratterizzati da un vuoto. Il sogno, forse, finisce per costituire l’unico ‘centro di gravità permanente’ per chi in questo mondo si sente fuori posto…

Luprano declina le proprie idee attraverso un cantautorato folk attraversato da frequenti venature abrasive, memori di certo indie anni ’90 (si sente a tratti, molto in lontananza, l’eco dei Dinosaur Jr.), conditi con una certa dose di rumorismo shoegaze e spezie dreampop.

“Sogavo sempre” appare il classico nuovo inizio di un autore che avvia la propria carriera solista, pur se – grazie alla partecipazione di un manipolo di collaboratori (si ricordano Matilde Davoli degli Studiodavoli e la giovane e promettente Lucia Manca) – si ha spesso l’impressione di trovarsi al lavoro di una band… Qualche incertezza e qualche passaggio a vuoto sono prevedibili, in quello che appare come un disco di transizione verso la definitiva maturità stilistica ed artistica.

LUCIA MANCA, “LUCIA MANCA” (NOVUNQUE / SELF)

L’esordio di una nuova voce femminile nel panorama musicale italiano è sempre una buona notizia: negli ultimi anni in effetti, non sono state poche le cantanti che, con alterne fortune, si sono affacciate sulla scena tricolore, ma è un fatto che ben poche di queste poi riescono veramente a raggiungere il grande pubblico, sommerse dalla marea di ugole uscite da talent show e quant’altro: un discorso che ci porterebbe lontano… A farsi ascoltare ci prova stavolta la giovane salentina Lucia Manca, con questi dieci brani, poco più di una mezz’ora di durata.

A dar man forte alla cantautrice pugliese arriva Giuliano Dottori, voce e chitarra negli Amor Fou, che qui oltre a produrre, imbraccia buona parte degli strumenti, offrendo in un caso un suo testo e in altro scrivendolo a quattro mani con la stessa autrice.

Domina, ovviamente, l’interpretazione della Manca, caratteristica nel suo cantato etereo e a tratti fanciullesco, a ricordare magari (alla lontana, e coi debiti distinguo) le Cocorosie; vocalità più che mai adatta a brani in cui sentimenti ed esperienze sono filtrati attraverso uno schermo traslucido di suggestioni oniriche, in cui la realtà assume contorni a tratti sfuggenti. Qua e là si intravede forse qualche ingenuità, tipica dell’esordio, ma nel complesso la scrittura appare, se non del tutto convincente, almeno inserita nei binari giusti.

Domina una sensazione di dolcezza, ombreggiata dalle classiche venature malinconiche, in un disco quasi interamente affidato a climi tranquilli e umori rasserenanti, in un solo caso il ritmo si alza decisamente per un escursioni più marcatamente rock.

Lucia Manca supera la prova d’esordio con un disco dalla spiccata immediatezza, capace di coinvolgere e toccare le corde emotive dell’ascoltatore: l’augurio è di risentire presto parlare di lei.

 LOSINGTODAY

LA PLAYLIST DI MARZO

La marcia dei colitici    Giorgio Gaber
The Uncle Meat variations   Frank Zappa
Mysterious Traveller      Weather Report
The Daffodil and the Eagle  Shakty with John McLaughlin
Spiralia         The Radiata 5tet
Adython          Claudio Milano / Erna Franssens
Bodysnatchers             Radiohead
Universe                  Tying Tiffany
Mirror of illusions      Hawkwind
Mago sul muro             Il Cane
Prova a cercarmi          Lucia Manca
Far finta di essere sani  Giorgio Gaber
Io non ho il clitoride    Mapuche
Tengo na minchia tanta      Frank Zappa